Muang Sing

29 dicembre 2019, domenica

9618Il temporale notturno ha mandato in tilt la rete elettrica nazionale così ci svegliamo al buio. Ma non è finita qui; lo scarico della doccia a pavimento già ieri non riceveva bene ma stanotte, complice una perdita inaspettata, per arrivare al water rialzato occorre attraversare il lago...
La mancanza di corrente ha messo in crisi anche il personale di cucina che ha dovuto accendere il classico fuoco… ardente per fare l'acqua calda per tè e caffè.
Scopriamo che la mancanza di corrente è dovuta a una grandinata notturna di cui troviamo evidenti tracce a bordo strada ora che abbiamo iniziato il lungo viaggio di trasferimento che stasera ci porterà a Phongsali.
Suggestiva l’immagine della bruma che si alza dalle risaie allagate. In questo periodo stanno iniziando ad attivarle con il trapianto delle piantine e appena la strada comincia a sollevarsi dalla valle che comunque è a più di 700 mt si nota il contrasto tra il verde intenso delle vasche vivaio, il verde chiaro di quelle appena trapiantate, il nero di quelle arate fino al marroncino chiaro di quelle ancora in standby.
La strada è tutto un su e giù in una serie infinita di curve alle quali si aggiungono le gimcane per evitare le buche; fortuna che il traffico è scarsissimo. Nelle valli, dove è possibile, sono stati creati terrazzi a risaie che comunque sono tutti fermi.
9777Dove hanno sbancato la montagna per proteggere la strada o costruire qualche casa si vede che c'è uno strato quasi superficiale di carbone. In effetti vicino al confine thailandese abbiamo visto una cava di carbone a cielo aperto.
Dopo un paio d'ore di curve ci immettiamo su di una strada sempre sali e scendi, sempre tutto curve, ma in compenso molto più trafficata da tir e camion vietnamiti e soprattutto cinesi. Qui è iniziato il vero lavoro del nostro autista che ha dovuto effettuare una lunga serie di sorpassi a mezzi pesanti in una strada con visibilità di 200 metri nel migliore dei casi con un motore non potente che non permette buone accelerazioni nemmeno in discesa; pochi i camionisti che agevolano il sorpasso. In molti punti c'è il cartello che invita a suonare ed è molto utile perché spesso rimaniamo fermi per l'incrocio in curva di due tir.
Stanno costruendo una ferrovia che tra viadotti e gallerie accorcerà di molto i chilometri tra la capitale della provincia cinese dello Yunnan, Kunming, e la capitale laotiana di Vientiane. Le gallerie sembrano finite come i piloni che hanno un enorme codice Qr alla base assieme a un numero e scritta in caratteri cinesi. Ora c'è da posizionare le travature di cemento sui piloni e... saranno a meta strada perché mancheranno solo pietrisco, binari, segnalamento…
9764A lavori ultimati il tempo di percorrenza tra le due città passerà dai tre giorni a sole tre ore. Rientra nel progetto cinese della Nuova via della seta e questa tratta dovrebbe unirsi in futuro a un altro progetto finanziato anch’esso dalla Cina, quello di una nuova ferrovia thailandese sino a Bangkok, e poi più a sud sino alla Malesia e a Singapore.
Un motociclista merita la palma dell'eroe... o del cretino; piove e viaggia alla nostra stessa velocità tra tir e auto con un passeggero dietro e... l'ombrello aperto in mano.
Lungo la strada passiamo numerosi piccolissimi villaggi con abitazioni in legno su palafitta più o meno scalcagnate tipo quelli visti nei giorni passati.
In quasi tutti i distributori di benzina ci sono i bagni che non sono messi male; turca con secchio d’acqua e secchiello per lo scarico. C'è anche la doccia sempre stile secchio e secchiello.
Mangiamo a Muang Xay, il punto più basso del percorso prima di risalire verso nord; accanto a noi una tavolata di cinesi che hanno ordinato tanto e mangiato poco. Alcuni hanno pasteggiato a vodka...
Ora che abbiamo deviato, la strada non è cambiata ma fortunatamente sono quasi spariti i camion. Appena la valle si allarga i terrazzi aumentano e non sono solo per il riso ma ospitano anche gli ortaggi.
9737Dai 4, 500 metri saliamo costantemente fino a quasi 1400mt con l'ultimo tratto, passo compreso, in sterrato. Sarà l'orario ma stiamo incrociando tanti motociclisti carichi all'inverosimile su strada bagnata.
Sono ore che stiamo in questo minibus e siamo tutti stravolti… figuriamoci l'autista. Fortuna che il cielo, ora che finalmente è stellato, ci regala un’immagine bellissima e non frequente da vedere, almeno dalle nostre parti; la luna è sottilissima con la gobba... in basso che in questo caso è detta Luna a barchetta. Una luminosissima Venere poco distante completa il bellissimo e indimenticabile quadretto… ma la strada non migliora, anzi i tratti di sterrato aumentano.
Arriviamo a Phongsali e troviamo ad attenderci la donna agente che colla moto ci guida prima alla Phonechalern Guesthause e poi a casa sua dove è pronta la cena, che pagheremo, e dove definiremo gli ultimi particolari del trek di tre giorni che ci riporterà qui.
Siamo sui 1400 metri d'altezza e la temperatura in camera non è delle migliori; il gestore si è raccomandato di usare, in caso di freddo, il pail sotto il piumone, praticamente a contatto con la pelle. È una costante visto che le passate nottate era la stessa cosa con l'aggravante che mancava il piumone o un lenzuolo.

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Bangkok

6 gennaio 2020, lunedì

9991aDormito poco ma riposato bene nell'angolino trovato. Per il freddo la felpa e i pantaloni lunghi sono serviti mentre per il rumore c'è stato poco da fare. In questo aeroporto ci sono 8 livelli tra partenze, arrivi e servizi ma praticamente sono tutti sotto un unico… enorme tetto ragion per cui i vari rumori si sommano e ovunque tu sia ti arriva sempre un ronzio forte e irriconoscibile.
Questo complesso, l’Aeroporto Internazionale di Bangkok-Suvarnabhumi, è stato inaugurato nel 2006 ed è uno dei più trafficati del Sud-Est Asiatico ma il suo vanto è la torre di controllo che è la più alta al mondo con i suoi 132 metri. Quest’ottimo risultato però non ha portato bene alla classe politica dell’epoca che l’ha voluto perché è costato una enormità e la grande corruzione scoperta ha portato al colpo di stato, fortunatamente pacifico, del settembre del 2006.
Alle 5 poi è arrivata tanta gente che ci ha definitivamente distolto dal riposo così decidiamo di andare ai banchi del check-in e con sorpresa troviamo già gente in fila anche se gli sportelli non sono presenziati.
Col check-in on line salto la fila e la ossequiosa ragazza al desk tra un inchino e l'altro si raccomanda di non perdere tempo perché i controlli sono generalmente lunghi.
Incredibilmente tutte le ragazze della Quatar con cui mi sono interfacciato stamattina, almeno quattro, hanno tutte l'apparecchio ai denti; o è una coincidenza o c'è una tariffa speciale scontata per dipendenti.
In effetti c'è molta gente ma anche molti a lavoro e ben organizzati per cui la fila scorre. Una volta dentro provo a prendere un caffè; ho finito tutti i bath e pensavo di usare la carta ma molti ne permettono l'uso solo per cifre superiori ai 300 bath e il caffè costa mediamente poco più di 100. Finalmente ne trovo uno ma... la carta non funziona. Provo col bancomat e posso bere l'agognato caffè. Provo alla macchinetta dell'acqua ma la carta è veramente morta.
9386Il volo è il QR831 con partenza per Doha alle 9.25; l'aereo è un Boeing B777-300 non completamente pieno.
Come ieri siamo entrati in acqua per prendere la pista d'atterraggio dal mare, oggi decolliamo verso l'entroterra e dopo dieci minuti di volo viriamo di 90 gradi verso ovest puntando verso l'India.
Questo Boeing deve essere vecchiotto visto che non ha le weight alla punta delle ali.
Il personale di bordo era già pronto con la colazione quando l'aereo ha cominciato a ballare bloccando di fatto la giostra. Quando si son… calmate le acque ho scelto i noodles che come il risotto dell’andata miracolosamente si sono trasformati in pennette immangiabili. Buono lo yogurt sopra la marmellata di fragole e la macedonia di frutta con due pezzetti di dragon fruit.
Alle 15.00 ora thailandese chiedo un cognacchino con ghiaccio; ottimo con gli stuzzichini ma subito dopo portano la merenda con un pasticcio vegetariano e un pancake con qualcosa dentro. Riesco a mangiare l'esterno di entrambi accompagnato da un ottimo frizzantino bianco spagnolo.
In aeroporto a Doha i pulivetri alpinisti danno spettacolo. Ripartiamo verso le 16 ora locale; il volo è il QR113 fatto con un Airbus A350-900 quasi pieno. Viaggio pazzesco con mamma accanto al di la del corridoio e figlio quarantenne seduto davanti a me; romani, lei poco normale e lui… schizzato. Tutti i movimenti dell’energumeno sono repentini e a scatti e tutto quello che ho sul tavolino vola via, liquidi compresi tralasciando le decine di regolazioni all’ora dello schienale della sua poltrona e di conseguenza del mio tavolino e del mio monitor.
Sto cercando in tutti i modi di stare sveglio per riprendermi, una volta a casa, prima possibile dal jet lag ma non è semplice; ormai sono tante le ore di veglia accumulate. Al carosello dei bagagli un po’ di attesa ma alla fine il borsone arriva e riesco a prendere il regionale per Trastevere in tempo utile per l’altro regionale che mi porterà a Grosseto per le 23.30. Anche stavolta a piedi a casa per mancanza taxi.

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Luang Prabang

4 gennaio 2020, sabato

0695Stamattina sveglia prima dell'alba per assistere alla cerimonia della questua dei monaci. In fila percorrono la strada e i fedeli seduti per terra offrono cibarie, soprattutto riso, e soldi. Tra i fedeli in ginocchio ci sono anche dei ragazzini... non abbienti con delle bustine di plastica in cui i monaci passando offrono parte di cibo che hanno ricevuto. È una scena molto bella, romantica che un tempo doveva essere molto sentita dalla cittadinanza. Oggi purtroppo, almeno qui, si è trasformata in un gioco per turisti. Tra i fedeli ci sono tantissimi... infedeli che comprano il riso da invadenti venditrici e si siedono tra i pochi fedeli veri per farsi fotografare, magari col flash, mentre donano una manciata di riso ai monaci che scalzi e in silenzio gli passano davanti in fila, uno dietro l’altro.
Il giochino finisce prima dell’alba così ne approfitto per fare una corsetta nella città… che si sveglia. È impressionante il numero di monasteri presenti; è un po’ come le chiese per Roma.
Nelle stradine che uniscono la strada principale al lungomekong si svolge il mercato alimentare; la frutta per noi esotica è affiancata da mandarini e banane mignon mentre grossi pesci di fiume competono con… bottiglie di miele. La cosa che accomuna i prodotti è la presunta apatia dei venditori a promuovere la loro mercanzia; a parte gli anziani che, se non stanno contando i soldi, sono immersi nei loro pensieri, giovani e meno giovani sono impegnati a sfogliare i propri telefonini. Comunque quando arriva un cliente interessato si svegliano subito dal torpore.
0672Tra il bell’edificio del Royal Palace Museum e lo straordinario Wat Ho Pha Bang c’è un bellissimo parco ben curato e frequentato con piante strane, a noi sconosciute, con frutti tondi verdi grossi e simili ai pompelmi.
Il Wat all’esterno presenta dei mosaici a figure geometriche con tasselli verdi fosforescenti che ieri al tramonto gli donavano un’atmosfera unica mentre oggi abbiamo potuto ammirare uno splendido Bhudda dorato, molto venerato, al suo interno.
Sul lungofiume cresce un albero dai frutti simili alle nostre piccole mele verdi; la similitudine finisce qui perché i frutti crescono a grappoli direttamente sul grosso tronco.
Il Wat Xieng Thong si trova quasi alla confluenza del Nam Khan col Mekong, i due fiumi che attraversano Luang Prabang ed è proprio alla fine di un Gat sul grande fiume che c’è l’ingresso principale a questo grandioso tempio che nel tempo è stato luogo di incoronazioni e funerali reali e sede di rappresentanza per dignitari di tutto il mondo che arrivavano via fiume e salivano in pompa magna i gradini che proprio dal fiume portano al Wat.
0753Il monastero fu fondato nel 1560 per commemorare la memoria del primo re di Luang Prabang; da allora è stato ampliato e restaurato innumerevoli volte tanto che è impossibile oggi risalire alla forma originaria. Per fortuna Xieng Thong è stato risparmiato dalla distruzione durante l’invasione cinese dei Black Flag nel 1887, quando una parte della città e molti dei suoi monasteri furono danneggiati o distrutti. Comprende più di venti strutture tra santuari, padiglioni e residenze.
 Appena entrati la pagoda rapisce subito l'attenzione; il tetto é spiovente a due livelli più quello del portico laterale che arriva quasi a terra. La facciata è di legno dorato con motivi floreali e ruote del Dharma che si susseguono senza soluzione di continuità su fondo nero e marrone; un incanto. Sulla parete opposta alla facciata un imponente mosaico rappresenta l’albero della vita.
Il tetto molto spiovente è sormontato da un Dok So Faa dorato a diciassette elementi; rappresenta il Monte Meru considerato il centro del mondo nella tradizione buddhista. Questa decorazione è presente su tutti i tetti dei templi buddisti in Laos e se è composto da più di 12 elementi significa che la costruzione è di origine reale.
0667La Cappella del Buddha sdraiato è molto piccolo rispetto alla pagoda ma è un altro edificio che non passa inosservato; l’esterno è rivestito con uno stucco rossastro splendidamente intarsiato con mosaici in vetro dai colori vivaci che illustrano sia attività religiose, nella parte alta, che la vita quotidiana di un villaggio Lao nella parte bassa con alberi, barche, carri, elefanti, case, scene di caccia e pesca, scene di lavoro e di gioco.
La visita al tempio è stata disturbata e allietata allo stesso tempo da un thailandese sulla quarantina, palestrato in canottiera con tatuaggi e un paio di Ray-Ban che si è fatto decine di selfie davanti e dentro i templi in tutte le posizioni senza mai togliersi gli occhiali anche in ambienti poco illuminati.
In giro per la città ci sono tanti monaci con la tunica dal giallo al porpora a seconda dell’anzianità di servizio, buona parte dei quali si proteggono dai raggi del sole con l’ombrello.
Sul Nam Khan c’è un bellissimo piccolo ponte fatto di bambù che ti porta dall’altra parte della riva dove una volta c’era un villaggio di pescatori che ora è stato cannibalizzato dall’espansione della città. Questo ponte viene completamente distrutto dalla prima piena del fiume nella stagione delle piogge e puntualmente ricostruito a mano, in meno di una settimana, quando il livello dell’acqua scende nella stagione asciutta.
0642Attraversare il ponte è emozionante e non avverti minimamente la sensazione di precarietà che ti aspetteresti da questo povero materiale di costruzione.
Dall’altra parte una stretta viuzza con ristoranti e negozi porta al Vat Phan Luang che è un grande tempio con tanti edifici, barca cerimoniale, torre del tamburo, belle decorazioni ma che necessita di manutenzione e forse proprio per questo sembra… vero e incute rispetto.
Nella piccola strada che porta al ponte si sta svolgendo una veglia funebre in onore di una donna di quarantadue anni; l’età, l’ora del ritrovo e la data sono le uniche informazioni che riusciamo a decriptare dal grosso manifesto in lingua lao che vediamo nelle vicinanze della stanza vuota dove è stato allestito un piccolo tempietto con la festeggiata.
Qui la morte non rattrista come da noi; un uomo dai capelli rasati di fresco come da tradizione buddista deve essere il parente più stretto e sta parlando serenamente con un coetaneo mentre tanti altri, giovani e meno giovani, uomini e donne sono seduti ai tavolini piazzati tutt’intorno e mangiano e bevono allegramente; addirittura un gruppetto gioca a carte puntando soldi veri.
Una signora vende piccoli mandarini, banane e bellissimi dragon fruit; chiedo il prezzo di quest’ultimi e riesco a capire che costano 15000 kip al chilo. Ma io ne voglio solo uno, glielo indico e lei lo pesa… più di 800 grammi per 13000 kip. Ottimo.
0679Bighellonando per la città visitiamo un’infinità di templi più o meno ristrutturati con i soldi dell’Unesco, alcuni uno accanto all’altro, più o meno grandi ma tutti particolarmente affascinanti.
Sono sulla main street, si avvicinano le 17 e questa volta non voglio farmi cogliere impreparato dalla… tempesta dopo la quiete quando decine di anonime persone, allo scoccare dell’ora X, tutti insieme cominciano a montare freneticamente i loro gazebo tra la gente ignara che non sa dove scappare per non essere d’intralcio.
C’è una strana e utilissima figura professionale; è più di un’ora che noto un paio di persone, ma ce ne saranno sicuramente altre, che a mano o con l’aiuto di moto stanno portando in posizione i carrelli contenenti i gazebo e i prodotti in vendita, carrelli che di giorno saranno sicuramente parcheggiati in luoghi sicuri non lontani dal centro.
Più che dalla mercanzia in vendita sono affascinato e stupito dalla moltitudine di bambini di tutte le età, a partire dai lattanti, che accompagnano le loro giovani mamme che rappresentano la stragrande maggioranza dei venditori. Sono li, seduti o sdraiati, che leggono, studiano, navigano col telefonino o dormono beatamente; non danno fastidio, non intralciano il lavoro dei genitori e cosa più strana non socializzano con i coetanei che sono sotto il vicino gazebo.

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Luang Prabang

5 gennaio 2020, domenica

0766Solo stamattina mi sono accorto che non tutti i bambini portati sulle moto davanti al guidatore stanno in piedi ma hanno il seggiolino con sellino da bici imbullonato sotto il manubrio; sembrava strano che bambini piccolissimi si reggessero in piedi con estrema disinvoltura.
L'autista dei tuk tuk siedono a cavallo sul sellino da moto mentre nel cassone dietro siedono massimo otto passeggeri. L’assetto è strano infatti sembra un piano inclinato con l'autista nella parte alta.
Colazione come ieri al bar all'angolo del vicoletto in cui è il nostro hotel; nel tempio dall'altra parte della strada un monaco d'arancio vestito sta innaffiando il terrapieno tra il piano della strada e il piano del tempio ai due lati della scala che li collega e che ha due lunghissimi Naga come corrimani con la testa rivolta lato strada.
Il Luang Prabang International Airport non è lontano, una quindicina di minuti con un minivan su strade poco trafficate; forse perché oggi è domenica. È piccolo, minimalista, pulito con pochi sportelli per il checkin; il controllo passaporto è veloce. Sono in due allo sportello; uno controlla il form compilato in ingresso e fa la foto digitale mentre l'altro timbra e riconsegna il passaporto.
Allo scanner non vogliono vedere dentifricio, power bank, o altro; tutto nello zaino. Ci sono due uscite al piano terra e una al secondo piano; qui c'è anche uno spazio aperto dove sono sistemati dei banchi dove è possibile mangiare.
9437Il volo WE577 della Thai Smile Airways i cui aerei vivacizzano gli scali con le calcomanie dai freschi colori che li ricoprono. Le carine hostess sono vestite di arancione, compreso un collare cravatta stesso colore che si intona… allo stesso colore degli interni della cabina.
Il traffico è scarso tanto che appena raggiunta la testa della pista il pilota si è allineato ed è partito senza fermarsi.
Non facciamo a tempo a stabilizzarci in quota che già comincia il passaggio dei carrellini con le cibarie; in una scatoletta di cartoncino ci sono quattro piccoli panini grandi come bignè; sulla scatola la scadenza è giugno 2021... quando si dice cucina espressa. In una vaschetta c'è della pasta immangiabile mentre nell'altra il dolce è indecifrabile; bianchissimo, consistenza a metà tra budino e gel, è mangiabile ma insapore.
In poco più di un'ora siamo a Bangkok, sono le 12.30. Le tante risaie inframmezzate da qualche capannone industriale si riducono sempre più man mano che ci avviciniamo alla capitale lasciando il posto al cemento abitativo e lavorativo.
0733Parcheggiamo il nostro Airbus A320-200 in aperta… campagna, lontani dall’aerostazione che raggiungiamo in pullman dopo un lunghissimo giro turistico. Anche oggi l’immenso atrio dove insistono i box dei visti d’ingresso è stracolmo di persone in attesa ma stavolta non ci spaventiamo perché sappiamo che all’elevato numero di passeggeri in attesa corrisponde un altrettanto elevato numero di addetti che nonostante la pignoleria riescono a ridurre i tempi d’attesa al minimo sindacale.
Avvolte è difficile capire il limite dove finisce la pignoleria e inizia la stupidità; ho il volo per Doha domani mattina presto da questo stesso aeroporto e calcolando i tempi non mi conviene prendere un hotel per poche ore così ho deciso di fare un giro per la capitale e ritornare qui in serata e riposare qualche ora in un angolo tranquillo della struttura ma l’addetto al visto vuole il nome dell’albergo… apro l’app di Booking.com, prendo un nome a caso, lo scrivo sul form e… il gioco è fatto.
Nonostante siano una ventina i caroselli dei bagagli non sono sufficienti al gran numero di voli che atterrano per cui a ognuno di essi sono associati minimo tre voli; il risultato è un ingorgo di bagagli e soprattutto di persone che cercano un posto in prima fila per individuare la propria valigia prima di spintonare tutto e tutti per recuperarla.
0155Al secondo livello individuo il deposito bagagli dove però accettano solo contanti… tailandesi quindi cerco un ATM che… sono concentrati al quarto livello dove ci sono le uscite; taglio minimo 1000 bath per 38.00 Euro.
Raggiungo la stazione interna all’aeroporto e dopo la fila alla macchinetta dei biglietti scopro che accetta solo contanti e che la banconota più grande utilizzabile è quella da 500 bath purtroppo diversa dall’unica da 1000 in mio possesso; vedo una biglietteria in… carne e ossa e dopo la fila… non emette biglietti ma può solo cambiare in banconote più piccole. Dopo l’ennesima fila la macchinetta in cambio di qualche bath mi restituisce un gettone…
Due omini in divisa impettiti, armati di fischietto, intervengono immediatamente quando qualcuno si avvicina alla linea gialla impedendomi di fatto di curiosare sull’armamento e la segnaletica della stazione. Fanno il saluto alla visiera al macchinista quando la testa del convoglio in arrivo gli transita davanti.
Usando senza risparmio il fischietto impediscono ai viaggiatori in attesa sul marciapiede di entrare prima che le operazioni di pulizia superficiali siano finite poi con gesti da marionette tra loro e gli inservienti prima e il macchinista, che nel frattempo ha cambiato banco, dopo ottengono l’ok e permettono agli stupiti aspiranti viaggiatori, quasi tutti occidentali, di entrare.
0095Dopo una decina di minuti la nuova linea ferroviaria si addentra nella metropoli tailandese mostrandoci la degradata periferia. Passiamo accanto a un vecchio e abbandonato deposito ferroviario con annessi capannoni adibiti a officina; l’area è vastissima e la giungla si è riappropriata del suo spazio dopo l’abbandono dell’uomo diventando di fatto un polmone verde della città. È bellissimo vedere questo spazio dall’alto con i tanti binari pieni di treni ormai in disuso avvolti dalla fitta vegetazione; un’immagine surreale.
Per uscire, il tornello rivuole il gettone e non lo restituisce; scendendo di un piano c’è la stazione della metro. Il bello è che non siamo sottoterra ma all’aperto tra alti palazzoni su campate di cemento.
Questa volta la macchinetta mi da un biglietto normale, cartaceo; sbaglio fermata andando oltre di una ma all’uscita il tornello non si apre così sono costretto a riprendere la metro in senso contrario per poche centinaia di metri per uscire alla stazione di Siam Center, quella segnata sul biglietto.
Scopro che Center sta per centro commerciale; sono circondato da grattacieli con alti piloni di cemento che partendo dalle strade sorreggono linee ferroviarie che si intersecano sopra la mia testa. Una enorme rotonda sovra elevata sulla trafficata e rumorosa strada è a uso esclusivo dei pedoni che da qui possono entrare in tutti i grandi magazzini che occupano diversi piani degli enormi palazzi che mi circondano.
9827Con la scusa di cercare un bagno e fare uno spuntino giro tra l’immensità luccicante di questi shop passando da uno all’altro, da un piano all’altro, da un palazzo all’altro senza soluzione di continuità perdendo la cognizione del tempo e del luogo.
Faccio quattro passi alla vicina università. È una bellissima, enorme struttura bianca dei primi del novecento che forse in passato è stata una specie di palazzo reale poi trasformato in edificio scolastico. Col suo polmone verde è un’oasi di pace a poche decine di metri dagli enormi palazzi moderni e dalle strade trafficate e rumorose che la circondano.
Deve essere in corso l’equivalente dei nostri Open Day perché l’area è piena di giovani studenti con taccuini, opuscoli e… telefonini in mano. Gli interni sono belli e ben tenuti come l’esterno ma… l’enorme sbalzo di temperatura tra il caldo umido esterno e il freddo interno mi consiglia di uscire per scongiurare noiosi malanni futuri; bellissimo il grande teatro usato come sala conferenze.
Nell’enorme spazio verde si stanno allenando le squadre di rugby e quella di calcio. I calciatori stanno facendo una partitella sotto gli occhi vigili dell’allenatore; sono tutti alla ricerca di giocate individuali con tacchi, sforbiciate e dribbling ma senza… costrutto. Nonostante il caldo umido qualcuno sfrutta questo spazio per corricchiare.
Il traffico è intenso e rumoroso; quelli che contribuiscono maggiormente al casino sono i vecchi pullman ormai smarmittati e i caratteristici tuk tuk che con i loro unici maquillage e le roboanti accelerazioni vivacizzano anche sonoramente il traffico cittadino.
Mangio in un gruppo di street food; spring rolls fritti e gamberi alla griglia con relative salsine. Buono come la birra, 100 bath, ma cari, 400 bath. C'è molta musica dal vivo ma la loro opera è disturbata dal rumore del traffico che comunque è scorrevole. Quelli da marciapiede proprio non si sentono.
Nonostante le più linee della metro che passano sovrapposte tra i grattacieli sopra la strada il tutto ha un suo perché; non c'è abbandono ma gli spazi liberi pedonali sono colorati, abbelliti da opere moderne singolari o di dubbio significato. Tanto caos ma non c'è degrado, almeno qui dove il dio denaro fa risplendere tutto.
Torno in aeroporto col treno dedicato e mi metto alla ricerca di un comodo giaciglio dove passare le restanti ore della notte.

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Nong Khiaw

3 gennaio 2020, venerdì

0410La città è solo per turisti che di qui risalgono o riscendono il fiume a bordo delle caratteristiche imbarcazioni. È un'insieme di guesthouse, ristoranti e agenzie che organizzano le escursioni alle vicine cascate, che ora sono in secca, alle cave o i trasferimenti più lunghi a Luang Prabang a sud o a Phongsali a nord.
Questa mattina con un minibus prenotato ieri in una delle tante agenzie di viaggi che lavorano vicino alla nostra guesthouse, quella dove il personale sembrava più sobrio, andremo a Luang Prabang passando per le Pak Ou Caves.
Strada facendo ci fermiamo in un anonimo paesino a cambiare un po’ di soldi per le future spese in kip e do un’occhiata all’anonimo mercatino rionale di fronte alla banca; bella la scena delle venditrici di tabacco con la cliente che… assaggia il prodotto fumandosi una sigaretta fatta col tabacco preso dal mucchio in vendita.
Man mano che ci avviciniamo alla vecchia capitale del paese aumentano le case in muratura che hanno preso il posto di quelle in legno; a parte quelle di una certa grandezza, figlie del benessere, dalle facciate colorate e dal designer molto kitsch, quelle più umili, figlie della necessità si presentano con bellissimi infissi di legno massello fatti artigianalmente e… molte aperture nei muri fatte con foratini messi di traverso. Forse accendono il fuoco in casa per cucinare e per riscaldarsi.
Un rallentamento è causato da un incidente che ha appena coinvolto due donne e un bambino che viaggiavano davanti a noi su di uno scooter e che ora sono a terra insanguinati; fortunatamente il bambino sembra quello messo meglio mentre le due donne sono prive di senso. È appena successo; fortunatamente c'è qualcuno che telefona per i soccorsi.
C’è l’ennesima diga sul fiume che stiamo costeggiando; ha provocato l’innalzamento del livello dell’acqua che ha sommerso oltre agli alberi di cui si vedono le chiome rinsecchite che emergono dall’acqua anche un tempio di cui è ben visibile solo il tetto. Anche questa è costruita, o gestita, dalla Powerchina.
0493Raggiungiamo il punto dove le acque del Nam Ou che abbiamo navigato ieri e costeggiato in minibus oggi confluiscono in quelle del Mekong; le Pak Ou Caves sono sulla riva opposta alla nostra e occorre un passaggio in canoa motorizzata per raggiungerle.
All’uscita del parcheggio c’è un botteghino fatto di legni riutilizzati; un uomo all’interno coadiuvato da due assistenti all’esterno vendono i biglietti per la traversata. Raggiungiamo la riva passando prima per il piccolo villaggio dove alcuni artigiani producono e vendono i propri prodotti tra cui strani strumenti musicali fatti con materiali di risulta e poi tra due strette file di venditori di souvenir per turisti.
Le cave sono due sovrapposte; la più bassa con un’apertura ampia è più piccola, meno profonda e più luminosa mentre l’altra raggiungibile salendo numerosi scalini ha un ingresso piccolo, è più grande e profonda e inevitabilmente buia. Queste due cavità sono piene di statue di Bhudda di diverse fattezze, materiali, colori e dimensioni; sono accomunate dalla polvere che le ricopre e dalle ragnatele che le uniscono e sono state portate qui e non distrutte dopo essere state sostituite da altre più grandi, più belle, più ricche o perché si erano danneggiate. Averle sistemate qui nel tempo, alla rinfusa, senza un senso logico ha dato all’insieme un aspetto spettacolare ridando inconsapevolmente vita e dignità a queste statue e statuette in qualche modo umiliate.
Mangiamo qualche cocco, banane fritte e mango a un piccolo chiosco del piccolo villaggio; un cocco 15000 kip. Quando andiamo via la ragazza che gestisce il punto vendita ci regala mezzo mango e un caschetto di banane. Un gesto da apprezzare perché sa benissimo che non ritorneremo.
Per strada incontriamo degli uomini che stanno lucidando con delicatezza le penne di grossi galli, mentre altri grossi pennuti sono sotto le cupole di bambù. Sono galli da combattimento; davvero imponenti e belli.
Arriviamo a Luang Prabang e subito realizziamo che gli occidentali visti stamattina a Nong Khiaw che ci sembravano tanti sono nulla in confronto a quelli che girano per queste strade. Ci sistemiamo in due hotel uno di fronte all'altro. Usciamo subito per un giro di ricognizione; la città è grande e si presenta interessante.
0486Trovo subito le cartoline, 2000 kip l'una più 8000 kip di francobollo per spedirla in Italia e l’ufficio postale dove imbucarle è accanto. Parallela alla nostra strada c'è il mercato alimentare con tante cineserie ma anche tanta frutta esotica per noi molto ben sistemata. Mentre camminiamo tranquilli per la main street ci troviamo letteralmente assaliti da un branco di cavallette; sono le 17 e sono i commercianti che animeranno il mercato notturno che tutti contemporaneamente hanno cominciato a montare i loro gazebi tutti uguali nella forma e nella dimensione tranne per il colore che si divide tra il rosso e il blu. Il mercato si svolge dalle 17 alle 22 e questi forse non possono cominciare prima ma nemmeno vogliono perdere tempo prezioso dopo l’ora prefissata.
Sulla strada principale c'è un bel tempio con un bel tetto spiovente a cinque strati. Dopo un po’ arrivano alla spicciolata dei colorati monaci e uno di questi, taglia extra large, seduto nella tipica posizione del loto, dopo aver acceso candele e fatto sistemare le offerte ai novizi, comincia a dirige la Pūjā.
C’è un altro tempio bellissimo con facciata fosforescente che però è chiuso. In una stradina perpendicolare alla strada principale c’è il mercato alimentare; da un lato senza soluzione di continuità una serie di cuochi è impegnata a cucinare ed esporre piatti prelibati dall’onnipresente riso ai vegetali, dal pollame ai grossi pesci grigliati e non e dall’altro lato della stretta via i tavolini con le sedie dove gustare le appetitose pietanze.

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