Santiago Ixcuintla

7 aprile 1998, martedì

Colazione al mercato con una spremuta d'arance, una di carote e tre tortine dolci caserecce con uvetta: 14$. Con un po' d'insistenza siamo riusciti a cambiare un po' di lire a 4,4 pesos per 1000 lire; banche, uffici e molti negozi resteranno chiusi per la settimana santa da giovedì compreso a domenica. Riapriranno lunedì che, qui come in Sudamerica, non è considerato festivo.
Siamo venuti in questa zona attratti dalla prospettiva di andare sulla Sierra per vedere gli indios Huichol nelle loro zone d'origine; sono tre giorni che si chiede un po' a tutti il modo d'arrivarci ed ognuno ci ha dato una risposta, peccato che non ce ne siano state due uguali. Preso un taxi per San Blas, 200$, circa sessanta chilometri. La segnaletica stradale in Messico è molto striminzita, ridotta all'osso. I veicoli circolano a destra come da noi ed i segnali stradali sono come i nostri o molto simili; nonostante tutto ci sono delle differenze che potrebbero crearci dei problemi se guidassimo su queste strade.
Nelle città i semafori non sono posizionati prima ma dopo l'incrocio; se li rispettassimo come in Italia, fermandoci sotto il semaforo rosso, ci troveremmo fermi nel bel mezzo dell'incrocio con le prevedibili conseguenze. Dalle nostre parti quando una strada si incrocia con la ferrovia l'autista trova barriere, semi barriere, croci di Sant'Andrea, semafori rossi ecc. che lo avvisano dell'arrivo del treno mentre qui c'è solo una croce di Sant'Andrea non sussidiata da luci nemmeno di notte che ti avverte che la strada è attraversata dai binari della ferrovia; è lo strombazzare del treno che mette in allerta gli autisti: presumo che i duri d'orecchio hanno avuto ed avranno in futuro problemi nell'attraversare i binari.
Ma la chicca è rappresentata dalle topes; sono dei dossi creati artificialmente nei punti in cui occorre ridurre la velocità. E gli autisti la riducono fino a fermarsi quasi prima di impegnarli per non compromettere le sospensioni dei loro mezzi; sono tanto alte che le auto moderne, se sono a pieno carico, grattano con il pianale. Alcune sono evidenziate da strisce bianche o gialle, altre hanno cartelli che ne svelano la presenza ma la maggior parte sono conosciute solo da chi è pratico della zona soprattutto nelle città dove le segnalazioni a terra spariscono dopo poco tempo.
Dopo un cocco da 4$ passiamo dall'ufficio turistico dove sentiamo l'ennesima versione sulla Sierra degli Huicholes: durante la settimana santa è tutto chiuso dice un tipo dall'aria da intellettuale di origine huichol che su un banchetto nell'ufficio turistico lavora ai tipici oggetti artigianali. E' arrabbiatissimo perché il suo popolo viene sfruttato e non rispettato culturalmente, non capito. Ci mostra due riviste, una di quindici anni fa ed una americana recente; già dalle foto si riesce a capire come il vecchio servizio parlasse del popolo huichol partendo dalla loro cultura, cercando di farla capire ai lettori mentre il recente servizio fa vedere la stessa cosa ma dal punto di vista del popolo civile per cui il tutto diventa ridicolo, poco dignitoso.
A circa un chilometro fuori città, lato Santiago, c'è il ponte sul fiume San Cristobal; qui c'è l'embarcadero da dove partono le lanchas che in un'ora ti portano alle sorgenti di La Tovara. Siamo in otto sulla barca in legno vetroresinato spinto da un motore fuoribordo Yamaha da 40cv, 155$ in quattro. Percorriamo brevemente il rìo San Cristobal verso mare poi si risale un piccolo affluente fino alla sorgente tra una fitta giungla di mangrovie sui cui rami e radici ci sono uccelli, tartarughe e coccodrilli di tutte le misure. Tantissimi i granchi sulle radici delle mangrovie, neri con sproporzionate tenaglie rosse.
Alla sorgente c'è un ristorantino e... tante persone che, approfittando dell'acqua limpida e delle grosse reti metalliche immerse che proteggono da eventuali incursioni di rettili affamati, fanno il bagno. Il giro dura tre ore, due di navigazione ed una di sosta alla sorgente.
Sulla spiaggia di San Blas c'è il pienone. Tutto ceto medio messicano. La cultura della vacanza al mare è completamente diversa dalla nostra; nessuno è steso al sole, pochi fanno il bagno anche se il mare oggi è relativamente calmo. Sono tutti all'ombra delle foglie di palma dei gazebo fatti in modo artigianale; tra gli adulti pochi sono in costume, costumi comunque molto... coprenti. Sembra che le donne siano in acqua al solo scopo di controllare più da vicino i bambini che fanno il bagno, quasi nessuna ha il costume... nel senso che fanno il bagno vestite!!!
In acqua molti ragazzi praticano surfing, sembra che queste onde siano conosciute dai surfisti di tutto il mondo. Pensavamo di cenare qui questa sera ma man mano che ci avviciniamo all'imbrunire siamo sempre più punzecchiati da zanzare e moscerini che qui chiamano jejenes. Ritorniamo a Santiago non prima d'aver mangiato una pannocchia di granturco bollita e condita con limone, sale e chili, 4$; stesso prezzo anche se spalmata con crema e formaggio grattugiato.
Come all'andata preso taxi, 150$ più 6$ il passaggio sul ponte in legno della Presa. Più del 50% del parco veicoli circolante è costituito da mezzi da anni fuori produzione; da noi starebbero nei musei o parteciperebbero ai vari raduni d'auto d'epoca, lustrate e coccolate da ricchi proprietari disposti a spendere milioni in officine specializzate dove meccanici in tuta bianca ricostruiscono parti meccaniche ormai introvabili. Qui questi mezzi vivono grazie ad officine in cui giovani e vecchi meccanici, accomunati dal colore nero dell'olio bruciato che li ricopre dalla testa ai piedi e dalla grandissima professionalità, modificano, adattano o costruiscono ex novo quei pezzi meccanici impossibili da trovare in commercio. Fa riflettere il fatto che lo stesso lavoro, la stessa professionalità possa rendere tanto in Europa e poco qui solo perché cambia la disponibilità economica dei clienti.

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