Bleik
27 agosto, venerdì
Partenza presto per il porto dove dobbiamo prendere il traghetto per Gryllefjord; non accettano prenotazioni per cui occorre arrivare presto prima che si formi la fila. La partenza prevista è alle 8.45 ma la prossima corsa è alle 17.00 e restare qui fino a stasera non è l'ideale perché a parte le balene ad Ardenes non c'è molto da fare o vedere.
Alla banchina c’è già il traghetto attraccato, ma non si vede nessuno cui chiedere informazioni e nemmeno una parvenza di ufficio; scopriamo dopo che il servizio di biglietteria è svolto a terra da una persona che gira tra le auto in fila. Si paga un tot per auto con autista e un tot per persona trasportata in auto; il poveretto bombardato dalle nostre domande e dalla strana richiesta di dividere il totale in tre parti non uguali da pagare con tre carte di credito diverse si è perso e ha sbagliato il conto.
Per viaggiare in gruppo finora è stato sempre indispensabile costituire un fondo cassa con cui pagare le spese comuni; in Norvegia ci siamo trovati subito in difficoltà perché è difficile pagare in contanti se non impossibile. Abbiamo risolto dividendo le spese per tre alternandoci nei pagamenti solo che ora, alla fine quasi della vacanza, abbiamo anche la necessità di pareggiare i conti in modo che alla fine la differenza di spesa tra tutti sia minima. Per fare ciò siamo costretti a non dividere più il totale in parti uguali ma differenti a seconda se uno è più o meno lontano dal pareggio di bilancio. La cosa a noi diverte ma il difficile è spiegare e farsi capire dai gestori che devono ricevere i soldi; e oggi ci è andata bene perché il bigliettaio è andato nel pallone e, a conti fatti, abbiamo pagato tre biglietti da passeggero in meno.
Aspettiamo con ansia l’apertura del bar a bordo dopo la partenza ma rimaniamo delusi sia per la scarsità dei prodotti sia per la loro qualità e sia per la barista che ha un’aria molto scocciata. Nell’ultima ora di viaggio navighiamo in un grosso golfo fino a imboccare uno stretto fiordo delimitato ai lati da belle e verdeggianti colline con sparute abitazioni presso la riva… quando c’è spazio sufficiente.
La città d’arrivo è quasi all’imboccatura del fiordo, subito dopo una curva a destra; si sviluppa su di una stretta striscia di terra tra la fine del pendio della collina e il mare. Le case aumentano di numero dalla periferia al centro senza però raggiungere la… scarsa densità.
Un paio di magazzini vicino al molo sono costruiti su palafitte i cui pali sono piantati tutti in acqua; si vede chiaramente che quando c’è l’alta marea l’acqua sale di almeno quattro metri. Arriviamo puntuali alle 11.00.
Pomeriggio passato a bighellonare sull’isola di Senja dove siamo sbarcati alla ricerca di qualche angolino simpatico; dopo pochi chilometri dal porto siamo attirati da un ponticello nepalese che collega la strada a uno scoglio con sopra un’abitazione.
La strada è stretta e non ci consente la fermata in sicurezza così siamo costretti a svoltare in un vicino viottolo e a sorpresa ci troviamo nel parcheggio di un resort, l’Hamn i Senja, in pratica nascosto alla strada. Ci sono camere, ristorante, appartamentini e persino il porticciolo con un paio di barche a vela parcheggiate oltre a quelle a motore fuoribordo di diverse stazze. Alle spalle del complesso, verso il mare aperto, è stato creato un enorme palco di legno per rendere agibile la scogliera e qui si svolgono degli eventi all’aperto e sicuramente c’è stato o ci sarà a breve un matrimonio perché con l’unico sfondo del mare c’è un archetto infiorato che è la location tipica per la foto ricordo di una coppia di sposi.
A lato del palco parte uno stradello che porta in cima alla scogliera da cui si gode una vista stupenda sulla baia sottostante piena di piccoli isolotti; c’è anche un’edicola a pianta poligonale, di legno ma abbondantemente vetrata che penso sia utilizzata soprattutto d’inverno per osservare l’aurora boreale standosene al calduccio.
Anche nei piccoli villaggi che attraversiamo, sono presenti le piste ciclabili che però raramente sono utilizzate dagli adulti in bici anche per i continui sali, scendi; sono frequentate soprattutto da bambini che scorrazzano su e giù con caschetti e monopattini rigorosamente non elettrici.
Come recitava una vecchia canzone… l’estate sta finendo… e qui già ci si prepara all’inverno rimettendo in opera i sostegni di legno per l’essicazione del merluzzo; essiccazione che è fatta nella stagione secca invernale. Qui stanno preparando le reti che copriranno il futuro stoccafisso per proteggerli dai famelici ladri alati volgarmente chiamati… gabbiani.
Ci fermiamo in una piazzola trasformata in belvedere; ci sono una fontanina, un piccolo gabinetto e un passaggio che permette di raggiungere il mare. Scopriamo un angolo stupendo con la scogliera comodamente calpestabile perché formata da enormi blocchi di granito levigato nel tempo dai flutti marini con lo sfondo delle cime simil dolomitiche che si ergono dal mare; a completare il quadretto c’è il mare che per la prima volta ho visto leggermente mosso con le onde che s’infrangono spettacolarmente sulla scogliera.
A un bivio lasciamo la strada che potremmo definire litoranea e ci inerpichiamo su per una bellissima stradina di montagna che lentamente tra la fitta boscaglia ci porta in cima al passo da cui si può godere di un bel panorama col mare su entrambi i versanti.
La discesa è altrettanto bella; ci fermiamo alla fine di un raro rettilineo prima di una curva a gomito perché davanti a noi c’è una bella isoletta abitata. È l’isola di Husøy e non siamo sicuramente i primi a fermarci a questa curva che forse non volendo è diventata, di fatto, un punto panoramico tanto che qualcuno ha pensato bene di mettere una cassettina su di un trespolo in cui è custodito un libro come quelli che è possibile trovare sulle vette o in punti difficilmente raggiungibili per testimoniare con firma e commento il proprio passaggio.
Non è certo questo il caso perché ci si arriva in auto, ma bisogna ammettere che il panorama è bello; l’isoletta non è grande ma sembra ancora più piccola in confronto all’alta scogliera da cui dista un centinaio di metri. Proseguiamo e raggiungiamo l’isoletta che ora è collegata alla terraferma da una stradina costruita di recente su una scogliera artificiale; è molto più bella vista da lontano.