Hanoi>Lao Cai

22 maggio 2004, sabato

Le prime ore di viaggio sono tutte in salita. In certi punti la velocità è così bassa che si sentono i discorsi notturni di rospi e cicale. In compenso in discesa la velocità aumenta tanto che diventa difficile restare ancorati alla cuccetta quando si prendono le curve.
L'aria condizionata ha trasformato il compartimento in frigorifero; sono costretto a tappare le bocchette con lo scotch.
Il treno dovrebbe arrivare alle cinque del mattino e puntualmente il treno si ferma in una stazione prendendoci alla sprovvista; cominciamo a chiedere ma un vietnamita in pigiama pronuncia frasi sconnesse mentre entra nel cesso mentre un altro sulla pensilina mi dà dello Zulù. Dopo aver svegliato tutto il vagone scopriamo che Lao Cai è la prossima fermata.
Albeggia, c'è molta nebbia, costeggiamo un fiume color terra; per 5000d prendiamo un cappuccino color fiume. Arriviamo nella piccola stazione alle sei. C'è ad attenderci l'autista con furgoncino. Caricati i bagagli si parte per Bac Ha dove c'è il nostro albergo.
Dopo pochi chilometri troviamo un masso caduto sulla strada; lo spostiamo per proseguire ma lo sforzo risulta vano perché più avanti troviamo la strada sbarrata, chiusa per frana. Siamo costretti a tornare indietro per poi fare un'altra strada per raggiungere la nostra meta. Per sfruttare al meglio i pochi ponti esistenti, questi sono in comproprietà tra ferrovia e strada. Alloggiamo al Sao Mai Hotel. Facciamo colazione ed andiamo sempre in pulmino al mercato di Can Cau che si tiene il sabato mattina; sono diciotto chilometri di strada tortuosa tra scenari bellissimi e montagne terrazzate.
Questo mercato non è grande, forse siamo arrivati tardi, ma molto interessante. Le donne e gli uomini indossano gli abiti tipici dei Hmong, i montagnard che vivono in questa zona.
Gli Hmong sono un popolo di origine cinese che è emigrata da queste parti un paio di secoli fa; vivendo in montagna, lontano dalle dispute tra popolazioni in lotta per la conquista delle fertili terre di pianura, hanno mantenuto le loro tradizioni, i loro costumi. Ci sono diverse sottospecie di questa etnia che differiscono tra loro soprattutto dai colori dei costumi. In questa zona vivono i Flower Hmong dai vestiti dai colori molto vivaci.
Vendono di tutto ma la quantità non è eccessiva; un mucchietto di verdura, una manciata di peperoncini, tre galline, due maialini ecc. L'animale da comprare viene esaminato minuziosamente prima di cominciare l'estenuante contrattazione. Nella zona centrale del mercato, tra tende ed ombrelloni che proteggono dal sole, ci sono dei piccoli ristoranti dove cucinano principalmente budelli di non si sa quale animale. I venditori di attrezzi agricoli trattano principalmente zappe ed aratri mentre tra i casalinghi vanno molto torce elettrice e relative pile; segno evidente che molte delle persone presenti qui oggi vive in case non elettrificate.
C'è anche la zona Bacco & tabacco; vendono un liquido incolore come l'acqua che è un distillato di riso o granturco che emana dei fumi molto forti. Passa dalle taniche di plastica dai tre ai cinque litri dei venditori alle bottigliette dei compratori.
Due mucchi di tabacco e diverse canne di bambù fungono da fumeria. La canna ha un diametro di una decina di centimetri; in alto ed in basso il tronchetto di canna è tagliato all'altezza del nodo in modo da risultare un cilindro chiuso in basso ed aperto in alto. È alta una trentina di centimetri; il camino è fatto con un'altra canna di bambù molto più stretta che è fatta entrare in diagonale nella parte bassa della canna. Un’estremità di questa cannetta rimane esterna e funge da camino mentre l’altra estremità rimane interna ed immersa nell’acqua che riempie il fondo della canna.
I fumatori arrivano, si siedono sui talloni, pagano, prendono un pizzico di tabacco dal mucchio, caricano il caminetto, l'accendono e cominciano a fumare aspirando il fumo dalla parte alta della canna. In questa parte del mercato venditori e compratori sono tutti uomini. Non ci sono contrattazioni, i prezzi sono fissi.
Nella zona centrale del mercato tende ed ombrelloni riparano dal sole. Quelli che invece non hanno un banchetto perché sono mercanti per caso, soprattutto donne, usano l'ombrello per proteggere dal sole la mercanzia, se stessi e l'immancabile piccola prole.
Viaggiare col pulmino su queste strade tortuose di montagna è molto più rischioso che su quelle dritte di pianura; sembra una massima di Catalano eppure da stamattina ci siamo trovati muso a muso diverse volte con altri veicoli. Sarà per questo che qui si vedono molti motociclisti con il casco.
Nel pomeriggio effettuato un trek su uno dei monti che sovrastano il nostro albergo. La tranquillità, il silenzio e la sensazione di pace ti fanno immaginare di passeggiare tra i nostri sentieri alpini. I terrazzamenti, i bufali che ci lavorano dentro, il granturco seminato su pendenze improbabili, i locali che indossano abiti tipici ti riportano subito con i piedi... in Vietnam.
I bufali liberi dal lavoro sono in consegna ai bambini che seduti sulla loro groppa li guidano a bere nei ruscelli ed a brucare l'erba nei pascoli.
Molti bufali in questo periodo sono impiegati a livellare i terrazzi allagati. Un attrezzo di legno è trainato dall'animale mentre il contadino, in piedi sull'attrezzo, lo guida per la coda.
Le case più vecchie sono costruite con fango e paglia mentre le più recenti hanno pareti di legno e tetto in lamiera.
Sono tanti i cani che si vedono intorno alle abitazioni; sono quasi tutti tranquilli, alcuni proteggono il proprio territorio abbaiando.
Oltre al riso nei terrazzi ed alle susine coltivate in abbondanza più a valle, la coltivazione predominante è il granturco seminato sulle pareti scoscese dove non è stato possibile costruire i terrazzamenti. Ingegnoso il sistema di canalizzazione dell'acqua per irrigare il granturco fatto con canne di bambù. Le donne vestono con gonna a coccarda multicolore a predominanza rossa. Fasce nere avvolte dalle caviglie alle ginocchia fungono da calze. Indossano una camicetta a chiusura asimmetrica in alto a destra che riprende il colore della gonna. Come copricapo hanno un foulard tenuto rigido in qualche modo.
Gli orecchini sono di materiale leggero come l'alluminio; la forma è circolare, abbastanza grande. La circonferenza esterna e quella interna sono asimmetriche così da creare una parte stretta che entra nel buco dell'orecchio ed una parte larga a forma di mezzaluna. A questa, in molti casi, sono attaccati dei piccoli pendagli, spesso colorati.
Gli uomini sono vestiti più semplicemente con un camicione con chiusura alla marò, quasi sempre nero, sopra un pantalone dello stesso colore. Cenato in albergo.

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