Paro

Paro, 13 novembre 2015, venerdì

Oggi lungo trasferimento che ci porterà a Calcutta passando per la frontiera tra Bhutan ed India più treno da New Jalpaiguri. Partenza alle 6.00; per strada solo camion. I militari in riga stanno controllando la pista dell'aeroporto camminando lentamente; la pista è lunga 2,1 km per cui ci vorrà un bel po'.

Molti camionisti si fermano a pregare all'altezza di un altarino intralciando non poco il modesto traffico con i loro mezzi fermi ai due lati della strada.

Dopo una decina di chilometri la strada si restringe costringendo gli autisti a fermarsi incrociando altri mezzi; fortunatamente il traffico diminuisce man mano che ci si allontana da Paro. Le curve sono segnalate in anticipo con segnali triangolari o quadrati bianchi con bordo rosso con in nero disegnata la curva, tornante o doppia curva; una freccia alla fine del tratto nero ne indica la direzione.

A differenza delle nostre strade super affollate dove le forze dell’ordine organizzano posti di blocco mobili dove fermano pochi veicoli qui, dove il traffico è molto scarso, ci sono dei posti di blocco fissi dove gli autisti si fermano tutti per registrare il loro passaggio. In mattinata troviamo due di questi Check Post, uno all’Isuna Bridge e l’altro nel paesino di Rinchending.

Contrariamente alle strade indiane dove gli autisti suonano il clacson sempre e comunque, qui in Bhutan è vietato suonare a meno che non sia espressamente richiesto o necessario. In questo caso una tromba nera su sfondo giallo è dipinta sulla roccia.

Una costante sulle strade bhutanesi sono gli inviti alla prudenza fatti con frasi ad effetto scritti su cartelli ben in vista; tra i tanti: la velocità eccita ma uccide ed il classico meglio tardi che mai che a quanto pare è conosciuto ad ogni latitudine.

Ad una posta per tronchi di legno stanno caricando i camion senza l'ausilio di gru, solo corde e braccia; quelle cose che se non le vedi non ci credi.

Beep, beep, don't sleep è un altro monito... Verso le 8.00 attraversiamo un villaggio e tanti ragazzini a piedi si avviano verso la scuola. Anche bus della polizia e dell'esercito sono utilizzati come scuolabus per i loro ragazzi.

Man mano che si scende di quota la temperatura sale e si comincia a vedere qualche scimmietta per strada. Verso le 9.30 un bel rapace ci volteggia accanto nel suo giro di perlustrazione della valle; davvero spettacolare.

Di tanto in tanto sul bordo della strada ci sono delle costruzioni piccole, un metro e mezzo per sei circa, con tettoia e pavimento rialzato da terra dove i contadini vendono i propri prodotti ai viaggiatori.

Anche queste costruzioni hanno parti in legno laccato con colori e disegni tipici, chiaro segno della volontà di difendere e conservare l'identità nazionale anche curando i piccoli particolari.

Il 90% delle insegne degli esercizi privati, enti pubblici, hotel, negozi ed altro hanno il fondo blu con scritta bianca indicante nome, telefono ed altre informazioni utili all'utente come l'indirizzo email; non sono invasive.

Camion fermo in curva con motore rotto e colata di olio che corre a valle; il massimo della sicurezza stradale.

Il piccolo Kharband Goemba è un moderno monastero con bella vista sulla pianura e sulle città di frontiera di Phuentsholing e di Jaigaon. E’ in corso una cerimonia religiosa con i classici canti, suoni di tamburi, corni e strumenti a fiato. Suggestiva.

Arriviamo a Phuentsholing, la città di frontiera bhutanese; a giudicare dall'affollamento di mezzi al distributore il gasolio deve costare meno che in India.

Nell'ufficio frontaliere ci sono tre addetti che con l'impronta di un nostro dito richiamano i dati memorizzati in entrata e in men che non si dica ci timbrano il passaporto.

Passiamo la frontiera e come d'incanto ci troviamo all'inferno e Marvin s'adatta immediatamente strombazzando e sgomitando col mezzo per il chilometro che ci separa dall'ufficio immigrazione indiano di Jaigaon. Nell'atrio c'è un tizio che legge il giornale; fa finta di niente, poi quando gli chiediamo spiegazioni si alza e, senza proferire parola, apre l'ufficio e passa dietro il banco... è lui l'addetto. Ci fa compilare un modulo, controlla minuziosamente tutti i dati ed alla fine appone l'agognato timbro sul passaporto.

Sincronizziamo gli orologi all’ora indiana riportando indietro le lancette di mezz’ora. Marvin, ricevuta la mancia, dà qualcosa ad uno storpio che sta vicino a noi a chiedere l'elemosina. Un bel gesto che gli fa onore. Saliamo sul bus che per circa 150Rps ci porterà alla stazione di New Jalpaiguri. E' lo stesso modello di minibus col quale abbiamo scorrazzato per il Bhutan, ma le condizioni sono disastrose.

Il mezzo è infestato dalle formiche che alle nostre rimostranze l'autista spazza via alzando un nuvolone di polvere. Accanto all'autista siede un tizio ben vestito che non pronuncia parola; lo soprannominiamo subito il muto.

Partiamo nella bolgia cittadina; nostro malgrado dobbiamo dimenticare la guida tranquilla e silenziosa del Bhutan e riprogrammarci sulla guida aggressiva e... rumorosa indiana. E' l'ora di punta e taxi e bus sono stracolmi con tante persone sui tetti.

Appena usciti dal caos cittadino piantagioni di tè a perdita d'occhio e, man mano che si scende di quota, le risaie progressivamente ne prendono il posto; in molti appezzamenti  stanno mietendo il riso a mano col falcetto lasciando i covoni ordinatamente per terra. Questi vengono prima radunati in un punto di raccolta vicino alla strada e poi caricati sul cassone di un rickshaw per essere trasportati sul luogo della trebbiatura.

Il paesaggio cambia nuovamente; passiamo da una galleria naturale di bambù ad appezzamenti di granturco prima e di tè dopo.

Nel ristorante dove stiamo mangiando un principio d'incendio mette tutto il personale in agitazione; corrono su e giù per i locali a prendere contenitori d'acqua poi, fortunatamente, tutto rientra nella normalità e rientriamo a mangiare. Mentre il personale si agitava io cercavo la via di fuga più rapida e sicura nel caso la situazione fosse precipitata... con le finestre tutte aperte e protette da robuste inferriate fisse l'unica via di salvezza era... attraversare le fiamme!!!

Incrociamo un pullman che per non rallentare passa troppo sotto un albero a discreta velocità e prende in pieno un ramo col carico saldamente assicurato sul tetto; il risultato è una scia di peperoni verdi sulla strada ed un grosso pezzo di ramo sul risciò parcheggiato proprio sotto l'albero col suo guidatore che non sembra affatto contento dell'accaduto.

Nel nostro bus c'è una serie di ventilatori con un impianto elettrico da paura tanto che ad un certo punto uno dei ventilatori ha cominciato a fumare costringendoci ad una fermata per evitare il peggio. Speriamo che sia l'ultimo principio d'incendio per oggi.

Da quando siamo scesi di quota è aumentato il numero delle scimmie; sono sul parapetto della strada pronte a scattare se qualche automobilista o camionista gli lancia qualcosa di commestibile.

Nei pressi della stazione di New Jalpaiguri c'è un deposito carburanti della India Oil. Fuori ci sono centinaia di camion cisterna in attesa di caricare; impressionante.

Arriviamo alla stazione abbondantemente in anticipo; con l’aiuto di alcuni collies, 50Rps a bagaglio, raggiungiamo la Platform 1 dove arriverà il nostro treno. Inganniamo l’attesa con lunghe passeggiate alla scoperta del mondo che anima la stazione dai viaggiatori ai lavoratori, dalle povere famiglie accampate con bagagli in quantità lungo le pensiline con la speranza che il treno che aspettano li porti verso un futuro migliore ai manager con valigetta e telefonino sempre in moto, dagli esili facchini che caricano e scaricano quantità incredibili di merci dai treni ai dirigenti che controllano che le procedure annotate su vissuti block notes vengano messe in pratica dai loro sottoposti.

Ogni binario ha da un lato il marciapiedi alto per servizio viaggiatori e dall’altro un passaggio di servizio con condotta d’acqua e tante cannelle per il rifornimento idrico delle vetture.

Classica la calca che si genera all’arrivo dei treni provocata da quelli che vogliono entrare per accaparrarsi i pochi posti a sedere disponibili senza dare la possibilità ai viaggiatori in arrivo di scendere; nasce la solita mischia e… che vinca il migliore! La stazione serve un territorio molto ampio per cui il traffico viaggiatori è enormemente sproporzionato rispetto alla cittadina. Ci sono anche i binari a scartamento ridottissimo a cui stanno lavorando; non so se per riportare il Toy Train qua giù o per eliminarlo da questa stazione definitivamente.

A dispetto del grosso traffico e del degrado strutturale la stazione appare pulita anche tra i binari tanto che i tanti topi devono girovagare molto prima di trovare qualcosa di commestibile da mangiare.

I locomotori in questa zona sono tutti diesel; c’è una grande varietà di modelli che vanno da quelli ad unica cabina di guida come i nostri mezzi di manovra a quelli più moderni che ne hanno una per senso di marcia. Tutti hanno due carrelli a tre assi. All’interno della cabina di guida ci sono numerosi monitor segno che non sono tecnologicamente vetusti.

Il locomotore di un treno in arrivo e ripartito dopo una discreta sosta con altro personale di macchina è stato controllato minuziosamente sia dai macchinisti in arrivo che da quelli in partenza.

Il nostro treno è il 12738 delle 21.00 che sta entrando lentamente in stazione dopo pochi minuti che è partito un altro treno per Calcutta. Come sempre i fogli delle prenotazioni dei posti sono letteralmente incollate all’ingresso delle singole carrozze così ognuno può controllare il suo nome sulla lista prima di entrare.

Le carrozze sleeper sono le più economiche, 350Rps fino a Calcutta; ci sono i ventilatori ma non le lenzuola e coperte. La pulizia è sommaria per cui la presenza di piccoli insetti è normale. Tutti i viaggiatori sono muniti di singolo o doppio lenzuolo.

Il treno parte sempre con le porte aperte; il macchinista aziona la tromba e dopo una decina di secondi il treno si avvia lentamente dando tempo ai ritardatari di salire o scendere dal treno in corsa. Un addetto del treno ha provveduto a chiudere le porte dall’interno dopo ogni partenza.

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