Tortillas

Ingredienti

250g masa harina (farina fine di granturco), 1/2 cucchiaino di sale, 225ml di acqua tiepida.

Preparazione

Mescolate farina e sale in una terrina grande. Aggiungete piano l'acqua, sbattendo con la forchetta solo quanto basta per amalgamare. Se serve, aggiungete acqua, un cucchiaio per volta. Modellate la pasta a palla. Impastate velocemente e leggermente con una mano sola finchè la pasta sia morbida e senza crepe. Dividete la pasta in 12 parti uguali e formate delle palline. Tenetele coperte in modo che non si secchino. Spianate ogni pallina a 5mm di spessore, mettetela fra 2 fogli di carta oleata. Spianate ancora fino ad avere un cerchio di 15cm. Lasciatela fra i fogli di carta. Togliete il foglio sopra. Capovolgete la tortilla in una padella non unta, caldissima. Togliete l'altro foglio, cuocete per 30 secondi o finchè i bordi si arricciano. Girate la tortilla e premetela leggermente con una spatola finchè non si formino delle bollicine. Girate di nuovo la tortilla e fatela cuocere per 1 min ca. o finchè risulti ben dorata. Togliete la tortilla dalla padella, avvolgetela in un foglio di carta stagnola per tenerla in caldo mentre cuocete le altre.

Quetzalcoatl

quetzalIl nome degli Aztechi significa popolo di Az. Del resto, quando gli spagnoli invasero il Messico, gli aztechi stessi dissero loro che provenivano da un terra nel mare chiamata Aztlan. Per molti secoli i Maya, i Toltechi e gli Aztechi, come altri gruppi dell' america centrale, e come i Chibcha, gli Aymara (gli eredi degli Incas assieme agli Quechua) e i Quechua del sud america, avevano serbato leggende di misteriosi stranieri bianchi venuti dall'Est (quindi da dove si trovava l'Atlantide) che erano stati per loro maestri di arte e di civilta', e che se ne erano poi andati promettendo di ritornare.
Quetzalcoatl (nella lingua precolombiana quetzal: uccello e coatl: serpente), il dio barbuto degli Aztechi e dei loro predecessori, i toltechi, secondo le leggende era salpato verso le sue terre nei mari d'oriente (quindi in direzione dell'Atlantide) dopo aver fondato la civilta' tolteca. Inoltre, aveva detto che sarebbe tornato per governare ancora quella terra.
Secondo la tradizione egli giunse dal mare per insegnare agli uomini l'uso del fuoco, la costruzione delle abitazioni, e tutte quelle conoscenze necessarie alla creazione di una vita civilizzata. A differenza di molte altre divinita' non era un essere antropomorfo ma ci viene descritto come un uomo bianco, alto robusto, una fronte ampia e una folta barba.
Questo stesso Quetzalcoatl, il serpente piumato era adorato dai Maya con il nome di Kukulkan, per altri popoli centroamericani il suo nome era di volta in volta Gucumatz, Itzamana oppure Votan. Ma anche il Sud America aveva avuto il suo fondatore di civilta' e cosi' sulle Ande era approdato Viracocha, Spuma del mare, la cui descrizione fisica é la stessa di Quetzalcoatl.
Quando gli spagnoli arrivarono in Messico, Montezuma, l'imperatore azteco, cosi' come molti dei suoi sudditi, credeva che Quetzalcoatl o almeno dei suoi messaggeri fossero riapparsi.
Essi chiamavano gli spagnoli teules, gli déi, sopratutto perche' il loro arrivo era stato annunciato da numerosi presagi. Per una straordinaria coincidenza poi, gli spagnoli arrivarono al termine di uno dei cicli di 52 anni del calendario azteco. Una particolarita' di questo ciclo era legata alla ricorrente nascita di Quetzalcoatl, il che fece credere agli aztechi che Quetzalcoatl tornasse nell'anniversario della sua nascita.
Montezuma cosi' invio' dei messaggeri per dare il benvenuto agli spagnoli, con dei doni per il loro ritorno a casa in Messico. Cortés giocò abilmente sull'equivoco per rendere schiavi e sopratutto spogliare delle proprie ricchezze gli aztechi.

Quetzalcoatl E Xolotl contro Tezcatlipoca

Quetzalcoatl era la più importante divinità mesoamericana. Nella mitologia tolteca ed azteca, egli è una sorta di eroe e demiurgo che insegna agli uomini la scrittura, la lavorazione dei metalli e l’arte della coltivazione, specie del mais. Grande benefattore dell’umanità, era conosciuto soprattutto sotto il nome di Serpente Piumato, ed era il dio del cielo e del sole, dei venti e della stella del mattino. Promotore della civiltà ed educatore, venne spesso confuso con un omonimo sovrano tolteco del X secolo.
Amato da tutti gli dei poiché buono e generoso, era per questo odiato dal fratello, Tezcatlipoca, detto lo Specchio Fumoso per un suo specchio in cui leggeva i pensieri altrui. Un giorno, mentre Quetzalcoatl dormiva, Tezcatlipoca lo trasformò in uomo, inculcandogli bisogni e desideri umani. Al risveglio, Quetzalcoatl fu assalito dalla vergogna per il suo aspetto, ma suo fratello gemello, Xolotl il coyote, lo aiutò mascherandolo da serpente color turchino, e dotandolo di un mantello di piume verdi, rosse e bianche. Fu da allora che Quetzalcoatl assunse il nome di Serpente Piumato.
Il malvagio Tezcatlipoca, ancora insoddisfatto, fece bere al fratello una tazza di pulque, un liquore ricavato dall’agave, un allucinogeno che spinge a commettere turpi azioni. Quetzalcoatl, ripresosi e resosi conto di quanto aveva fatto, volle darsi la morte. Si diede fuoco sulla riva del mare, e dalle sue ceneri presero forma i maestosi uccelli quetzal, dalla lunga coda e dalle penne verdi, rosse e bianche.
Il suo spirito, accompagnato da quello del fratello Xolotl, scese nella terra dei morti dove risiedeva Mictlantecutli, padre degli dei e custode delle Ossa Preziose. I due fratelli ne volevano qualcuna, ma il custode le negò, asserendo la sciagura che poteva scaturire dalla possibile rinascita di quei corpi, appartenuti a uomini uccisi dagli dei a causa della loro malvagità. Xolotl allora ne addentò uno, e fuggì col fratello, invano richiamati da Mictlantecutli. Giunti all’uscita della terra dei morti, ad un tratto l’osso, sfuggito alla bocca di Xolotl, cadde su un sasso rompendosi in due pezzi, uno grande ed uno piccolo. Quetzalcoatl li raccolse, e vi fece cadere alcune gocce del suo sangue. Xolotl vi aggiunse la sua magia e, qualche giorno dopo, da quelle ossa nacquero due bambini, un maschio ed una femmina. Essi erano la prima coppia della nuova stirpe umana.
Quetzalcoatl insegnò loro a coltivare il mais, a fabbricare vasi e tessuti, a creare mosaici e lucidare la giada, nonché a studiare le stelle e calcolare i giorni dell’anno. Terminato il suo insegnamento, salì su una zattera trainata da serpenti e si allontanò nel mare, promettendo il suo futuro ritorno. Infine, Quetzalcoatl svanì trasformandosi nella stella del mattino (il pianeta Venere).
Quando il conquistador spagnolo Hernan Cortés apparve nel 1519, il re azteco Montezuma II fu facilmente convinto che Cortés fosse il dio che tornava.

Aztechi

Una poetica leggenda

atzechi1Le tribù degli Aztechi, in origine nomadi e cacciatori, nel corso del XIII secolo si stabilirono, assieme ad altre tribù Nahua alle quali appartenevano, sull'altopiano messicano, trasferendosi dalla mitica regione di Aztlán (da cui il nome della popolazione) situabile nel Messico nord-occidentale. Secondo la leggenda narrata in poetico linguaggio nella Cronica Mexicayotl, gli Aztechi giunsero dalle fredde foreste del nord America in cerca della terra che l’oracolo di Uitzilopochtli aveva loro profetizzato. L'oracolo parlava di un fico d'India a tre rami germogliato su una roccia in mezzo all'acqua e di un'aquila reale posata sui rami che teneva un serpente prigioniero tra gli artigli. Giunti sull'altopiano centrale, si rallegrarono per alcuni segni premonitori della terra promessa e una notte il dio apparve in sogno al sacerdote Serpente-Aquila e lo incitò a proseguire nella ricerca della roccia sulla quale fioriva il cactus. Allora il popolo guidato dal sacerdote si mise nuovamente in cammino e trovò il grande lago che aveva sognato nel suo peregrinare e fondò la città cui diede nome Tenochtitlan, cactus su una pietra: era l'anno 1325. Tra il XIV e il XV secolo, gli Aztechi diedero vita a un potente regno con capitale Tenochtitlàn, fondata sulle isole del lago Texcoco (oggi prosciugato), là dove ora sorge Città del Messico. La terra nella quale si erano insediati gli Aztechi non era disabitata: molti popoli vi avevano già stabile dimora. Tra questi i più evoluti erano i Toltechi, fondatori della città di Tula. Il grande popolo nomade giunto dal nord seppe riconoscere la superiorità degli abitanti di Tula: dalla civiltà tolteca apprese elementi culturali e religiosi che dovevano divenire fondamentali nella storia della sua stessa civiltà.

Un vasto impero

atzechi2I commercianti occupavano un posto importante nella società azteca anche perché raggiungendo le contrade più lontane essi assumevano il compito di osservatori politici e dovevano riferire, una volta tornati a Tenochtitlan, sull'organizzazione delle città vassalle che, appunto per la loro lontananza dalla capitale del regno, non potevano essere regolarmente controllate. E si trattava di un regno molto vasto: all'inizio del XVI secolo si estendeva dalle regioni dei Pacifico al Golfo del Messico e dall’altopiano di Anahuac alle foreste del Guatemala. Nella gerarchia sociale, articolata in sacerdoti, nobili, liberi, servi della gleba e schiavi, il vertice era costituito, oltre che dal re, dai due sacerdoti di maggiore dignità che si occupavano rispettivamente, del tempio di Huitzilopochtli e dei tempio di Tlaloc. Tra i sudditi la percentuale più alta era costituita dai maceualli, i contadini che vivevano in gruppi di famiglie legate fra loro da vincoli di parentela su ampi poderi loro assegnati dal re. Il mais era la coltivazione più diffusa: veniva seminato in marzo e raccolto in luglio, se le piogge erano arrivate puntuali. Tutti gli aspetti della vita quotidiana vennero dagli Aztechi raffigurati in opere d'arte e d'artigianato che oggi sono preziosa testimonianza di una civiltà tanto recente e tanto rapidamente annientata. Gli abitanti della città potevano dedicarsi a tutte le attività caratteristiche di una fiorente civiltà: potevano essere vasai, tessitori, orefici, scultori, commercianti, oppure potevano intraprendere la carriera militare. L'arte in cui eccellevano era la tessitura: la tela insieme con varie qualità di corda e con l'ossidiana, la dura roccia vulcanica abbondante sull'altopiano, era il principale prodotto di scambio che essi portavano nelle regioni del sud, barattandola con le penne degli uccelli tropicali che servivano ad abbellire i loro costumi coloratissimi, e soprattutto col cacao, il prezioso frutto da cui estraevano la bevanda nazionale che ancor oggi conserva il nome in lingua nahuatl: la cioccolata. Nel 1519 sbarcarono in Messico i conquistadores spagnoli, guidati da Hernàn Cortés, in cui gli Aztechi credettero di identificare il re divinizzato Quetzalcoatl (il re-sacerdote tolteco Ca Acatl accolto poi nel pantheon azteco col nome di Quetzalcoatl, serpente piumato verde. Secondo la leggenda azteca il re Ca Acatl avrebbe lasciato la sua capitale Tollan per emigrare verso il paese dell'aurora. I popoli del Messico attesero per secoli il suo ritorno e gli Aztechi furono, inizialmente, vittime della tragica identificazione di Quetzalcoatl con Cortés). Gli uomini di Cortés ebbero facilmente ragione della resistenza degli Aztechi (che avevano deposto Montezuma, il re che era andato incontro a Cortés e gli aveva consegnato la città, ed avevano eletto suo fratello Cuitlahuac) grazie alle armi da fuoco. L'occupazione del Messico avvenne fra gli anni 1519 e 1522.

La religione

Come presso tutte le altre civiltà precolombiane, la divinità era essenzialmente simboleggiata dalle forze cosmiche; nella teologia azteca un posto preminente era occupato dagli dei solari, della pioggia e del vento. Huitzilopochtli era il dio del sole che proteggeva la tribù e la spingeva alla guerra per procurare vittime umane da sacrificare. Gli Aztechi erano convinti che questo dio li avesse assistiti nella loro migrazione verso il Messico: egli era perciò diventato il protettore del regno e nella consacrazione del suo tempio principale, nell'anno 1486, gli vennero sacrificati 70.000 prigionieri di guerra. Agli dei della pioggia apparteneva Tlaloc, colui che fa germogliare, che era anche signore dell'aldilà e aveva per simbolo l'albero della vita. Secondo gli Aztechi il cielo era articolato in 13 parti, ognuna sede di una divinità, e gli inferi in 9. In base alla loro visione dei mondo, il cielo e gli inferi costituivano due enormi e altissime piramidi, i cui vertici erano agli antipodi, e in cui la superficie di contatto delle rispettive basi veniva a coincidere con la superficie terrestre, che altro non era se non un disco piatto, circondato dalle acque. Per quanto riguarda il mondo dell'aldilà gli Aztechi credevano nell'esistenza di tre differenti regni dei morti. Nel primo, dimoravano tutti coloro che venivano uccisi nei sacrifici, così come i caduti in battaglia e le donne morte di parto. Nel secondo, corrispondente al regno del dio della pioggia Tlaloc, trovavano riposo tutti gli annegati e coloro che erano stati colpiti da fulmini, nonché i lebbrosi e i paralitici. Nel terzo, finivano tutti gli altri morti. Tra i valori etici, gli Aztechi attribuivano un’importanza primaria all'amore per la verità, all'onestà, alla fedeltà nella monogamia e alla parità di diritti fra i due sessi. Gli Aztechi possedevano vari calendari. Ve n'era uno rituale, detto tonalpohalli, di 260 giorni, suddiviso in 13 mesi di 20 giorni ciascuno. Quello solare, detto Xiuitl, era di 365 giorni, suddiviso in 18 mesi di 20 giorni con in più 5 giorni intercalari. Esigeva che a ogni ventesimo giorno, e quindi 18 volte all'anno, venissero celebrate grandi festività, ma soprattutto richiedeva che, per assicurare il giro del sole nella sua orbita giornaliera, si offrisse durante tali cerimonie del sangue umano alle divinità solari. Senza questi sacrifici gli Aztechi ritenevano che la vita sulla terra si sarebbe estinta. Al sacrificio umano erano generalmente deputati i prigionieri di guerra e, di conseguenza, per procurarsi sempre nuove vittime, gli Aztechi intraprendevano continue campagne militari contro i loro vicini, imponendo loro regolari tributi umani. Le forme di sacrificio del corpo umano erano varie. In primo luogo figurava la cerimonia dell'offerta del cuore, che veniva strappato dal corpo vivo della vittima. Vi erano poi cerimonie di immolazione col fuoco, nonché sacrifici gladiatori. Infine vi erano pratiche di scorticamento, durante le quali alle vittime veniva levata la pelle, mentre erano ancora in vita. Tra i sacrifici incruenti erano molto apprezzate le offerte di fiori, di incenso o di frutti vari. Un valore rituale aveva anche il gioco della palla, ollama, disputato nei pressi dei templi. Ad esso era attribuito un significato simbolico, in rapporto al moto del sole.

Maya

Verso il 2000 a.C. nel territorio dello Yucatan meridionale e nelle regioni degli odierni stati del Guatemala e dell’Honduras si stanziarono tribù nomadi provenienti dal settentrione: i Maya. Come tutte le popolazioni dell'America centrale, erano a uno stadio di civiltà assai primitiva e per secoli non ebbero storia. Fu verso il 300 a.C. che la civiltà maya cominciò a differenziarsi, iniziando un processo destinato a raggiungere vette altissime nell'espressione artistica e nell'organizzazione sociale e politica.

Le città-stato

maya1La civiltà Maya, fiorita fra il IV ed il XV secolo d.C., si sviluppò nei territori corrispondenti agli odierni stati messicani dello Yucatàn, Campeche, Chiapas e Tabasco, oltre che in Guatemala, Honduras ed El Salvador. Il momento della massima espansione maya va dal 600 al 900 d.C. In questo periodo essi diedero vita a province autonome reggentesi come le città-stato dell'antica Grecia. Le più ricche di fama e di storia furono Tikal, Copan, Palenque, Uxmal, Chichen ltza. A capo di ogni città-stato vi era un re al quale venivano attribuiti poteri quasi divini. Il suo più alto titolo onorifico era halach uinic (il vero uomo) e il suo assolutismo era legge consapevolmente accettata. Egli si preparava fin da bambino al difficile compito dì rappresentare presso i suoi sudditi l'altissima dignità di cui sarebbe stato investito. Presso i Maya il titolo di re era tramandato di padre in figlio e rimaneva comunque nell'ambito della famiglia anche quando il re non aveva eredi diretti. Fin da bambino il futuro sovrano veniva sottoposto a cure ed attenzioni che oggi non esiteremmo a definire crudeli: gli veniva appiattito il cranio, rimodellato il naso, tatuato il viso, gli erano ornati di pietre preziose il naso e i lobi delle orecchie. Fin dai primi giorni della sua nascita, la testa era posta fra due assi di legno legate insieme, in modo che sotto la continua pressione il cranio si appiattisse e diventasse più largo. Secondo la religione Maya questo uso fu donato dagli dei per conferire un'aria più nobile e per rendere le teste più adatte a ricevere carichi da trasportare.

Un popolo religioso e pacifico


maya2La religione, profondamente sentita, univa in una grande, sola comunità le popolazioni delle città-stato sparse su un così grande territorio. La massima divinità del loro culto era denominata Hunahpu, iddio supremo e inoperoso. Il dio del sole, adorato come datore di vita, si chiamava Itzamna, il Serpente Piumato, Quelzacoatl era il dio buono che aveva proibito i sacrifici umani ed aveva istruito le prime tribù nella caccia, nella pesca e nelle varie arti. C'erano inoltre divinità della pioggia e del terremoto, dell'agricoltura e delle stelle. Secondo il racconto della creazione maya contenuto nel libro sacro intitolato Popol Vuh, Hunahau (il signore del regno dei morti) insieme al Serpente Piumato fece sorgere la terra dal mare, facendone quindi scaturire ogni cosa necessaria alla vita; infine creò l'uomo servendosi della pannocchia di mais. I Maya raffiguravano il cosmo come un immenso albero che, innalzandosi dalla terra verso il cielo, protendeva i rami a formare le quattro parti del mondo; ciascuna di queste era governata da uno dei figli del dio supremo Hunahpu. Ognuno di questi dei regnava in particolare su un determinato colore, su uno dei quattro elementi (fuoco, terra, aria, acqua) e su una delle quattro parti di 65 giorni in cui si divideva l'anno sacro di 260 giorni. I Maya avevano perfezionato una sofisticata tecnica di misurazione del tempo. Essi distinguevano quattro tipi di calendari: - uno rituale di 260 giorni, contrassegnato da 13 numeri e 20 segni; - uno solare di 365 giorni, suddiviso in 18 mesi di 20 giorni ciascuno, più i cinque restanti; - uno di mezzo anno lunare di 177 giorni; - un calendario regolato sul pianeta Venere, suddiviso in 584 giorni. Il culto si differenziava da quello azteco soprattutto perché i sacrifici umani erano molto rari. Si offrivano invece animali domestici, fiori, frutta. L'aldilà era formato da una complessa architettura di 13 cieli e 9 inferni: i cieli stavano uno sopra l'altro e vi soggiornavano gli dei sotto il governo dei quattro figli di Hunahpu. li numero 4 si ritrovava anche nel mito delle quattro distruzioni catastrofiche che l'universo aveva subito dalla sua creazione. I Maya credevano di vivere nella quinta ricreazione, ma non se ne aspettavano la fine da un momento all'altro, con il cuore angosciato come gli Aztechi. I Maya erano un popolo pacifico, sapevano trasformarsi in guerrieri in caso di necessità, ma la loro occupazione primaria era coltivare la terra: mais, legumi, cotone e cacao. Non c'erano fiumi nella loro terra: l'acqua indispensabile ai campi veniva dal cielo. Si comprende, quindi, perché nei loro templi l'immagine del dio della pioggia (Chac) sia stata raffigurata con tanta insistenza.

La piramide tempio

La casa del contadino era una comune capanna a pianta quadrata impastata con fango e fascine, ma gli edifici pubblici erano costruzioni veramente imponenti. Dal pietrisco calcareo della penisola yucatana i Maya traevano le pietre da costruzione, pietre che venivano cementate con calcina. Il monumento centrale di ogni città era l'alta piramide tronca sulla cui sommità sorgevano i templi degli dei. Una ripida scala portava al tempio, talvolta le scale erano quattro, una per ogni lato. Le piramidi potevano raggiungere l'altezza di 60 metri, i gradini simboleggiavano le suddivisioni delle sfere celesti. Di fronte all'ampia e ripida scalinata centrale si trovavano delle stele rettangolari (alte fino a 4 metri), davanti alle quali erano posti gli altari in pietra, di forma piatta e rotonda. Il più grande e presumibilmente anche il più antico insediamento urbano dell'impero maya è Tikal con la piramide Tempio 2 alta 70 metri. Chichén ltzà, centro cultuale e città del dio della pioggia Chac, era sede della fonte sacra Zenotes, situata nella zona nord della città e consacrata allo stesso dio della pioggia. Questa fonte aveva un diametro di 60 metri e una profondità di 40. Al vertice della gerarchia sociale era posta la casta sacerdotale: i sacerdoti di rango superiore si occupavano degli aspetti scientifici, dalla scrittura all'osservazione degli astri, dall'architettura sacra alle pratiche mediche. I sacerdoti di rango inferiore presiedevano invece ai sacrifici. Il gioco della pelota assumeva carattere sacro poiché si riteneva che potesse influenzare il corso del sole nel cielo. Durante le competizioni, che si svolgevano in luoghi sacri circondati da mura, la palla doveva passare attraverso anelli di pietra fissati alle pareti. Considerata la più importante fra le culture indie del continente americano, la cultura maya si distinse per le Cognizioni acquisite nel campo dell’astronomia, della matematica (particolarmente per l'uso dello zero), dell'urbanistica e della scrittura ideografica; quest'ultima è ancora oggi decifrabile solo in parte. Quando gli Spagnoli intrapresero la conquista dell'America Centrale, la civiltà maya era in declino e alcune delle bellissime città sacre dello Yucatàn giacevano già abbandonate. I Messicani di oggi sono in gran parte discendenti diretti degli Aztechi. Ma chi erano gli Aztechi e da dove erano venuti? Una suggestiva leggenda circonda di mistero la storia di questo popolo bellicoso e fiero, narrata in poetico linguaggio nella Cronica Mexicayotl redatta dopo la conquista spagnola.

Inno nazionale Vietnam

vie big


Tiến Quân Ca

Đoàn quân Việt Nam đi
Chung lòng cứu quốc
Bước chân dồn vang trên đường gập ghềnh xa
Cờ in máu chiến thắng mang hồn nước,
Súng ngoài xa chen khúc quân hành ca.
Đường vinh quang xây xác quân thù, [nguyên thuỷ câu này là: thề phanh thây uống máu quân thù]
Thắng gian lao cùng nhau lập chiến khu.
Vì nhân dân chiến đấu không ngừng,
Tiến mau ra sa trường,
Tiến lên, cùng tiến lên.
Nước non Việt Nam ta vững bền.

Đoàn quân Việt Nam đi
Sao vàng phấp phới
Dắt giống nòi quê hương qua nơi lầm than
Cùng chung sức phấn đấu xây đời mới,
Đứng đều lên gông xích ta đập tan.
Từ bao lâu ta nuốt căm hờn,
Quyết hy sinh đời ta tươi thắm hơn.
Vì nhân dân chiến đấu không ngừng,
Tiến mau ra sa trường,
Tiến lên, cùng tiến lên.
Nước non Việt Nam ta vững bền.

TRADUZIONE

Marcia verso il fronte

Soldati del Vietnam avanziamo,
Con la volontà di salvare la nostra patria
I nostri passi affrettati risuonano sulla lunga e impervia via
La nostra bandiera, rossa del sangue vittorioso, porta lo spirito del Paese
Il rombo distante delle armi si fonde con la nostra canzone di marcia
La via della gloria passa sui corpi dei nostri nemici
Superando ogni difficoltà, insieme costruiamo le basi della resistenza
Senza sosta impegniamoci per la causa del popolo
Accorrendo alla battaglia
Avanti! Avanzando tutti insieme!
Il nostro Vietnam è forte in eterno.

Soldati del Vietnam avanziamo,
La stella oro della nostra bandiera al vento
Guida il popolo e la terra natìa fuor da miserie e sofferenze
Uniamo gli sforzi nella lotta per costruire una nuova vita
Alziamoci e spezziamo le catene
Perché troppo abbiamo ingoiato il nostro odio
Restiamo pronti a ogni sacrificio e la nostra vita sarà radiosa
Senza sosta impegniamoci per la causa del popolo
Accorrendo alla battaglia
Avanti! Avanzando tutti insieme!
Il nostro Vietnam è forte in eterno.


Composto nel 1944 da Nguyen Van Cao, adottato nel 1946 come inno nazionale del Vietnam del Nord, e dal 1976 è l'inno ufficiale dell'intero Paese. La seconda strofa è caduta in disuso dopo la riunificazione.