Teotihuacán

La città di Teotihuacan, sita su un altopiano alto 2300 metri, era disegnata secondo una rigida griglia che si stendeva ai due lati della via principale, la Via dei Morti, lunga 1,5 Km e larga 44 metri. Questa strada processionale unisce la piazza della Luna, con la sua Piramide omonima, alla Cittadella, il centro religioso, costituito da una zona chiusa e incassata. Questo palazzo si trova in un recinto che ha i lati lunghi ben 700 metri. Al suo interno sorge il Tempio di Quetzalcoatl (Serpente Piumato) una piramide a sei terrazze con le facciate decorate di lastre a rilievo. Intorno alle cornici scolpite, serpenti piumati si alternano a serpenti di fuoco che, secondo la mitologia, conducevano il sole nel suo viaggio quotidiano. Queste sculture rappresentano le due divinità principali del pantheon della città: Quetzalcoatl e Tlaloc, dio della pioggia.
Sopra la sacra Via dei Morti vi sono le due piramidi del Sole e della Luna. La prima piramide misura 210 metri ai lati ed è alta 60 metri. Dentro di essa gli archeologi hanno scoperto una piramide più antica, naturalmente più piccola; il riempimento interno fu ottenuto mediante l’impiego di circa un milione di metri cubi di mattoni. Una lunga scalinata di pietra conduceva ad un tempio di legno massiccio eretto alla sua sommità.
La piramide della Luna era, nel suo insieme, quasi uguale a quella del Sole ma più piccola. Le due piramidi erano rivestite di frammenti di pietre vulcaniche spezzate, cementate con argilla e rivestite con un leggero strato di intonaco. I motivi decorativi erano forniti di pannelli rettangolari con rilievi, inseriti nel muro inclinato.
Gli aristocratici, i governanti della città e i sacerdoti vivevano nel centro, vicino ai due monumenti, ma la segregazione era scarsamente praticata: abitazioni di diverse classi sociali si trovavano fianco a fianco. Le case erano molto grandi con molte stanze, tutte aperte sul patio. Molte erano costruite, come le piramidi, con una pietra vulcanica rossa, reperibile in zona. I depositi vulcanici di ossidiana offrivano alla città la sua industria principale. Nel periodo di massima estensione, la città, copriva circa 20 Km quadrati.
Poi, nel V secolo d.C. l’edilizia si arrestò. Nel 600 d.C., la popolazione, ancora crescente, era compresa tra i 125.000 ed i 200.000 abitanti ma nel giro di 100 anni l’antica capitale cadde in totale oscurità.
La religiosità era incentrata sul dio della pioggia Tlaloc, sul dio del frumento, sul dio del vento ed a Quetzalcoatl, il nume che rappresentava Venere, la stella del mattino, oltre a numerose divinità femminili. Il nome di questa antica città azteca significa Luogo dove nascono gli dei. Gli Aztechi credevano che alla fine dell’ultima era gli dei si erano riuniti in quel luogo per decidere quale di loro sarebbe divenuto il nuovo sole che doveva illuminare il mondo. Il dio Tecuciztecatl si offrì volontario ma gli altri dei elessero il dio Nanahuatzin. Fu eretta una grande pira funeraria e Tecuciztecatl fu invitato ad immolarsi. Non trovando il coraggio a farlo lo chiesero a Nanahuatzin che si gettò subito tra le fiamme. A quella vista Tecuciztecatl ritrovò il coraggio e si gettò anche lui sulla pira. Entrambi rinacquero come la Fenice: Nanahuatzin divenne il nuovo dio sole, Tonatiuh, e Tecuciztecatl si tramutò nella luna.
Purtroppo, però, il sole non si muoveva nel cielo, ma restava immobile sull’orizzonte ad Oriente. Tonatiuh chiese un sacrificio di sangue agli altri dei, i quali si sacrificarono facendosi strappare il cuore da Quetzalcoatl. Fortificato da quell’offerta di sangue Tonatiuh divenne Nahini Ollin, il dio del movimento. Gli Aztechi utilizzarono questa storia del sacrificio degli dei per giustificare la loro religione sanguinaria. Infatti, credevano che se gli dei stessi si erano sacrificati per tenere il sole in movimento nel cielo, gli esseri umani dovevano fare lo stesso per nutrire il sole.