Kolkata

Kolkata, 31 ottobre 2015, sabato

Ricca colazione in albergo. Tra riso saltato, uova ed altro… sembra più il continuo della cena di ieri! Con un pulmino con autista faremo un giro per la città; la prima tappa è il Mullik Ghat Flower Market ovvero il mercato dei fiori che si svolge nelle vicinanze dell’Howrah Bridge. Sono le 8.30 di una giornata semifestiva e la città si sta ancora svegliando; ci sono ancora molte persone che dormono a terra sui marciapiedi mentre molti cani dormono ancora per strada segno che il traffico ancora non è… caldo.

Lasciamo la strada principale svoltando a sinistra e troviamo subito un passaggio a livello chiuso con un discreto numero di veicoli in coda. Il treno passa subito e le sbarre si alzano repentinamente ma complice la strada stretta al di qua ed al di la della strada ferrata impieghiamo un po’ di tempo prima di riuscire a muoverci. Al di la del passaggio a livello da un lato della strada ci sono tantissimi veicoli grandi e piccoli parcheggiati alla meglio usati per il trasporto da e per il mercato; dall’altro lato tante baracche costruite alla meglio con i più svariati materiali riciclati utilizzati come abitazioni, officine, chioschi per street food o altro. Tra i tanti c’è il riparatore di ciclorickshaw cargo; penso che per la loro semplicità costruttiva e la conseguente facilità nel ripararli questi mezzi vivranno in eterno.

Questa strada che stiamo percorrendo a piedi si dirige verso l’Howrah Bridge e gli passa sotto parallela al fiume. Ad entrambi i lati ora è un continuo susseguirsi di variopinte bancarelle più o meno grandi che vendono fiori a numero, a peso o sotto forma di ghirlande; quelle di fiori color giallo o arancio la fanno da padrone.

I portatori con grossi cesti sul capo pieni di fiori che vanno o vengono dal mercato sono tantissimi; è un mercato al dettaglio e, soprattutto, all’ingrosso dove i piccoli commercianti acquistano per poi rivendere nelle varie zone della città. E’ difficile trovare un aggettivo per descrivere l’insieme; è un tripudio di fiori, colori e profumi in mezzo a montagne di rifiuti e baraccopoli…

All’altezza dell’Howrah Bridge c’è un ghat dove alcune persone stanno compiendo le loro abluzioni mentre altri più semplicemente si stanno lavando con tanto di sapone; c’è molto fango fresco, segno che la marea si è abbassata da poco. Da qui c’è una visuale maestosa sul ponte considerato il più trafficato del mondo; un’incredibile opera d’alta ingegneria che s’innalza sul fiume Hooghly con un’unica campata di 450 metri che è praticamente sulle nostre teste. Sull’altra sponda, c’è la presenza massiccia della stazione ferroviaria di Howrah con il suo chilometrico muro di cinta a mattoncini rossi.

Stanno girando un film in uno spiazzo tra il fiume e una strada laterale del mercato; riusciamo a passare tra un ciack e l’altro. Al ritorno il passaggio a livello è di nuovo chiuso ma questa volta le cose sono messe peggio dell’andata perché alla riapertura delle sbarre un grosso camion è rimasto intrappolato nella strada stretta e non riesce ad andare ne avanti e ne indietro facendo da tappo a tutto il traffico da e per il mercato.

Arriviamo al Belur Math Temple, centro religioso sulle sponde del fiume Hooghly circondato da grandi giardini che comprende templi, scuole, ghat ed altro. E’ il quartier generale della missione di Ramakrishna, il guru che predicava l'unione di tutte le religioni, ed il tempio principale è una costruzione singolare che a seconda dell'angolazione dalla quale viene osservato assume ora le forme di chiesa, ora di moschea o di tempio buddista in linea con gli insegnamenti del guru fondatore.

Le donne di mezza età in su sono quelle che più di altri seguono i dettami religiosi o tradizionali che dir si voglia. Quando scendono ai ghat portano un piatto di ottone pieno di offerte che per lo più sono i fiori che abbiamo visto stamani al mercato e che dopo vari passaggi di filiera sono arrivati qui. Entrano in acqua a mezzo busto, portano il piatto in testa mantenendolo con le mani e si immergono completamente compreso il piatto in modo che le offerte finiscano in acqua. Si rialzano quasi subito e con il piatto raccolgono l’acqua in superficie e la gettano più in la ripetendo l’operazione più volte; a questo punto risalgono il ghat ed iniziano le operazioni di… asciugatura visto che il bagno è stato fatto con i vestiti addosso. Gli uomini in genere si bagnano solo le mani nell’acqua o, fermi qualche gradino più su, vengono leggermente bagnati con qualche goccia d’acqua dalle loro donne. Le ragazze si fanno i selfie con lo smartphone bagnandosi leggermente i piedi stando attente a non bagnare e sporcare il vestitino buono. Gli anziani vengono accompagnati in acqua e si immergono lentamente sempre attentamente tenuti per le braccia dalle figlie. I bambini vengono denudati e subiscono la stessa sorte.

Come in tutti i ghat a queste persone che si bagnano per fini religiosi si affiancano quelli che si bagnano per… lavarsi. Si riconoscono per l’uso del sapone che usano per il proprio corpo prima e per gli abiti dopo.

Molti riempiono recipienti d’acqua santa, recipienti che possono essere brocche d’ottone o bottiglie di plastica riutilizzate o contenitori, sempre di plastica, da due, tre litri che sono in vendita negli shops all’esterno del tempio.

E’ sabato e molti sono venuti in autobus privato in pellegrinaggio da lontano; soprattutto le donne indossano l’abito nuovo con le pieghe del confezionamento in piena evidenza. Sui prati all’esterno del complesso templare questi fedeli consumano un fugace pasto preparato sul posto da uomini del gruppo muniti di pentoloni, mestoli, fuoco e… tanta volontà.

In questa parte della città circolano molti rickshaw elettrici, più snelli e più capienti dei vecchi cugini Apetti sempre agili, scattanti ed in perfetta forma. Deve esserci in zona una o più officine meccaniche con torni perché si vedono circolare tanti rickshaw carichi di trucioli di ferro.

Il Dakhineswar Kali Temple per la sua imponenza si vede da lontano, color nocciola con righe amaranto. E’ luogo di devozione indù alla dea Kali in uno dei suoi aspetti più cupi, Bhavatarini. È costruito sulla riva del fiume Hooghly ed i suoi due ghat, posti ai lati della fila delle 12 piccole cappelle che guardano l’acqua, sono molto frequentati dai fedeli. I rituali dei fedeli che utilizzano i ghat a fini religiosi sono tanti e non so se differiscono tra loro perché rivolti a divinità differenti o perché sono personalizzate, magari tramandate dai genitori o derivanti da tradizioni delle proprie comunità d’origine.

Uno di questi rituali prevede l’accensione di incensi nel piatto delle offerte, la recita a bassa voce nella massima concentrazione delle preghiere ed il lancio nel fiume il più lontano possibile di monete da 50 paise o da 1 e 2 rupie. Questa pratica molto usata su questi ghat ha generato di conseguenza una nuova categoria di… bagnanti; oltre a quelli che si immergono per fede ed a quelli che si immergono per igiene personale ci sono i… cacciatori di monetine armati di potenti calamite legate a corde più o meno lunghe che vengono lanciate e ritirate a se dragando il fondo del fiume sperando che qualche dischetto d’acciaio inox si attacchi!

Molti fedeli arrivano qui con auto agghindate con ghirlande di fiori ed indossando il vestito della domenica… anche se è sabato!

All’interno dell’area templare ci sono due gallerie coperte moderne lunghe una trentina di metri con due tappeti rossi stesi per terra, uno per lato, su cui camminano i fedeli che vogliono acquistare materiale da offerta o contenitori per l’acqua santa dai tantissimi piccoli negozietti tutti attaccati gli uni agli altri e che vendono quasi tutti la stessa mercanzia. I venditori sono comicamente posizionati in obliquo con i piedi sull’uscio dei propri negozi, con un braccio e la testa all’altezza del tappeto rosso e con l’altra mano ancorata alla porta per non cadere; ognuno di loro con voce squillante e slogans diversi urla qualcosa. L’insieme delle voci sommato all’eco ed all’amplificazione propri degli spazi angusti ed affollati ne fanno una bomba acustica unica ed irripetibile.

Anche sui marciapiedi delle strade attorno al tempio ci sono tantissimi chioschetti di un paio di metri quadri tutti attaccati gli uni agli altri, tutti che vendono oggettistica sacra. Qui i venditori non usano attirare i clienti con richiami vocali, non potrebbero mai superare i decibel prodotti dai veicoli a motore che dividono la strada con i pedoni a cui i venditori hanno rubato il marciapiedi.

Tra non molto in città ci sarà il Kali Puja, il festival in onore della dea Kali; in vari punti della città si stanno costruendo decine di pandal, piccoli templi finti e semplici portali con canne di bambù come ossatura e cartapesta per le finiture. Sono quasi tutti in via di costruzione con operai specializzati che in barba a tutte le norme di sicurezza si arrampicano tra i bambù, legandoli tra loro per dargli la forma voluta; pochi sono già pannellati, nessuno finito.

Arrivati al quartiere di Kumartuli siamo accolti da due grosse falce e martello dipinte sulla facciata di una casa… E’ una zona nella parte nord della città dove vivono famiglie di scultori con le loro piccole botteghe; un dedalo di vicoletti contornati da decine e decine di laboratori dove gli artigiani, specializzati in manufatti di creta con l’anima in paglia, producono statue utilizzate per i festival religiosi.

Alcune aste di bambù legate tra loro formano l’ossatura che poi viene ricoperta di paglia dando una prima forma grezza alla divinità come uno spaventapasseri prima di essere vestito. Qui il vestito è fatto con un impasto di argilla e paglia che da all’opera la forma definitiva; questi laboratori affacciano su viuzze strette in cui il sole ha difficoltà a penetrare per cui sono i ventilatori che hanno il compito di essiccare l’argilla. I laboratori sono organizzati e specializzati; ci sono quelli che fanno il grosso e quelli che fanno la minutaglia come mani, teste ecc ci sono quelli che assemblano i vari pezzi e quelli che verniciano, ci sono quelli che producono gli accessori e quelli che trasportano i vari pezzi da un laboratorio all’altro per essere assemblati o rifiniti. Questi ultimi sono altamente specializzati perché un conto è spostare una statua di un metro e altro discorso è trasportarne, senza romperla, una di tre metri con sei braccia su stradine sconnesse, strette e piene di gente a piedi o a bordo di moto a tutto clacson. Per i trasporti eccezionali si utilizzano slitte di legno trainate da cinque, sei persone con l’ausilio di corde mentre altre persone ai lati si occupano della stabilità dell’opera, tutti coordinati con comandi concisi urlati da altre persone che guidano il trasporto. L’insieme è spettacolare. Kumartuli è comunque uno dei luoghi più affascinanti della città.

L’ingresso al Victoria Memorial costa 10Rps. Il parco è grande e ben curato mentre l’imponente edificio di marmo bianco di epoca coloniale è sottoposto a lavori di sabbiatura della facciata per ridargli il colore originario. Il mix architettonico è evidente anche all’occhio del neofita dal neoclassicismo dei marmi bianchi allo stile moghul delle cupole.

Per la prima volta in India vedo un’impalcatura non in bambù ma fatta con tubi innocenti, quelli veri di una volta non quelli modulari moderni. Inutile dire che i lavoratori si muovono tra i tubi senza particolari protezioni antinfortunistiche a parte qualche sporadico casco.

La neogotica St. Paul's Cathedral è aperta ma… chiusa; è possibile entrare ed ammirare la sua ampia navata, le vetrate policrome e… i ventilatori a soffitto ma impossibile raggiungere l’altare perché stanno preparando una funzione religiosa.

Molto emozionante la visita alla tomba di Madre Teresa di Calcutta; è in una semplice stanza del refettorio dell’edificio dell’istituzione da lei fondata alla periferia della città, quella delle Missionarie della Carità. È possibile visionare anche la sua minuscola camera che lei usava quando era qui; inutile dire che è estremamente spartana. In una sala al piano terra, accanto a quella che ospita la tomba, sono esposti tanti cimeli che la riguardano come lettere scritte o ricevute negli anni, oggetti d’uso quotidiano, foto che la ritraggono dai primi anni di carriera agli ultimi accanto a personaggi noti che hanno fatto la storia del mondo. Tra tutti spicca il certificato del premio Nobel consegnatole.

In una città come Calcutta, piena di smog e polveri più o meno sottili, i vigili non potevano che indossare una divisa di colore… bianco; un paio di bretelle d’ordinanza la abbellisce o… ridicolizza a seconda dei punti di vista. Dopo la cena al Blue Sky, 200Rps, ottimo lassi all’arancia, 45Rps.

Andiamo verso Sealdah railway station; è una delle più grandi della città tanto che sono in realtà tre stazioni in una. Per la North e la Main si accede dallo stesso fabbricato viaggiatori mentre la South è una stazione indipendente dalle altre con un proprio fascio di binari ed un proprio fabbricato viaggiatori posizionato accanto all’altro. I tre terminals servono soprattutto per il traffico suburbano mentre per quello a lunga percorrenza, che serve a noi ora, collega le città a nord ed ad ovest di Calcutta.

Appena arrivi i facchini ti assalgono; sono riconoscibili dalla fascia che portano in fronte e che all’occorrenza utilizzano come cuscinetto tra la testa ed il bagaglio. Ci accordiamo per 50Rps a bagaglio non senza difficoltà visto che loro parlano solo il Bengali. La stazione è affollata ma seguendo i facchini arriviamo subito al binario; siamo in anticipo ma il marciapiede è già stracolmo di persone in attesa dello stesso nostro treno. Cerchiamo inutilmente di sapere in anticipo dove si posizionerà la nostra vettura, la S3, quando arriverà il treno; c’è un treno in partenza dal binario accanto al nostro e ci posizioniamo all’altezza della sua carrozza S3 sperando di indovinarci.

Il tempo passa e gli annunci vocali si moltiplicano ma la maggior parte sono in lingua Bengali e quelli in inglese risultano incomprensibili; l’unica cosa certa è che ora è in ritardo ma al contempo non riusciamo a capire come ciò sia possibile visto che il treno ha origine da questa stazione. Una spiegazione potrebbe essere che avevamo capito male e che il treno è in transito; se così fosse il problema non è il ritardo ma il fatto che il convoglio arriverà già con viaggiatori a bordo e quelli che sono in attesa qui con noi e che ci sembrano già tanti… diventerebbero troppi!

Dopo l’ennesimo incomprensibile annuncio qualcuno si siede per terra mentre altri, tirato fuori il lenzuolino dalla borsa, si sdraiano addirittura. Capiamo che la cosa è più grave del previsto. Cerchiamo di avere notizie dai nostri compagni di sventura ma con scarsi risultati fino a che un tizio si avvicina e ci informa che il nostro treno è deragliato e che verso mezzanotte ci daranno delle informazioni più precise.

Passa la mezzanotte ma notizie fresche non ne abbiamo, solo ritardo imprecisato che non ci permette di trovare soluzioni alternative, ammesso che a quest’ora se ne possano trovare. Intanto dei nostri ipotetici compagni di viaggio pochi sono in piedi; seduti o sdraiati mangiano, giocano a carte o dormono. Nessuno si agita o si arrabbia nel classico stile indiano, una calma atavica.

Una cosa che avevo notato era la pulizia della massicciata che è in cemento; dopo ore di attesa di questa moltitudine di persone un po’ di sporco si è riformato ma tre addetti ripercorrono tutto il binario ripulendo il tutto.

Nonostante la pulizia si vedono molti topi ma la cosa incredibile è la scena di una famiglia che sta mangiando utilizzando una seduta di cemento intorno ad una colonna della pensilina come tavolo per appoggiarci le cibarie; forse attratta dall’odore da un buchino ai loro piedi appare la testa di un topo che dopo poco, sincronizzandosi col movimento dei piedi umani, comincia ad uscire e rientrare rubando velocemente qualche briciola. Cerchiamo di attirare l’attenzione di queste persone che quando se ne accorgono, invece di cacciarlo…, gli danno del cibo da mangiare!

Tra ansia, paura e divertimento nella più assoluta indifferenza arriva a sorpresa il treno che cala sul binario di partenza con una lentezza esasperante. Sono le due di notte ed il treno arriva vuoto segno evidente che l’incidente è avvenuto tra lo scalo e la stazione; è per questo che sono bastate solo… 4 ore.

Le porte sono chiuse dall’interno ed un addetto si fa tutto il treno e le apre una per volta dando così il tempo ai viaggiatori di prepararsi davanti alla propria carrozza prenotata riducendo al minimo la temuta calca. Sono le stesse carrozze stile americano usate negli altri viaggi in India negli ultimi venti anni; non ci sono addetti così ogni viaggiatore fa da se sia meccanicamente tirando su ed agganciando agli altri la cuccetta centrale, sia preparandosi il letto con i propri lenzuoli e cuscini che non sono in dotazione. Cesso alla turca pulito ma atavicamente maleodorante.

Partiamo alle 2.30 con porte aperte che ormai nemmeno rimangono chiuse se provi ad accostarle, ventilatori, prese high tech e finestrini con barre antintrusione e vetri che non si chiudono completamente. I vicini non sono molto tranquilli e si dorme poco e male ed appena comincia ad albeggiare cominciano a passare i venditori di chai che con la loro voce impostata rendono impossibile ogni tentativo di dormire.

Oltre al via vai dei numerosi venditori di chai, avvolte il fato ne fa materializzare due contemporaneamente nella vettura, ci sono tanti altri personaggi che passano ad allietare… il sonno. Una bambina salta, si contorce, fa capriole lungo il corridoio, dopo aver energicamente fatto spazio allontanando chi occupa il suo palcoscenico, al ritmo dello strumento musicale suonato dal grande fratello o… dal piccolo padre. Ha un bel visino, serio, con molto carattere; esibendosi sul pavimento di una carrozza ferroviaria ne ha inevitabilmente assorbito i… colori!

Il trans si rivolge agli uomini generalmente giovani; è serio, non pronuncia parola, si annuncia battendo un colpo con le mani, un applauso… singolo, tra le dita delle mani ha tanti biglietti da 10Rps che deve essere la sua tariffa. Se l’uomo paga la sua offerta il trans gli accarezza le guance con il palmo delle mani; tutto qui, deve essere una specie di portafortuna.

I venditori di colazioni servono generalmente riso con salsine che i clienti mangiano sul posto sdraiati o, se possibile, seduti nella posizione del loto, con le mani… tanto dopo una nottatina in queste vetture le mani sono pulitissime!

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