Santiago Ixcuintla

9 aprile 1998, giovedì

Presto questa mattina andiamo al vicino aeroporto di Loma Bonito, 20$ in un taxi scalcagnato con manovelle, apriportiere ed altri accessori rifatti con mezzi di fortuna, impianto elettrico volante, porte senza guarnizioni ecc. Nell'aereo grande non c'è più posto, ci toccherà volare su di un piccolo aereo; l'ora di partenza è un'incognita: occorre aspettare il pilota che in questo momento è a fumar el tabaco. L'aeroporto è molto semplice: un nastro d'asfalto tra i campi coltivati, un pallone legato ad un palo per stabilire la direzione del vento, una piccola costruzione per l'ufficio del tuttofare. Per le telefonate viene sfruttato il telefono ubicato in una baracca costruita ad un centinaio di metri dalla pista; i piccoli bambini delle due famiglie che vi abitano sono usati come avvisatori di chiamate in arrivo e corrieri di bevande fredde. Il biglietto che ieri costava 550$ a testa oggi è lievitato di 50$. Intanto il pilota che aspettavamo è arrivato e riparte con le prime cinque persone. Qui non si usa riscaldare i motori, i piloti mettono in moto e partono senza tanti fronzoli. Nell'aereo grande ci vanno trenta passeggeri più qualche altro a discrezione del pilota; in questo caso gli addetti caricano sull'aereo altre poltrone.
Notiamo i bambini della vicina baracca che si arrampicano su di un alberello per raccoglierne i frutti che poi mangiano con gusto. E' un albero di tamarindo, alto circa tre metri; il frutto si presenta come un baccello. Quando l'esterno è secco significa che il caramelloso interno è maturo e pronto da mangiare. Il gusto è poco definibile perché è dolce, aspro ed amaro contemporaneamente; i noccioli sono grandi. Il nostro aereo ritorna, il tempo di far scendere quelli che ha portato giù dalla Sierra e tocca a noi. Il pilota indica a ciascuno di noi cinque il posto in cui sederci in modo da equilibrare il peso. E' una specie di Piper, bielica, sei posti compreso il pilota. L'aereo viene spinto a mano fino a che non è posizionato nella direzione giusta poi si avviano i motori e si parte; non c'è bisogno di mettersi in comunicazione con la torre di controllo anche perché... non c'è!
E' molto rumoroso; il decollo è facilitato dalla pista che è in discesa. Le sensazioni di volo sono differenti rispetto ai grandi velivoli; qui quando ci sono i vuoti d'aria sono frustate. Sopra l'oblò si vedono le ali mentre sotto si vedono le ruote che sono fisse. Puntiamo subito sulla Sierra che raggiungiamo dopo pochi minuti; siamo abituati a vedere le montagne dall'alto ora invece le vediamo di lato perché stiamo volando tra di esse e qualche costone... si avvicina a poche decine di metri. Una volta sulla Sierra seguiamo il rìo Gran Santiago che ci porta fino ai piedi di Huaynamota. La velocità è di 100m/h; sorvoliamo molti piccoli villaggi di poche case di legno e paglia le cui uniche vie di comunicazione sono rappresentate da tortuosi sentieri tra la vegetazione. La Sierra in questa stagione è secca; le uniche piante che le danno un po' di colore sono i cactus.
Una striscia di terra priva di vegetazione con le case tutt'intorno ci indica che siamo arrivati. E' un aereo molto maneggevole, infatti al pilota basta togliere e dare gas per scendere di quota e di velocità quanto basta per effettuare un buon atterraggio; la pista è in terra battuta e piena di buche, l'inevitabile polverone investe le tante persone che vegetano intorno alla pista assieme a maiali, asini e bovini. La pista si può considerare come la strada periferica a valle della città; città che si sviluppa a monte della pista per una profondità di due quadre.
Siamo arrivati alle 10:15 dopo venti minuti di volo. Il primo impatto non è dei migliori: pensavamo di trovare una temperatura fresca, invece è caldo; pensavamo di trovare poche persone vestite con abiti tipici huicholes, invece sono in tanti e vestiti normalmente. A peggiorare la situazione ci sono gli zainetti pieni di abiti pesanti e cibarie; finché non troveremo un posto per parcheggiarli ci renderanno poco agevoli i movimenti. Lo spazio abitativo è delimitato da muretti a secco; all'interno ci sono due tipi di costruzioni: quelle tipiche di legno e canne costruite su palafitte e quelle più moderne fatte in mattoni di fango e paglia. Entrambe le costruzioni hanno il tetto in paglia. Le case costruite su palafitte sono ottime per la siesta perché si può scegliere tra farla dentro casa o... sotto casa.
La vita si svolge tutta fuori, nell'aia. Il forno somiglia ad un termitaio sia per la forma sia perché è fatto di terra e paglia impastata. Il lavatoio e la cucina se non sono sotto un albero hanno una tettoia di paglia. Tanti animali da cortile completano lo scenario. Le selle ed i finimenti di cavalli, asini e muli sono adagiati sui rami bassi degli alberi. Sui rami alti ed alle pareti delle case sono lasciate a seccare le pannocchie di mais. Tante le amache. Non potendo mangiare carne perché è giovedì santo le donne ai fornelli sono alle prese con pescados e camarones.
C'è un via vai continuo di piccoli aerei che portano molte persone; queste però sono una minoranza rispetto a quelli che arrivano quassù a piedi o a cavallo. C'è chi per penitenza arriva a piedi dopo due o tre giorni di cammino, altri, per lo stesso motivo, percorrono in ginocchio gli ultimi metri dalla periferia alla statua del Cristo. In questo posto 400 anni fa ci fu un'apparizione del Cristo così è diventata meta di pellegrinaggio soprattutto durante la settimana santa.
In questo periodo il villaggio è privo di chiesa perché la vecchia è stata in parte demolita per permettere la costruzione della nuova; è rimasto il vecchio sagrato ed il piccolo campanario con due piccole campane. Sotto il campanario è stato costruito un piccolo recinto provvisorio, con tettoia in lamiera, dentro cui è stata sistemata la statua del Cristo. E' questa la meta dei pellegrini che ordinatamente in fila aspettano il proprio turno per rendere omaggio alla statua. Nel piccolo recinto entra l'intera famiglia; il capo famiglia o la donna più anziana passa sul volto del Cristo un fazzoletto come se volesse asciugargli il sudore poi passa lo stesso sul corpo dei suoi familiari. Questa operazione viene eseguita minuziosamente con calma e devozione. I fedeli lasciano nel recinto oggetti e generose offerte in danaro che due addetti, uno dentro e l'altro fuori del recinto, provvedono a ritirare.
Spesso giovani coppie non conoscendo il rito o per paura di... sbagliare si fanno accompagnare da persone più anziane che entrano nel recinto con loro; tra questi anziani due sono molto gettonati. Entrambi operano come se volessero trasferire l'energia dal Cristo ai fedeli: uno usa due bastoncini di legno con delle piume d'uccello legate all'estremità, prima li punta verso la statua poi con le stesse spennella minuziosamente i fedeli; l'altro usa le nude mani, una sul Cristo l'altra sul fedele a creare il collegamento. Alcune donne cantano preghiere che leggono da un vecchio quaderno in cui sono scritte a mano in buona grafia. Tre gruppi, che stazionano in parti diverse del sagrato, suonano un motivetto lento, molto mistico; ci sono uno o due violini per ogni gruppo assieme al basso ed ad una chitarra normale o ad una più piccola con manico più corto, a cinque corde e tasti nella sola parte alta del manico.
Non ci sono alberghi per cui i fedeli che non hanno trovato ospitalità nelle aie delle case di parenti ed amici del villaggio cominciano ad occupare con coperte ogni posto buono per passare la notte; l'ampio sagrato della chiesa è ormai completo. Noi troviamo posto nel locale adiacente il refettorio del monastero che da sullo zòcalo. Sono ore che in un campetto di pallavolo ricavato al centro dello zòcalo si susseguono accanite partite giocate con grinta e bravura sotto un cocente sole e davanti ad un folto ed appassionato pubblico; i giocatori non vestono capi d'abbigliamento sportivo e sono scalzi o con sandali ai piedi.
Mangiamo al refettorio delle suore: fagioli ed uova strapazzate, una coca cola fredda ed un capirotate. Quest'ultimo è un piatto dolce tradizionale in queste zone che si mangia durante la settimana santa: pane inumidito prima fritto poi unito a burro, banane, miele ed uva passa; fatto cuocere per mezza ora a fuoco lento, coperto e girato spesso. 10$ a testa.
Un gruppo di persone, maschi e femmine vestiti con abiti rossi coperti da numerose foglie luccicanti, balla ritmicamente al suono di un violino, battendo i piedi a terra ad ogni passo; due persone del gruppo, mascherate, hanno una pelle d'animale legata ad un filo e la lanciano verso le persone che assistono allo spettacolo cercando di spaventarle. Un altro gruppo, poche decine questa mattina ma in costante aumento man mano che si avvicina la sera, è formato solo da maschi, indossano solo un paio di pantaloncini, si sono completamente pintati di nero con polvere di carbone, scorrazzano in fila indiana per le vie del villaggio brandendo una spada di legno anch'essa annerita col carbone; del gruppo non fanno parte solo ragazzi ma anche adulti.
In serata viene celebrata la messa, poi la statua del Cristo viene tolta dal recinto e spostata al centro del sagrato; gli tolgono la corona e gli poggiano una croce sulle spalle. Durante la sistemazione della croce sulle spalle del Cristo la gente che gremisce il sagrato è tutta in piedi, in rispettoso raccoglimento, illuminata da poche luci elettriche e da centinaia di candele e lumini mentre i complessini ripetono ossessivamente un motivetto di poche note ed il gruppo dei neri batte ritmicamente le spade di legno per terra o sui muri; il tutto crea una suspense mistica molto suggestiva.
Verso mezzanotte la statua è stata risistemata nel recinto e si è subito riformata la fila dei fedeli che vanno a rendergli omaggio; la fila da stamattina è stata continua e continuerà per tutta la notte alla luce delle candele e della luna piena perché l'energia elettrica c'è solo per poche ore la sera. I complessini hanno ripetuto imperterriti i loro motivetti per tutta la notte, soprattutto il contrabbasso si sente dappertutto nel villaggio. La vita notturna ha contagiato anche gli animali, particolarmente galli e ciuchi che hanno fatto sentire incessantemente la loro voce per tutta la notte.

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