Fort Portal

15 maggio 2024, mercoledì

Abbiamo dormito in un bel resort immerso nel verde; un’oasi quasi al centro della caotica città. Al risveglio riceviamo un bel buongiorno dalla presenza di alcuni splendidi esemplari di Ibis Hadada che pascolano tranquilli sul prato ben curato davanti alle nostre abitazioni.
Oggi lungo trasferimento verso Bwindi; poco dopo il bivio sulla statale che ci porterà a sud, verso i confini col Congo e il Ruanda, ci fermiamo dove passa l’equatore. C’è una piccola area di sosta e poco più, ma stanno lavorando; fra qualche anno forse qui troveremo una piccola Las Vegas africana.
Unica presenza umana, nel parcheggio, è un tizio che fa il classico gioco dei tre lavandini; sono posti a una decina di metri l’uno dall’altro e secondo lui uno nell’emisfero sud, uno in quello nord e l’altro al centro, ovviamente, dove passa la linea dell’equatore. Il gioco consiste nel dimostrare che l’acqua scende dai lavandini creando un vortice in senso orario in uno, antiorario nell’altro esterno e nessun vortice in quello centrale.
Questo è vero ma solo se i lavandini sono posti a grandi distanze dall’equatore; ho avuto modo di visitare Quito e la vicina Ciudad Mitad del Mundo, in Ecuador, due volte a distanza di venti anni scoprendo, la seconda volta, che a seguito di un ricalcolo più preciso il famoso monumento divenuto iconico nel tempo si trova ora a un paio di centinaia di metri dall’effettiva linea di… mezzeria. Eppure il gioco dei tre lavandini funzionava sia prima sia vent’anni dopo.
È un po’ che sorpassiamo o incrociamo bici e moto con più caschi di banane a bordo che ne compromettono l’equilibrio; l’arcano è presto scoperto. Passiamo da un mercato mono tematico in cui si trattano solo banane; è molto frequentato con tanti mezzi a quattro e due ruote per scaricare o caricare i verdi caschi di banane.
Strada facendo ci fermiamo all’altezza di una piantagione tè dove alcune donne stanno pesando il raccolto contenuto in grossi lenzuoli chiusi legando assieme i quattro spigoli; la bilancia a molla è appesa al centro di un’asta tenuta su da due pertiche piantate provvisoriamente nel terreno. La nostra presenza non passa inosservata tanto che dopo pochi minuti sia i raccoglitori sia i vicini si avvicinano a noi col sorriso sulle labbra; è palese che raramente qualche viso pallido si sia fermato da queste parti.
Qui lavorano uomini e donne e tanti hanno un grembiule con il nome della compagnia proprietaria stampato su di esso; si produce sicuramente tè nero. Questo perché per il tè verde le foglioline più giovani sono raccolte una a una la mattina presto e la sera tardi e ora… siamo fuori tempo massimo; inoltre qui i lavoratori utilizzano un forbicione solidale a un contenitore di plastica che raccoglie il frutto di ogni sforbiciata e si aiutano con uno squadro regolabile per… potare le piante tutte alla stessa altezza.
Queste foglie saranno pressate per drenarne la linfa che contengono, prima di essere messe a essiccare; la riduzione in polvere più o meno fine sarà l’ultimo atto per avere il tè nero.
Regaliamo una camicia usata, per noi sporca, a un raccoglitore che la indossa subito e, la sua contentezza, il suo entusiasmo senza freni ci sorprende, ci diverte, ci commuove… Una bambina di un paio d’anni, felicissima, ha provato la maglietta come una donna navigata.
Purtroppo il cuore si rattrista nel vedere una ragazzina che porta in groppa il fratello; non è raro vedere queste immagini, soprattutto nei luoghi di lavoro dove i figli piccoli seguono i genitori. Qui però, dal volto, si vede chiaramente che il ragazzino trasportato ha quasi la stessa età della sorella, segno evidente che ha problemi di deambulazione; una situazione purtroppo triste e non rara.
Le ore di viaggio sono tante così, adocchiato un biliardo, ci fermiamo per tirare due colpi e bere un paio di fresche birre; contrariamente a quelli visti e usati prima questo è all’interno di un fondo. Dopo poco il locale si riempie di ragazzi che si dimostrano prodighi di consigli soprattutto verso le giocatrici del nostro gruppo; tra questi spettatori non passano inosservati due giovani che hanno continuato a indossare gli occhiali da sole firmati, ultimo modello contraffatto, anche se qui dentro il buio la fa da padrona.
Un rumore proveniente dalla strada attira la nostra attenzione; non abbiamo visto la dinamica ma un uomo è a terra con la sua moto dopo lo scontro con un camioncino che tranquillo fa manovra, inverte il senso di marcia e va via lasciando il malcapitato in una pozza di sangue. I primi soccorritori fanno subito quello che non andrebbe mai fatto; lo prendono chi per le gambe e chi per le braccia e lo trascinano a bordo strada. Se avesse avuto una lesione alla spina dorsale, sarebbe rimasto paralizzato per il resto dei suoi giorni; fortunatamente, dopo diversi minuti, quando ormai lo davamo per spacciato, lo rimettono in piedi e lo fanno salire su una moto, tra il guidatore e un altro che lo sorregge e vanno verso un ospedale che, a questo punto, si spera non sia molto lontano.
Una coppia di Gru Coronate che razzolano su un prato a bordo strada attira la nostra attenzione; sono degli uccelli bellissimi con una cresta filiforme dorata che corona la testa colorata di bianco, rosso e nero. Il collo è grigio, con le penne del corpo nere e bianche e la coda rossa; uno spettacolo. Sono sempre in coppia e sono l’uccello simbolo del paese tanto da essere rappresentato al centro nella bandiera nazionale.
Nelle aie delle case ci sono tanti teli con le bacche di caffè a essiccare; ogni tanto si vede qualcuno che rimescola. Da qualche chilometro sui banchi dei mercatini improvvisati compaiono bottiglie di varie fogge che contengono miele; alzando lo sguardo vediamo le arnie a forma di piccola botte… appollaiate in orizzontale sugli alberi come già viste in Etiopia.
Lasciamo la strada principale per uno sterrato polveroso, dove il mondo sembra si sia fermato in un paese che di certo non eccelle; sono tantissimi i bambini per strada, purtroppo tutti a lavoro e nessuno a giocare. I pastorelli sono quelli che se la passano meglio, sicuramente meglio di quelli che vediamo trasportare fascine di legna o latte d’acqua in testa.
Per strada tante donne tornano dai campi con le loro zappe in testa e con loro tanti ragazzi e ragazze, probabilmente i loro figli, che li seguono in fila indiana sul ciglio della strada, anche loro con la propria zappetta in equilibrio sulla testa.
Continuiamo a salire e le temperature si abbassano; l’abbigliamento dei locali si avvicina di molto a quello andino. La strada va su e giù, più su che giù, lungo i costoni di un canyon dalle pareti quasi verticali, dove contadini acrobati coltivano fazzoletti di terra; il paesaggio è stupendo.

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