Kabelvag

26 agosto 2021, giovedì

3335Questa mattina, un po’ a malincuore, lasciamo il campeggio Skårungen di Kabelvag che ci ha splendidamente ospitato per tre notti nelle comodissime rorbuer color granata su palafitte di legno; palafitte che scompaiono nei periodi di alta marea il cui picco notturno si ha tra le due e le tre quando la tua abitazione prende momentaneamente le sembianze di una casa galleggiante. Vivere questi momenti in una notte che qui non è mai veramente notte non ha prezzo.
A venti chilometri c’è Henningsvær, un villaggio di pescatori soprannominato la Venezia delle Lofoten; i 500 abitanti… abitano due delle più grandi… isolette che fuoriescono dall’acqua in questa zona. Le due isolette hanno una forma allungata e sono vicinissime e le due rive contrapposte sono state trasformate in moli per l’attracco dei pescherecci tanto che apparentemente le poche decine di metri che le separano somigliano a un canale; un’estremità di questo è stato anche chiuso da una scogliera artificiale che permette a una strada di unire i due lembi di terra.
Sembrano davvero quattro case divise da un canale e scomodare il nome di Venezia è quasi da denuncia. Oggi l’App Easy Park funziona perfettamente quindi il malfunzionamento di giorni fa deve essere stato un caso. Siamo attirati dalla vetrina di un negozio d’abbigliamento sportivo con ben in mostra le magliette della locale squadra di calcio; è chiuso ma un cartello esposto indica chiaramente l’orario di apertura… Siamo aperti: quasi tutti i giorni dalle 9 o 10, occasionalmente già dalle 7 ma alcuni giorni dopo le 12… Dello stesso tenore l’orario di chiusura.
3332Fatta colazione nell’unico negozio aperto che vende di tutto dall’olio d’oliva all’olio dei motori a scoppio, dai giornali alle inquietanti teste rinsecchite dei merluzzi, dagli hot dog al caffè. Riprendiamo la marcia che in tre ore e mezzo più le soste ci porteranno ad Andenes, il punto più a nord delle Lofoten.
Ripassiamo da Svolvær e prendiamo atto che è iniziata la scuola; un gruppetto di bambini al primo anno di primaria o ultimo di materna procede in fila sul marciapiede mano nella mano, due a due; tutti hanno uno zainetto rosso in spalla. Qui la scuola è completamente gratuita fino all'università compresi gli accessori come gli zainetti. Aprono e chiudono la fila due educatrici con giubbetto giallo catarifrangente.
Siamo letteralmente costretti a fermarci davanti a uno specchio d'acqua che è talmente fermo da sembrare un vero enorme specchio che riflette alla perfezione la montagna che la sovrasta col cielo azzurro e qualche nuvoletta che in questo caso non guasta.
Qui alle Lofoten non solo non si sono viste le renne ma sono pochissimi gli animali intercettati al pascolo a dispetto della quasi totalità dei terreni scoperti, privi di alberi ma verdissimi. Comunque ci deve essere un bel numero di stalle a giudicare dalla grande quantità di bianche balle di foraggio insilato lasciato a fermentare nei campi dopo il taglio. I cartelli d'attenzione che verso Capo Nord mostravano renne, qui raffigurano pecora e… pecorino.
In un garage isolato dal resto delle abitazioni, ci sono tanti sci di fondo in lavorazione; si stanno preparando per la nuova stagione. Nello sci di fondo qui sono bravissimi. Sembra di essere in vacanza in montagna sia per il clima fresco sia perché circondato da montagne… poi realizzi che le montagne non sono altro che colline la cui altezza spesso non supera i 500 metri; l'effetto ottico è dovuto al fatto che le nostre strade di montagna viaggiano in quota mentre qui sono al livello del mare.
3343Fino a pochi anni fa per potersi spostare in macchina tra le numerose isole e penisole di questo territorio si era costretti a prendere continuamente i Caronte; oggi sono tanti i viadotti e i tunnel realizzati che prendi un traghetto solo se vuoi fare un viaggio alternativo.
È difficile distinguere la galleria dal tunnel sottomarino perché quest’ultimo deve inevitabilmente avere il suo imbocco molto prima del canale; essendo il territorio molto ondulato l’imbocco dei tunnel, come quelli delle gallerie, sono ai piedi delle rocciose colline e questo significa che in auto si passa da un’isola all’altra senza vedere l’acqua.
Gallerie, viadotti e tunnel sono di recentissima costruzione ma s’inseriscono in una rete viaria vetusta con strade strette che seguono l’orografia del territorio, quindi con un incessante susseguirsi di curve e saliscendi con la velocità massima che raramente supera i 60 km/h. Caratteristici sono i ponti che attraversano i canali e i fiordi navigabili; hanno una forma arcuata con partenza dal livello del mare e la luce centrale alta almeno 100 metri. Sono visibilissimi da lontano e minore è la larghezza dello stretto maggiore deve essere la pendenza per raggiungere il vertice alto.
Arriviamo ad Andenes, nella parte settentrionale dell’isola di Andøya; in pratica siamo nella punta nordoccidentale delle Lofoten, davanti a noi c’è solo l’oceano. È uno dei pochi posti al mondo dove è possibile praticare con successo il whale-watching, ossia l’osservazione delle balene.
Hvalsenteret è il Centro di ricerca per le Balene ed è qui che abbiamo prenotato il nostro tour per le 15.30; prima di imbarcarci sulla loro nave è prevista una visita al centro, dove sono spiegate le finalità della ricerca e le caratteristiche dei vari cetacei e in particolar modo quelli che potremo avvistare in zone più gli animali che ne condividono l’habitat sia come prede sia come predatori.
3327Curiosa la storia dell’orca che si ritrova l’appellativo di assassina per un errore di traduzione; l’orca è forse l’unico predatore del capodoglio, soprattutto cuccioli e avvolte le femmine che cercano di difendere i piccoli. La tecnica di caccia è molto crudele tanto che i balenieri spagnoli che per primi assistettero a queste scene definirono le orche assassine di balene; gli inglesi travisandone il concetto lo tradussero in killer whales, in altre parole balene assassine.
Il capodoglio maschio è molto più grande delle femmine e può raggiungere i 18 metri di lunghezza anche se scheletri ritrovati e testimonianze accertano che in passato queste bestioline erano di almeno una decina di metri più lunghe; purtroppo la caccia intensiva rivolta soprattutto agli esemplari più grossi ne ha ridotto le dimensioni. Erano cacciate per la grande quantità di una sostanza cerosa presente nella grossa e sproporzionata testa da cui si otteneva un olio che nei secoli scorsi era richiestissimo; da qui il nome.
Vivono fino a ottanta anni e le femmine compongono dei gruppi anche numerosi assieme ai cuccioli e prediligono acque calde e tranquille mentre i maschi si separano al compimento dei venti anni circa e vivono solitari; quelli che probabilmente vedremo oggi sono questi ultimi.
Riescono a stare in apnea per un’ora e mezza e raggiungono profondità di 2000 metri e oltre e gradiscono le pareti scoscese delle piattaforme continentali e dei canyon sottomarini probabilmente perché riescono a nutrirsi più facilmente; il motivo principale che fa di questo posto uno dei migliori punti d’osservazione di questi cetacei è proprio la relativa vicinanza al limite della piattaforma continentale che si trova a sole quaranta miglia al largo in direzione Nord-Nord Ovest.
3380È arrivato il momento di imbarcarci; è la motonave Reine, un’imbarcazione di 30 metri nata nel primo dopoguerra per la pesca alle foche e riadattata più volte nel tempo per nuove operatività fino a diventare nel 1992 la nave ammiraglia di questo centro per questo tipo di safari. Può imbarcare fino a ottanta passeggeri, ha un motore da 650 cv e raggiunge i dieci nodi di velocità.
Usciamo dal porto dominato dal rosso faro alto 40 metri e subito siamo in alto mare a velocità sostenuta per questo mezzo aiutati anche dal fatto che le condizioni del mare sono ottimali. Arrivati nell'area di caccia, un membro dell'equipaggio è salito sul pennone di prua, un altro ha affiancato il capitano per scrutare a 360 gradi la superficie per cercare lo sfiato del cetaceo. Curiosa la presenza di un’anziana persona, molto anziana, che affianca il capitano e che collabora nelle ricerche. O è entrato tardi in marina o… la marina invecchia.
Il comandante pilota da un’estensione del ponte di comando posto all’aperto sul tettuccio della motonave protetto dai viaggiatori da un’esile balaustra. Con due pomelli da joystick regola direzione e potenza dei motori; una bussola fissa completa il cruscotto.
Dopo più di un’ora di navigazione le vedette devono aver captato qualche segnale perché il comandante riduce drasticamente la velocità e una voce dall’altoparlante ci invita tutti a collaborare alle ricerche scrutando l’orizzonte a tutto tondo. Siamo fortunati; uno sfiato in lontananza tradisce la presenza del cetaceo. Ci avviciniamo al minimo della potenza e scopriamo che le balene sono due e viaggiano affiancate.
3482Il colore sembra blu scuro ma l’eccitazione del momento, i riflessi della luce sulla lucida pelle bagnata delle bestiole che a volte nuotano a favore di Sole e avvolte contro fanno si che la percezione del colore non sia mai la stessa.
Il tempo in superficie dura poco, tre o quattro boccate d'aria con altrettanti sfiati e poi s’inabissano e bisogna aspettare che riemergano; non sapendo dove, occorre avere pazienza e controllare tutto lo specchio d’acqua che ci circonda. Sul ponte penso che siamo tutti alla prima esperienza perché è un susseguirsi di silenzi che precedono l’avvistamento e il conseguente caos generato dallo spostamento verso il lato migliore del natante e dagli eccitati commenti.
L’apoteosi si è avuta quando i due animaletti si sono manifestati nuovamente in coppia nuotandoci accanto per qualche minuto a pochi metri come dei… mortali delfini.
A differenza di squali o delfini che hanno la pinna dorsale a un terzo della loro lunghezza lato testa, questi enormi mammiferi d’acqua l’hanno sempre a un terzo della loro lunghezza ma verso coda; quando nuota in superficie, la sua andatura è sinuosa. Compare prima la parte alta della testa con il suo spruzzo, poi è il momento del dorso quando la testa è già in immersione e infine compare la pinna quando gran parte del dorso è scomparsa; la pinna rappresenta i titoli di coda del film. La testa è la parte più difficile da vedere perché a dispetto delle dimensioni l’idrodinamicità è perfetta per cui quando emerge l’acqua circostante non subisce evidenti variazioni e lo spruzzo è l’unica cosa che ne tradisce la presenza, ma questo avviene quando ormai la testa è già in fase d’immersione.
3507Bellissimo ma siamo un po’ delusi perché non abbiamo visto la famosa coda, l’icona delle balene che s’immergono. Scopriamo che quelli che abbiamo visto non sono capodogli ma balenottere che hanno caratteristiche diverse. In pratica la caccia non è ancora finita. Abbiamo ripreso la navigazione a velocità di crociera sempre in direzione opposta alla ormai lontanissima costa.
Il capitano ora ha un nuovo alleato; ha indossato un paio di cuffie collegate agli idrofoni di cui è dotata l’imbarcazione e che permettono di ascoltare i suoni che si propagano in mare. È alla ricerca dei click di ecolocalizzazione prodotti dai capodogli per comunicare, orientarsi e cercare le loro prede. A facilitare il compito dei cercatori in questo caso è la caratteristica di questi cetacei di cacciare nuotando in verticale e di risalire allo stesso modo per cui una volta captata la voce basta rimanere in zona e si vedono emergere.
Dopo una ventina di minuti di navigazione il capitano rallenta notevolmente, si riforma la squadra di avvistatori, nonno compreso e comincia a girare in tondo fino a quando non avvistiamo il tanto atteso capodoglio.
È lontano ma pian piano ci avviciniamo e lo possiamo ammirare in tutta la sua maestosità e bellezza mentre respira in superficie espellendo l'acqua ogni dieci, dodici secondi prima di fare l'immersione caratteristica con la coda fuori dell'acqua per darsi la spinta necessaria a raggiungere quelle profondità di caccia per noi inimmaginabili.
Sulla via del ritorno merenda offerta dal personale di bordo a base di panetti e abbondante brodo caldo serviti in ciotole ecosostenibili e consumata mentre assistiamo al sole che lentamente si avvia al tramonto arricchendo cielo, mare e nuvole di nuove tonalità calde.
3531Prima di partire abbiamo prenotato il ristorante specificando che saremmo stati in barca e che il tour finisce quando si avvistano i cetacei per cui avremmo potuto fare tardi. Considerando che qui abitualmente cenano quando noi facciamo merenda e sommato al fatto che il gestore non è simpatico di natura e che ha voglia di chiudere prima possibile… non è stato molto cortese nei nostri confronti da quando ci siamo presentati alle 21.00 fino a quando ci ha chiaramente fatto capire che dovevamo andare via. Il pesce gatto è buono ma non come lo stoccafisso dell'altro giorno e la renna è buona ma con retrogusto da… scatoletta Simmenthal.
Raggiungiamo per la notte il Midnattsol Camping Bleik in un vecchio vicino villaggio di pescatori abbandonato, dove hanno ristrutturato alcuni stabili per adibirli a bungalow. Il risultato è un insieme di ruderi, archeologia industriale, ed edifici funzionali che si affacciano sul porticciolo. Il tutto ha un suo perché.
Con l'avvento dell'acquacoltura il settore della pesca si è radicalmente trasformato così che i tanti villaggi di pescatori che stavano nei fiordi si sono via via svuotati. La riconversione al turismo è stata una scelta quasi obbligata per non far morire completamente queste realtà.

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