Calcutta

Calcutta, 15 novembre 2015, domenica

Partiamo all'alba dall'albergo per raggiungere l'aeroporto; nella piazzetta tra il New Market ed il nostro albergo ci sono una decina di persone che dormono per terra che sommati a tutti gli altri che dormono sui marciapiedi quasi mimetizzati per il colore degli abiti ormai color terra fanno un bel numero... purtroppo.

Complice la giornata festiva, le strade sono quasi deserte tanto che il nostro autista non rispetta nessun semaforo strombazzando a tutto ciò che si muove davanti a lui

Molti risciò a pedale hanno caricato la merce che andranno a vendere nei loro Street Point. Lungo una strada ci sono tantissimi cumuli di noci di cocco, una sorta di vendita all'ingrosso.

La giornata è caldissima ed afosa tanto che la cappa di smog è al suo massimo... splendore; sembra di stare in Val Padana.

Dopo la strage di Parigi le misure di sicurezza in tutto il mondo sono aumentate; anche qui in aeroporto si entra solo se devi partire. Un poliziotto all'ingresso controlla il biglietto ed il bagaglio che andrà in stiva viene sottoposto ad un security check prima del check-in dove ci consegnano anche le carte d’imbarco per il volo in partenza da Dubai.

L'aerostazione è a forma curva, molto alta, ariosa, senza fronzoli, molto semplice. Il controllo passaporti è prima del controllo bagagli a mano; su ogni bagaglio a mano, marsupio e borsello compresi, deve esserci una targhetta con i dati del proprietario su cui gli addetti al controllo appongono il timbro per l'ok.

Per essere l'aeroporto di una delle città più grandi al mondo la zone Duty Free è una delle più scarne al... mondo; un box per gli alcolici, uno per i profumi nemmeno troppo grandi ed un piccolo chiosco che quando è arrivato il mio turno aveva finito il latte per il cappuccino. C'è il wi-fi libero ma la procedura per registrarsi è abbastanza lunga e laboriosa e non vale la pena provarci.

L'imbarco comincia con una decina di minuti di ritardo rispetto all'ora prevista; una poliziotta controlla che su ogni bagaglio a mano ci sia la targhetta col timbro dell'ok ed un altro alla fine del finger, all'ingresso dell'aereo, controlla la boarding card dove c'è il timbro dell'ok di quello che ci ha perquisiti. Sono solo controlli di facciata perché se avessi avuto intenzioni cattive, con l'aiuto di un complice, avrei potuto passare la targhettina dal mio zainetto controllato all'altro con la bomba o addirittura passare la boarding card ad un'altra persona visto che chi la controlla e chi perquisisce non controllano il passaporto.

Lasciare a bordo pista gli aerei in disuso fa lo stesso effetto di vedere i camion o peggio ancora i pullman incidentati sul ciglio delle strade; incute una certa ansia in chi accinge a partire o sta viaggiando.

Il volo è l'EK571 e l'aeromobile è un Boeing B777-200; partiamo poco dopo le 9.00 con una decina di minuti di ritardo. La cappa di smog ed umidità è talmente spessa che le immagini delle telecamere esterne servono a poco.

Dubai è a 3370 chilometri di distanza e la raggiungeremo in quattro ore e mezza di volo. Andiamo contro mano rispetto alla rotazione terrestre per cui sarà un volo tutto di giorno.

Ci son voluti dieci minuti di volo per... vedere il sole. Siamo a 36000 piedi d'altitudine, circa 11000 metri, ad 820 km/h in direzione di Bombay quando ci servono il breakfast. Una frittatina con dentro pezzetti di pollo e piccanti patate in salsa masala e polpettine di spinaci come contorno, una vaschetta con pezzetti di anguria, uva e papaia, un dolce molto... dolce con uvetta e canditi, pane burro e marmellata di fragole, il tutto annaffiato da un buon vinello bianco francese.

Siamo sul Mare Arabico; passato Mumbai risaliremo la penisola arabica fino a Dubai per le prossime due ore.

A Calcutta, in fila al Gate, c'erano due pesi massimo, due fisici da lottatori di sumo; la speranza era quella di evitarli come vicini di poltrona, speranza poi esaudita. Purtroppo non avevo preso in considerazione la classica coppia di gemellini indiani in braccio al papà uno ed alla mamma l'altro perfettamente sincronizzati... quando finisce di piangere uno comincia l'altro e nei pochi momenti di quiete ci pensa la nonna a rompere con una nenia per addormentarli.

L'aeroporto di Dubai è molto grande; dal momento dell'atterraggio al parcheggio ci vuole qualche minuto. Con le telecamerine poste sul muso dell'aereo che danno la possibilità di vedere davanti e sotto l'aereo in volo si possono seguire le fasi dell'atterraggio da prospettive diverse da quelle solite dell'oblò. C'è stato un attimo di perplessità quando la pista d'atterraggio davanti a noi è stata attraversata da un altro grosso aereo che andava a parcheggiare; tutto nei limiti di sicurezza ma... occhio non vede...

Il percorso per la connection è abbastanza lungo ma alla fine del percorso il controllo passaporti prima e del bagaglio a mano dopo è relativamente veloce.

Un tipo vorrebbe chiederci informazioni ma non ricorda dove deve andare; non è anziano. Poi si ricorda, Madrid... preoccupante!

Il trenino interno ci porta al terminal A e qui, a differenza di Calcutta, è un enorme bazar super luccicante. Gli spazi interni sono ampi, luminosi, abbelliti da finte palme e vere cascate che danno un senso di freschezza che comunque non manca. Il volo è l'EK095 con partenza alle 15.05; partiamo con 40 minuti di ritardo con un Boeing B777-300. Bella la veduta aerea della città sulla nostra destra con i suoi grattacieli. Al largo, in mare, ci sono decine di navi ferme di tutte le dimensioni; penso si stiano radunando per procedere in convoglio per attraversare punti poco sicuri come il Corno d'Africa infestato dai pirati.

Sul Golfo Persico ci siamo stabilizzati sugli 11000 metri d'altitudine ad una velocità di 780 km/h. A cena buono il cuscus con fagioli neri ed altro ed il dolce con cheesecake alla vaniglia su letto di caramello e noci.

Manca un'ora all'arrivo previsto alle 18.39; siamo sulla Grecia e puntiamo su Brindisi. Con le luci spente, il soffitto della cabina di quest'aereo simula un sereno cielo stellato; meraviglioso, sembra di stare in un presepe. Molto rilassante.

Mancano 40 minuti all'arrivo; a differenza della Grecia dove dall'alto si riconoscono dall'illuminazione stradale i tanti lungomare delle città costiere e delle isole qui in Italia che è aumentata la densità abitativa nell'entroterra si riconoscono le tante piccole città che viste dall'alto sembrano vicine, tutte con forme diverse, originali, bizzarre.

Arriviamo a Roma con lo stesso ritardo con cui siamo partiti da Dubai. Hanno installato un nuovo sistema di controllo passaporti elettronici.

start prev next end