Sjøvegan

23 agosto 2021, lunedì

2612Arriviamo nella cittadina di Bjerkvik dopo aver percorso per tre ore un tratto interno piuttosto monotono e l’improvvisa vista del mare ci ha fatto pensare subito a una sosta rigenerativa. La cittadina si trova alla fine di un fiordo, il Herjangsfjorden, e la presenza di un’ampia spiaggia la differenzia dalle altre cittadine con le case costrette su fondamenta di palafitte.
Bello, ampio e arioso il lungomare è abbellito da piccole barche trasformate in fioriere e panchine con la non vecchia chiesa che domina dalla vicina collinetta. Non lontano il cimitero è in un boschetto di betulle con lapidi di ogni epoca fino a fresche sepolture. Il cancello è chiuso ma dai lati di questo si entra agevolmente senza ostacoli.
Senza volerlo abbiamo parcheggiato le auto davanti a una serie di grandi negozi; uno di questi vende tutto il necessario per le attività outdoor dalla pesca al trekking, dalle attrezzature all’abbigliamento tecnico. La merce è tutta stipata senza un vero ordine, sembra un misto tra i nostri primi negozi di cineserie e i discount ma per noi è come il cacio sui maccheroni e ci permette di sostituire gli scarponcini che non hanno retto ai primi trekking e rinforzare gli ormeggi a chi si aspettava un clima più mite.
Riprendiamo la marcia passando da un fiordo all’altro con la strada che sale e scende in una serie continua di curve attraversando verdi e fitti boschi e lunghe gallerie. Costeggiamo piccoli laghetti sui quali, qualche volta, si affaccia una casetta, come se fosse la piccola casa annessa a una grande piscina e non la piccola vasca della grande casa.
2625Avvicinandoci a Svolvær il paesaggio già bello diventa spettacolare con le montagne che calano a picco nell'acqua che cambia colore continuamente e le casette colorate che si specchiano nell'acqua cheta; la strada passa continuamente dal livello del mare a spettacolari e panoramiche salite.
Ci fermiamo in un punto di ristoro segnalato in precedenza da cartelli sulla strada; lo troviamo chiuso, ma con i cartelli con la scritta aperto e la lavagnetta del menu ancora ben posizionati. Sembra siano scappati in fretta ma già da qualche giorno perché c'è un po’ di polvere sulle porte.
A Svolvær abbiamo prenotato per le 15.00 un giro in gommone fino al vicino fiordo, il Trollfjord, un giro che ci porterà a vedere le aquile di mare. Al parcheggio del porto c’è Easy Park ma l’App italiana non funziona; forse va resettata ma abbiamo fretta così usiamo la carta aiutati da un ragazzo dell’agenzia che sembra saperne meno di noi.
L’agenzia è la Lofoten Explorer con i locali che danno sul porto; indossiamo la ormai nota tuta gialla e il salvagente e per chi vuole ci sono guanti e occhiali. Il costo è di 85 euro a persona. Il natante è un potente RIB di sette, otto metri con doppie sedute a cavallo.
Usciamo lentamente dal porto passando davanti a un edificio dove avviene la lavorazione del pesce con conseguente odore tipico che per qualcuno potrebbe anche essere… puzza per poi accelerare violentemente per procedere a forte velocità appena fuori; capisco ora l’utilità degli occhiali che non ho preso.
2711L’acqua è calma e passiamo tra piccoli isolotti e grandi scogli mentre verdi colline ricche di vegetazione nascondono alte montagne spoglie con visibili cumuli di neve che hanno resistito all'estate.
È nuvoloso e a tratti pioviggina; il pilota rallenta fino a fermarsi tra due isolotti, uno più grande e alto e l'altro più piccolo e basso, che ospitano coppie di aquile di mare che al nostro arrivo cominciano a volteggiare sulle nostre teste esibendosi in picchiate a pelo d'acqua per raccogliere con gli artigli i pezzi di merluzzo che il nostro pilota gli lancia in acqua. Sono territoriali e famelici tanto che lo spettacolo continua anche dopo la presa quando gli altri cercano di rubare il pezzo di merluzzo a quello che è stato più abile ad afferrarlo per primo.
Il pezzo di merluzzo è lanciato in acqua e non affonda così l’aquila più lesta o più vicina tra quelle che ci volteggiano in testa, si getta in picchiata e col classico movimento artiglia la preda; spesso accade che a essere più veloci siano i gabbiani che ora si sono uniti al banchetto e che raccolgono il pezzo di merluzzo con il becco.
Curioso il comportamento delle aquile che cercano di rubare il cibo appena raccolto dai loro consimili, ma lasciano che i gabbiani volino via tranquilli con la preda.
E’ uno spettacolo costruito ma bellissimo con queste aquile dall’apertura alare imponente che ci volteggiano a poche spanne dalle nostre teste e che planano sull’acqua ad artigliare il cibo a pochi metri dal nostro natante.
3102Riprendiamo la… marcia e passiamo velocemente accanto alle immancabili gabbie galleggianti per l’allevamento di pesce; è difficile distinguere dall’esterno se sono allevati salmoni o merluzzi. I salmoni sono stati i primi a essere allevati in mare aperto e solo in seguito gli allevatori hanno cominciato a riempire le gabbie con il merluzzo selvatico pescato in eccesso per variare la produzione, facilitati dal fatto che i metodi di allevamento dei salmoni si adattano ai merluzzi.
La svolta si è avuta una ventina di anni fa quando sono riusciti a far riprodurre in cattività i merluzzi; così è cominciata la produzione di avannotti che alla fine del ciclo rifornisce tutto l’anno le gabbie galleggianti di giovani pescetti. Sono alimentati con granulati composti di farina e olio di pesce e da estratti vegetali; sono raccolti e abbattuti quando raggiungono i tre, quattro chilogrammi, peso raggiunto dopo circa due anni d’ingrasso.
A tutta velocità facciamo il nostro ingresso in uno stretto fiordo, strettoia accentuata dall’altezza dei monti laterali che calano a picco nell’acqua. E’ il Trollfjord; è uno spettacolo con le pareti fittamente alberate dei monti che ci circondano che ti avvolgono regalandoti una meravigliosa sensazione di tranquillità. A deturpare, ma non troppo, l’insieme è la cascata alla fine del fiordo che è stata intubata e incanalata alla sottostante piccola centrale idroelettrica.
3137Anche qui ci sono delle aquile, non tante ma sufficienti a regalarci delle emozioni. Approfittando della sosta in questo splendido scenario il nostro pilota ci ha spiegato qualcosa sulla storia geologica del luogo e risposto alle nostre domande che non hanno avuto nessuna attinenza con quello che ci ha spiegato prima e a quello che abbiamo visto e che si possono racchiudere in una sola e semplice domanda: come fate a vivere in un posto dove non si vede il sole per sei mesi l’anno?
In tutto questo una gabbianella è stata appollaiata sull’acqua vicino al nostro gommone per tutto il tempo con lo sguardo rivolto a noi dando la fantastica idea di stare ad ascoltare quello che dicevamo. Quando il gommone si mette in moto la bestiola si alza in volo, ci gira un paio di volte intorno, poi vola al nostro fianco per un centinaio di metri prima di appollaiarsi sull’antenna radar; a questo punto il pilota lancia in aria un pezzo di merluzzo che la gabbianella, libratasi velocemente in aria, acchiappa al volo e… vola via. Non so se questa scena segue un copione scritto ma è stata simpaticamente bella.
Usciamo dallo stretto fiordo e ripercorriamo la strada fatta all’andata passando davanti alle gabbie galleggianti dell’allevamento ma tenendoci più vicini alla costa dell’isola di Stormolla; questa zona è talmente ricca di penisole e isole più o meno grandi che per una persona che naviga in queste acque per la prima volta è difficile orizzontarsi. Se non lo avesse detto il pilota, per me stavamo velocemente viaggiando nell’ennesimo fiordo. In riva al mare delle stupende abitazioni stupiscono per i colori vivi, per la bellezza e… per essere completamente isolate. All’estremità meridionale di quest’isola dei piccoli isolotti sono diventati dimora di aquile che hanno costruito il nido sui punti più alti ma perfettamente visibili dall’imbarcazione.
3142Al perfetto fischio del nostro capitano che contemporaneamente inizia la… pastura, le aquile di mare, una alla volta, cominciano a librarsi in aria ricominciando lo straordinario spettacolo visto in precedenza.
Rientriamo in porto dal lato opposto a quello da cui eravamo partiti; in effetti, davanti al porto c’è una stretta e lunga isoletta. Una lingua di terra che si può considerare come una diga foranea naturale.
In una località a pochi chilometri da Svolvær, Kabelvag, c’è il campeggio Skårungen splendidamente posto in riva al mare e con un piccolo laghetto alle spalle; restiamo spiazzati quando vediamo i bungalow che ci hanno riservato. Sono piccoli, vecchi e malandati così, dopo attimi d’ilarità ci… ricomponiamo e corriamo alla reception a cercare qualcosa di meglio. Per poche corone in più troviamo una splendida sistemazione sempre in bungalow ma nuovi con servizi in camera e terrazzino… sull’acqua; uno spettacolo.
Ceniamo al Baccalao; quando si dice… un nome, un programma. E’ sul porto, struttura nuova, arredamento moderno e luci soffuse, forse anche troppo soffuse. Più che ristorante dà l’impressione di essere strutturato per servire aperitivi e apericene ma… la cena è stata buonissima. Stockfish grigliato alla brace con verdure bollite, bacon soffritto, e una salsina bianca che in Italia è perfettamente sostituibile con ottimo olio extravergine d'oliva. Buonissimo ma costa da solo 35 euro cui andranno aggiunti birra, servizio e tasse.

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