Città del Messico
27 aprile 1998, lunedì
Il sabato e la domenica questa città è quasi vivibile, il lunedì ripiomba nel caos più assoluto con gli autisti in preda a crisi di nervi mentre sono imbottigliati nel traffico. Anche i pedoni sono tanti a calpestare i marciapiedi delle strade del centro; si notano soprattutto quando si ammassano agli incroci in attesa del verde per attraversare.
Per evitare che le due masse di persone si scontrino al centro dell'incrocio al verde, sono state create le strisce pedonali a doppio senso di marcia. Le strisce zebrate sono state trasformate in frecce la cui punta indica il senso di marcia.
Sullo zòcalo e nelle vie adiacenti ci sono una miriade di gioiellerie tutte piene di clienti, soprattutto messicani che misurano, controllano e contrattano l'acquisto di piccoli gioielli d'oro e d'argento. Sempre allo zòcalo, sotto i portici, è stata allestita una mostra fotografica con foto della città dal 1908 al 1920 e dal 1930 al 1940; si vede una città ricca, molto meglio delle nostre città nello stesso periodo. E' quello il tempo in cui tanti italiani sono emigrati da queste parti per un futuro migliore !?!
Come un mese fa, ci sono numerosi complessini di ciechi che nonostante tutto se la cavano abbastanza bene. Il gruppo di ragazzi e ragazze in abiti atzechi con tanto di penne sulla chioma continuano imperterriti a ballare al ritmo dettato dai tamburi; dimostrano una resistenza fisica non comune.
Nel palazzo presidenziale, sotto i porticati dell'atrio centrale, ci sono i famosi murales di Rivera in cui l'artista racconta la storia del paese prima, durante e dopo la conquista spagnola.
Qualche quadra alle spalle del palazzo presidenziale, in piena zona mercato, c'è una stradina a luci rosse. Le contrattazioni avvengono per strada sotto un paio di teloni rossi stesi tra i palazzi che respingono i raggi del sole ed attirano i clienti; questi formano un ipotetico cerchio dentro il quale girano le ragazze come se si trattasse di una sfilata di moda. Abitini stretti mettono in risalto le loro prosperità; passando accanto ai probabili clienti lanciano occhiate e bisbigliano paroline piccanti per convincere gli indecisi. In mano hanno una chiave, sarà quella dell'alcova, come a dire: qui non si perde tempo. Quelle che si stanno proponendo ora sono tutte bruttine sia di faccia che di fisico; infatti girano a vuoto, nessuno si impietosisce.
Un taxi per 50$ ci porta all'aeroporto. In macchina si cerca di fissare in mente le ultime immagini di questa città, di questo paese che ci ha ospitato per un mese e che ora purtroppo è arrivato il momento di lasciare. Anche qui il controllo passaporti è effettuato dal personale civile al check-in che ritira anche la tarjeta compilata e timbrata all'ingresso del paese.
L'aeroporto è abbastanza grande così le due ore che ci separano dalla partenza passano velocemente passando da un negozio all'altro. L'aereo è un Boeing 747.400. Partiamo verso le 23:00 con una mezz'ora di ritardo perché è sempre chiusa per lavori una delle due piste. Il comandante illustra il piano di volo che prevede il sorvolo del Golfo del Messico, di New Orleans e della costa est americana l'attraversamento dell'Atlantico all'altezza dell'Irlanda e da qui la discesa fino a Londra. Comico il duetto tra il comandante, che da informazioni in inglese con una cadenza da divo di Hollywood, e la persona che traduce in spagnolo, impacciata, insicura, non convinta di quello che dice.
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San Cristòbal de las Casas
21 aprile 1998, martedì
Per questa mattina avevamo programmato un giro in bici nei dintorni della piccola capitale ma arrivati dal ciclista che affitta le due ruote troviamo la porta chiusa con su attaccato un biglietto che avvisa la clientela che il negozio aprirà alle 10:38 e la ringrazia per la comprensione.
Più che la comprensione stupisce la precisione dell'orario segnato sul biglietto; in un paese come il Messico dove il tempo non è denaro come da noi, dove la vita scorre blandamente senza tempi e modi ben definiti, risaltano certe puntualizzazioni.
All'ingresso delle città un cartello indica il numero degli abitanti fino all'ultima unità; se si sta costruendo un'opera pubblica un cartello indica quante persone ne beneficeranno: Costruzione di acquedotto per acqua potabile per 511 persone oppure Costruzione di rete fognaria per 11783 persone. La domanda sorge spontanea: se nel corso d'opera nasce la 512esima persona, questa che farà???... berrà acqua minerale per tutta la vita???... e la 11784esima persona dove andrà a fare i suoi bisogni???
Non trovando risposte serie decidiamo di fare un giro per i villaggi limitrofi utilizzando i mezzi pubblici; dalla zona mercato partono i collettivos che in 20 minuti e per 5$ raggiungono lo zòcalo di San Juan Chamula.
La gente del posto è tutta vestita con abiti tipici; gli uomini indossano cappello bianco e ponchos di lana bianca e le donne con camicette ricamate, gonna nera e scialle multiuso azzurro detto rebozo. Percorriamo un viottolo sterrato per alcuni chilometri; il paesaggio è stupendo con colline alberate e prati su cui pascolano pecore, tante nere, guardate a vista da piccoli pastorelli e vecchie donne.
Donne, con i figli in groppa, stanno zappettando il terreno mentre altre seminano il mais mettendo un numero preciso di semi per ogni buca che poi ricoprono con cura. Nell'aia di quasi tutte le case c'è una donna che seduta per terra tesse tessuti con particolari telai.
Donne e bambini fanno scorta d'acqua al pozzo; questo è segnalato, come da usanza maya, da una grossa croce di legno che non ha quindi nessun significato cristiano. Incontriamo un gruppetto di case con una scuola, campetto di pallacanestro e megafono che irradia musica e messaggi per tutta la valle.
Stanno vaccinando i pochi gatti presenti contro la rabbia (???); al contrario dei tanti cani randagi, di gatti finora se ne son visti pochi. Devono essere portatori di qualche malattia perché molti murales invitano la popolazione a denunciare alle autorità la presenza dei graziosi felini.
La bellezza del paesaggio e dei costumi degli abitanti è offuscata dal comportamento di questi ultimi; sono restii a farsi fotografare perché sono convinti che con la foto gli si ruba l'anima ma allo stesso tempo ti chiedono soldi in cambio della stessa foto come se per 20$ ci si potesse anche vendere l'anima al diavolo.
Sullo zòcalo si affaccia il Templo Principal; all'esterno sembra una chiesa normale ma appena entrati ci si rende conto che c'è qualcosa di diverso. In queste zone in tanti anni di presenza la chiesa non è mai riuscita a cancellare del tutto vecchie tradizioni religiose; spesso sono arrivati a dei compromessi come in questo caso dove in chiesa si praticano vecchi riti pagani.
Ai lati, al posto dei classici altarini, ci sono numerose teche poggiate sopra tavolini che racchiudono le statue di diversi santi; alcuni sono lustrati altri sono impolverati come se fossero santi di serie A e santi di serie B. Non ci sono le classiche panche con inginocchiatoio, il pavimento è ricoperto da paglia ed aghi di pino.
La parte da leone la fanno i curanderos, individui che, ingaggiati dai fedeli, con riti magici e cantilene guariscono questi da qualsiasi male. Essi agiscono in base al principio che ogni male può essere assorbito da una determinata sostanza; tra queste sostanze ci sono anche refrescos ed alcol per cui bottiglie di coca cola ed aguardiente sono ingredienti fondamentali per lo svolgimento dei riti assieme alle candele accese sul pavimento, disposte a formare precise figure, ed ai petali di diversi fiori che sono gettati ad intervalli regolari tra le candele con gesti studiati.
L'altare principale è costituito da un semplice tavolo con sopra un piccolo Cristo in croce; secondo alcuni in questa chiesa non è mai entrato un prete mentre il guardiano che ci fa da guida a precisa domanda ha risposto che ogni domenica si celebra la messa (???). Questi riti sono talmente importanti per la popolazione locale che un rigido servizio d'ordine con la minaccia di grossi manganelli impedisce che li si possa disturbare con foto o riprese varie.
Per entrare occorre pagare 3$ a testa nell'ufficio turistico che sta nel vicino palazzo municipale; quando siamo entrati per i biglietti gli addetti ci hanno chiesto di attendere un momento perché... dovevano finire la partita a carte. Sul retro del palazzo municipale ci sono le carceri; spartane, solo cancellate di ferro a separare le celle le une dalle altre e queste dall'esterno. Dentro ci sono due uomini rinchiusi, un po' malconci, e fuori i parenti che cercano di rincuorarli; ci dicono che devono restare in gattabuia per 72 ore ma non si riesce a capire se sono dentro per rissa, hanno entrambi il volto tumefatto, o per ubriachezza o per entrambe le cause.
A pensarci bene la parola gattabuia in questo caso non è appropriata visto che di luce ne hanno parecchia e questa notte avranno anche molto... freddo dato che sono praticamente all'aperto.
Un po' avventurosamente andiamo al vicino villaggio di Zinacantan; stranamente i collettivos collegano ottimamente i due vicini villaggi con San Cristòbal ma non effettuano nessuna corsa diretta tra i due. Dopo aver visitato lo strano cimitero, solo croci piantate nel terreno, di varie misure, materiali e colorazioni , senza un fiore o un accenno di arredo tombale, tutt'intorno a quella che un tempo doveva essere stata una grossa e bella chiesa ora tristemente diroccata, prendiamo un collettivos fino al bivio per 5$ a testa e qui dopo circa un'ora sotto il sole si è fermato un jeppone con tre persone a bordo che ci hanno dato uno strappo fino allo zòcalo di Zinacantan; qui ai nostri accorati ringraziamenti l'autista ha risposto chiedendoci 20$!!!!
L'abbigliamento degli abitanti di questo villaggio cambia totalmente rispetto a quello della vicina Chamula. Il colore predominante è il rosso; gli uomini sopra gli abiti normali portano un poncho rosso con su fiori ricamati. L'atteggiamento nei confronti della macchina fotografica però non cambia: niente foto a meno che... non si paghi.
La tranquilla passeggiata sulla strada sterrata che si allontana dal centro si interrompe bruscamente quando un tizio in preda ai fumi dell'alcol si avventa su Azelio reo d'aver scattato una foto contro il suo volere; cerchiamo di calmarlo ma a peggiorare la situazione ci si mettono alcune donne armate di machete che lo fomentano perché in precedenza anch'esse erano state vittime dei nostri scatti furtivi. Fortunatamente la cosa si risolve al meglio anche grazie all'intervento di altre persone.
A San Cristòbal, tra la sorpresa generale, ritroviamo i quattro ragazzi svizzeri con cui si era fatto il tour nei dintorni di Creel con Manuel.
Domani si andrà in Guatemala; un bus della Cristòbal Colon per 43$ ci porterà a Cuahutemos, città di confine messicana, tre ore di viaggio su strada tortuosa.
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