Paro

Paro, 12 novembre 2015, giovedì

Questa mattina visita al sito più famoso del Bhutan, il Taktsang Goemba, monastero della Tana della Tigre. Arriviamo con il minibus ai piedi della montagna; è presto, stanno ancora montando le bancarelle dei souvenir, ma non abbastanza... ci sono già piccole carovane di cavalli pronte a partire che per 700Rps portano su i turisti più pigri o meno atletici.

Il sentiero sale su nel bosco di pini; il fondo è duro con polvere in superficie, radici emerse e pendenza medio alta. La difficoltà maggiore è rappresentata però dai cavalli che ci precedono; il sentiero è largo mediamente un metro e mezzo e permetterebbe di sorpassarli in sicurezza solo che le bestiole procedono zigzagando alla ricerca del miglior grip, quindi bisogna aspettare che si fermino a bere in strategici abbeveratoi o che qualcuno della colonna si impunti.

Dopo poco passiamo accanto a tre tempietti con un piccolo ponte in legno sul piccolo ruscello ed una… grande immagine sacra dipinta su di una roccia; un simpatico angolino immerso nella vegetazione. Intanto le nuvole mattutine si sono dissolte regalandoci una giornata di sole con cielo limpido ed assenza, o quasi, di vento.

Arriviamo dopo una mezzoretta alla caffetteria; è un punto di ristoro con shop e toilette annesse a pochi metri dal sentiero. Sul sentiero c'è una grossa ruota di preghiera ed un filare di ruote più piccole e tante bandiere di preghiera lungdhar che si incrociano in aria tra loro. È anche il punto di arrivo dei cavalli; da qui in poi tutti a piedi.

Si comincia a vedere il monastero incredibilmente aggrappato alla ripida parete rocciosa ma a quest'ora è in ombra e la cosa amareggia non poco il fotografo che è in noi. La salita continua fino ad un punto panoramico posto alla stessa altezza del monastero; il dislivello dal punto di partenza del trek a questo viewpoint è +485 metri, non poco.

Qui finisce il sentiero sterrato e comincia una lunga sequenza di gradini che prima scendono e poi risalgono al monastero. Cominciamo la discesa dopo un'ora circa dalla partenza.

I gradini sono di diverse altezze e spesso inglobano la roccia sottostante; tornantino dopo tornantino si arriva a valle passando per una strana piccola costruzione con spaventapasseri, teche contenenti coppe con olio santo ed una musichetta sacra a basso volume che proviene dall'interno anche se la porta è chiusa con un grosso lucchetto. Comunque è un buon posto di sosta ed un buon punto panoramico sul monastero.

La discesa finisce sul ponte di legno che attraversa il ruscello alimentato dall'acqua di una alta e bellissima cascata; l'acqua prima di passare sotto il ponticello alimenta un mani chukor. L'insieme è un misto di bellezza e misticismo con il suono del campanellino che, azionato dalla ruota, rompe il silenzio ad ogni giro.

Al di la del piccolo ponte a sinistra si va al Lione Cave, una casetta incastrata nella roccia dove vive un monaco eremita; gli scalini per arrivarci sono di una ripidezza estrema. Su c’è un piccolo cesso, un tempietto e la casa del monaco. Un cartello invita a non sostare a lungo in questo posto per non disturbare l'eremita. La discesa è anche più impegnativa della salita; meglio non guardare in basso, è poco meno di una parete verticale.

Dopo il ponte a destra si sale al monastero; siamo ad un dislivello di -100 metri dal viewpoint e dal monastero ed il tratto che ci separa dal Tiger’s Nest è tutto dritto, senza tornantini e con gradini di altezze disomogenee.

Sia i gradini che abbiamo percorso in discesa sia questi che stiamo salendo sono addossati alla parete rocciosa; dove la roccia forma delle mensole naturali o delle cavità sono stati posti qui dei piccoli stupa di terracotta, dalle dimensioni di un pugno, colorati generalmente di bianco o giallo. Con questi piccoli stupa si onorano i defunti; è un chiaro esempio di influenza reciproca tra l’animismo delle origini della religione Bon e gli stupa del buddismo.

A metà salita c'è un piccolo portale in legno dopo il quale troviamo un originale sistema di raccolta delle acque. In fondo ad un incavo naturale nella roccia, profondo un paio di metri, l'acqua che trasuda dalla volta viene giù goccia a goccia. Una pala simile nella forma a quella usata per infornare le pizze è posizionata in modo che l'acqua vi goccioli al centro; i bordi rialzati incanalano l'acqua in un tubo legato al manico della pala che la porta in cima ad un bidone posizionato al margine della scalinata, riempiendolo. Alla base del bidone un rubinetto rende fruibile a tutti un po' di refrigerio.

Arriviamo in cima al monastero dopo un'ora e mezza dalla partenza. Non c'è molto spazio; un'asta con una bandiera di preghiera lhadhar, una panchina di cemento ed un gabbiotto con una serie di armadietti in cui stipare zaini, macchine fotografiche e telefonini. Un poliziotto registra a mano il nome e consegna lucchetto e chiave ed un altro poliziotto ti perquisisce per essere sicuro che non hai... dimenticato la macchina fotografica in tasca prima di salire gli ultimi ripidi 65 scalini che portano al Gompa composto da dieci templi, nove grotte sacre e diverse abitazioni collegate tra loro da… scale con gradini scavati nella roccia.

La roccia, nel punto dove è stato costruito il complesso monastico, visto da lontano, somiglia ad una maschera con tanto di occhi e naso.

Si dice che Guru Rimpoche abbia raggiunto questo sito in volo in groppa ad una tigre per sottomettere il demone locale e dopo questa fatica è rimasto tre mesi a meditare in questa grotta. Nel primo tempio che si visita, quello basso, c’è appunto il Buddha che cavalca la tigre che è la rappresentazione della moglie. Nel tempio alto il Buddha è affiancato da dodici statue più piccole raffiguranti altrettante manifestazioni diverse. Ci sono molte offerte sia in denaro che in beni... mangerecci.

Il terzo tempio che vediamo è il cosiddetto Nido della Tigre. Questo tempio è stato quasi completamente distrutto da un incendio ed ora ricostruito; prima era semplice, spartano, annerito dai fumi di oli ed incensi perché all'epoca la vita monastica era povera. Ora la ricostruzione ha restituito un tempietto ricco perché oggi il monastero, come il mondo monastico in genere, riceve molte offerte non solo dai privati ma anche dallo stato.

Il Buddha centrale è affiancato da due statue raffiguranti il Buddha della compassione che abbiamo imparato a riconoscere bene perché si distingue dagli altri per le sue undici teste e venti braccia... Il pozzo delle offerte è profondo diversi metri e metterà sicuramente a dura prova i monaci delegati a recuperare le tante monete e banconote che contiene.

Nel quarto tempio troneggia un grosso Buddha storico mentre nel quinto una statua di contorno raffigura una scena di sesso; nel buddhismo si raggiunge la verità o con la meditazione o con la pratica (tantrico). All'ultimo grado il maestro si accoppia con un'allieva ed è quello che vuol rappresentare questa statua.

Nella cappella votiva ci sono centinaia di lampade di tutte le dimensioni alimentate con l’impasto di burro e cera; per una offerta di 20Rps si può accendere lo stoppino di una piccola coppetta.

Il Tiger Nest, il nido della tigre è una profonda fessura nella roccia con una malferma scala di legno che dovrebbe aiutare a scendere giù ma che in effetti scoraggia chi ha un minimo di... sale in zucca.

Dentro una stanza-grotta c'è lo stupa di un monaco che è stato a capo del monastero e che deve aver lasciato un buon ricordo di se visto che i suoi resti sono conservati nello stupa all'interno del monastero e soprattutto perchè la cassetta delle offerte a suo nome è piena di banconote dei fedeli.

Nel frattempo il sole... girando ha illuminato il monastero permettendoci, nella via del ritorno, di fare un po' di foto. La discesa come sempre, nei punti più ripidi, è più impegnativa della salita.

A valle facciamo una specie di picnic all'aperto assieme a undici cani randagi che ci fanno compagnia aspettando da noi qualche briciola; sono vicinissimi ma per niente invadenti.

Il monastero è a 3000 metri d'altitudine mentre ora siamo a 2600 metri. Ci sono stati due infortuni tra i trekkers; una è portata giù in questo momento su di una lettiga con una caviglia steccata con un pezzo di legno di fortuna. Purtroppo molti turisti affrontano questo non impossibile ma difficile trekking senza un paio di scarpe adeguate; viste delle ragazze coreane con sandaletti ai piedi o scarpe con le zeppe. Ieri una turista italiana si è fratturata la gamba in modo scomposto ed è stata spedita a Bangkok per essere operata.

Lungo la strada che ci riporta a Paro c'è il Kyichu Lhakhang uno dei santuari più antichi e più sacri del Regno risalente al VII secolo ed edificato su ordine del re tibetano Songsten Gampo; nel sagrato esterno c’è un chorten, un mani muro, una serie di quattro grossi cilindri di preghiera di cui uno nuovo ancora incellofanato ed un altro rappezzato alla meglio e tanti piccoli cilindri di preghiera incastonati nelle mura perimetrali degli edifici. I fedeli, prima di entrare, girano tutt'intorno in senso orario facendo... girare tutti i cilindri.

Nel cortile interno c'è uno stupa e gli ingressi ai due templi che chiamano New e Old Temple. Nel nuovo c'è un grosso Buddha; grosso rispetto alla struttura che lo ospita, tanto che la testa è nella cupola quadrata con la luce di una finestra che gli illumina il volto. Bellissimo il piccolo stupa dorato posto al lato della statua centrale.

Nel vecchio tempio il Buddha centrale è in una cripta chiusa visibile tramite una grata. Nella cripta ci sono altri vecchi Buddha più piccoli che sembrano di legno scolpito; comunque sono scuri ed il tutto da davvero il senso dell'antico.

Al di qua della grata ci sono tanti Buddha compassionevoli con le loro undici teste e venti braccia e molti libri di preghiera ordinatamente avvolti in vecchie stoffe.

La parte di Paro che abbiamo visto è un grande bazar con decine di negozi lungo la main road e strade laterali; non sono solo negozi per turisti che comunque sono la maggioranza.

Bello il negozio di stoffe, sembra un museo. Le freccette sono enormi, infatti devono raggiungere il bersaglio che è molto lontano; hanno il corpo di legno come una grossa trottola, tipo strummolo, e come punta un pezzo di asta filettata da 15.

In un piccolo cartone c'è una cagnetta accucciata con i suoi due cuccioletti neri di poche ore; il cartone è piccolissimo, non più di 30 x 30. Un'immagine commovente.

In una pasticceria ci sono i croissant e la macchina per il caffè espresso; 120Rps, buono.

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