Fort Portal
14 maggio 2024, martedì
Stamattina ci alziamo presto per raggiungere il Kibale National Park dove faremo un trek che speriamo ci permetta di vedere gli Scimpanzé.
Facciamo un breve briefing, dove ci spiegano come comportarci una volta avvistati i primati; saremo divisi in due gruppi da sei ognuno, ognuno accompagnato da tre guardie armate. Ci tengono a precisare che le armi sono usate solo in caso di estremo pericolo e comunque le guardie spareranno in aria per cui non dobbiamo preoccuparci ora o spaventarci dopo se sentiamo i colpi.
Il criterio di divisione è in base alle nostre prestazioni fisiche, ossia un gruppo veloce e uno lento; ci fermiamo in punti diversi della strada che si snoda all’interno del parco, ma comicamente convergiamo poi tutti verso la stessa famiglia di scimpanzé creando un po’ d’affollamento.
In fase di briefing si erano raccomandati di non fare il verso ai primati, poi vediamo che la guardia lo fa e ci dirigiamo nella direzione delle risposte. La guardia che ci guida è molto frenetica; in base ai richiami corre veloce verso una direzione poi si ferma e riparte da un’altra parte; in tutto questo è anche in collegamento telefonico con altri colleghi. È difficile stargli dietro ma alla fine siamo noi a vedere per primi il primo scimpanzé e a richiamare la guardia che andava per la sua strada.
Indossiamo la mascherina, poi è un crescendo di emozioni; sguardi, gesti, espressioni, indifferenza, arrabbiature improvvise. Alla fine ci avviciniamo in modo incredibile a queste bestioline che ci somigliano incredibilmente nei modi di fare, nella gestualità, negli sguardi. Davvero emozionante aldilà del fatto che condividiamo con loro il 98,6% del DNA.
Nel pomeriggio è previsto un trek al Top of the world; un titolo alquanto impegnativo che genera tante aspettative ma… non mi faccio illusioni. Al punto prestabilito, all’attacco del sentiero, troviamo la guida ad attenderci che comincia a parlare, parlare, parlare… alla fine scopriamo che sta prendendo tempo nell’attesa del militare armato che dovrà scortarci. In questi pochi giorni ho capito che qui tengono molto all’incolumità dei turisti e lungo il sentiero che percorreremo, sembra ci siano degli ippopotami poco propensi a cedere il passo.
Nell’attesa tutti i bambini e i ragazzini del vicinato sono arrivati qua e tra la timidezza e la curiosità dei tanti e la sfrontatezza di un piccolino passiamo allegramente il tempo d’attesa mentre la guida continua a parlare ormai da solo.
La guardia armata arriva con un moto taxi e partiamo; è giovane e aitante e comincia subito a fare il filo a una altrettanto giovane parrucchiera a domicilio che troviamo a operare all’ombra dei banani.
Oltre a essere giovane, questo ragazzo armato, è anche inesperto; quando mi mostro interessato al suo fucile mitragliatore, lui, senza esitazione, toglie il caricatore e me lo passa, senza però togliere l’eventuale colpo in canna. La non osservanza di quest’operazione basilare, che può sembrare superflua, è la causa principale degli incidenti con le armi da fuoco.
Il sentiero che percorriamo è abbastanza tortuoso, con continui sali e scendi che rispecchiano il territorio collinare che stiamo attraversando; intorno a noi vediamo principalmente banani, tè e caffè e, su qualche parete disboscata, le arachidi sono ancora indietro nel processo di maturazione.
Due ragazzine, senza dire una parola, ci illustrano in modo pratico tutto il percorso che compiono le bacche del caffè dall’essiccazione post raccolto alla tostatura dei chicchi estratti con l’aiuto di un tronchetto trasformato in mortaio; segue un’ottima degustazione e conseguente vendita dei prodotti finiti.
Dopo un paio d’ore di cammino, con l’ultimo tratto in importante salita, raggiungiamo un pianoro dal quale si ammirano un paio di laghetti sotto di noi; non sono grandi, sono circondati da una rigogliosa vegetazione e sono solo alcuni delle decine che stanno in questa zona. Sono crateri che si sono formati non molto tempo fa, 2000 anni circa prima di Cristo, a seguito di una violenta attività vulcanica e ora sono pieni d’acqua a formare i Crater Lakes; hanno forme e altitudini diverse ma sono accumunati dalla quiete e dalla serenità che ti trasmettono.
Finiamo il trek passando da una piantagione di caffè con le bacche quasi pronte per la raccolta; un ragazzo ci offre un goccio di distillato di banane che qui chiamano gin. Non è male e visto che nella nostra dispensa mancano i superalcolici, decidiamo di comprarne un po’ per allietare le prossime serate.