Kabelvag
25 agosto 2021, mercoledì
Reine è un piccolo villaggio di pescatori di circa trecento anime ed è conosciuto come il villaggio più bello della Norvegia. È su di un’isoletta al centro di una baia con un breve lembo di terra, forse artificiale, su cui corrono le poche decine di metri di strada che la collegano all’E10 e quindi alla terraferma che poi non è altro che un’altra isola più grande.
Porticciolo, magazzini, tanti telai di legno per l’essiccazione invernale del merluzzo, le rosse rorbuer su palafitte di legno la cui colorazione si ottiene dal sangue dei merluzzi e riconvertite oggi da case di pescatori in strutture ricettive anche di lusso, sono il tratto distintivo del villaggio; un tratto distintivo che accomuna quasi tutti i villaggi dei pescatori delle Lofoten visitati finora.
Il motivo per cui proprio questo villaggio è stato classificato come il più bello lo scopriamo solo dopo essere saliti in cima al Reinebringen che sovrasta la cittadina e che offre una vista mozzafiato sulla stessa e sulle altre isolette che riempiono la baia.
L’attacco del sentiero che porta ai 448 metri sul livello del mare della cima si trova proprio… al livello del mare sul vecchio tracciato della strada statale sostituito oggi da una moderna galleria.
Come la vecchia strada anche il vecchio, ripido e pericoloso sentiero è stato… aggiornato con 1650 scalini messi in opera da una squadra di sherpa nepalesi che ha terminato l’opera solo due anni fa. In effetti, non hanno terminato l’opera perché sono finiti prima i soldi stanziati; quando si dice che… ogni mondo é paese. Mancano all’appello gli ultimi 50 metri che dopo le piogge di ieri e le centinaia di scalini… scalati risultano abbastanza impegnativi.
Più di quattrocento metri di dislivello in un solo chilometro di sentiero, seppur gradinato, danno l’idea della ripidità e la completa assenza di passamani o aiuti ferrati fa sì che alcuni passaggi siano difficili e pericolosi; questo soprattutto nella seconda parte quando si esce allo scoperto e realizzi che stai salendo una parete quasi verticale.
I gradini sono fatti di pietra locale tagliata a grandi blocchi di dimensioni diverse così che ogni scalino ha un’altezza diversa dagli altri; tanto per rendere meno monotona la salita. Ogni cento gradini ce ne sono tre numerati… e quando c’è la possibilità, ci sono delle piccole aree di sosta con sedute fatte dello stesso materiale pietroso.
Gli ultimi 50 metri di salita sono i più impervi perché i gradini sono finiti e l’acqua dei giorni scorsi ha reso scivoloso il sentiero che conserva comunque pendenze importanti. Siamo costretti a procedere zigzagando ma alla fine siamo ripagati da un panorama spettacolare.
Complice una giornata finalmente serena con una luce particolare possiamo ammirare la baia dall’alto, letteralmente sotto i nostri piedi, con Reine e tutte le altre isolette; da quassù si vede chiaramente come queste isolette siano state utilizzate come rampa di lancio per i piccoli ponti che permettono alla Strada E10 di saltellare confusamente da uno scoglio all’altro per collegare tra loro tutte le terre emerse delle Lofoten.
Dall’alto è evidente la presenza nel villaggio di un bellissimo campo di calcio con un manto erboso invidiabile ma che quasi sicuramente è sintetico e tanto spazio riservato alle palizzate per l’essiccazione del pescato. Imprigionato tra le montagne, alla sinistra della baia rispetto al nostro punto di osservazione, c’è un lago grande quasi quanto la baia con l’acqua di colore blu scuro inteso.
Tante foto da cartolina, tanto tempo ad ammirare questo spettacolo della natura in cui l’uomo è riuscito a inserirsi in punta di piedi, tanta esposizione al venticello gelido che ti entra nelle ossa ma poi… arriva il momento triste dell’addio ma soprattutto quello della discesa che è ancora più impegnativo della salita perché ora hai anche lo sguardo rivolto verso il basso e sai perfettamente, scalino dopo scalino, dove sei e cosa ti aspetta se sbagli una mossa.
Ryten è una cima a 543 metri slm; è il punto più alto di un’imponente scogliera a picco sul mare da cui sembra si goda una bellissima vista sulla spiaggia di Kvalvika e le isole Lofoten in lontananza. Questo basta a farne una delle mete più ambite dei trekker che passano in zona.
Noi non possiamo esimerci così, dopo la scalata di stamane e approfittando del tempo clemente, siamo pronti a questa nuova sfida. L’attacco del sentiero è dal parcheggio a pagamento accanto al rosso magazzino di un’azienda agricola appena fuori del piccolo villaggio di pescatori di Fredvang. Per raggiungere questo piccolo villaggio occorre attraversare i due ponti che prendono il nome dalla cittadina stessa, i Fredvangbruene, che permettono al villaggio di collegarsi in pochissimi chilometri alla Strada Europea E10.
Questi due ponti sono spettacolari e li abbiamo visti più volte percorrendo su e giù giornalmente questa strada e ora avremo il privilegio di passarci sopra. Sono a sbalzo e lunghi 240 metri e alti 115; con queste misure non ci sarebbe nulla di straordinario ma la particolarità sta nel fatto che le due strade che s’immettono sul ponte sono al livello del mare quindi in 240 metri queste salgono a 115 per poi ridiscendere al livello del mare. Il fatto poi che ce ne siano due in meno di un chilometro rende l’insieme… una bella cartolina.
Sembrano la versione moderna del Ponte del Diavolo che attraversa il fiume Serchio nei pressi di Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca; attraversarli in successione è come essere sulle montagne russe. Il governo norvegese ha investito molto nella rete viaria negli ultimi anni puntando tutto su gallerie, viadotti e tunnel ma le strade sono rimaste le stesse così, come in questo caso, ti trovi su un manufatto moderno arrivando da una stradina a una corsia per senso di marcia abbastanza stretta da dover rallentare quando incroci un’altra auto.
La prima parte del percorso è abbastanza agevole; si arriva a un pianoro con un laghetto e una bella vista sul mare circostante. Poi s’inizia a far sul serio con tratti di pendenza importanti resi ancora più difficili dalle conseguenze delle piogge dei giorni scorsi; in molti tratti degli assi di legno posti per terra aiutano avvolte ad andare avanti altre a… impantanarti di più. In un paio di punti una catena fissata alla parete è indispensabile per proseguire.
Dopo un’oretta di cammino ci troviamo a un bivio non previsto con tanto d’indicazioni… in norvegese; sapendo di dover raggiungere un punto panoramico in alto scegliamo il sentiero che prosegue in salita e dopo una bella scarpinata arriviamo al rifugio Fredvanghytte in cima a una collina e vediamo dall’alto che potevamo risparmiarci questa fatica prendendo l’altro sentiero al bivio precedente che shunta la salita al rifugio e la conseguente discesa.
Ora il sentiero prosegue in costante leggera salita in parallelo a un altro stradello che scende direttamente alla spiaggia che da qui già si manifesta. L’unica difficoltà è il fondo scivoloso e… la nebbia che vediamo sempre più densa sopra di noi.
La pista si biforca nuovamente e questa volta senza indicazioni scritte ma intuiamo che continuando dritti si arriva a un punto panoramico basso e salendo arriveremo a quello alto. Decidiamo di salire per arrivare in cima, alla fine del sentiero dove ci dovrebbe essere un tumulo di pietre che lo segnala e dal quale ci dovrebbe essere la spettacolare vista dall’alto della ripida scogliera.
Uso il condizionale perché quando ci siamo completamente… annebbiati abbiamo capito che era inutile e soprattutto pericoloso continuare perché a stento riuscivamo a seguire il sentiero così, con un imprudente ma divertente fuori pista, siamo scesi velocemente al punto panoramico inferiore dal quale si gode comunque di una bella vista sulla spiaggia che a noi potrebbe non dire nulla giacché in Italia abbiamo migliaia di chilometri di spiagge come questa ma che qui è una cosa rara e per questo quasi venerata.
Sulla via del ritorno lungo il percorso completamente scoperto notiamo da lontano un nutrito gruppo di persone all’attacco del sentiero; le giornate sono lunghe in questo periodo ma iniziare il trekking a quest’ora mi sembra azzardato. Infatti sono gli operai dell’azienda agricola che stanno discutendo tra loro e, penso, la proprietà; una specie di riunione sindacale.