Maya

Verso il 2000 a.C. nel territorio dello Yucatan meridionale e nelle regioni degli odierni stati del Guatemala e dell’Honduras si stanziarono tribù nomadi provenienti dal settentrione: i Maya. Come tutte le popolazioni dell'America centrale, erano a uno stadio di civiltà assai primitiva e per secoli non ebbero storia. Fu verso il 300 a.C. che la civiltà maya cominciò a differenziarsi, iniziando un processo destinato a raggiungere vette altissime nell'espressione artistica e nell'organizzazione sociale e politica.

Le città-stato

maya1La civiltà Maya, fiorita fra il IV ed il XV secolo d.C., si sviluppò nei territori corrispondenti agli odierni stati messicani dello Yucatàn, Campeche, Chiapas e Tabasco, oltre che in Guatemala, Honduras ed El Salvador. Il momento della massima espansione maya va dal 600 al 900 d.C. In questo periodo essi diedero vita a province autonome reggentesi come le città-stato dell'antica Grecia. Le più ricche di fama e di storia furono Tikal, Copan, Palenque, Uxmal, Chichen ltza. A capo di ogni città-stato vi era un re al quale venivano attribuiti poteri quasi divini. Il suo più alto titolo onorifico era halach uinic (il vero uomo) e il suo assolutismo era legge consapevolmente accettata. Egli si preparava fin da bambino al difficile compito dì rappresentare presso i suoi sudditi l'altissima dignità di cui sarebbe stato investito. Presso i Maya il titolo di re era tramandato di padre in figlio e rimaneva comunque nell'ambito della famiglia anche quando il re non aveva eredi diretti. Fin da bambino il futuro sovrano veniva sottoposto a cure ed attenzioni che oggi non esiteremmo a definire crudeli: gli veniva appiattito il cranio, rimodellato il naso, tatuato il viso, gli erano ornati di pietre preziose il naso e i lobi delle orecchie. Fin dai primi giorni della sua nascita, la testa era posta fra due assi di legno legate insieme, in modo che sotto la continua pressione il cranio si appiattisse e diventasse più largo. Secondo la religione Maya questo uso fu donato dagli dei per conferire un'aria più nobile e per rendere le teste più adatte a ricevere carichi da trasportare.

Un popolo religioso e pacifico


maya2La religione, profondamente sentita, univa in una grande, sola comunità le popolazioni delle città-stato sparse su un così grande territorio. La massima divinità del loro culto era denominata Hunahpu, iddio supremo e inoperoso. Il dio del sole, adorato come datore di vita, si chiamava Itzamna, il Serpente Piumato, Quelzacoatl era il dio buono che aveva proibito i sacrifici umani ed aveva istruito le prime tribù nella caccia, nella pesca e nelle varie arti. C'erano inoltre divinità della pioggia e del terremoto, dell'agricoltura e delle stelle. Secondo il racconto della creazione maya contenuto nel libro sacro intitolato Popol Vuh, Hunahau (il signore del regno dei morti) insieme al Serpente Piumato fece sorgere la terra dal mare, facendone quindi scaturire ogni cosa necessaria alla vita; infine creò l'uomo servendosi della pannocchia di mais. I Maya raffiguravano il cosmo come un immenso albero che, innalzandosi dalla terra verso il cielo, protendeva i rami a formare le quattro parti del mondo; ciascuna di queste era governata da uno dei figli del dio supremo Hunahpu. Ognuno di questi dei regnava in particolare su un determinato colore, su uno dei quattro elementi (fuoco, terra, aria, acqua) e su una delle quattro parti di 65 giorni in cui si divideva l'anno sacro di 260 giorni. I Maya avevano perfezionato una sofisticata tecnica di misurazione del tempo. Essi distinguevano quattro tipi di calendari: - uno rituale di 260 giorni, contrassegnato da 13 numeri e 20 segni; - uno solare di 365 giorni, suddiviso in 18 mesi di 20 giorni ciascuno, più i cinque restanti; - uno di mezzo anno lunare di 177 giorni; - un calendario regolato sul pianeta Venere, suddiviso in 584 giorni. Il culto si differenziava da quello azteco soprattutto perché i sacrifici umani erano molto rari. Si offrivano invece animali domestici, fiori, frutta. L'aldilà era formato da una complessa architettura di 13 cieli e 9 inferni: i cieli stavano uno sopra l'altro e vi soggiornavano gli dei sotto il governo dei quattro figli di Hunahpu. li numero 4 si ritrovava anche nel mito delle quattro distruzioni catastrofiche che l'universo aveva subito dalla sua creazione. I Maya credevano di vivere nella quinta ricreazione, ma non se ne aspettavano la fine da un momento all'altro, con il cuore angosciato come gli Aztechi. I Maya erano un popolo pacifico, sapevano trasformarsi in guerrieri in caso di necessità, ma la loro occupazione primaria era coltivare la terra: mais, legumi, cotone e cacao. Non c'erano fiumi nella loro terra: l'acqua indispensabile ai campi veniva dal cielo. Si comprende, quindi, perché nei loro templi l'immagine del dio della pioggia (Chac) sia stata raffigurata con tanta insistenza.

La piramide tempio

La casa del contadino era una comune capanna a pianta quadrata impastata con fango e fascine, ma gli edifici pubblici erano costruzioni veramente imponenti. Dal pietrisco calcareo della penisola yucatana i Maya traevano le pietre da costruzione, pietre che venivano cementate con calcina. Il monumento centrale di ogni città era l'alta piramide tronca sulla cui sommità sorgevano i templi degli dei. Una ripida scala portava al tempio, talvolta le scale erano quattro, una per ogni lato. Le piramidi potevano raggiungere l'altezza di 60 metri, i gradini simboleggiavano le suddivisioni delle sfere celesti. Di fronte all'ampia e ripida scalinata centrale si trovavano delle stele rettangolari (alte fino a 4 metri), davanti alle quali erano posti gli altari in pietra, di forma piatta e rotonda. Il più grande e presumibilmente anche il più antico insediamento urbano dell'impero maya è Tikal con la piramide Tempio 2 alta 70 metri. Chichén ltzà, centro cultuale e città del dio della pioggia Chac, era sede della fonte sacra Zenotes, situata nella zona nord della città e consacrata allo stesso dio della pioggia. Questa fonte aveva un diametro di 60 metri e una profondità di 40. Al vertice della gerarchia sociale era posta la casta sacerdotale: i sacerdoti di rango superiore si occupavano degli aspetti scientifici, dalla scrittura all'osservazione degli astri, dall'architettura sacra alle pratiche mediche. I sacerdoti di rango inferiore presiedevano invece ai sacrifici. Il gioco della pelota assumeva carattere sacro poiché si riteneva che potesse influenzare il corso del sole nel cielo. Durante le competizioni, che si svolgevano in luoghi sacri circondati da mura, la palla doveva passare attraverso anelli di pietra fissati alle pareti. Considerata la più importante fra le culture indie del continente americano, la cultura maya si distinse per le Cognizioni acquisite nel campo dell’astronomia, della matematica (particolarmente per l'uso dello zero), dell'urbanistica e della scrittura ideografica; quest'ultima è ancora oggi decifrabile solo in parte. Quando gli Spagnoli intrapresero la conquista dell'America Centrale, la civiltà maya era in declino e alcune delle bellissime città sacre dello Yucatàn giacevano già abbandonate. I Messicani di oggi sono in gran parte discendenti diretti degli Aztechi. Ma chi erano gli Aztechi e da dove erano venuti? Una suggestiva leggenda circonda di mistero la storia di questo popolo bellicoso e fiero, narrata in poetico linguaggio nella Cronica Mexicayotl redatta dopo la conquista spagnola.