Huaynamota

10 aprile 1998, venerdì

Alle quattro del mattino i primi pellegrini cominciano a lasciare il villaggio approfittando della luce emessa dalla luna piena; altri sono già in fila la dove arriverà un camion che li porterà a valle all'embarcadero dove i barconi li traghetteranno alla diga da dove altri camion li trasporteranno alle varie destinazioni.
La fila davanti al Cristo è costante. Alle sette il sagrato della chiesa è una distesa di candele e lumini in bicchieri consumati, le uniche persone presenti sono quelle in fila, quelle che pregano e... gli zombie che imperterriti continuano a suonare. Molti lasciano il villaggio in sella a cavalli o muli mentre cominciano ad atterrare i primi aerei.
Colazione dalle suore con fagioli e foglie di fichi d'india tagliati a piccoli dadi e cotti (nopal??): 10$ compreso un buon caffè alla cannella. E' arrivato il nostro aereo, è un DC3, nome di battaglia: Cristina. Ci sono trenta posti, siamo più di sessanta pronti a partire. Veniamo allontanati dal velivolo perché devono effettuare il rifornimento; il pilota fa rotolare il barile lungo la pista fin sotto l'aereo, riempie dei secchi che passa al secondo pilota sull'ala che attraverso un imbuto con filtro provvede a svuotarlo nel serbatoio.
Finita quest'operazione facciamo valere le nostre doti atletiche e ci troviamo tra i primi alla scaletta tra gli spintoni e le proteste degli esclusi. Ci sono cinque file di quattro poltrone con corridoio al centro e, verso prua, le altre dieci poltrone sono spalle agli oblò, cinque da un lato e cinque dall'altro. Verso coda una porta comunica col vano bagagli, ma questi vengono depositati alla rinfusa tra l'ultima fila di poltrone e questa porta; verso prua la zona passeggeri è separata dalla cabina di pilotaggio da un vano in cui c'è un intrigo di tubi, pompe, leve, rubinetti ecc. Non ci sono più le porte per cui è possibile controllare l'operato dei piloti.
Dal momento dell'accensione dei motori al decollo passano pochi secondi durante i quali il secondo pilota chiude il portellone, legge al primo pilota i controlli da effettuare prima della partenza e manovra alcune leve. Il decollo è favorito anche qui dalla pista in discesa; questa pista è più che sufficiente per i piccoli Piper ma appena sufficiente per questi DC3 tanto che la gente ai bordi della pista è costretta ad abbassarsi. Il polverone è spettacolare.
Non ci sono hostess ma oltre ai piloti sull'aereo è presente un meccanico che con pinze e chiavi inglesi agisce su bulloni, pompe e rubinetti vari. Anche in questo caso il volo dura venti minuti dalle 9:45 della partenza alle 10:05 dell'atterraggio; la compagnia è la Tansa.
L'autista di un pick-up ci da un passaggio fino a Santiago, logicamente sediamo nel cassone. All'albergo prendiamo gli zaini che avevamo lasciato, facciamo una doccia veloce e via a Guadalajara; 25$ in seconda fino a Tepic e 104$ fino a Guadalajara in primera especial in circa tre ore. La statale 15 attraversa zone selvagge, le numerose colate laviche ne tradiscono l'origine vulcanica. Grandi piantagioni di agave segnalano il passaggio per Tequila dove da questa pianta ottengono l'omonimo distillato.
Il sistema di trasporto passeggeri si svolge quasi esclusivamente su strada con bus il cui standard è a livelli europei, almeno per quanto riguarda i viaggi a media e lunga distanza. Si nota un grosso sforzo tendente al miglioramento del settore sia da parte privata, con la costituzione di nuove società o l'accorpamento di altre, sia da parte pubblica, con il raddoppio in corso delle principali statali e la costruzione ex novo di tratti autostradali e nuovi terminal terrestri nelle periferie delle città riservati ai collegamenti a media e lunga distanza. Questo sta permettendo di ridurre sempre più i tempi di percorrenza.
I vecchi terminal nel cuore delle città sono ormai ad uso esclusivo delle piccole compagnie che offrono collegamenti con i piccoli centri limitrofi. Il terminal terrestre della capitale dello stato di Jalisco è chiamato nueva central e si trova a circa dieci chilometri dal centro. Un taxi ci porta all'hotel Las Americas per 28$; doppia con acqua calda e ventilatore, senza ascensore:123$. Il primo impatto con la città è positivo, bei palazzi, molte piazze animate, poco traffico per via delle festività; per lo stesso motivo i negozi sono quasi tutti chiusi rendendo difficile la ricerca di un ristorante per cenare. Si ripiega sull'onnipresente McDonald: hamburger, patatine e coca cola per 28$ a testa.

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Città del Messico > Londra

28 aprile 1998, martedì

Alle quattro ora messicana è già giorno ma il personale di bordo obbliga a tenere ancora chiuse le tapparelle degli oblò. Il volo scorre via liscio fino ad Heathrow dove atterriamo alle 8:45 messicane, 14:45 londinesi, 15:45 italiane, in perfetto orario. Arriviamo al terminal 4 ed in cinque minuti di bus raggiungiamo il terminal 1 da dove partirà alle 17:40 l'aereo per Roma .
C'è da far passare tre ore. I negozi nell'area aeroportuale sono tanti, tutti luccicanti, ma si può solo guardare; la sterlina oggi è a 3092 lire. Con questo cambio anche i prezzi scontati diventano alti; il problema del cambio non riguarda solo noi italiani perché, a dispetto del grande affollamento nei negozi, le commesse sono tutte libere.
L'aereo per Roma è un Boeing 767.400 mezzo vuoto. Il tempo di cenare poi inizia la caccia al Monte Bianco dopodiché tutti ad ammirare la costa maremmana di notte prima di atterrare a Fiumicino alle 21:05 italiane, in perfetto orario. I bagagli arrivano tutti solo che il machete che avevo spedito nel bagagliaio è stato trattenuto dalla polizia che me lo restituisce dopo la promessa di... non ammazzarci nessuno fino a Grosseto.
Il tempo perso per recuperare il machete ci fa passare dalla dogana per ultimi, lontano dal grosso dei viaggiatori, e come previsto i doganieri ci fermano e cercano oggetti di valore comprati all'estero su cui applicare le tasse d'importazione e l'I.V.A.; non trovano niente.

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Città del Messico

26 aprile 1998, domenica

Ieri siamo tornati dal Guatemala con il volo della KLM che collega la capitale guatemalteca con quella messicana prima e quella olandese dopo. 215 dollari a testa che con taxi e tasse aeroportuali sono lievitati a 265.
L'aereo era un Boeing 747.400 nuovissimo, volo KL746, partito alle 19:25. La cena a bordo è stato ottimo con un'inaspettata tagliatella alla siciliana. L'arrivo che era previsto alle 22:00 è stato ritardato di una ventina di minuti perché una delle piste dell'aeroporto di Città del Messico è chiusa per lavori; questo ritardo ci ha permesso di ammirare la città dall'alto di notte. La visibilità era stranamente buona. All'arrivo, dei sanitari in camice bianco vogliono sapere da che zona del Guatemala proveniamo; Antigua non è pericolosa per la salute cosi abbiamo potuto proseguire senza problemi...
Mattinata passata al mercato de La Ciudadela ed a quello simile distante due, tre quadre. Sono in vendita prodotti d'artigianato provenienti da tutte le regioni del Messico. L'apertura dei singoli esercizi avviene a rilento: i cartelli fissano alle nove l'orario d'apertura ma sono le dieci e solo una piccola parte dei negozietti è aperta. La qualità dei prodotti è buona, i prezzi quasi sempre più alti rispetto a quelli visti nelle regioni d'origine degli oggetti.
Nel pomeriggio visita ai giardini di Xochimilco. Si trovano nella parte meridionale di quel grande lago Texcoco ormai sostituito dalla grande città; qui i contadini aztechi non avendo terre da lavorare costruirono delle chiatte, le riempirono di fango e cominciarono a coltivarle. La cosa ebbe successo, le zattere si moltiplicarono tanto da divenire dal punto di vista economico molto importante per la crescita dell'impero azteco. Favorite dai bassi fondali, le radici col tempo hanno saldamente ancorato le zattere; oggi si presenta come un dedalo di canali sfruttato turisticamente tra piccoli appezzamenti di terreno coltivato.
Dallo zòcalo metropolitana direzione sud, 1,5$; al capolinea c'è la partenza del tren ligero, è poco più di un tram, che ci porta fino all'embarcadero, 1,5$. Il tram è affollato di gente che va allo stadio Azteca. Approfittando della confusione una donna fruga nel marsupio di Giosuè che se ne accorge in tempo; nel frattempo però è riuscita a fregarsi un paio di biglietti della metropolitana.
La stazione capolinea di questa ferrovia si chiama Embarcadero, ma il molo si trova ad un paio di quadre più avanti. Ci sono decine di barconi variopinti ormeggiati; lunghi circa sette metri per due e mezzo di larghezza, hanno il fondo piatto ed una specie di gazebo che fa ombra su un tavolo fissato al pavimento e sedie impagliate. Per manovrarle i barcaioli utilizzano lunghe canne di bambù che puntano sul basso fondale.
Ci accordiamo per un giro di un'ora per 90$. C'è una specie di Canal Grande dove tutte queste barche confluiscono. In maggioranza sono famiglie che sfruttano il tavolo e le sedie per mangiare e bere in navigazione. I barconi vengono abbordati da altri su cui ci sono i mariachi che suonano e cantano canzoni in cambio di propine. In barchette più piccole ci sono venditori di fiori, pannocchie di mais bollite o grigliate, refrescos, tessuti ed altro che si avvicinano per proporre la propria mercanzia. L'insieme è vivace sia per i colori che per i suoni ed anche per l'allegria dei gitanti incoraggiata dalle abbondanti bevute.
Vicino alla stazione capolinea del tren ligero c'è un'arena in cui si stanno svolgendo delle corride; lo spettacolo completo prevede sei corride al prezzo di 40$. Per vedere le ultime due paghiamo 10$. E' uno spettacolo crudele in cui il toro è destinato a soccombere visto la disparità di forze in campo.
Quando il torero è bravo il toro dopo essere stato lentamente torturato viene matato al primo colpo di spada e smette di soffrire. Se il torero non è bravo, come è accaduto nell'ultima corrida, e non riesce ad assestare il colpo decisivo il povero toro è costretto ad un supplemento di sofferenza che coinvolge anche chi fa il tifo per il toro e non per il torero.
Ridicolo l'atteggiamento del torero che dopo aver matato il toro fa il giro dell'arena a raccogliere applausi e mazzi di rose rosse dalle ammiratrici e ridicoli sono anche quelli che lanciano in campo cappelli e maglioni che il torero prontamente rilancia sugli spalti.
Allo stadio Azteca l'America è impegnata in un sentitissimo derby con una delle numerose squadre cittadine. Mancano pochi minuti alla fine della partita, cerchiamo di entrare ma veniamo fermamente respinti a tutti i varchi. Intanto l'America, la squadra messicana più blasonata, ha perso per zero a uno e, incredibilmente per noi, le due tifoserie escono insieme dallo stadio senza il minimo incidente.
Per quanto è violento il gioco in campo tanto è tranquillo il tifo sugli spalti; per fare un paragone con l'Italia è come se i tifosi di Inter e Milan o Lazio e Roma uscissero assieme dallo stadio dopo un derby e prendessero lo stesso autobus o la stessa metropolitana per tornare a casa senza il minimo accenno di lite. La cosa deve essere normalissima qui perché la polizia non è presente in massa e quei pochi sono preoccupati più per il traffico che per altro.
Tutte le sere che abbiamo passato a Città del Messico abbiamo sempre assistito a degli spettacoli che si svolgevano allo zòcalo così usciamo dal sottopassaggio della metropolitana pronti ad immergerci nella folla degli spettatori ma rimaniamo delusi: la piazza è deserta.

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Città del Messico

27 aprile 1998, lunedì

Il sabato e la domenica questa città è quasi vivibile, il lunedì ripiomba nel caos più assoluto con gli autisti in preda a crisi di nervi mentre sono imbottigliati nel traffico. Anche i pedoni sono tanti a calpestare i marciapiedi delle strade del centro; si notano soprattutto quando si ammassano agli incroci in attesa del verde per attraversare.
Per evitare che le due masse di persone si scontrino al centro dell'incrocio al verde, sono state create le strisce pedonali a doppio senso di marcia. Le strisce zebrate sono state trasformate in frecce la cui punta indica il senso di marcia.
Sullo zòcalo e nelle vie adiacenti ci sono una miriade di gioiellerie tutte piene di clienti, soprattutto messicani che misurano, controllano e contrattano l'acquisto di piccoli gioielli d'oro e d'argento. Sempre allo zòcalo, sotto i portici, è stata allestita una mostra fotografica con foto della città dal 1908 al 1920 e dal 1930 al 1940; si vede una città ricca, molto meglio delle nostre città nello stesso periodo. E' quello il tempo in cui tanti italiani sono emigrati da queste parti per un futuro migliore !?!
Come un mese fa, ci sono numerosi complessini di ciechi che nonostante tutto se la cavano abbastanza bene. Il gruppo di ragazzi e ragazze in abiti atzechi con tanto di penne sulla chioma continuano imperterriti a ballare al ritmo dettato dai tamburi; dimostrano una resistenza fisica non comune.
Nel palazzo presidenziale, sotto i porticati dell'atrio centrale, ci sono i famosi murales di Rivera in cui l'artista racconta la storia del paese prima, durante e dopo la conquista spagnola.
Qualche quadra alle spalle del palazzo presidenziale, in piena zona mercato, c'è una stradina a luci rosse. Le contrattazioni avvengono per strada sotto un paio di teloni rossi stesi tra i palazzi che respingono i raggi del sole ed attirano i clienti; questi formano un ipotetico cerchio dentro il quale girano le ragazze come se si trattasse di una sfilata di moda. Abitini stretti mettono in risalto le loro prosperità; passando accanto ai probabili clienti lanciano occhiate e bisbigliano paroline piccanti per convincere gli indecisi. In mano hanno una chiave, sarà quella dell'alcova, come a dire: qui non si perde tempo. Quelle che si stanno proponendo ora sono tutte bruttine sia di faccia che di fisico; infatti girano a vuoto, nessuno si impietosisce.
Un taxi per 50$ ci porta all'aeroporto. In macchina si cerca di fissare in mente le ultime immagini di questa città, di questo paese che ci ha ospitato per un mese e che ora purtroppo è arrivato il momento di lasciare. Anche qui il controllo passaporti è effettuato dal personale civile al check-in che ritira anche la tarjeta compilata e timbrata all'ingresso del paese.
L'aeroporto è abbastanza grande così le due ore che ci separano dalla partenza passano velocemente passando da un negozio all'altro. L'aereo è un Boeing 747.400. Partiamo verso le 23:00 con una mezz'ora di ritardo perché è sempre chiusa per lavori una delle due piste. Il comandante illustra il piano di volo che prevede il sorvolo del Golfo del Messico, di New Orleans e della costa est americana l'attraversamento dell'Atlantico all'altezza dell'Irlanda e da qui la discesa fino a Londra. Comico il duetto tra il comandante, che da informazioni in inglese con una cadenza da divo di Hollywood, e la persona che traduce in spagnolo, impacciata, insicura, non convinta di quello che dice.

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San Cristòbal de las Casas

21 aprile 1998, martedì

Per questa mattina avevamo programmato un giro in bici nei dintorni della piccola capitale ma arrivati dal ciclista che affitta le due ruote troviamo la porta chiusa con su attaccato un biglietto che avvisa la clientela che il negozio aprirà alle 10:38 e la ringrazia per la comprensione.
Più che la comprensione stupisce la precisione dell'orario segnato sul biglietto; in un paese come il Messico dove il tempo non è denaro come da noi, dove la vita scorre blandamente senza tempi e modi ben definiti, risaltano certe puntualizzazioni.
All'ingresso delle città un cartello indica il numero degli abitanti fino all'ultima unità; se si sta costruendo un'opera pubblica un cartello indica quante persone ne beneficeranno: Costruzione di acquedotto per acqua potabile per 511 persone oppure Costruzione di rete fognaria per 11783 persone. La domanda sorge spontanea: se nel corso d'opera nasce la 512esima persona, questa che farà???... berrà acqua minerale per tutta la vita???... e la 11784esima persona dove andrà a fare i suoi bisogni???
Non trovando risposte serie decidiamo di fare un giro per i villaggi limitrofi utilizzando i mezzi pubblici; dalla zona mercato partono i collettivos che in 20 minuti e per 5$ raggiungono lo zòcalo di San Juan Chamula.
9303La gente del posto è tutta vestita con abiti tipici; gli uomini indossano cappello bianco e ponchos di lana bianca e le donne con camicette ricamate, gonna nera e scialle multiuso azzurro detto rebozo. Percorriamo un viottolo sterrato per alcuni chilometri; il paesaggio è stupendo con colline alberate e prati su cui pascolano pecore, tante nere, guardate a vista da piccoli pastorelli e vecchie donne.
Donne, con i figli in groppa, stanno zappettando il terreno mentre altre seminano il mais mettendo un numero preciso di semi per ogni buca che poi ricoprono con cura. Nell'aia di quasi tutte le case c'è una donna che seduta per terra tesse tessuti con particolari telai.
Donne e bambini fanno scorta d'acqua al pozzo; questo è segnalato, come da usanza maya, da una grossa croce di legno che non ha quindi nessun significato cristiano. Incontriamo un gruppetto di case con una scuola, campetto di pallacanestro e megafono che irradia musica e messaggi per tutta la valle.
Stanno vaccinando i pochi gatti presenti contro la rabbia (???); al contrario dei tanti cani randagi, di gatti finora se ne son visti pochi. Devono essere portatori di qualche malattia perché molti murales invitano la popolazione a denunciare alle autorità la presenza dei graziosi felini.
La bellezza del paesaggio e dei costumi degli abitanti è offuscata dal comportamento di questi ultimi; sono restii a farsi fotografare perché sono convinti che con la foto gli si ruba l'anima ma allo stesso tempo ti chiedono soldi in cambio della stessa foto come se per 20$ ci si potesse anche vendere l'anima al diavolo.
Sullo zòcalo si affaccia il Templo Principal; all'esterno sembra una chiesa normale ma appena entrati ci si rende conto che c'è qualcosa di diverso. In queste zone in tanti anni di presenza la chiesa non è mai riuscita a cancellare del tutto vecchie tradizioni religiose; spesso sono arrivati a dei compromessi come in questo caso dove in chiesa si praticano vecchi riti pagani.
Ai lati, al posto dei classici altarini, ci sono numerose teche poggiate sopra tavolini che racchiudono le statue di diversi santi; alcuni sono lustrati altri sono impolverati come se fossero santi di serie A e santi di serie B. Non ci sono le classiche panche con inginocchiatoio, il pavimento è ricoperto da paglia ed aghi di pino.
La parte da leone la fanno i curanderos, individui che, ingaggiati dai fedeli, con riti magici e cantilene guariscono questi da qualsiasi male. Essi agiscono in base al principio che ogni male può essere assorbito da una determinata sostanza; tra queste sostanze ci sono anche refrescos ed alcol per cui bottiglie di coca cola ed aguardiente sono ingredienti fondamentali per lo svolgimento dei riti assieme alle candele accese sul pavimento, disposte a formare precise figure, ed ai petali di diversi fiori che sono gettati ad intervalli regolari tra le candele con gesti studiati.
L'altare principale è costituito da un semplice tavolo con sopra un piccolo Cristo in croce; secondo alcuni in questa chiesa non è mai entrato un prete mentre il guardiano che ci fa da guida a precisa domanda ha risposto che ogni domenica si celebra la messa (???). Questi riti sono talmente importanti per la popolazione locale che un rigido servizio d'ordine con la minaccia di grossi manganelli impedisce che li si possa disturbare con foto o riprese varie.
Per entrare occorre pagare 3$ a testa nell'ufficio turistico che sta nel vicino palazzo municipale; quando siamo entrati per i biglietti gli addetti ci hanno chiesto di attendere un momento perché... dovevano finire la partita a carte. Sul retro del palazzo municipale ci sono le carceri; spartane, solo cancellate di ferro a separare le celle le une dalle altre e queste dall'esterno. Dentro ci sono due uomini rinchiusi, un po' malconci, e fuori i parenti che cercano di rincuorarli; ci dicono che devono restare in gattabuia per 72 ore ma non si riesce a capire se sono dentro per rissa, hanno entrambi il volto tumefatto, o per ubriachezza o per entrambe le cause.
A pensarci bene la parola gattabuia in questo caso non è appropriata visto che di luce ne hanno parecchia e questa notte avranno anche molto... freddo dato che sono praticamente all'aperto.
1228Un po' avventurosamente andiamo al vicino villaggio di Zinacantan; stranamente i collettivos collegano ottimamente i due vicini villaggi con San Cristòbal ma non effettuano nessuna corsa diretta tra i due. Dopo aver visitato lo strano cimitero, solo croci piantate nel terreno, di varie misure, materiali e colorazioni , senza un fiore o un accenno di arredo tombale, tutt'intorno a quella che un tempo doveva essere stata una grossa e bella chiesa ora tristemente diroccata, prendiamo un collettivos fino al bivio per 5$ a testa e qui dopo circa un'ora sotto il sole si è fermato un jeppone con tre persone a bordo che ci hanno dato uno strappo fino allo zòcalo di Zinacantan; qui ai nostri accorati ringraziamenti l'autista ha risposto chiedendoci 20$!!!!
L'abbigliamento degli abitanti di questo villaggio cambia totalmente rispetto a quello della vicina Chamula. Il colore predominante è il rosso; gli uomini sopra gli abiti normali portano un poncho rosso con su fiori ricamati. L'atteggiamento nei confronti della macchina fotografica però non cambia: niente foto a meno che... non si paghi.
La tranquilla passeggiata sulla strada sterrata che si allontana dal centro si interrompe bruscamente quando un tizio in preda ai fumi dell'alcol si avventa su Azelio reo d'aver scattato una foto contro il suo volere; cerchiamo di calmarlo ma a peggiorare la situazione ci si mettono alcune donne armate di machete che lo fomentano perché in precedenza anch'esse erano state vittime dei nostri scatti furtivi. Fortunatamente la cosa si risolve al meglio anche grazie all'intervento di altre persone.
A San Cristòbal, tra la sorpresa generale, ritroviamo i quattro ragazzi svizzeri con cui si era fatto il tour nei dintorni di Creel con Manuel.
Domani si andrà in Guatemala; un bus della Cristòbal Colon per 43$ ci porterà a Cuahutemos, città di confine messicana, tre ore di viaggio su strada tortuosa.

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