Santiago Ixcuintla

6 aprile 1998, lunedì

Questa mattina andiamo a Mexcaltitàn; questa città è storicamente importante perché è da qui che la storia-leggenda vuole che il popolo atzeco sia partito, intorno al 1100, per quella migrazione che l'ha portato tra battaglie ed alleanze a Tenochtitlàn dopo un paio di secoli e da dove poi ha influenzato la vita dell'America centrale fino all'arrivo degli spagnoli.
Mexcaltitàn è un isolotto nella laguna, per arrivarci occorre iniziare il viaggio in bus e finirlo in barca. I colectivos partono vicino al nostro albergo; in genere hanno la destinazione scritta in modo rozzo ma ben visibile sul parabrezza, in questo caso la destinazione è verniciata sul cofano anteriore e sulle fiancate. La prima cosa che notiamo è che il nostro autista ha quattro, cinque dita in tutto e pure malformate; nonostante tutto riesce a spostare pacchi e legare i bagagli sul tetto del mezzo: questo ci fa ben sperare... per il futuro.
Dentro un furgone tipo Ford Transit siamo in diciassette più l'autista più borse e secchi pieni di mercanzia; nonostante la ristrettezza di spazi si crea subito un clima gioviale grazie soprattutto a Pio ed alla cordialità degli altri. 12$ a testa, trenta minuti di viaggio no stop fino all'imbarcadero dove è pronta a partire una lancha.
Saliamo tutti su questo gozzo in vetroresina spinto da un fuoribordo da 25cv; sediamo su panche orizzontali mentre un parasole in telo ci tiene all'ombra. 5$ a testa per un quarto d'ora di navigazione tra mangrovie ed uccelli di laguna come cormorani, aironi soprattutto bianchi ed una specie non ben identificata nera con coda biforcuta ed ali a forma di boomerang come quelle degli uccelli preistorici.
Nella stagione delle piogge il livello dell'acqua della laguna si alza e, soprattutto a settembre, invade l'isola cosicché le strade che oggi sono polverose diventano dei canali e la gente si sposta in canoa anziché a piedi od in bicicletta; per questo motivo è chiamata la Venezia del Messico. Le strade hanno alti marciapiedi, circa mezzo metro nella parte esterna dell'isola, più bassi al centro. Le due strade principali vanno da riva a riva, si incrociano al centro e dividono l'isola in quattro spicchi; all'incrocio c'è il piccolo zòcalo con chiesa, museo, ristorante e sala biliardi. Una strada circolare gira tutt'intorno all'isola incrociando quattro volte le due vie principali a metà strada circa tra lo zòcalo e la riva.
Per avere un'idea sulla grandezza dell'isola basti pensare che la strada circolare si percorre tutta in dieci minuti a passo lento. Le case sono tutte ad un piano; essendo le porte delle abitazioni tutte aperte abbiamo la possibilità di sbirciare dentro per avere un'idea sulla struttura interna e l'arredamento. Di fronte alla porta d'ingresso c'è un'altra porta che da su un cortiletto interno, anche questa è aperta per sfruttare al massimo l'eventuale brezza. Tra le due porte ci sono una o due stanze, delle tende dividono gli ambienti; la stanza o la parte della stanza che da sulla strada funge da zona giorno. L'arredamento è composto da un quadro grande della Madonna o di Gesù con relativi fiori e luci, riempiono gli spazi vuoti delle pareti altre immagini sacre, le foto degli antenati dall'invenzione della fotografia ad oggi ed un orologio a pendolo; ventilatore moderno su sostegno verticale, sedie a dondolo di tutte le forme, materiali ed epoche, amache fissate a due pareti in modo da risultare in linea alle due porte esterne ed un letto grande.
La cucina ed il bagno sono all'aperto nel cortiletto interno. Oltre al ventilatore, di moderno c'è la radio ed il televisore; la prima di tipo compatto, stile giamaicano, è presente in quasi tutte le case anche se, visto il volume d'ascolto, ne basterebbe una per tutta l'isola. I televisori rientrano nella normalità, anche se sono di pochi pollici, al contrario delle caratteristiche antenne fatte con lattine di birra vuote, unite tra loro a formare uno o più tubi orizzontali, posizionati in bella vista sui tetti.
Gli unici mezzi di locomozione terrestri sono le bici: a due ruote per il trasporto viaggiatori, a tre ruote per il trasporto merci. La strada circolare è larga abbastanza da permettere a due tricicli di incrociarsi, in quelle che si diramano dallo zòcalo ne passa uno per volta, le rimanenti strade sono percorribili al massimo dalle bici.
Mangiato al ristorante El Camaròn sullo zòcalo; molto rustico, con i tavoli ben arieggiati e l'immancabile juke-box ad altissimo volume. Due pesci pargo pescati nella laguna, in tutto due chili, arrostiti alla brace e serviti con pomodori, insalata e cipolle. Tortillas normali e tostate più due birre a testa: ottimo; 204$ in quattro.
Dal molo l'ultimo bus o colectivo per Santiago parte alle 17:15. In albergo il proprietario vuol sapere con precisione quanti altri giorni rimaniamo; è iniziata la Semana Santa e le richieste sono molte. Ci fa pagare le due notti passate e la prossima asserendo che si paga giorno per giorno; in effetti era stata questa la regola finora e ci sembrava strano che qui si comportassero diversamente.
Siamo stati al Centro Huichol, poco fuori città, dove degli indios di questa etnia, riuniti in una specie di comunità, costruiscono i loro oggetti d'artigianato. Una struttura in legno intagliata a mano, utilizzano inizialmente il machete per sgrezzare i tronchetti, viene ricoperta di cera e su questa vengono attaccate minuscole palline colorate a formare tipici disegni. Gli oggetti più belli sono maschere, animali come il giaguaro, la gazzella o il serpente e zucche secche tagliate a metà con il disegno a palline nella parte interna. Gli oggetti sono belli, di buona qualità ed i prezzi non sono bassi.
Un cartello attaccato alla porta d'ingresso del nostro hotel consiglia di non bere acqua non purificata e di non mangiare mariscos e pescados crudi perché ci sono stati casi di colera.
I primi giorni di permanenza in Messico, quando si vedevano poliziotti in bicicletta, eravamo convinti che stessero andando in servizio o tornando a casa come normali lavoratori prima e dopo il turno di lavoro; invece nelle varie città ci sono dei veri e propri reparti di polizia ciclistica. Girano in coppia, ci sono anche donne, usano mountain bikes, sono armati di pistola, coltello e manganello, come gli altri, ed in alcune città al posto della divisa indossano tute ginniche con tanto di caschetto da ciclista.

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