San Cristòbal de las Casas

22 aprile 1998, mercoledì

Bandiera ed InnoOggi si va in Guatemala; un bus della Cristòbal Colon per 43$ ci porta a Cuahutemos, città di confine messicana, a tre ore di viaggio su strada tortuosa. Nelle ore di viaggio sono comprese un paio di soste a posti di blocco dell'esercito. A metà strada circa le luci dei lampeggiatori che si vedono in lontananza uniti ad un rallentamento fanno pensare al solito posto di blocco, invece è solo un incidente; una bici accartocciata ed il corpo di un uomo malamente nascosto da uno strato di fresche frasche non lasciano dubbi sull'accaduto.
Di fronte alla stazione della Cristòbal Colon c'è il posto di polizia di frontiera dove un addetto ritira la tarjeta d'ingresso ed appone il timbro d'uscita sul passaporto. Per noi questa operazione è gratis e dura pochi secondi mentre ai primi della fila è toccato aspettare molto tempo e... pagare 20$ a testa.
Con un vecchio macchinone americano, guidato da un ragazzino, attraversiamo per 5$ la terra di nessuno fino alla città di frontiera guatemalteca di La Mesilla. Qui ci tocca pagare 8$ per il timbro d'ingresso e 5$ per la dogana; queste operazioni dovrebbero essere gratis ma gli addetti ne approfittano per arrotondare lo stipendio. Si potrebbe protestare per non pagare ma sicuramente troverebbero il modo di farti perdere tempo in finti controlli per cui si paga e zitti.
Ci sono molti cambiatori per strada con grosse mazzette di soldi in mano; cambiano sia i dollari che i pesos in quetzales. I pesos sono cambiati tra 0,60 e 0,70 quetzales. Dalla frontiera ci sono pochi bus che raggiungono le principali città direttamente e quei pochi non partono a quest'ora; sono le 12:15 ora locale, le 13:15 messicane. Ci tocca prendere uno dei caratteristici bus guatemaltechi, coloratissimi, affollatissimi e che fermano dappertutto; in quattro ore e 20Qz dovremmo arrivare a Quatro Caminos con un mezzo della Ruta Maya.
Dico dovremmo perché il pullman dimostra d'aver problemi sin dall'inizio; una cassetta attrezzi aperta ci da il benvenuto a bordo poi appena partiti è un continuo fermarsi per stringere bulloni, reintegrare l'acqua del radiatore che svanisce e la puzza d'olio bruciato che ci accompagna quando si va in salita e di ferodi in discesa.
ChichicastenangoA Huehuetenango, per gli amici Huehue, ci trasferiscono su un altro bus con lo stesso biglietto; gli zaini passano da un tetto all'altro mentre noi gironzoliamo nell'affollato e polveroso terminal. Delle urla attirano la nostra attenzione; sono di due donne che litigano tra loro con pugni, calci, unghiate, tiro di capelli e rotolamento nella polvere, il tutto tra l'ilarità della gente che non fa nulla per dividerle, anzi, divertita, fa il tifo per l'una o per l'altra mentre qualcuno getta sulle contendenti acqua e bibite varie provocando maggiori risa tra gli spettatori con le due che sanguinando continuano la lotta ormai più verbale che fisica avendo esaurito le energie.
La calma dei trasferimenti in bus è finita al confine messicano; se il buon giorno si vede dal mattino, in Guatemala i viaggi in pullman saranno un'avventura. La porta ed i finestrini sono costantemente aperti, sembra di viaggiare in motocicletta. I bagagli ingombranti vanno sul tetto; in tutto il mondo ci si siede in due per poltrona, qui in tre formando un'unica fila di... sette persone da finestrino a finestrino compreso quello seduto sullo strapuntino di fortuna nel corridoio. La salita e la discesa dei viaggiatori avviene quasi a volo con il secondo che da una mano a salire o a scendere in modo da effettuare l'operazione nel più breve tempo possibile. Inoltre il secondo provvede alla biglietteria ed al carico e scarico dei bagagli dal tetto, salendo e scendendo dalla scaletta posteriore col mezzo in moto e bagaglio in mano(?!?); sono agili, sfruttano i finestrini aperti per andare avanti e indietro esternamente al pullman in corsa, sono scaltri, nessuno riesce a viaggiare gratis, hanno buona memoria, salgono in anticipo sul tetto a preparare il bagaglio che puntualmente trovi a terra quando scendi.
Ad un certo punto siamo sorpassati da un altro pullman, i due mezzi si fermano uno dietro l'altro dopo pochi metri; il nostro autista invita noi tre a trasbordare velocemente sull'altro bus mentre i due secondi hanno già passato i nostri zaini dal tetto del primo bus al bagagliaio del secondo. Una volta ripartiti scopriamo che il pullman su cui siamo ora non solo passa per Quatro Caminos dove siamo diretti noi ma è quello che avremmo dovuto prendere per continuare il viaggio, è un mezzo della Rapidos Zaculeu, 10qz; restiamo favorevolmente colpiti ma con un dubbio: come hanno fatto gli autisti a scambiarsi le informazioni???
ChichicastenangoLeggendo le guide e consultando le cartine scopriamo che il bus passa per Chichicastenango dove domani si svolge il mercato più bello del centroamerica; decidiamo di fermarci qui stanotte in modo da essere presenti presto sul posto domani. Chichicastenango, Chichi per gli amici, non si trova sulla Panamericana, la strada che stiamo percorrendo, così ci scaricano a Los Encuentros, un insieme di attività commerciali sorte tutt'intorno al grande bivio per Chichi.
Giusto il tempo di recuperare gli zaini che ci indicano un bus che arriva di gran carriera sull'altro lato della strada; lo raggiungiamo di corsa, zaini sul tetto e via. 3qz per farci sballottare fino a Chichi da un'autista che crede di guidare una Ferrari a Monza anziché un vecchio bus su una strada in salita con curve a gomito mozzafiato.
Nonostante sia a 2000 mt d'altezza sullo sfondo si vedono altre alte montagne; le strade sono strette ed acciottolate. Alloggiamo all'Hospedaje Salvador, a due quadre dal centro, 85qz una tripla. In piazza già fervono i preparativi per il mercato di domani; i posti migliori sono già stati occupati con paletti di legno o coperte, molti stanno preparando i giacigli, alcuni già dormono sotto i portici o vicino alla merce che metteranno in vendita domani.

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