Tozeur

13 maggio 1990, domenica

Oggi è giorno di mercato, mercato che si svolge praticamente intorno al nostro albergo. E’ un mercato popolare per niente turistico, molto interessante. Il sole è già molto forte e crea contrasti forti tra zone di luce e zone d'ombra che non sono l'ideale per le foto. Le donne, contrariamente a quelle delle città fino a ora visitate, hanno un grosso velo nero che le ricopre tutte; un nastrino celeste orizzontale cucito all'altezza della cintola distingue le donne di Tozeur da quelle di Nefta che il nastrino l'hanno bianco. Leggermente decentrato c’è il mercato del bestiame con pecore e capre oggetto di scambio mentre gli asinelli non si é capito se sono qui parcheggiati o in vendita.
Alle 10:00 partenza per Nefta con collettivo dopo aver consumato nella nostra pasticceria l'ennesimo frullato fatto con latte, rosso d'uovo, fragole e zucchero; un grosso bicchiere per 0,400dt. L'autista del collettivo é stato in Italia a lavorare una decina di anni fa in una città in provincia di Trapani; parla bene l'italiano e con questo lavoro guadagna dai 20 ai 25dt al giorno mentre un muratore guadagna dai 7 agli 8dt sempre al giorno. Causa la pioggia degli ultimi giorni la strada per Tamerza nostra prossima meta, é momentaneamente impraticabile cosi il nostro autista ce ne indica un'altra: collettivo fino a Metlaoui, di qui altro colletivo fino a Redeyef da dove i rural ci porteranno fino a Tamerza. L’autista ci parla anche delle dune di Nefta e del lago salato e naturalmente è disponibile ad accompagnarci in cambio di 10dt; accettiamo. Il lago salato per lungo tratto è prosciugato anche se mantiene il fondo umido; in lontananza si vede l’acqua sotto forma del famoso miraggio?!?? Al ritorno ci fermiamo a un agglomerato di bancarelle dove dei ragazzi vendono le rose del deserto; ne compro un po’ di piccole per 5dt che è molto per quel che valgono, ma questi ragazzi stanno sotto il sole un giorno intero lontani da qualsiasi forma di vita aspettando solo che qualche turista si fermi a comprare. Andiamo ora alle dune; inutile parlare al plurale perché alla prima la macchina da chiari segni di insofferenza per cui proseguire significa rischiare l'insabbiamento. Già di qui ci si rende conto di quello che è realmente un deserto, con sabbia fine giallastra tutta disposta nel verso della direzione dell'ultimo vento; qui, un po’ per il caldo che crea quei vapori che si alzano dalla sabbia, un po’ per il colore uniforme, si perde la cognizione delle distanze tanto che un oggetto vicino sembra lontanissimo.
Ci lascia all'ingresso delle Corbeille; é un insieme di sorgenti, molte delle quali di acqua calda, le cui acque si uniscono a formare dei rigagnoli intorno ai quali è sorta un'oasi che si estende a nord del paese. In questi rigagnoli fanno il bagno la mattina le donne e la sera gli uomini. Una passeggiata lungo uno di questi rivoli d'acqua, che comunque supera i 50°, é affascinante. Uscendo dalla Corbeille compriamo un chilo di nespole, tre pomodori e due limoni che rappresentano il nostro pranzo consumato nell'oasi grande, a sud del paese, all’ombra delle palme con i piedi nell'acqua. E' domenica e nell'oasi come nel resto del paese tutto è fermo, ci sono le partite di calcio che tengono tutti col fiato sospeso.
Fotografiamo due ragazzini in groppa a un asinello; fin qui tutto normale, come normale è che loro ci abbiano chiesto qualcosa in cambio. Gli do un paio di caramelle; a questo punto i ragazzini si scatenano. Prima ci portano all'acqua, poi come scimmie salgono su un albicocco raccogliendo i frutti che poi ci offrono; in cambio gli do altre caramelle ma questo non li placa. Alleggeriscono l'asinello del carico di erba e ci offrono di fare un giro in groppa; l’asinello è piccolo di statura e la cosa ci preoccupa ma i ragazzini colgono al volo la nostra preoccupazione e ci mostrano i denti dell'asino a dimostrare che è adulto e che sopporta ogni peso. Ci facciamo un bel giro poi gli diamo un dinaro e un po’ di spiccioli. Per loro devono essere davvero tanti, se ne vanno contentissimi.
Il palmeto, come quello di Tozeur, é strutturato diversamente da quello di Gabes; in quest’ultimo le palme sono sistemate al perimetro del podere lasciando spazio al centro sia per altri alberi da frutta, sia per le colture a terra. Qui la palma è invece protagonista quasi assoluta lasciando poco spazio alle altre colture. Il motivo è che i datteri prodotti da queste palme sono considerati i migliori della Tunisia per cui rendendo di più economicamente calamitano le attenzioni dei contadini.
Siamo quasi al confine algerino e il grande numero di Moschee tradisce la vocazione religiosa di questa città che attira pellegrini sia tunisini che algerini; è la patria nord africana del Sufismo, la corrente più esoterica e mistica della religione islamica
Allo stadio c’è una partita di calcio; campionato di terza categoria, almeno cosi ci dicono. Il pubblico è numeroso e rumoroso, il gioco è veloce con ampie giocate e buona visione di gioco; considerata l'ora pomeridiana con il sole cocente la partita è spettacolare.
Collettivo per Tozeur, 1,300dt in due. Cena in albergo bagnata con vino grigio di Bizert; equivale a un nostro rosé, 12 gradi, doc, buono.

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