Hue

20 maggio 2004, giovedì

Questa mattina è prevista una gita in barca sul Fiume Profumato con visita alle tombe.
Il barcone è un cabinato di 15 metri molto vecchio; il barcaiolo vive nella barca assieme alla moglie e i due bambini piccoli. Motore diesel con avviamento a manovella. Il codice di navigazione è ispirato al codice della strada; vai sempre avanti, tanto sono gli altri che ti vedono e ti evitano. Sfiorata una collisione con un'altra imbarcazione in fase di attracco.
La prima sosta è alla Pagoda di Thien Mu. Nell'atrio ci sono due bacheche che custodiscono statuette di porcellana che riproducono figure un po' inquietanti, tutte con le facce ingrugnite. Bella la torre ottagonale Thap Phuoc Duyen alta 21 metri, suddivisa in sette piani ognuno dedicato a una reincarnazione umana del Buddha.
In un garage c'è l'Austin che ha portato il primo bonzo al sacrificio. Era l'11 giugno 1963 e il bonzo si chiamava Thich Quang Duc. Proveniva da Hue, si cosparse di benzina per poi darsi fuoco, in posizione di preghiera, a un incrocio di Saigon; protestava contro le repressioni attuate dal primo presidente Vietnamita, Ngo Dinh Diem, contro la religione buddista nel sud del Vietnam. Il suo esempio fu poi seguito da altri bonzi e diede il via a una protesta di massa da parte degli studenti che si unirono ai monaci contro lo Stato. In quei giorni i monaci arrestati furono 1400 e numerosissime persone vennero ferite e uccise negli scontri armati fra protestanti e forze dell'ordine. Come conclusione si ebbe il feroce assassinio del presidente.
A Thong Bao attracchiamo accanto a piccoli barconi carichi di sabbia o pietrisco che vengono scaricati da uomini che con il bilanciere in spalla vanno su e giù tra barcone e terra dove depositano il materiale su grossi cumuli; qui donne armate di pale riempiono i cassoni di camion e furgoni.
In alcuni siti l'ingresso è libero dove invece si paga le tariffe sono differenziate; 20000d per i vietnamiti, 55000d per gli stranieri. La tomba di Tu Duc è costruita in mezzo a un grosso complesso con giardini, laghetti e costruzioni in stile circondata e protetta da mura ottagonali. L'insieme è bello anche se necessiterebbe di un restauro, almeno conservativo. Molte decorazioni si stanno staccando e vanno perse; sui tetti si notano tantissimi pezzi di mosaico staccatisi dai dragoni che luccicano al sole.
Il tratto di strada che conduce al sito dall'attracco lo abbiamo percorso in moto; 20000d a testa. I nostri autisti si sono dimostrati ottimi guidatori anche sullo sterrato.
Ripartiamo con il barcone per attraccare di nuovo dopo poche centinaia di metri e troviamo ad attenderci gli stessi ragazzi con le moto di prima. 30000d a testa per andare al complesso tombale Khai Dinh che dista quattro chilometri dal molo.
Il primo impatto è deludente; tanto intonaco scuro e tanti gradini da salire. Una prima doppia scalinata di una trentina di gradini con ai lati dei draghi accucciati con la testa rivolta verso il basso ti portano… al primo pianerottolo. Di qui un’altra scalinata porta al cortile d’onore con le statue di pietra di due elefanti, due cavalli e un certo numero di mandarini, uno di fronte all'altro che fungono da guardiani della via sacra che conduce alla tomba raggiungibile salendo l’ennesima scalinata.
L'interno è invece straordinario; l'atrio e la sala con la statua di bronzo dorato sotto cui è sepolto l’imperatore sono rifinite con i mosaici che ormai stiamo abituandoci a vedere, fatti con i cocci di vetro e porcellana di vari colori. Un vero splendore; il luccichio ricorda la Stanza degli Specchi a Jaipur.
Ci sono decine di cartelli che indicano il divieto di fotografare gli interni ma il custode ci invita a farle e ci fa anche un po' da cicerone in francese... poi dal cassetto tira fuori pacchi di cartoline da vendere. Anche la venditrice di bibite cerca di arrotondare chiedendoci il biglietto d'ingresso come souvenir…!?
Trovato il punto di partenza dei tantissimi barconi che solcano il fiume stracarichi di sabbia e pietrisco con la linea di galleggiamento... sotto il pelo d'acqua.
C'è una draga al centro del fiume in un punto d'incrocio con un affluente. Al centro della chiatta tanti secchi attaccati a un nastro escono dall'acqua portando in superficie il materiale che è poi selezionato da una serie di vagli. Con dei nastri trasportatori il materiale viene caricano sui barconi che di volta in volta si accostano per il carico.
Su questi barconi ci vivono intere famiglie con tanto d’altarini, gabbia degli uccelli, amache, cani e... bambini.
La tomba di Minh Mang è in un complesso grandissimo e di rara bellezza con padiglioni, porte, laghetti e giardini tutti perfettamente in armonia tra loro. Peccato che in questo momento sia un enorme cantiere; molti padiglioni sono in fase di ristrutturazione mentre, nel parco che circonda il tutto, degli scavi stanno riportando alla luce scalinate e viali d'epoca. La terra scavata con la zappa è depositata su lettighe di bambù che due persone vanno a scaricare a pochi metri di distanza.
In tutti i siti visitati oggi ci sono tantissimi bonsai di grosse dimensioni molto belli.
In Vietnam le cartoline sono vendute in pacchi tematici da dieci: bambini, vecchi, mare, fiume ecc. La moglie del barcaiolo, assieme a bibite e vestiti, cerca di venderci anche le cartoline. Azelio ne sceglie trenta prese da una ventina di pacchi diversi; la poveretta non ha parlato ma i suoi occhi hanno detto tutto. Quando siamo andati via stava ancora lì a cercare di rimettere le cartoline a posto. Prima del nostro arrivo forse era conosciuta come la dolce libellula del Mekong, ora sarà soprannominata sicuramente la lurida bestemmiatrice!

A cena:
Angela - Ma cosa mangi?
Manuela - Tonno e pane.
Angela - Ah, riso col tonno.
Manuela - No, solo tonno.
Angela - Riso e tonno. E' buono?
Manuela - No, è solo tonno col tonno.
Angela - prima di assaggiarlo Ah, ho capito. E' riso impasticciato col tonno.
Manuela - Si, si. Va bè.

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Hanoi

29 maggio 2004, sabato

Questa mattina, all’alba, facciamo una corsetta intorno al lago Koan Kiem dove si radunano tante persone a fare ginnastica. Dato il clima sono pochissimi quelli che come noi si avventurano in una corsa; al massimo passeggiano velocemente. I più fanno ginnastica da soli, gli altri si cimentano soprattutto in badminton singolo, doppio, triplo…
Caratteristiche le anziane signore che in gruppo eseguono esercizi ginnici lenti e contemporaneamente fanno roteare un ventaglio rosso; nonostante l’età sono molto aggraziate e riescono a fare delle figure bellissime con i ventagli.
Un altro gruppo, quasi tutte donne di mezza età, con una spada di plastica eseguono esercizi finalizzati all’uso di questa arma mentre in una piazza adiacente, vicino all’ufficio postale centrale, un gruppo di giovani donne zampetta aerobicamente al ritmo dettato dalla musica emessa da un mangiacassette.
In pulmino andiamo al mausoleo di Ho Chi Minh. La costruzione è al centro di una immensa piazza e, come succede spesso in questi casi, è stata costruita con materiali e da maestranze provenienti da tutte le regioni del Vietnam.
Un militare impettito con una immacolata divisa bianca e ombrello blu per difendersi dal cocente sole è il biglietto da visita. La fila è lunga, ma non eccessiva; c’è molto rigore in giro. C’è sempre qualcuno che ti dice se fare la fila per due o per uno e poi ancora per due; il percorso è protetto dalla pioggia e dal sole da una copertura blu. La fila degli occidentali parte da un punto diverso e si ricollega a quella dei locali dopo il metal detector; strano che questo aggeggio sia risparmiato ai vietnamiti. Famiglie intere con nonni e bambini e scolaresche di tutte le età rappresentano la stragrande maggioranza dei visitatori.
Fuori dal mausoleo è sufficiente stare ordinatamente in fila per evitare rimproveri; dentro il servizio d’ordine e qualche anziano in fila hanno qualche problema a far cessare il brusio e far togliere il cappello ai più giovani ma quando si arriva al cospetto di zio Ho il silenzio è… tombale!
Lo sbalzo di temperatura è impressionante, la sala è buia e la salma imbalsamata è illuminata da una luce gialla. Si gira intorno alla teca dove quattro militari in divisa bianca fanno le veci dei nostri ceri alle veglie funebri. Si prova sempre una grande emozione quando si è al cospetto di uno che nel bene o nel male è stato un grande della storia.
L’atteggiamento degli anziani è scontato, mi interessa di più vedere il comportamento dei più giovani: emozione e rispetto traspare anche dai loro occhi fissi su zio Ho. Nelle vicinanze del mausoleo c’è la palafitta in cui Ho Chi Minh ha soggiornato diverso tempo; è spartana, piccola… forse troppo spartana e troppo piccola per essere vero!
Oggi è in programma la visita alla famosa pagoda Chua Mot Cot ovvero la pagoda con una sola colonna di cui abbiamo sentito parlare spesso da quando siamo in Vietnam. Quando la troviamo ci accorgiamo di esserci passati davanti più volte e di non averla… vista. Il motivo è semplice; ci aspettavamo il solito grande complesso e invece è un piccolo guscio di noce di tre metri per tre appollaiato su di una colonna che lo tiene sollevato dall’acqua. Una scala in muratura permette ai fedeli di portare incensi e doni all’altare e di pregare ma… pochi per volta!
Il Tempio della Letteratura è da considerare per le dimensioni e per la collocazione un’oasi di pace nel caos della capitale. E’ stata sede universitaria per i figli dei mandarini e su grosse lapidi trasportate da tartarughe di pietra ci sono i nomi e i voti degli studenti che qui sostennero gli esami. Sarò condizionato dal nome del tempio o dalle sale adornate con statue riconducibili a remoti grandi rettori eppure a me sembra di vedere, nei fedeli che accendono ceri e pregano, giovani che cercano di ingraziarsi qualcuno lassù per un esame… quaggiù.
Qualche ora di libertà per fare gli ultimi acquisti, mangiare gli ultimi noodles, fare una doccia e siamo pronti per andare all’aeroporto. Nel pulmino si ride, si scherza, si provano nuove versioni della maiala ormai diventata il nostro inno ufficiale ma, come sempre in questi casi, c’è una vena di tristezza e con gli occhi fuori dal finestrino si cerca di fermare le ultime immagini di questo paese che ci ha ospitati per tre settimane.
Il famoso temporale che con precisione svizzera si è abbattuto sulla capitale e dintorni negli ultimi pomeriggi ci sta facendo da sottofondo mentre siamo al check-in; ci sono problemi di overbooking e per qualcuno di noi non c’è la certezza di potersi imbarcare sul volo da Hong Kong a Roma.
L’overbooking è diventato una piaga per i viaggiatori. Nonostante quelle che possono essere considerate alte cifre di rimborso per le vittime di questa pratica, sommate al vitto e all’alloggio fino al nuovo imbarco, le compagnie aeree continuano a praticarlo, segno evidente che per queste è ancora conveniente.
Per facilitare questa ignobile pratica molte compagnie e tra queste la Cathay Pacific non permettono più la riconferma preventiva del volo di rientro.
La tassa d’imbarco è di 14 dollari o 221200 dong. Il controllo dei passaporti è più veloce rispetto all’arrivo a Saigon anche perché ora siamo solo noi in partenza.
La struttura aeroportuale è recente, un taglio moderno che però da l’impressione di essere sovradimensionato; grandi spazi vuoti, non utilizzati. Il piano superiore è punteggiato da secchi colorati che raccolgono l’acqua che è filtrata dai pannelli della copertura.
Al momento dell’imbarco ci danno la conferma della disponibilità dei posti da Hong Kong a Roma. Il volo è il VN792/CX792; è effettuato dalla Vietnam Airlines per conto della Cathay Pacific. E’ un Airbus A320-200 pieno a metà; la partenza prevista alle 19.10 è ritardata, forse per la pioggia battente. Il volo dura poco meno di un’ora ma il personale trova lo stesso il tempo per portarci il vassoio con le cibarie. C’è da scegliere tra pesce e carne; hanno finito i polli?
All’andata io e Giosuè eravamo risultati accaldati allo screening termografico e quindi sottoposti al controllo della temperatura. Ora per non sbagliare controllano la temperatura a tutti; segno evidente che ancora non è stata abbassata la guardia sul rischio SARS. La temperatura ci viene controllata con un termometro a raggi infrarossi puntato alla fronte; è istantaneo per cui non si perde molto tempo.
La partenza da Hong Kong è prevista alle 23.55; un po’ per il ritardo in arrivo, un po’ per la differenza di un’ora di fuso orario non ci resta molto tempo. L’aereo sarà pienissimo visto che si è formata una lunga fila; sembra di essere tornati al mausoleo di Ho Chi Minh. Come tutti i voli di rientro dall’oriente sarà completamente notturno; arriveremo all’alba rosicchiando le ore di fuso tra Hong Kong e Roma.
Il volo è il CX293 della Cathay Pacific; Boeing 747.400 pieno in ogni ordine di posti. C’è un bambino in fasce che, se il buongiorno si vede dal mattino, renderà il nostro riposo difficile; due donne sono abbondantemente oltre il quintale e hanno seri problemi a sistemarsi sulle poltrone. Poi ti fanno problemi se sfori i 20 chilogrammi di bagagli.
Rispetto all’andata la rotta è diversa: nord dell’India, Pakistan e all’altezza dell’Iran si punta verso la Turchia. Dal nord della Grecia alla Puglia, Napoli e giù a Roma in perfetto orario.

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Baia Ha Long

27 maggio 2004, giovedì

Spettacolare alba tra le isolette della baia. I pescatori sono già al lavoro; su piccole barche a remi tirano su le reti che hanno calato ieri sera.
Appena vedono che c'è vita sul barcone anche i ragazzini a bordo di piccole barche fatte con guscio di bambù intrecciato e incatramato all'esterno arrivano remando di gran carriera dal vicino... villaggio galleggiante situato nei pressi delle non lontane grotte. Sembra di essere a un palio marinaro con la differenza che noi non siamo il pubblico ma... il traguardo. Primo ad arrivare è un ragazzino che vende piccole conchiglie e madreperle. Aveva già attirato la nostra attenzione ieri perché mostra la sua scarna mercanzia con una mano e contemporaneamente rema con l'altra mano e... un piede e lo fa con una disinvoltura disarmante.
Impossibile rinunciare a tuffo e nuotatina mattutina intorno al barcone ancorato; l'acqua è calda.
Dopo colazione trasbordiamo sulla lancia che ci segue ovunque come un cagnolino al guinzaglio e con questa entriamo in quella che dall'esterno sembra una comune grotta. È l'ingresso di un laghetto interno a un isolotto; è spettacolare, il classico paradiso terrestre. L'ingresso via mare è possibile solo con la bassa marea.
Proseguendo con la navigazione transitiamo accanto a un isolotto dal profilo umano; gli efficienti, simpatici e discreti tuttofare di bordo lo chiamano Mitterrand.
Questi isolotti di varie grandezze e forme sono ricoperte di vegetazione nella parte alta mentre solo poche arcigne piante riescono a vivere sulle rocce a strapiombo sul mare. Tutti gli isolotti hanno la parte bassa, compresa tra il livello dell'alta e della bassa marea, molto erosa cosicché quando è bassa marea, come ora, si ha l'impressione che tutte le isole poggino su di un trespolo che le tiene leggermente rialzate dal livello dell'acqua.
Liberiamo le confortevoli cabine e pranziamo prima di scendere a terra. È un po' che il pilota gira attorno ad alcune isolette, le più vicine ad Ha Long, per permetterci di mangiare a bordo. Ottima la frittura di calamaretti; li ho visti comprare da un pescatore questa mattina mentre facevo il bagno. Da segnalare anche i gamberoni, sgusciati tranne la coda, in salsa dolce e piccante e i migliori involtini primavera mangiati finora.
La manovra d'attracco non è stata agevole ma alla fine con un... colpo al cerchio e uno alla botte il nostro autista, con l'aiuto della ciurma, è riuscito a farsi strada tra le altre barche permettendoci di rimettere i piedi a terra.
Il centinaio di chilometri di strada che separa la baia da Hanoi passa quasi esclusivamente tra risaie; sono quasi totalmente deserte perché il riso è in fase di maturazione. Colore predominante è quindi il verde tendente al giallo tranne dove il riso è già stato mietuto; qui le fascine sono ordinatamente accatastate in attesa del carretto con trebbiatrice diesel che passa di campo in campo per svolgere la sua opera.
L'albergo è il Nam Hai 2, nella zona centrale di Hanoi, non lontano dal Hoan Kiem Lake. È senza ascensore, mobilia in legno massello intagliato e intarsiato con disegni a mosaico.
Usciamo per un giro di ricognizione tra le stradine del centro; i negozi sono tutti raggruppati per genere omogeneo. Tutte scarpe, tutti souvenir ecc. Siamo sorpresi da un violento temporale, ci ripariamo alla meglio tra le bancarelle di un mercatino rionale e quando torniamo in albergo per asciugarci… troviamo alcune delle nostre camere allagate!

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Hanoi

28 maggio 2004, venerdì

I furgoni, i camion e i pullman, oltre alle normali targhe anteriore e posteriore, portano stampigliato il numero di targa a grossi caratteri ai due lati del mezzo.
Avendo due grandi fiumi navigabili come il fiume Rosso a nord e il Mekong a sud e migliaia di chilometri di coste, il Vietnam è forse il paese al mondo dove la quasi totalità delle merci viaggia sull'acqua. Ne consegue che le strade non sono inflazionate da camion come dalle nostre parti.
A parte qualche nuovo mezzo giapponese o coreano, i camion sono quasi tutti vecchi mezzi cinesi IFA. Sulle strade, soprattutto al nord, viaggiano dei mezzi che sono a metà strada tra grossi motofurgoni e piccoli camion; è impossibile scoprirne la marca perché nel tempo hanno subito tante di quelle modifiche artigianali da diventare di fatto tanti pezzi unici. Di originale è rimasto solo motore e pianale; al sud, evidentemente più caldo, il cofano motore e spesso anche la cabina di guida sono stati eliminati.
Uscendo da Hanoi verso S-E si percorre un enorme viale a quattro corsie per senso di marcia di cui una riservata ai mezzi pubblici. La massa di mezzi a due ruote ferma al semaforo rosso e pronta a scattare al verde è impressionante.
Usciti dalla capitale, le campagne si presentano come un'immensa risaia. Il riso è pronto per la mietitura che sta avvenendo a mano; con la falce si mietono piccole quantità con le quali si formano dei fasci legati che vengono poggiati a terra in posizione verticale. I portatori li raccolgono e col bilanciere li portano nel punto di raccolta da dove poi verranno portati sul luogo della trebbiatura.
Ci fermiamo lungo la strada per fotografare un gran numero di anatre e papere che sguazzano nell'acqua di vecchie risaie adibite ora all'allevamento di questi volatili.
Siamo attirati dal suono ritmico di un tamburo. Localizziamo l'origine; è una costruzione immersa nella vegetazione che in questo contesto sembra un'oasi nel deserto o un'isola in mezzo al mare dove il deserto o il mare in questo caso rappresentano il sinonimo delle sterminate distese di verdi risaie. È un piccolo tempio, Den Thu, dove si sta svolgendo una cerimonia religiosa Cadoista. Non ci sono però occhi che ti guardano e il tempio è in stile buddista.
Incredibile la disponibilità di queste persone a farsi riprendere e fotografare durante e dopo la cerimonia quando, tolte le tonache colorate, ci hanno offerto te chiaro in tazzine... scure. Si sono messi in posa per noi e con noi compreso i due monaci che indossano una mascherina rossa.
Unica nota negativa di questa sosta è il gruppo di ragazzi del posto che, incuriositi dalla nostra presenza, fanno i galletti, ci ronzano intorno finché non riescono a toccare una borsa, una macchina fotografica o i nostri vestiti dopo di che si allontanano di qualche passo ridendo soddisfatti dell'impresa compiuta.
Arriviamo a My Duc. Come in molti altri posti di interesse turistico si paga un biglietto per entrare in città. Le strade sono ricoperte di fascine di riso appena trebbiato o cataste di riso da trebbiare. È un via vai di uomini col bilanciere, ciclò e vecchi motofurgoni che trasportano le fascine di riso dalle risaie alle vicinanze delle proprie abitazioni, che può essere anche il centro della strada, in attesa della trebbiatrice che passa di casa in casa a fare il lavoro per cui è stata costruita.
Prendiamo tre barche con rispettive rematrici e lungo il Fiume Profumato ci avviamo verso la zona delle pagode. Le nostre barche sono tutte uguali, in ferro color... antiruggine. Possono portare tre persone più la rematrice che rema stando seduta. C'è un altro tipo di imbarcazione, più grande delle nostre e questa è guidata da due rematrici con un remo ciascuno; lavorano in piedi una a poppa e l'altra a prua.
Dopo un centinaio di metri si esce dal cemento e legno del villaggio e dalle barche disordinatamente ormeggiate e ci si immerge in un paesaggio mozzafiato. L'acqua è limpida e scorre lentamente tanto che è impossibile stabilire se si procede a favore o controcorrente. Sullo sfondo rigogliose montagne, qua e la punteggiate da piccoli templi, fanno da cornice alla valle prevalentemente coltivata a riso.
Stando a pelo d'acqua vediamo solo i cappelli a cono di quelli che lavorano nelle risaie. Anche qui stanno mietendo; caricano il raccolto sulle barche uguali alle nostre e lo trasportano al villaggio per la trebbiatura. O le barche sono piccole o il raccolto è stato abbondante perché stiamo incrociando un gran numero di imbarcazioni cariche di fascine per la gioia di noi fotografi.
Dopo poco più di un'ora raggiungiamo il campo base dove si lasciano le barche e si prosegue a piedi. Logicamente sono sorti numerosi punti di ristoro e noi ne approfittiamo prima di iniziare quella che ci dicono essere una lunga e faticosa scalata.
Il sentiero è acciottolato con gradini irregolari quando la pendenza aumenta. Con noi c’è una ragazza locale che si è offerta di farci da guida; dice di essere una studentessa universitaria e di fare la guida saltuariamente per pagarsi la scuola. Parla inglese ma è difficile seguirla, come è difficile seguire tutti i vietnamiti perché il loro inglese è troppo inquinato dalla loro naturale cadenza.
Dopo poco c'è una bella pagoda con monastero e monaci annessi. Dai tetti a spiovente pendono bandierine e pendagli con campanacci e campanellini che in caso di vento faranno un bel po' di... suoni. Sembra che i pellegrini si fermino qui a mangiare prima di iniziare la scalata al monte Huong Tich, monte delle Impronte Profumate, perché porta bene. Penso che il motivo sia un altro: affrontare i quattro chilometri di salita a stomaco vuoto può portar... male.
L'orario non è dei migliori per affrontare la salita; quasi tutte le persone che troviamo lungo il percorso sono stesi a riposarsi su stuoie. I gestori dei piccoli chioschi disseminati lungo il sentiero hanno un attimo di stupore nel vederci ma si riprendono immediatamente e cercano di venderti bibite, gelati ecc.
Nonostante il sentiero sia quasi sempre all'ombra, a metà strada siamo già cotti; i volti si sono trasformati, traspare la sofferenza del condannato ai lavori forzati. In questo clima a qualcuno di noi è sorta spontanea una domanda: cosa abbiamo fatto di così grave per meritarci una pena così severa? Ma continuiamo imperterriti anche se ogni scusa è buona per una breve sosta.
Più si va avanti più il panorama è bello; oggi il cielo è stranamente limpido e in lontananza si intravedono le verdi risaie della pianura al di la delle montagne.
Una serie di bancarelle con incensi e offerte votive in vendita ci fanno capire che finalmente, dopo più di un'ora, siamo finalmente arrivati alla meta.
Scendiamo un centinaio di gradini e siamo all'ingresso della Pagoda Profumata; è una grotta naturale dall'ampia apertura all'interno della quale ci sono numerose pagode buddiste. Quella che attira il maggior numero di fedeli è la Giai Oan Chu, in fondo alla grotta. Sembra che una preghiera qui sia un toccasana per le coppie che desiderano avere figli.
In un punto della grotta delle gocce d'acqua dalla volta finiscono sopra una stalagmite che si erge da terra poco più di un metro. I fedeli fanno cadere nel palmo della mano tre gocce d'acqua, una ciascuna per salute, soldi e felicità, con cui si cospargono la fronte con spirito beneaugurante come è beneaugurante mangiare un dolcetto bianco chiuso in carta rossa che si compra nelle bancarelle fuori della pagoda assieme agli incensi. Si mangia all'uscita dopo aver pregato e fatto offerte.
Anche qui tre è il numero perfetto; una volta accesi gli incensi, tre bastoncini, si tengono nelle mani unite. Mentre si recitano le preghiere si inchina tre volte all'unisono testa, mani e quindi bastoncini. Questi dopo si piantano nella sabbia dell'incensiere.
Mangiamo l'orrendo dolcetto, risaliamo faticosamente i cento gradini e cominciamo a scendere verso il fiume. Tutte le persone che salendo ho visto riposare su stuoie ora sono tutte al lavoro; stanno portando sacchi di juta pieni di sabbia o cemento. Uomini e donne indistintamente portano su gli stessi pesi. Hanno iniziato i lavori per la costruzione di una funivia che porterà su i fedeli in modo più agevole. I lavori dovrebbero finire nel 2006 ma se continuano a portare su i materiali in questo modo ho paura che i tempi di consegna slitteranno un po'.
Ritroviamo a fatica le nostre barcaiole e ripartiamo verso il villaggio di partenza. Alle nostre spalle il cielo è diventato nero e tuoni e fulmini annunciano l'imminente acquazzone. Alla velocità delle barche, già lente di per se, si aggiunge l'esilità della nostra rematrice che non ci lascia molte speranze; ci bagneremo!
Cerchiamo di darle una mano; Daniela la affianca ai remi ma non andando a tempo perdiamo battute. Allora io e Azelio cominciamo a remare con le mani, non è molto ma... A un certo punto la ragazza ci chiede una mancia; la cosa ci fa letteralmente... cadere le braccia. Riusciamo comunque a toccare terra prima delle prime gocce, ma il vero acquazzone fortunatamente ci ha solo sfiorati.
Questa sera alle otto inizia lo spettacolo delle marionette sull'acqua; sono le cinque, occorrono circa due ore per tornare ad Hanoi e... non troviamo il nostro pulmino e neppure l'autista. Ciò ci permette di assistere alle consuete scene di vita. La trebbiatrice meccanica al centro della strada spara la paglia in alto, fino ai fili elettrici che ricopre, mentre il riso trebbiato finisce a terra, riso che donne esperte raccolgono dall'asfalto e depositano in sacchi di juta.
Altre donne spingono pollai a più piani su ruote cercando di vendere polli, pulcini e papere.
Alle sette e mezza arriviamo davanti al teatro, che è vicino al lago, giusto in tempo per acquistare i biglietti ed entrare. Siamo in giro da stamattina, abbiamo un aspetto pietoso ma nessuno ha voglia di rinunciare a uno spettacolo unico al mondo.
Da un lato c'è un palco su cui ci sono i musicisti che con strumenti tipici eseguono musiche antiche vietnamite e danno voce ai personaggi femminili. Lo spettacolo comincia con due pezzi musicali, poi, nella vasca al centro del palco, compaiono quattro draghi che cominciano a danzare a pelo d'acqua.
A differenza delle nostre marionette che sono manovrate dall'alto con l'ausilio di fili, queste sono manovrate con aste e fili sotto il livello dell'acqua. Il risultato è spettacolare e buona parte è anche merito dell'atmosfera creata dalle musiche e dalle vocine delle donne.
Sono diversi quadri con diversi personaggi che raccontano storie di vita quotidiana di pescatori, coltivatori delle risaie, sfilate di principi e mandarini ecc.
Sulla guida è scritto che uno spettacolo nello spettacolo è ammirare l'atteggiamento dei locali verso le marionette ma, con questi prezzi, dei locali nemmeno l'ombra. 40000d per le prime file e 20000d gli altri.

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Lao Cai>Hanoi

26 maggio 2004, mercoledì

Arriviamo ad Hanoi poco dopo le 5.30. Transitando per la periferia vediamo che anche qui sono in molti che fanno ginnastica mattutina. Molti sono radunati sul ponte ferroviario sul fiume Rosso. Anche qui sono pochi quelli che corrono, tanti passeggiano veloci, tutti gli altri fanno ogni tipo di ginnastica. Simpatico il gruppo di vecchietti e, soprattutto, vecchiette che fanno ginnastica di gruppo.
La linea ferroviaria Hanoi - Ho Chi Minh e la linea Hanoi - Lao Cai - Cina hanno lo scartamento diverso. Nelle vicinanze di Hanoi le due linee si accavallano per alcuni chilometri cosicché i binari diventano tre, uno comune ai due scartamenti e gli altri due uno per uno. Anche gli scambi sono a tre aghi; molto curioso a vedersi.
Troviamo un albergo per domani, lasciamo parte dei bagagli e partiamo per Ha Long dove faremo un giro ih barcone tra gli... scogli.
Strada facendo ci fermiamo in un laboratorio - emporio - bar - ristorante per turisti. Ci sono tanti ragazzi sordomuti o con problemi fisici o mentali che ricamano delle tele. Sono in tanti; accanto a loro hanno una foto, cartolina o disegno dal quale prendono spunto per il ricamo. Tutto fatto a mano, sono molto bravi, ne risultano belle opere.
Il sistema di pagamento al casello autostradale è poco fluido; prima di arrivare al casello lungo la strada sulla destra ci sono una serie di botteghini dove si paga ottenendo in cambio un biglietto. Parte di questo viene poi staccato dal personale del casello vero e proprio. Tra venditori di biglietti, controllori ecc. Lavorano decine di persone in entrambi i sensi di marcia. Sembra che questo sistema molto complesso sia stato creato per arginare il fenomeno della corruzione.
Per entrare sul molo occorre pagare 50000d e oltre al biglietto controllano anche passaporto e visto d'ingresso. Il barcone è bello con drago a prua, cabina di guida a forma di edicola cinese; divanetti di bambù ci accolgono a prua appena saliti a bordo passando su una passerella traballante. È in legno color ciliegio, stilizzato con tanti tettucci a pagoda e piccoli draghi la ornano un po’ ovunque. È a motore ma ha due grossi alberi per le vele tipiche del posto che issano quando la barca è ferma per fare un po' di... colore.
Aranciata di benvenuto, doccia e, subito dopo la partenza, si inizia a mangiare; buonissimi gamberoni e granchi cotti a vapore e intinti nel succo di limone sale e pepe.
Nella baia di Ha Long ci sono migliaia di isolotti; le dimensioni di queste isole vanno dall'isola di Montecristo ai faraglioni di Capri. Dicono che sono più di tremila; è difficile contarle ma l'insieme è davvero bello.
Oltre ai pochi barconi turistici come il nostro ci sono tante barche di pescatori che lavorano tra le isole creando scorci unici.
Parcheggiamo davanti alla grotta Hang Sung Sot; come tutte le grotte è bello vedere quello che è stato in grado di fare la natura. L'illuminazione interna non è un granché e in alcuni casi è anche ingannevole; in certi punti la luce fa strani effetti sulle pareti come se questa fosse riflessa da uno specchio d'acqua. Una veloce indagine in zona vietata ha evidenziato l'assenza d'acqua e smascherato l'effetto scenico del rullo cinese.
L'ingresso della grotta è raggiungibile salendo i gradini di un viottolo che la collega al piccolo molo dove i barconi attraccano il tempo necessario a far scendere i passeggeri. Dopo le imbarcazioni si spostano e gettano l'ancora nella piccola baia tra piccole case galleggianti e alzano le caratteristiche vele dei vecchi giunchi che solcavano queste acque e che ora sono difficilissimi da vedere. All'uscita della grotta il colpo d'occhio sulla baia è superbo.
Con la barca di bambù incatramata che ci portiamo dietro da stamani torniamo a bordo e proseguiamo per la vicina Cat Ba. È un'isoletta con in cima una piccola pagoda; poche decine di metri di spiaggia ci permettono di fare un tonificante bagnetto. Originale il passamano della passerella che ci permette di scendere a terra prima e di risalire poi dopo aver lavato i piedi in un piccolo catino d'acqua; è una canna di bambù tenuta alle due estremità da due marinai, uno a terra e l'altro sul barcone. Il tempo di fare una doccia nella nostra cabina e di ammirare lo splendido tramonto tra le isolette che siamo di nuovo a tavola per la cena. Gamberoni cotti al vapore come quelli di stamani, un grosso pesce cotto al forno alla nostra maniera e una verdura cotta a vapore di cui non conosco i nome ma che ho visto raccogliere spesso negli stagni dove divide l'habitat con i fior di loto.
Tutte ottime pietanze a base di pesce tra cui anche una specie di baccalà fritto poi, a sorpresa, un bel piatto di... pollo!
Siamo stanchissimi per il lungo trasferimento da Sa Pa ad Ha Long per cui tutti a letto presto. Siamo ancorati in una piccola baia formata da numerosi isolotti non lontani dalla grotta e dall'isola con pagoda; il silenzio è irreale.

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