Palmarin
3 maggio 2023, sabato
Caratteristici in questa penisola di Palmarin sono i pozzi di sale; si presentano come piscine rotonde, ognuna con l’acqua di un colore diverso che va dal giallo al rosa, dal rosso al verde. Sembra un paesaggio lunare solo che qui, intorno ai tanti pozzi, c’è sabbia gialla e non grigia; scavano queste piscine circolari da un paio di metri di profondità e una decina di diametro che si riempiono d'acqua salmastra poi il sole asciuga l'acqua è ricavano il sale quando nella stagione secca il livello della laguna circostante scende. Se escludiamo la pesca, è la fonte di reddito maggiore della zona.
Ai margini delle paludi spiccano i caratteristici granai di paglia tipici della popolazione serere, la terza etnia per numero del Senegal; sono piccoli, di paglia, circolari con tetto conico e posti su palafitte per difendere riso e miglio dagli assalti d’insetti e roditori.
La foresta delle palme è strana, perché ce ne sono tante concentrate qui e non è l'albero tipico di questo paese; fortunatamente, c'è anche qualche baobab che ci ricorda dove siamo. Non lontano, dove gli alberi si diradano, stanno seminano il miglio; segno che la stagione delle piogge si avvicina.
A Nianing c’è il Baobab Sacré; è un gigantesco baobab con decine di bancarelle intorno con venditori di souvenir molto insistenti.
L'isola di Fadiouth si raggiunge dal piccolo villaggio di Joal o in canoa o passeggiando su un ponte sull'acqua bassa quasi paludosa; il ponte di legno è solo pedonale per cui sull'isola non ci sono auto.
La caratteristica dell'isola è che è costruita su cumuli di gusci di conchiglie che si sono accumulati in secoli di lavorazione; inutile dire che il rumore dei passi non è dovuto al calpestio della ghiaia ma dai frammenti di gusci rotti e sbiancati dal tempo. Le casette non sono messe molto bene e i muri, sgretolati dalla salsedine, svelano l’uso di conchiglie anche come materiale da costruzione.
A giudicare dalla notevole quantità di taniche di plastica di vari colori in attesa d’essere riempite, al centro dell’isola deve esserci l’unica fontana del villaggio; a fronte delle tante taniche, le persone sono poche, segno che a fare la fila sono… i contenitori che sono riempiti da un ragazzo che sicuramente lo fa per lavoro e le donne arrivano si caricano una tanica in testa e vanno via ottimizzando il tempo con pochi spiccioli.
Un altro ponticello di legno porta al cimitero; una grossa croce bianca in cima alla collina potrebbe trarre in inganno, infatti, non è un cimitero solo cristiano ma qui sono seppelliti tutti. La chiesa e la moschea nella piccolissima isola dimostrano che ci sono entrambe le comunità che convivono con la parte animista che ancora resiste.
Le tombe sono scavate nello strato di gusci alto fino a nove metri; è strano pensare che in questo cimitero di conchiglie siano sepolti quei pescatori che per vivere le hanno ammazzate. Le poche tombe degli animisti si riconoscono perché generalmente sono ornate da oggetti che in questo caso, trattandosi di pescatori, non possono che essere statuette a forma di pesce; le tante croci e qualche mezza luna contraddistinguono la maggioranza delle altre tombe.
Da questa collina ci sono degli scorci bellissimi sulla cittadina isolana e sulla foresta e i canali che la circondano. Nella laguna che separa l’isola dalla terraferma, ci sono ancora i tronchi che sorreggevano il vecchio ponte sostituito e in cima a ognuno di questi c’è un cormorano pronto a predare l’incauto pesce che passa nelle vicinanze nel basso fondale.
Nel momento di bassa marea l’isoletta si può raggiungere a piedi ed è proprio in questo momento che le donne del villaggio si dedicano alla raccolta dei molluschi, soprattutto ostriche e grosse vongole simili alle nostre capesante; raccolta effettuata rigorosamente a mano.
Arriviamo a Ngaparou, dove c’è l’ennesimo mercato del pesce con le tante barche colorate presenti sulla spiaggia e altre che arrivano in continuazione. Da un camion parcheggiato sulla spiaggia, stanno tirando fuori una grossa rete da pesca nuova; sono tanti giovani che con movimenti sincronizzati al tempo che si danno a voce, la stanno dispiegando.
Bisogna guardare sempre dove si mettono i piedi perché, in attesa di essere trasportato altrove, il pescato, suddiviso per specie, resta sulla sabbia in cumuli; anche qui, a dispetto delle tante nasse presenti, non si vedono aragoste.
Alle spalle della spiaggia c’è il mercato; al coperto e nei fondi che danno sulla strada c’è quello giornaliero, mentre per strada quello settimanale; c’è di tutto e di più. Il reparto stoffe, sartoria e stiratoria è quello più fornito visto finora.
A Mbour abbiamo prenotato alla cieca due camere di cortesia all’albergo Blue Africa per stasera per farci una doccia prima di partire per l’aeroporto e quando nel pomeriggio passiamo a lasciare le valigie scopriamo che è un posto delizioso, in riva al mare, con lettini sotto le palme, bar ben fornito, ristorante… Abbiamo prenotato anche la cena e deciso di passare qui le ultime ore in terra senegalese.
Pensavamo di essere in un piccolo villaggio invece l’albergo è situato nella periferia di una cittadina; ce ne accorgiamo verso le 22.00 quando partiamo. Una buona mezzora per lasciare le strade buie e polverose della città prima di prendere la statale che ci porterà all’aeroporto.