Pelling

Pelling, 3 novembre 2015, martedì

Questa mattina sveglia alle 5.10 per andare a vedere una bellissima alba; il sole sorge alle 5.45 ma piove, e non poco, per cui si ritorna a dormire.

Per raggiungere il Sanga Choeling Monastery occorre seguire un agevole sentiero che parte subito fuori il piccolo centro di Pelling; agevole perché largo ma mal acciottolato e con discrete pendenze. E’ dell’ordine dei Nyingmapa, berretti rossi, uno dei monasteri più antichi del Sikkim, fondato nel 1697.

Pioviggina ma non è freddo ed in cima al monastero troviamo i piccoli monaci che hanno da poco finito di far colazione e che si avviano alla spicciolata al salone delle preghiere dove un monaco batte colpi su di un tamburo per invitare tutti alla puja. La preghiera è a due toni; con ritmo musicale i giovani monaci recitano le preghiere che leggono su fogli stretti e larghi che hanno davanti. È un botta e risposta continuo, un canto e controcanto che finisce con l’azione di strumenti musicali antichi come piatti, trombe, pifferi, tamburi e corno; trombetta e piffero sono molto belli, sicuramente d’argento lavorato.

All’interno del Monastero affreschi con strani personaggi ed animali tra il mitico ed il fantasioso; è avvolto da nuvole basse che con i vecchi chorten ed i piccoli e spartani alloggi dei monaci formano un insieme suggestivo.

Il monastero di Pemayangtse, perfetto loto sublime, è il più importante in Sikkim per la setta Nyingmapa, i berretti rossi; è più grande di quello appena visto, si paga per l’ingresso, 20 Rps, ha uno shop dove vendono bandierine ed altro ma non ha lo stesso fascino del precedente. Arriviamo quando i monaci sono già seduti ai loro posti a pregare; la puja qui è diversa dalla precedente ma segue lo stesso filone con alcuni monaci che si impegnano di più mentre altri appena sussurrano… non si sa cosa.

È ora di colazione; mentre è in atto la preghiera collettiva alcuni giovani monaci distribuiscono scodelle di plastica e piattini di metallo mentre altri li riempiono di chai e biscottini.

Sotto una campana di vetro in una stanza al piano superiore c’è lo Zangdok-Palri, una grande e complessa scultura lignea suddivisa su sette livelli che rappresenta una visione dell’universo celeste del Guru Rimpoche. È riccamente e finemente intarsiato, ricco di particolari, dipinto con colori vivaci; un mostro di bellezza. Notevoli anche gli affreschi di questa stanza, alcuni coperti da drappi gialli, che rappresentano l’unione della compassione maschile e della saggezza femminile.

All’esterno giovani monaci sono al lavoro come aggiustatori o come creatori di bastoncini d’incenso mentre un altro compie delle azioni rituali strane; riempie un mestolo d’alluminio con il chai contenuto in un recipiente, recita delle frasi e poi lancia il contenuto lontano verso valle urlando!?

Scendendo verso valle ci fermiamo a Legship, il Gateway to West Sikkim. Sulla riva sinistra del fiume Rangit, raggiungibile attraversando un piccolo ponte sospeso, visitiamo il Kirateshwar Mahadev Mandir un tempio Hindù dedicato a Shiva che racchiude una grande statua di Hanuman e scritte riferite a episodi mitologici del Mahabharata. Ci sono tanti ragazzini in giro e molti ci seguono nel tempio cercando timidamente di migliorare il loro inglese dialogando a fatica con noi. Oggi non sono andati a scuola perché è festa ma non si è capito quale.

Una nidiata di scimmiette ci ha allietato con i loro giochi, con le loro acrobazie sui massi in riva al fiume sotto l’occhio vigile di alcune mamme mentre un maschio è salito al tempio e ci sta vicino sperando in qualcosa da mangiare.

Risaliamo di quota su questa strada in condizioni pietose; tra l’altro non siamo a bordo di jeep ma di wagon basse che con tutte queste buche soffrono non poco. Lo Yung Drung Kundrak Lingbon Monastery è uno dei pochi monasteri dell’ordine dei berretti blu e l’unico nel Sikkim; piccolo ma interessante monastero Bon, l’antica religione animista diffusa in Tibet prima dell’avvento del buddhismo. L’inizio delle preghiere è dato da due monaci che dalla finestra più alta del tempio danno fiato a due grosse conchiglie.

Non lontano dal monastero mangiamo in un piccolo ed isolato ristorante sulla strada. Tutto buono, modica spesa; 150Rps in media a testa compreso le birre (150Rps) e Coca Cola. Incontrato un gruppo di lavoratrici che torna a casa dopo una giornata di lavoro in una piantagione di tè; hanno il classico cesto sulle spalle ma visto che piove questo è coperto da una tettoia che protegge dall’acqua anche la testa.

Viste delle bellissime orchidee color ciclamino; non è tempo di fioritura per questi bellissimi fiori quindi c’è ancora più soddisfazione nel vederli.

Gangtok è la capitale del Sikkim; vista da lontano copre la parete di un monte quindi anche le strade sono tutte in salita o discesa. La classica città in cui le case viste dalla strada sembrano piccole abitazioni di uno, massimo due piani per poi scoprire che lato valle sono di quattro, cinque piani. Nella parte alta della città c’è la main street, abbastanza larga e chiusa al traffico con bei negozi molto… illuminati. In percentuale ci sono molte farmacie e negozi di cosmesi, magari attaccati gli uni agli altri.

All’inizio del corso troneggia una statua dedicata a Gandhi mentre all’altro capo inizia una stradina stretta in discesa dove ci sono tantissimi negozi; ogni due metri un paio di gradini che non ti fanno… distrarre a sufficienza a guardare i barbieri con tante poltrone rispetto ai metri quadri del locale, poltrone che sono dei veri pezzi d’antiquariato o i negozi di stoffe che da noi sono quasi spariti con i classici rotoli piatti sistemati negli scaffali in obliquo. Sono più quelli per abiti maschili che quelli per abiti femminili; o le stoffe femminili sono in un’altra parte della città o il prêt-à-porter femminile è più avanti di quello maschile. Un altro negozio qui presente in abbondanza ed in via d’estinzione da noi è quello delle spagnolette di cotone per cucire; cassettiera con tanti cassettini e per ogni cassetto il cotone di tutte le gradazioni di un colore.

Alla fine di questa stradina c’è il mercato coperto che si sviluppa su quattro piani; al piano terra soprattutto frutta, ortaggi, riso, noodles, legumi e spezie. Molti ambulanti all’esterno del mercato vendono funghi bianchi con cappelle lamellate abbastanza grandi; li spezzettano e fanno dei mucchietti omogenei da vendere.

Le melanzanine oltre ad essere piccole non hanno nemmeno un buon colore, viene quasi il dubbio che siano altra cosa. I baccelli dei piselli sono talmente grandi che per un attimo ho pensato di essere a pasqua in presenza di altri baccelli. Le zucche oltre ad essere più piccole delle nostre sono di colore giallognolo e non arancio.

Ai piani superiori ci sono casalinghi, scarpe, abbigliamento e soprattutto tanti sarti; non ho capito se ognuno lavora per se o se tutti quelli che lavorano in uno spazio ben delimitato dipendono da un padrone.

Nonostante la serata uggiosa c’è molta gente per strada; quando la pioggia aumenta di intensità la strada diventa deserta per riprendere vita subito dopo. Mangiato al Taste of Tibet sul corso centrale; 250Rps a testa senza birre perché tardi. Non siamo rimasti molto soddisfatti; finito di mangiare cominciano subito a sparecchiare e pulire. Vogliono chiaramente mandarci via; non sono ancora le 21.00 e non troviamo un locale aperto per bere un lassi e, visto la serata uggiosa, tutti a nanna con le galline come a Darjeeling. Devono essere gli orari della montagna.

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