Wangdue

Wangdue, 8 novembre 2015, domenica

Il nostro albergo, Hotel Pena Karpo, da sul fiume; nella stretta fascia di terra che separa la strada dal fiume c’è un campo da cricket improvvisato per ora non utilizzato ed un campo attrezzato per il tiro con l’arco dove una decina di arcieri si stanno sfidando.

Gli archi sono moderni e sono talmente sicuri della loro bravura che i due che stanno vicino al bersaglio per controllare il punteggio non si proteggono dietro gli appositi separé e sono a non più di un metro dal bersaglio; considerato che questo è a più di cento metri dal tiratore ne consegue che l’angolo di errore ammesso è molto piccolo ed il rischio molto alto. Data la distanza i giudici comunicano con gli arcieri con urla di diversa tonalità a seconda del messaggio da inviare.

Il Punakha Dzong era la sede del governo fino agli anni ’50 quando la capitale del Bhutan passo a Thimphu e questo ne spiega la maestosità. È costruito alla confluenza di due fiumi, il Mo Chhu ed il Pho Chhu che poi insieme formano il Punak Tsang Chhu che è il fiume che costeggiava il nostro hotel. Un bellissimo ponte di legno coperto collega lo Dzong alla strada passando sopra il Mo Chhu.

È domenica e c’è una grossa affluenza di fedeli, soprattutto famiglie intere; per entrare nel cortile, passato il ponte, c’è da salire una ripida scalinata in pietra e subito dopo una ancor più ripida scalinata di legno a prova di vertigini. In pratica le scalinate servono a scavallottare il muro di cinta protettivo dello Dzong.

La scala conduce ad un ballatoio con due grossi cilindri di preghiera che i fedeli fanno girare in senso orario prima di accedere al cortile interno. Qui restiamo sbalorditi; un enorme tangka  è stato srotolato lungo la facciata dell’edificio che è di fronte a noi… nascondendolo!

Ai piedi di questo enorme tangka i fedeli in ordinata fila ricevono la benedizione da un monaco in… alta uniforme, mentre di fronte, seduti per terra a formare tre file ci sono i monaci… normali; al centro della prima fila i tre più alti in grado e via via gli altri. Man mano che ricevono la benedizione i fedeli vanno sedersi dietro l’ultima fila dei monaci. Questa cerimonia è in corso per festeggiare il 60° anniversario del vecchio re; l’insieme è surreale. La parete dove è steso il tangka è quella dell’Utse, cioè della torre difensiva dello Dzong che generalmente è l’edificio più alto del complesso.

Uno stretto corridoio sotto l’Utse ci porta in un altro cortile su cui affaccia la sala dell’assemblea detta anche Sala delle cento colonne. È una delle sale più belle tra quelle viste finora; è grande con cupola cubica completamente dipinta che sovrasta un grosso Buddha che guarda gli scanni dove siedono i monaci. I mille Buddha sono grandi, alti circa settanta centimetri, tutti diversi, dorati e posti come sempre ai due lati; il resto delle pareti è coperto da dipinti raffiguranti scene di vita del Buddha. Le colonne sono magnifiche; dorate quelle che partono dal basso, di legno smaltate quelle che partono dal primo ballatoio. C’è anche un secondo ballatoio più in alto del primo.

Bello vedere i bimbi piccoli che seguono attentamente la gestualità della preghiera dei genitori e provano ad imitarla; molti fedeli sono chiaramente benestanti con ragazzini al seguito già muniti di I-Phone e Tablet con cui fotografano i genitori in posa in punti strategici del complesso.

Ci mettiamo in marcia per raggiungere Trongsa; la strada costeggia il fiume per cui ripassiamo dal nostro albergo. Gli impianti elettrici cittadini sono molto… aggrovigliati mentre quelli extraurbani hanno una simpatica peculiarità: le giunzioni dei fili elettrici aerei sono protette dalle intemperie da… bottiglie di plastica per l’acqua da mezzo litro.

Ad un certo punto la strada comincia a salire fino al passo Pele La a 3420 metri; in cima al passo ci sono numerose bandiere di preghiera, negozietti di souvenir ed un chorten in stile nepalese che funge da spartitraffico. Salendo al passo ci sono numerosi gruppi di bandiere manidhar. Ogni gruppo è formato da 108 bandiere più una più grande generalmente posta al centro; 108 erano anche i piccoli chorten visti ieri con uno più grande posto al centro in cima alla collinetta e 108 sono anche i grani che compongono le corone di preghiera assieme a quello più grande. 108 è il numero sacro buddhista e rappresenta il numero di templi che furono costruiti in un giorno in Tibet per sconfiggere un demone.

Nonostante sia domenica c’è gente al lavoro al rifacimento della strada e spesso occorre fermarsi perché i mezzi pesanti all’opera occupano tutto lo spazio disponibile impedendo il transito agli altri veicoli.

Il passo fa da confine geografico tra il Bhutan occidentale da dove veniamo e quello centrale; si vede qualche yak al pascolo, neri e più piccoli rispetto a quelli mongoli.

In un piccolo agglomerato di case ci sono alcuni punti di ristoro dove ci fermiamo a mangiare e dove si fermano a mangiare camionisti e pullman di linea. C’è molta carne di yak a seccare intorno alle case o a terra, su stuoie di bambù o appese a fili come le nostre coppiette.

La vegetazione è molto fitta ed alcuni passaggi col minibus sono al cardiopalma a pochi centimetri dal baratro. Ad un certo punto della discesa in un prato vicino ad alcune case dei ragazzi giocano a freccette; le freccette sono molto più grandi delle nostre ed il bersaglio è ad almeno venti metri.

Il Chorten Charo Kasho o Chedebji Chorten è uno stupa bianco costruito ad immagine e somiglianza dello Bodhanath Chöten di Kathmandu, quindi stile nepalese con tanto di occhi dipinti che ti guardano in modo inquietante da tutti i lati; logicamente più piccolo. Tante bandiere manidhar ed un bellissimo Mani Muro lungo una trentina di metri e bianco come lo stupa rendono l’insieme bello ed affascinante. Il Mani Muro  è ricco di nicchie con figure sacre e lastre di ardesia incastonate nel muro con su dipinte le sillabe dei mantra.

Cenato al ristorante dell’albergo con ottimo pollo, fette di chayote fritte e peperoncini piccanti cotti in crema di latte; il nostro hotel si trova 3 chilometri fuori dal centro abitato ed offre una spettacolare vista sullo Dzong.

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