Hanoi
28 maggio 2004, venerdì
I furgoni, i camion e i pullman, oltre alle normali targhe anteriore e posteriore, portano stampigliato il numero di targa a grossi caratteri ai due lati del mezzo.
Avendo due grandi fiumi navigabili come il fiume Rosso a nord e il Mekong a sud e migliaia di chilometri di coste, il Vietnam è forse il paese al mondo dove la quasi totalità delle merci viaggia sull'acqua. Ne consegue che le strade non sono inflazionate da camion come dalle nostre parti.
A parte qualche nuovo mezzo giapponese o coreano, i camion sono quasi tutti vecchi mezzi cinesi IFA. Sulle strade, soprattutto al nord, viaggiano dei mezzi che sono a metà strada tra grossi motofurgoni e piccoli camion; è impossibile scoprirne la marca perché nel tempo hanno subito tante di quelle modifiche artigianali da diventare di fatto tanti pezzi unici. Di originale è rimasto solo motore e pianale; al sud, evidentemente più caldo, il cofano motore e spesso anche la cabina di guida sono stati eliminati.
Uscendo da Hanoi verso S-E si percorre un enorme viale a quattro corsie per senso di marcia di cui una riservata ai mezzi pubblici. La massa di mezzi a due ruote ferma al semaforo rosso e pronta a scattare al verde è impressionante.
Usciti dalla capitale, le campagne si presentano come un'immensa risaia. Il riso è pronto per la mietitura che sta avvenendo a mano; con la falce si mietono piccole quantità con le quali si formano dei fasci legati che vengono poggiati a terra in posizione verticale. I portatori li raccolgono e col bilanciere li portano nel punto di raccolta da dove poi verranno portati sul luogo della trebbiatura.
Ci fermiamo lungo la strada per fotografare un gran numero di anatre e papere che sguazzano nell'acqua di vecchie risaie adibite ora all'allevamento di questi volatili.
Siamo attirati dal suono ritmico di un tamburo. Localizziamo l'origine; è una costruzione immersa nella vegetazione che in questo contesto sembra un'oasi nel deserto o un'isola in mezzo al mare dove il deserto o il mare in questo caso rappresentano il sinonimo delle sterminate distese di verdi risaie.
È un piccolo tempio, Den Thu, dove si sta svolgendo una cerimonia religiosa Cadoista. Non ci sono però occhi che ti guardano e il tempio è in stile buddista.
Incredibile la disponibilità di queste persone a farsi riprendere e fotografare durante e dopo la cerimonia quando, tolte le tonache colorate, ci hanno offerto te chiaro in tazzine... scure. Si sono messi in posa per noi e con noi compreso i due monaci che indossano una mascherina rossa.
Unica nota negativa di questa sosta è il gruppo di ragazzi del posto che, incuriositi dalla nostra presenza, fanno i galletti, ci ronzano intorno finché non riescono a toccare una borsa, una macchina fotografica o i nostri vestiti dopo di che si allontanano di qualche passo ridendo soddisfatti dell'impresa compiuta.
Arriviamo a My Duc. Come in molti altri posti di interesse turistico si paga un biglietto per entrare in città. Le strade sono ricoperte di fascine di riso appena trebbiato o cataste di riso da trebbiare. È un via vai di uomini col bilanciere, ciclò e vecchi motofurgoni che trasportano le fascine di riso dalle risaie alle vicinanze delle proprie abitazioni, che può essere anche il centro della strada, in attesa della trebbiatrice che passa di casa in casa a fare il lavoro per cui è stata costruita.
Prendiamo tre barche con rispettive rematrici e lungo il Fiume Profumato ci avviamo verso la zona delle pagode. Le nostre barche sono tutte uguali, in ferro color... antiruggine. Possono portare tre persone più la rematrice che rema stando seduta. C'è un altro tipo di imbarcazione, più grande delle nostre e questa è guidata da due rematrici con un remo ciascuno; lavorano in piedi una a poppa e l'altra a prua.
Dopo un centinaio di metri si esce dal cemento e legno del villaggio e dalle barche disordinatamente ormeggiate e ci si immerge in un paesaggio mozzafiato. L'acqua è limpida e scorre lentamente tanto che è impossibile stabilire se si procede a favore o controcorrente. Sullo sfondo rigogliose montagne, qua e la punteggiate da piccoli templi, fanno da cornice alla valle prevalentemente coltivata a riso.
Stando a pelo d'acqua vediamo solo i cappelli a cono di quelli che lavorano nelle risaie. Anche qui
stanno mietendo; caricano il raccolto sulle barche uguali alle nostre e lo trasportano al villaggio per la trebbiatura. O le barche sono piccole o il raccolto è stato abbondante perché stiamo incrociando un gran numero di imbarcazioni cariche di fascine per la gioia di noi fotografi.
Dopo poco più di un'ora raggiungiamo il campo base dove si lasciano le barche e si prosegue a piedi. Logicamente sono sorti numerosi punti di ristoro e noi ne approfittiamo prima di iniziare quella che ci dicono essere una lunga e faticosa scalata.
Il sentiero è acciottolato con gradini irregolari quando la pendenza aumenta. Con noi c’è una ragazza locale che si è offerta di farci da guida; dice di essere una studentessa universitaria e di fare la guida saltuariamente per pagarsi la scuola. Parla inglese ma è difficile seguirla, come è difficile seguire tutti i vietnamiti perché il loro inglese è troppo inquinato dalla loro naturale cadenza.
Dopo poco c'è una bella pagoda con monastero e monaci annessi. Dai tetti a spiovente pendono bandierine e pendagli con campanacci e campanellini che in caso di vento faranno un bel po' di... suoni. Sembra che i pellegrini si fermino qui a mangiare prima di iniziare la scalata al monte Huong Tich, monte delle Impronte Profumate, perché porta bene. Penso che il motivo sia un altro: affrontare i quattro chilometri di salita a stomaco vuoto può portar... male.
L'orario non è dei migliori per affrontare la salita; quasi tutte le persone che troviamo lungo il percorso sono stesi a riposarsi su stuoie. I gestori dei piccoli chioschi disseminati lungo il sentiero hanno un attimo di stupore nel vederci ma si riprendono immediatamente e cercano di
venderti bibite, gelati ecc.
Nonostante il sentiero sia quasi sempre all'ombra, a metà strada siamo già cotti; i volti si sono trasformati, traspare la sofferenza del condannato ai lavori forzati. In questo clima a qualcuno di noi è sorta spontanea una domanda: cosa abbiamo fatto di così grave per meritarci una pena così severa? Ma continuiamo imperterriti anche se ogni scusa è buona per una breve sosta.
Più si va avanti più il panorama è bello; oggi il cielo è stranamente limpido e in lontananza si intravedono le verdi risaie della pianura al di la delle montagne.
Una serie di bancarelle con incensi e offerte votive in vendita ci fanno capire che finalmente, dopo più di un'ora, siamo finalmente arrivati alla meta.
Scendiamo un centinaio di gradini e siamo all'ingresso della Pagoda Profumata; è una grotta naturale dall'ampia apertura all'interno della quale ci sono numerose pagode buddiste. Quella che attira il maggior numero di fedeli è la Giai Oan Chu, in fondo alla grotta. Sembra che una preghiera qui sia un toccasana per le coppie che desiderano avere figli.
In un punto della grotta delle gocce d'acqua dalla volta finiscono sopra una stalagmite che si erge da terra poco più di un metro. I fedeli fanno cadere nel palmo della mano tre gocce d'acqua, una ciascuna per salute, soldi e felicità, con cui si cospargono la fronte con spirito beneaugurante come è beneaugurante mangiare un dolcetto bianco chiuso in carta rossa che si compra nelle bancarelle fuori della pagoda assieme agli incensi. Si mangia all'uscita dopo aver pregato e fatto offerte.
Anche qui tre è il numero perfetto; una volta accesi gli incensi, tre bastoncini, si tengono nelle
mani unite. Mentre si recitano le preghiere si inchina tre volte all'unisono testa, mani e quindi bastoncini. Questi dopo si piantano nella sabbia dell'incensiere.
Mangiamo l'orrendo dolcetto, risaliamo faticosamente i cento gradini e cominciamo a scendere verso il fiume. Tutte le persone che salendo ho visto riposare su stuoie ora sono tutte al lavoro; stanno portando sacchi di juta pieni di sabbia o cemento. Uomini e donne indistintamente portano su gli stessi pesi. Hanno iniziato i lavori per la costruzione di una funivia che porterà su i fedeli in modo più agevole. I lavori dovrebbero finire nel 2006 ma se continuano a portare su i materiali in questo modo ho paura che i tempi di consegna slitteranno un po'.
Ritroviamo a fatica le nostre barcaiole e ripartiamo verso il villaggio di partenza. Alle nostre spalle il cielo è diventato nero e tuoni e fulmini annunciano l'imminente acquazzone. Alla velocità delle barche, già lente di per se, si aggiunge l'esilità della nostra rematrice che non ci lascia molte speranze; ci bagneremo!
Cerchiamo di darle una mano; Daniela la affianca ai remi ma non andando a tempo perdiamo battute. Allora io e Azelio cominciamo a remare con le mani, non è molto ma... A un certo punto la ragazza ci chiede una mancia; la cosa ci fa letteralmente... cadere le braccia. Riusciamo comunque a toccare terra prima delle prime gocce, ma il vero acquazzone fortunatamente ci ha solo sfiorati.
Questa sera alle otto inizia lo spettacolo delle marionette sull'acqua; sono le cinque, occorrono circa due ore per tornare ad Hanoi e... non troviamo il nostro pulmino e neppure l'autista. Ciò ci permette di assistere alle consuete scene di vita. La trebbiatrice meccanica al centro della strada
spara la paglia in alto, fino ai fili elettrici che ricopre, mentre il riso trebbiato finisce a terra, riso che donne esperte raccolgono dall'asfalto e depositano in sacchi di juta.
Altre donne spingono pollai a più piani su ruote cercando di vendere polli, pulcini e papere.
Alle sette e mezza arriviamo davanti al teatro, che è vicino al lago, giusto in tempo per acquistare i biglietti ed entrare. Siamo in giro da stamattina, abbiamo un aspetto pietoso ma nessuno ha voglia di rinunciare a uno spettacolo unico al mondo.
Da un lato c'è un palco su cui ci sono i musicisti che con strumenti tipici eseguono musiche antiche vietnamite e danno voce ai personaggi femminili. Lo spettacolo comincia con due pezzi musicali, poi, nella vasca al centro del palco, compaiono quattro draghi che cominciano a danzare a pelo d'acqua.
A differenza delle nostre marionette che sono manovrate dall'alto con l'ausilio di fili, queste sono manovrate con aste e fili sotto il livello dell'acqua. Il risultato è spettacolare e buona parte è anche merito dell'atmosfera creata dalle musiche e dalle vocine delle donne.
Sono diversi quadri con diversi personaggi che raccontano storie di vita quotidiana di pescatori, coltivatori delle risaie, sfilate di principi e mandarini ecc.
Sulla guida è scritto che uno spettacolo nello spettacolo è ammirare l'atteggiamento dei locali verso le marionette ma, con questi prezzi, dei locali nemmeno l'ombra. 40000d per le prime file e 20000d gli altri.
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Lao Cai>Hanoi
26 maggio 2004, mercoledì
Arriviamo ad Hanoi poco dopo le 5.30. Transitando per la periferia vediamo che anche qui sono in molti che fanno ginnastica mattutina. Molti sono radunati sul ponte ferroviario sul fiume Rosso. Anche qui sono pochi quelli che corrono, tanti passeggiano veloci, tutti gli altri fanno ogni tipo di ginnastica. Simpatico il gruppo di vecchietti e, soprattutto, vecchiette che fanno ginnastica di gruppo.
La linea ferroviaria Hanoi - Ho Chi Minh e la linea Hanoi - Lao Cai - Cina hanno lo scartamento diverso. Nelle vicinanze di Hanoi le due linee si accavallano per alcuni chilometri cosicché i binari diventano tre, uno comune ai due scartamenti e gli altri due uno per uno. Anche gli scambi sono a tre aghi; molto curioso a vedersi.
Troviamo un albergo per domani, lasciamo parte dei bagagli e partiamo per Ha Long dove faremo un giro ih barcone tra gli... scogli.
Strada facendo ci fermiamo in un laboratorio - emporio - bar - ristorante per turisti. Ci sono tanti ragazzi sordomuti o con problemi fisici o mentali che ricamano delle tele. Sono in tanti; accanto a loro hanno una foto, cartolina o disegno dal quale prendono spunto per il ricamo. Tutto fatto a mano, sono molto bravi, ne risultano belle opere.
Il sistema di pagamento al casello autostradale è poco fluido; prima di arrivare al casello lungo la strada
sulla destra ci sono una serie di botteghini dove si paga ottenendo in cambio un biglietto. Parte di questo viene poi staccato dal personale del casello vero e proprio. Tra venditori di biglietti, controllori ecc. Lavorano decine di persone in entrambi i sensi di marcia. Sembra che questo sistema molto complesso sia stato creato per arginare il fenomeno della corruzione.
Per entrare sul molo occorre pagare 50000d e oltre al biglietto controllano anche passaporto e visto d'ingresso. Il barcone è bello con drago a prua, cabina di guida a forma di edicola cinese; divanetti di bambù ci accolgono a prua appena saliti a bordo passando su una passerella traballante. È in legno color ciliegio, stilizzato con tanti tettucci a pagoda e piccoli draghi la ornano un po’ ovunque. È a motore ma ha due grossi alberi per le vele tipiche del posto che issano quando la barca è ferma per fare un po' di... colore.
Aranciata di benvenuto, doccia e, subito dopo la partenza, si inizia a mangiare; buonissimi gamberoni e granchi cotti a vapore e intinti nel succo di limone sale e pepe.
Nella baia di Ha Long ci sono migliaia di isolotti; le dimensioni di queste isole vanno dall'isola di Montecristo ai faraglioni di Capri. Dicono che sono più di tremila; è difficile contarle ma l'insieme è davvero bello.
Oltre ai pochi barconi turistici come il nostro ci sono tante barche di pescatori che lavorano tra
le isole creando scorci unici.
Parcheggiamo davanti alla grotta Hang Sung Sot; come tutte le grotte è bello vedere quello che è stato in grado di fare la natura. L'illuminazione interna non è un granché e in alcuni casi è anche ingannevole; in certi punti la luce fa strani effetti sulle pareti come se questa fosse riflessa da uno specchio d'acqua. Una veloce indagine in zona vietata ha evidenziato l'assenza d'acqua e smascherato l'effetto scenico del rullo cinese.
L'ingresso della grotta è raggiungibile salendo i gradini di un viottolo che la collega al piccolo molo dove i barconi attraccano il tempo necessario a far scendere i passeggeri. Dopo le imbarcazioni si spostano e gettano l'ancora nella piccola baia tra piccole case galleggianti e alzano le caratteristiche vele dei vecchi giunchi che solcavano queste acque e che ora sono difficilissimi da vedere. All'uscita della grotta il colpo d'occhio sulla baia è superbo.
Con la barca di bambù incatramata che ci portiamo dietro da stamani torniamo a bordo e proseguiamo per la vicina Cat Ba. È un'isoletta con in cima una piccola pagoda; poche decine di metri di spiaggia ci permettono di fare un tonificante bagnetto. Originale il passamano della passerella che ci permette di scendere a terra prima e di risalire poi dopo aver lavato i piedi in un piccolo catino d'acqua; è una canna di bambù tenuta alle due estremità da due marinai, uno a terra e l'altro sul barcone.
Il tempo di fare una doccia nella nostra cabina e di ammirare lo splendido tramonto tra le isolette che siamo di nuovo a tavola per la cena. Gamberoni cotti al vapore come quelli di stamani, un grosso pesce cotto al forno alla nostra maniera e una verdura cotta a vapore di cui non conosco i nome ma che ho visto raccogliere spesso negli stagni dove divide l'habitat con i fior di loto.
Tutte ottime pietanze a base di pesce tra cui anche una specie di baccalà fritto poi, a sorpresa, un bel piatto di... pollo!
Siamo stanchissimi per il lungo trasferimento da Sa Pa ad Ha Long per cui tutti a letto presto. Siamo ancorati in una piccola baia formata da numerosi isolotti non lontani dalla grotta e dall'isola con pagoda; il silenzio è irreale.
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