Ulaan Baatar
19 agosto 2007, domenica
Sveglia prima dell'alba per essere all'aeroporto in tempo per prendere l'aereo per Mosca alle 7.30. Sotto la pioggia, prima di colazione, lasciamo indumenti, viveri, candele e altro vicino al cassone dove i diseredati del posto vanno a frugare in cerca di qualcosa di utile.
In aeroporto scopriamo subito che il nostro volo è ritardato di due ore. Da una parte non è un grosso problema; così si diluisce di un paio d'ore la lunghissima sosta che ci spetta a Mosca ma se pensiamo che potevamo dormire un paio d'ore in più...!
Troviamo una sedia libera per passare nel migliore dei modi questo tempo tra le gigantografie dei Khan che si sono succeduti a Gengis che adornano l'atrio e che solo ora ho capito che non sono tutte uguali, tutte di Gengis Khan.
Cominciano finalmente le operazioni del check-in; per evitare di pagare molto per l'eccesso di peso dei bagagli, facciamo due check-in di gruppo, uno per i milanesi e uno per i romani in modo che l'eccesso di peso degli zaini più pesanti sia bilanciato da quelli più leggeri.
Per i milanesi tutto procede bene e mentre loro passano al controllo passaporti noi restiamo... al palo perché il computer ha cominciato a fare le bizze. La ragazza del nostro banco chiede prima l'aiuto delle colleghe dei banchi vicini e poi chiama il capo. Questo smanetta un po' sulla tastiera e poi col sorriso sulle labbra del primo della classe ci consegna undici carte d'imbarco... peccato che siamo solo in dieci! Ci avanza una carta intestata a un tipico nome polacco. Al controllo passaporti i lettori ottici dei poliziotti non leggono tutti i visti d'ingresso così passano alla procedura a mano con inevitabile perdita di tempo; dai bagagli a mano vengono fatti togliere le bottiglie d'acqua tranne... me!
Alle 9.25 iniziano le operazioni di imbarco. L'aereo è un Tupolev TU-154-M. I tanti strati di vernice che coprono le parti non pannellate come i battenti del portellone sono un chiaro indice di vetustà del veicolo. Come se non bastasse i portelloni delle uscite di sicurezza portano evidenti segni dell'opera di piedi di porco serviti a sbloccarli più di una volta.
Partiamo alle 9.50; gli assistenti di volo hanno più di quaranta anni, non gli manca l'esperienza. Alle 12.10 atterriamo a Novosibirski, la più grande città della Siberia. Dall'alto appare molto industriale per la presenza di tanti capannoni e ricca di acqua; è su un fiume o su un lago.
Anche qui, come a Ulaan Baator, i prati accanto alle piste dell'aeroporto sono usati come parcheggio per i vecchi aerei in disuso da decenni; così mentre l'aereo percorre lentamente le piste laterali per arrivare all'aerostazione si ha la sensazione di stare dentro un museo e di ripercorrere a ritroso la storia dell'aviazione civile sovietica.
A differenza della stragrande maggioranza degli aeroporti dove le autocisterne si avvicinano all'aereo per il rifornimento, qui è l'aereo che si ferma... nei pressi del distributore. È un tombino evidenziato dai colori giallo e rosso; una piccola autopompa pompa il carburante dal tombino e fa il pieno all'aereo.
Non ci fanno scendere dall'aereo e ripartiamo alle 13.00. Le hostess vestono una camicetta celeste scuro con ricami blu chiaro su gonna blu e sciarpa grigio e arancio. Gli steward hanno camicia celeste e giacca e pantalone blu. Ci servono lo stesso immangiabile pasto dell'andata; la differenza è che all'andata, un po' l'entusiasmo che ti fa apparire tutto più bello e più buono, un po' la paura dell'ignoto della serie… mangiamo ora, domani chissà, mangiammo tutto. Oggi con lo stato d'animo di chi sta per finire una vacanza è rimasta molta roba nei vassoi.
Arriviamo a Mosca alle 16.40 ora mongola, 12.40 ora locale. Questo tipo di aereo è molto rumoroso in condizioni di volo normali e come tutti gli altri accentua la rumorosità in fase di atterraggio; quello che lo differenzia dagli altri è il tipo di rumore. I motori non variano la potenza e quindi la rumorosità linearmente per cui rombi assordanti si alternano a paurosi silenzi accompagnati da enigmatiche vibrazioni della struttura. In tutti e quattro gli atterraggi con questo tipo d'aereo non c'è stato mai il classico applauso liberatorio dei viaggiatori... forse le mani erano ancora impegnate in gesti scaramantici.
Nuova lunghissima fila al banco transiti; questa volta siamo più sereni visto che abbiamo la coincidenza fra appena sette ore. In tutti gli aeroporti c'è un servizio vip per chi se lo può permettere ma il varco a loro riservato è generalmente in una zona appartata lontano da sguardi indiscreti; qui questo varco è accanto al nostro e non è piacevole vedere uomini d'affari e donne in carriera accompagnati da splendide fanciulle in divisa passarci accanto con passo spedito mentre noi siamo bloccati in una interminabile fila.
Ci troviamo una ventina di metri quadrati tranquilli addossati al vetro dei gates 1 e 2, per ora non attivi, e organizziamo il lungo bivacco che ci dovrà servire fino a stasera. È uno degli aeroporti di Mosca, il Sheremetyevo; non è grande e ci sono solo una decina di shops in cui far passare un po’ di tempo. Siamo rimasti colpiti da una piccola vetrina in cui sono esposte bottiglie di cognac il cui prezzo varia dai 1500$, la più economica, ai 5000$ la più cara. Se sono esposte a questi prezzi è perché qualcuno le compra!
Accettano gli euro e solo le acrobazie contabili di Michele ci fanno evitare grandi quantità di rubli di resto. Tra spuntini, shopping, partite a scacchi, scrittura di diari e altro le ore passano lente fino a che compare sugli schermi che il volo per Milano è stato ritardato alle 1.30 della notte. È un brutto colpo soprattutto per chi domani mattina deve essere in ufficio. L’imbarco per Roma è regolare.
Alle 20.00 partiamo con il nuovo Airbus A320-200; decisamente più confortevole del vecchio Tupolev anche se qui lo spazio vitale tra la poltrona di fianco e quella davanti è ridotto all’osso. Fortuna che Mosca e Roma distano solo tre ore e mezza di volo.
Siamo sul filo del tramonto, un tramonto bellissimo e lunghissimo visto che si viaggia contromano rispetto alla Terra. Abbiamo modo di ammirare le saette di un temporale non molto distante da noi e le poche luci presenti sulle isolette dalmate prima di atterrare a Fiumicino alle 23.30 ora moscovita, 21.30 locali.
I bagagli arrivano velocemente. È l’ultimo atto di questo splendido tour fatto in compagnia di simpatici e interessanti compagni di viaggio.
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Khogno Khan
17 agosto 2007, venerdì
Questa mattina a colazione arriviamo a una considerazione inquietante. Ci sono tantissimi animali da latte dalle pecore alle mucche, dalle capre agli yak ma sui tavoli non si trova mai una goccia di latte fresco, solo in polvere; in compenso a colazione le uova non mancano mai anche se in questi giorni non si è visto nemmeno una gallina.
Tra gli animali domestici a noi familiari il maiale non è molto diffuso; sono stati avvistati un paio di esemplari che grufolavano intorno al mercato di Tsetserleg. Gatti solo due ma erano casalinghi, di compagnia. Cani tanti; come accade spesso, dopo svariati incroci misti si arriva a un bastardo… di razza. Ha la taglia di un pastore tedesco, vispo, sempre coda alta, nero o marroncino. Quelli che hanno un padrone sono tremendi e non ti fanno avvicinare al bene che stanno proteggendo; la parola mongola che si usa per chiedere permesso, tradotta letteralmente significa allontana il cane e questa la dice lunga. Quelli che vagano liberi per la prateria sono invece tranquillissimi; sono in cerca di un padrone e quando l’hanno trovato lo proteggono con la dovuta cattiveria.
Tutte le volte che abbiamo messo su un campo di tende e si è timidamente avvicinato un cane questo, dopo due carezze e un biscotto, è rimasto al campo tutta la notte abbaiando quando un estraneo o un altro animale tentava di avvicinarsi alle tende. Sono tutti in ottima salute.
Nelle ultime notti, forse perché ce ne siamo accorti solo ora, le nostre gher sono state visitate dai topolini di campagna; lo stratagemma di rialzare le cibarie appendendole al soffitto non è stato sufficiente in quanto, utilizzando la struttura di legno delle tende come strade, questi animaletti riescono a raggiungere qualsiasi punto della gher.
Siamo fermi ad aspettare il terzo pulmino quando accanto a noi si ferma un’auto; scendono due tipi, giovani e ben vestiti che urinano a un passo dal nostro mezzo. Restiamo esterrefatti visto che noi per farla ci allontaniamo sempre decine di metri dal minivan. Non contenti, scambiando due parole col nostro autista, scoreggiano senza pudore!
Siamo fermati a un posto di blocco della polizia. È un vecchio camion furgonato verde scuro con una scaletta di legno per accedere all’interno del furgone dove una donna poliziotto controlla i documenti degli autisti dei mezzi che ferma un altro poliziotto in strada armato di fischietto e manganello di plastica rosso fosforescente.
Restiamo fermi quasi un’ora perché l’autista del nostro Uaz cerca di non pagare la multa dovuta perché il furgone non porta un adesivo che abilita il mezzo al trasporto di turisti. Dopo una lunga trattativa torna al mezzo soddisfatto ma non si capisce se è contento perché è riuscito a non pagare la multa o se è solo riuscito a ottenere uno sconto.
Alcuni mezzi, come i pullman di linea, si fermano anche senza essere invitati a fermarsi dal poliziotto e mentre l’autista porta i documenti alla poliziotta nel furgone i passeggeri invadono la prateria circostante per fare i bisogni.
Un pulmino uguale al nostro che trasporta locali è stato fermato; davanti, oltre all’autista, ci sono quattro persone… non oso pensare quante altre sono stipate dietro.
Arrivati nella capitale andiamo al grandissimo mercato soprannominato dai locali Black Market. È in un’area immensa, si paga per entrare, si vende di tutto. Ci sono tre enormi capannoni industriali coperti, uno di fianco agli altri; sotto questi e nello spazio adiacente non coperto ci sono una miriade di banchi che vendono i loro prodotti. Come in tutti i grandi mercati i negozi sono raggruppati per genere. Stoffe, vestiti maschili, femminili, per bambini, sportivi, classici, tradizionali. Noto che i tajer per donne hanno nella confezione sia la gonna che il pantalone cosa che in Europa non avviene.
C’è tantissima gente. Buona parte dei prodotti in vendita sono cinesi; grandi falsi come Adidas, Fila, North Face ecc. Tutti possono verificare la bravura di sarti, estetiste o parrucchieri perché questi lavorano praticamente all’aperto negli spazi a loro riservati. Per girarlo tutto occorrono ore e ore. Simpatiche le mutande da donna col culo imbottito.
Piove e transitare tra le bancarelle fuori dai capannoni è estremamente pericoloso; arrivano dei freddi gavettoni a sorpresa provocati dagli esercenti che svuotano le tende dall’acqua accumulatasi senza preoccuparsi minimamente delle persone che vi stanno transitando sotto. Incredibilmente si risolve sempre con ampie risate tra esercente e vittima di turno.
Nel reparto tessuti, negli angusti vialetti tra i banchi, transitano molti carretti carichi all’inverosimile di merce venduta trainati da esili portatori che gridano parole incomprensibili per noi per far spostare la gente e non perdere l’abbrivio. Nello spazio riservato ai gioiellieri si notano molti uomini che si provano al dito grossi anelli d’oro; classico oro venduto in oriente di bassa caratura.
Dopo cena facciamo un giro per la città by night; c’è molta gente per strada e nei locali. Il traffico è ancora consistente anche se non ci sono le chiassose file pomeridiane. Dal nostro albergo in dieci minuti a piedi si arriva alla piazza Sukhbaatar che è la piazza principale della città.
Sukhbaatar è colui che proclamò l’indipendenza dalla Cina nel ’21 e una statua equestre color terracotta al centro della piazza lo ricorda. Su questa grande piazza, ben illuminata e frequentata da moltissimi giovani si affacciano gli edifici più importanti della città con un misto di vecchio restaurato o in via di restauro e nuovo finito o in via di costruzione. La facciata principale del parlamento con la statua di Gengis in bronzo è rivolta simbolicamente verso sud come le porte delle gher.
A sud della piazza corre la via della Pace, la strada dello shopping della capitale. Prendiamo una birra in un Pub e torniamo in albergo tra la puzza della spazzatura bruciata che di sera prende il posto della puzza da smog di auto del giorno.
Davanti al nostro albergo c’è un grosso contenitore di immondizia e abbiamo notato che è costantemente ispezionato da bambini e adulti alla ricerca di cose utili da mangiare o capi di vestiario ecc. Decidiamo di lasciare qui e non in albergo tutto quello che non porteremo in Italia come vecchi indumenti sporchi e residui di cibarie.
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