Gangtok

Gangtok, 5 novembre 2015, giovedì

Oggi giornata di trasferimento; andiamo a Jaigaon che è la città indiana di confine con il Bhutan. Partiamo presto perché la strada è lunga e… non in perfette condizioni.

Le notti qui a Gangtok sono state allietate dai tanti cani randagi che stazionano sotto il nostro albergo che hanno abbaiato a tutto e a tutti per tutta la notte; un vero incubo. Al mattino sono tanti quelli che sfruttano la main street per veloci passeggiate, ginnastica e stretching mentre non ho visto nessuno correre.

A Rangpo, confine tra Sikkim e West Bengala, solita trafila con consegna passaporti ed apposizione del visto d’uscita che non è così semplice visto che passa più di mezza ora e siamo solo noi. Siamo entrati dal South Sikkim a Melli ed usciamo dall’East Sikkim a Rangpo.

Scesi a valle la strada costeggia il fiume; in questa stagione la portata d’acqua è notevolmente inferiore al letto disponibile. Della cosa ne approfittano per caricare camionate di sabbia, pietrisco e pietroni; individuato il punto giusto il cassone del camion viene riempito a palate o a mano se sono pietre di discrete dimensioni. In questo caso si lavora in coppia; uno si china a prendere la pietra e la solleva fino a poggiarla sulla testa del collega che è seduto sui talloni accanto a lui che a questo punto si alza in piedi sollevando di conseguenza la pietra che ha in testa e che getta poi nel cassone con le mani.

In alcuni punti il greto del fiume è talmente ampio che i tantissimi camion sembrano giocattolini ed i gruppi di lavoro impegnati a caricarli sembrano dei lillipuziani. È un lavoro massacrante ma stagionale; sicuramente buona parte di questo materiale raccolto viene portato in centri di stoccaggio perché nella stagione delle piogge la portata d’acqua sarà tale da impedire per mesi questo tipo di lavoro.

Il tratto di strada che stiamo percorrendo è a valle tra il fiume e la boscaglia; tantissime scimmie sono sedute sui paracarri in attesa che qualche autista o passeggero di qualche veicolo getti loro qualcosa da mangiare. I piccoli non sono interessati alla questua e giocano spensierati allietandoci il viaggio o le numerose soste per i lavori stradali.

La montagna da un lato ed il fiume dall’altro non lasciano margini… morti al nastro d’asfalto così le bancarelle… stradali sono state costruite su palafitte con i… piedi sul greto del fiume sperando che la prima piena non le porti via. Quasi tutte qui vendono tranci di grossi pesci freschi.

Abbandonato il fiume si comincia a salire ma le condizioni della stretta via non cambiano; saliamo fino ad attraversare sul maestoso Coronation Bridge il Teesta River, il fiume che abbiamo costeggiato… 50 chilometri fa. Questo ponte è chiamato dai locali Baghpool Bridge per le due tigri stilizzate che ti accolgono alle due imboccature del ponte; per l'appunto in lingua bengali bagh significa tigre. Cambia il paesaggio; siamo circondati da piantagioni di tè a perdita d’occhio. Questo è il periodo migliore per la raccolta delle tenere foglioline e centinaia di donne di tutte le età sono al lavoro.

In orari e posti prestabiliti arrivano gli addetti alla raccolta del… raccolto; le donne svuotano il cesto che hanno in spalla su di un grosso telo a forma quadrata, legano assieme i due angoli opposti a formare una grossa mappata, se lo posizionano in testa e di corsa abbandonano la piantagione per mettersi in fila ordinata alla bilancia che nel frattempo è stata allestita. Una classica stadera d’altri tempi è legata all’interno di un grosso treppiedi fatto da tre pali legati assieme in cima; il sacco viene pesato da un addetto che comunica il peso al ragioniere che lo trascrive sul registro e su di un bigliettino che consegna alla donna. Questa prende foglietto e telo e di corsa va a mettersi in fila al cassone del trattore dove la mappata viene svuotata e poi di nuovo velocemente nei campi a riprendere il lavoro. Ogni sacco pesa circa dieci chili; nelle ore più calde della giornata i lavori vengono sospesi per non rovinare le tenere foglioline.

Transita un treno merci sulla linea a semplice binario che passa magicamente in mezzo alla piantagione; è trainato da un bestione diesel, è molto lungo ed in coda c’è il solito carro con garitta ed omino con bandiera verde ben in vista. I passaggi a livello sono protetti da segnali come le stazioni ma non si riesce a capire che tipo di distanziamento venga usato.

Siamo ora in una zona più densamente popolata; la strada è in condizioni migliori, più larga, più trafficata. I mezzi pubblici dalle jeep ai pullman viaggiano a pieno carico con viaggiatori sui tetti. I posti multiservizi lungo la strada si susseguono; c’è molta vita e tutti gli addetti, dai meccanici ai ristoratori, lavorano a pieno ritmo.

La velocità su questa strada a doppia corsia, una per senso di marcia, abbastanza larga è spesso abbassata da sensi unici alternati provocati da chicane fatte con grossi bidoni metallici dai militari per proteggere le proprie tante caserme presenti in zona o i tanti posti di blocco.

Le piantagioni di tè hanno lasciato un po’ di spazio alle risaie dove il riso è già stato mietuto o lo stanno mietendo ora rigorosamente a mano col vecchio falcetto. Siamo decisamente scesi di quota e le poche piantagioni di tè superstiti, sempre immense, hanno dei filari di alberi ogni 20, 30 metri, forse per addolcire il sole.

Jaigaon si presenta caotica, polverosa e rumorosa; a Gangtok uno sbalzo di tensione mi ha fuso il caricabatteria della macchina fotografica Nikon. Con poche speranze inizio quella che immagino la lunga ricerca ma incredibilmente nel primo negozio in cui entro il capo senza alzarsi dalla sua sedia lo prende dallo scaffale impolverato alle sue spalle. E pensare che non volevo neanche entrare perché tra i tanti nomi di grandi marche presenti nell’insegna mancava proprio la Nikon. 2810Rps senza una rupia di sconto ma ovviamente non sono nella condizione di trattare ma in compenso… scontrino fatto a mano in triplice copia…

Al mercatino davanti al nostro hotel fa impressione il pollo appena macellato e spellato che si contrae quando le mosche si posano sulla sua nuda… carne!

Ceniamo in hotel, forse il peggior rapporto qualità prezzo della storia.

start prev next end