Jakar

Jakar, 10 novembre 2015, martedì

Oggi ci trasferiamo a Gangteng nella valle di Chobjikha dove domani si svolgerà il Black Necked Crane Festival all’interno del Gangte Gaemba. Fino a Ponakha seguiamo la stessa strada fatta all’andata; qui abbiamo modo di fermarci al view del Dzong che conferma l’imponenza del complesso e la posizione strategica a difesa della valle tanto che, allontanandoci, continuiamo a vederlo per diversi chilometri ancora.

Troviamo per strada un pulmino fermo della nostra stessa compagnia appiedato da una foratura; non hanno la gomma di scorta o è la seconda bucatura così gli cediamo la nostra e proseguiamo… senza.

I lavori di ampliamento della strada per ora hanno prodotto solo restringimenti della già striminzita carreggiata con passaggi mozzafiato sul ciglio… dei burroni. Anche i mezzi pesanti lavorano in condizioni critiche di sicurezza ed un caterpillar schiacciato parcheggiato sul lato della strada ne testimonia la pericolosità.

Attraversiamo un villaggio con molte scuole superiori; c’è un lungo rettilineo di quasi 500 metri… il più lungo del Bhutan. Una utilitaria che ci precede si ferma per dare un passaggio a due monaci che scarica un paio di chilometri più a valle dove tante persone su di un prato… inclinato bivaccano festose. Sostiamo lungo la strada per ammirare recenti dipinti rupestri utilizzati, sembra, come set cinematografico circondati da migliaia di piccoli stupa di terracotta lasciati in ricordo degli antenati.

Siamo costretti a fermarci perché piovono dei massi sulla strada causati dal lavoro di un mezzo pesante a monte. Si attira con il clacson l’attenzione dell’operatore che scende con il mezzo sulla strada effettuando manovre acrobatiche aiutandosi anche con il braccio meccanico; un vero funambulo.

Più avanti siamo nuovamente costretti a fermarci per la presenza di alcune pietre ed un piccolo masso che restringono la carreggiata; le pietre vengono spostate da un altro autista mentre un ragazzo indiano che torna alla sua tenda dopo una giornata di lavoro tenta di spostare il piccolo masso. Prova a farlo rotolare; lo alza a fatica ma non a sufficienza perché la forma non è regolare così ricasca al punto di partenza. Sfortunatamente gli casca dal taschino della giacca malconcia l’orologio che finisce con… precisione svizzera e sincronismo perfetto sotto il masso in caduta e… si prende anche un cazziatone dal nostro autista perché non è riuscito a liberare la strada!

Arriviamo nella valle di Phobjikha, una valle glaciale, con un’altitudine media di circa 3000 metri di quota, situata sulle pendici occidentali delle Black Mountains; ricca di biodiversità faunistica è una zona protetta perché ospita i Black Necked Crane, le gru dal collo nero; alti un metro e mezzo circa sono una specie in via di estinzione che migrano qui dal Tibet ogni inverno ed è per festeggiare il loro arrivo che domani si svolgerà il festival.

Cerchiamo di vederli ma sono lontani e si vedono solo dei puntini bianchi; al Royal Society For Protection Of Nature (RSPN) invece hanno allestito una postazione con cannocchiali puntati sulla valle con i quali è possibile vederli. Sono bellissimi con testa, collo e coda neri… su sfondo bianco. Come riportato sulla lavagna del centro, ad oggi sono arrivati 28 adulti, 8 il 6 e 20 il 7 novembre.

A causa del festival i pochi alberghi sono pieni così ci trovano posto in una Farm House; il proprietario ci aspetta per strada perché non è facile trovarla. Ci precede per i campi ma il minibus dopo un percorso accidentato affoga in una fossa umida e per alleggerire il carico scendiamo e raggiungiamo non senza difficoltà la fattoria a piedi. A peggiorare le cose la corrente elettrica nell’intera valle va e viene o per meglio dire… ogni tanto si fa vedere; siamo così accolti nella living room dalla luce delle candele e da una luce d’emergenza che dopo pochi minuti smette di funzionare.

Fortunatamente una stufa a legna e chai caldo a volontà con biscotti salati ci fanno passare il freddo patito per raggiungere a piedi la casa. Siamo poco sotto i tremila metri e le camere al primo piano non solo non sono riscaldate ma anche la coibentazione non è perfetta; ci sono solo dei materassi sul nudo pavimento di legno.

La stanza singola, sempre con il solo materasso sul pavimento, è ricavata nella cappella di famiglia, un vero e proprio tempietto; una vera chicca. E’ chiamato choesum ed è presente in tutte le case con le canoniche tre statue tra cui quelle di Sakyamuru e di Guru Rinpoche, dipinti, tangka e ciotole con le offerte. La corrente ritorna e ne approfittiamo per mangiare; una minestrina per cominciare, poi carne con riso, rafano e zenzero e per finire in bellezza l’Ema datshi, il piatto nazionale. Dalla cagliata di latte vaccino o di yak viene tolta la parte grassa per fare il burro ed in quello che resta vengono cotti i peperoni; ovviamente peperoni piccanti...

La corrente risalta nuovamente e restiamo con la sola luce delle candele e delle nostre pile tascabili.

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