Siem Reap

30 dicembre 2023, sabato

Ci sono molti mercati coperti e tutti sono molto affollati a quest’ora mattutina, anche all’esterno con i venditori occasionali sistemati tra scooter parcheggiati e carretti. Com’ero rimasto positivamente impressionato in Vietnam, anche qui le ragazze che vanno a scuola in bici hanno una postura perfetta; è un piacere vederle. Purtroppo le strade, nonostante la bassa velocità dei veicoli, non sono sicure; passiamo davanti a un ragazzo in divisa scolastica steso sull’asfalto con una gamba in posizione innaturale e una donna che cerca di confortarlo in attesa dei soccorsi. Nella periferia di Siem Reap molte nuove case in cemento sostituiscono quelle in legno ma ne mantengono lo stesso stile a palafitta e molte di queste hanno lo spazio basso, tra le pertiche di cemento, chiuso in parte o per tutto con lamiere o altro materiale per creare nuovi ambienti. A qualche ora di viaggio a est di Siem Reap c’è il complesso templare di Sambor Prei Kuk; appena scesi dal minivan siamo accolti da una scena d’altri tempi… moderna. Una giovane mamma è intenta a spidocchiare la piccola figlia mentre subisce lo stesso trattamento dalla sorella; la modernità sta nel fatto che la bambina è concentrata sullo smartphone che tiene in mano. Questo sito archeologico è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO; tradotto dal khmer, il nome significa: il tempio nella ricchezza della foresta. È stato identificato come Ishanapura, la capitale dell’Impero Chenla che fiorì tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo d.C., quindi pre-Angkor. Ci sono centinaia di edifici templari suddivisi in tre gruppi, settentrionale, centrale e meridionale. Sono in mattoni e qualche architrave in arenaria; i tanti bassorilievi che impreziosiscono i templi sono stati scolpiti quando i mattoni erano già stati messi in opera. Architettonicamente ci sono influssi indiani e, addirittura, persiani confluiti in uno stile originale identificato proprio col nome del sito, stile che divenne un modello per le altre parti della regione e, sviluppato, è alla base dello stile Khmer unico del periodo Angkor. Unici sono i templi ottagonali, costruiti in conformità con i principi generali degli antichi testi sacri induisti che però non hanno precedenti indiani conosciuti; rappresentano il palazzo ottagonale volante di Indra. Alcuni templi sono in ristrutturazione, comunque al di là dell’unicità degli edifici è bella la location tra alberi d’alto fusto e assenza di sottobosco; come se queste centinaia di templi fossero in una nostra faggeta o un castagneto. In un ambiente del genere non poteva mancare la coppia di sposi in posa per il book fotografico. Ormai i matrimoni stanno diventando il leitmotiv di questo viaggio; sembra che sia lo sport preferito del momento e non potrebbe essere altrimenti, con una popolazione molto giovane in un paese economicamente in crescita. Ci sono degli organizzatori di eventi specializzati nei banchetti nuziali; questi non si svolgono in grossi ristoranti ma nell’aia di uno degli sposi e se quest’aia è un piccolo cortile in città, non c’è problema perché si transenna fino a mezza carreggiata la strada e si recupera spazio per i tavolini, le sedie, il palco per i musici, le enormi casse acustiche e tutto il necessario per la perfetta riuscita dell’evento. Una quindicina di banchetti che vendono carne all’apparenza bovina sono uno accanto all’altro lungo la strada e non sembra ci sia un mercato alimentare nelle vicinanze. Siamo sull’Highway 6, paragonabile a una nostra provinciale; molti si fermano con l’auto a bordo strada e organizzano un picnic molto… salutare. A metà strada circa tra Siem Reap e Phnom Penh c’è la montagna sacra di Phnom Santuk, sacra per il mondo buddista. In cima c’è il complesso templare con molti edifici dorati grandi e piccoli come le decine di statuette che li circondano; è un complesso vissuto con tanti monaci e fedeli e tantissime scimmiette che vivacizzano l’ambiente, con un gruppetto di teppistelli che gioiosi si fanno il bagnetto nella poca acqua rimasta in una fontana. Quello che rende spettacolare il sito sono gli 800 scalini che occorre scalare per raggiungerlo, con una bellissima balaustra lungo tutto il percorso con tantissimi piccoli demoni da una parte e santi dall’altra che tirano il mitico serpente Nāga e i tanti Bhudda scolpiti nella roccia; di questi tre sono enormi e lo rappresentano sdraiato. Sono lunghi una decina di metri e nel tempo sono stati coperti, trasformandoli così in piccoli templi; in uno di questi ci sono anche degli affreschi in buono stato di conservazione. Da Kratie un Caronte in pochi minuti di traversata ci porta all’isola di Kaoh Trong in mezzo al Mekong; dall’altra parte ci aspettano i ragazzi con i motorini, tutti in fila sulla passerella. Sono bravi driver perché hanno le nostre grosse valigie davanti e noi dietro con gli zainetti in spalla e nonostante tutto hanno guidato sulla sabbia in salita oltre ad altre asperità. Ceniamo all’aperto davanti all’homestay, dove passeremo la notte tutti assieme; è grande con bagno e doccia e con materassino per terra con zanzariera.

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Manama

8 gennaio 2024, lunedì

Il volo che ci porterà a Malpensa, con scalo a Roma, è il GF027 con partenza all’1.40; un Airbus A321neo ci porterà a Milano dopo otto ore e venti minuti di viaggio effettivi. Vedere le stelle nell’oblò è bello, ma osservare la cintura di Orione dritta sulla punta dell’ala senza dover alzare la testa è uno spettacolo… spettacolare. C’è un silenzio surreale in cabina; dormono tutti e… nessuno russa. La luna è ai minimi e la vediamo bassa… dall’alto dei cieli; una visione mistica. Lo scalo tecnico a Fiumicino avviene di notte; non ci fanno scendere tranne quelli che hanno finito il viaggio in questo scalo. A differenza dell’andata, a Singapore, non è salito nessuno. Ripartiamo alle 6.50 quando le prime luci dell’alba cominciano ad affacciarsi all’orizzonte. Appena partiti da Roma il cielo si è annuvolato e non si è potuto ammirare dall’alto la bella costa tirrenica. A Milano le operazioni finali fino al ritiro bagagli si sono svolte abbastanza velocemente; tra Malpensa Express, FR, Regionale e FB riuscirò ad arrivare a Grosseto nel primo pomeriggio.

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Koh Rong Saloem

6 gennaio 2024, sabato

Stamattina dopo un paio di giorni di completo relax inizia la lunga tappa di trasferimento che ci porterà prima a Bangkok via terra e poi in Italia via aerea. All’ombra del pontile nuotano tutti i pesci piccoli della zona, una forma di difesa dai predatori, sono meno visibili. È una strategia conosciuta anche dai pescatori; sul Mekong questi creano delle zone d’ombra con rami e foglie per attirare i pesci che però finiscono nelle reti. Il motoscafo veloce dell’Island Speed Ferry con tre motori fuori bordo da 250 cv impiega solo trenta minuti per raggiungere, senza fermate intermedie, Sihanoukville; cinquanta posti a sedere. Lo scafista è giovane ma manovra con sicurezza. Con due minivan partiamo per il confine tailandese di Koh Kong; il primo tratto è autostradale, poi inizia un percorso tortuoso, a tratti polveroso, perché la strada la stanno allargando e, in alcuni punti, raddrizzando. Il nostro van non è dei migliori; puzza di pesce, ha il parabrezza tutto incrinato con una gettata di silicone nel punto più critico e ha una convergenza da paura che costringe l’autista a correggere la traiettoria di continuo, sembra di essere in barca. Alla frontiera, il nostro autista si ferma un centinaio di metri prima e sparisce; dopo un po’ arriva l’altro autista e finisce il percorso ma poi non riesce ad aprire il portellone. Scena comica se non fosse tragica; forse il nostro autista ha qualche carico pendente con le autorità di frontiera e non voleva farsi vedere. Dal lato cambogiano della frontiera procede tutto abbastanza velocemente; l’addetto non parla, gesticola, vuole il visto è se lo trattiene. Prima della terra di nessuno, all’ultimo baluardo khmer, ci richiedono i passaporti per controllare che siano stati controllati e a piedi, con armi e bagagli al seguito, dopo un centinaio di metri, siamo in Thailandia. Anche qui non ci sono intoppi; solito modulo da riempire e solo foto digitale, non c’è bisogno nemmeno delle impronte. In uscita dall’area ci fermano per ricontrollare i passaporti; bella la copertura della sedia del militare che è un enorme elmetto di lamiera con uno stemma in fronte. Forse è perché stiamo percorrendo la statale, ma il livello economico sembra più alto, con più auto e case più rifinite. Come nel continente americano anche qui i semafori sono di fronte allo stop dall’altra parte dell’incrocio. La capitale tailandese è una megalopoli; viaggiamo per chilometri sulla tangenziale. Si paga spesso un pedaggio di cinquanta baht; è incredibile, su e giù, sopra i palazzi, tra i grattacieli. Ci sono dei mega cartelloni pubblicitari e molti di questi sponsorizzano dottori o cliniche mediche. Il nostro albergo è vicino al Chana Songkhram, un insieme di stradine ricche di negozietti, ristorantini e localini che circondano il Wat che porta lo stesso nome. Alle dieci di sera i negozietti sono o stanno chiudendo mentre per mangiare, bere e fumare ascoltando musica dal vivo siamo proprio nel… vivo. Da quando siamo scesi dal minivan, si sentono scie di fumo e tra i vicoletti troviamo le fonti; molti ragazzi vendono erba di diversa qualità contenuta in barattoli chiusi di vetro. C’è anche un negozio dal nome inequivocabile… marijuana. Tra il cibo da strada, oltre agli insetti classici e ai lumachini speziati, spicca lo spiedino di coccodrillo; ce ne sta uno spellato, tranne la testa, ed eviscerato appeso per due zampe e l’operatore taglia da questo pezzetti di carne per fare gli spiedini e li mette a cuocere. Della serie… non c’è trucco non c’è inganno.

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Bangkok

7 gennaio 2024, domenica

I pullman che circolano nel centro, anche se vecchi, sono silenziosissimi rispetto a quelli visti, o per meglio dire sentiti, pochi anni fa in periferia. Il Palazzo Reale è immenso; solo il perimetro esterno è più di tre chilometri. Bello il contrasto tra il bianco del muro di cinta e i tetti spioventi ricchi d’oro dei palazzi e degli stupa. Alle spalle del Palazzo Reale, rispetto al parco, c’è un tempio con degli stupa stupendi lungo il muro di cinta, è il Wat Pho. I tuk-tuk qui sono diversi da quelli indiani o cambogiani; hanno motori potenti e scattanti e i driver sono molto… sportivi; il rombo della marmitta è unico e si avvicina molto a quello di un’auto sportiva d’altri tempi. Il cambio è manuale e questo accentua l’amarcord assieme al sound delle doppie doppiette dei bus un po’ più vetusti. Al Wat Maha che Yuwaratrangsarit c’è un bellissimo cortile, con una serie di Buddha dorati di discrete dimensioni, che fa da perimetro del complesso; tutte e 108 (?) statue condividono l’unico lungo piedistallo cui sono attaccate tante piccole lapidi diverse tra loro che penso ricordino i defunti le cui ceneri forse sono conservate qui. È domenica e nel tempio ci sono tanti fedeli; in quello principale un uomo e una donna leggono preghiere a due voci, molto suggestivo. Ci sono tantissimi oggetti sacri esposti ma le ampie ed esaustive spiegazioni, arricchite da disegni, sono tutte in lingua thai. In un altro padiglione c’è un altro Buddha dorato, più basso e tarchiato dell’altro, insieme a tanti altri Buddha, sempre dorati ma di dimensioni più piccole. In un’altra sala, uno stupa dorato è oggetto di venerazione; la sala è quadrata e i fedeli camminano in senso orario lungo un percorso pieno di statue di Buddha dorate di diverse fatture, dimensioni e… posture. Il complesso emana un bel misticismo, con la voce dei due speakers diffuse per altoparlante anche all’esterno delle sale. Lungo la strada che collega il Palazzo Reale e i templi col Buddha ci sono tanti negozi specializzati nella vendita di oli e unguenti vari mentre tra il templi e il fiume c’è un grande mercato, accessibile da micro stradine, dove sono specializzati in medaglie di vari metalli, mattoncini e altro. Pensavo si trattasse di chincaglieria e mi chiedevo chi potesse comprarli e di conseguenza il perché della quantità; poi ho cominciato a vedere acquirenti controllare i pezzi col monocolo e mi sono ricreduto sulla qualità ma rimaneva il dubbio su cosa fossero. È il Bangkok Amulet Market, il mercato degli amuleti più grande della Thailandia; c’è chi acquista per collezionismo e chi compra per protezione personale perché magari svolge un lavoro pericoloso. Sembra che in questo paese fare il tassista sia uno dei lavori più rischiosi. Buona parte della merce arriva dai monasteri, dove i monaci li donano ai fedeli che fanno offerte; una volta i monaci li facevano personalmente magari aggiungendo all’impasto, se erano di terracotta, cenere d’incenso bruciato nel tempio o altro e li caratterizzavano con frasi o simboli che li riconducevano a loro mentre oggi quasi tutti i monaci comprano questi oggetti all’ingrosso e li dispensano dopo averli benedetti. Logicamente il valore dei due oggetti varia notevolmente ed è per questo che i compratori osservano minuziosamente gli amuleti con la lente d’ingrandimento. Anche chi compra per la propria incolumità osserva attentamente più amuleti prima di trovare quello giusto; in questo caso non può ricevere consigli, è un fatto personale. Scegli nel mucchio quello che potrebbe fare al caso tuo, lo osservi bene, lo tocchi e solo quando, e se, scocca la scintilla, quando senti che si è creato un feeling tra te e l’oggetto, allora capisci che è l’amuleto giusto e che lo sarà per sempre. Sono concetti difficili da capire ma è bello vedere persone di tutte le età che scelgono nei mucchi, maneggiano con cura, osservano con attenzione questi oggetti prima di iniziare estenuanti contrattazioni che li porteranno all’acquisto. Alle 16.30 il trattore ci allontana dalla zona dei finger; a bordo pista ci sono un Jumbo della Thai Airways e un A380 dell’Emirate. Il primo, pensavo non volasse più mentre il secondo, messo a terra nel periodo del Covid, si sta riprendendo pian piano i suoi spazi, segno che la gente ha ripreso a volare. Credo che l’aeroporto di Bangkok sorga su un terreno paludoso perché c’è più di un canale che drena l’acqua che poi sarà sollevata da qualche pompa. Dieci grossi aerei della Thai Airways, di cui quattro A380, sono parcheggiati perfettamente allineati uno dietro l’altro; o sono in attesa di demolizione o in attesa di tempi migliori per la compagnia. Spero sia un’esercitazione perché mentre approcciamo alla pista di decollo, abbiamo visto diversi mezzi dei vigili del fuoco, a bordo pista, pronti a intervenire. Una coltre grigio violacea di smog copre l’intera capitale e deve essere tenuta giù dall’alta pressione; si vede chiaramente lo stacco col cielo sereno. Partiamo con un leggero ritardo; il volo è il GF153 della Gulf Air per Manama nel Bahrain. La partenza è prevista alle 16.20 e l’arrivo alle 20.00 ora locale dopo sette ore e quaranta di volo. L’aereo è un Boeing B787-9. Andiamo verso il tramonto e le ore di luce aumentano; sono le 19.30 ora cambogiana e c’è ancora luce. Il controllo dei bagagli a mano si svolge velocemente poi inizia la lunga attesa per il prossimo volo; per ingannare il tempo mangiamo goliardicamente una pizza accompagnata da una birra e paghiamo quanto i tre giorni all’isola.

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Koh Rong Saloem

5 gennaio 2024, venerdì

Dopo colazione un trek fino al faro dall’altra parte dell’isola; i sentieri sono enormi, larghi, penso che fungano anche da frangifuoco per la foresta e da strade che collegano via terra i vari resort lontani dai moli. Il faro è sul punto più alto, a 340 metri d’altezza, e c’è uno spettacolare panorama sul mare circostante. Un’inaspettata mitragliatrice antiaerea è strategicamente posizionata. Scendendo dal faro per lo stesso sentiero si arriva al Tri-Beach Junction, un incrocio nella foresta, dove gli stretti sentieri a destra e a sinistra raggiungono due distinte spiagge. In una siamo malamente accolti da cani e paperi particolarmente aggressivi ma fortunatamente una donna, che sta pulendo il pesce appena pescato, viene in nostro aiuto; ci sono dei bungalow, ma la struttura sembra abbandonata. L’altra è una spiaggia militare dove siamo ben accolti dai pochi militari presenti che passano il tempo facendo piccole manutenzioni e controllando le reti che hanno calato in mare; la spiaggia è splendida con acqua cristallina, un vero paradiso per pochi eletti. Pomeriggio passato quasi sempre in acqua con una bonaccia estrema; a un certo punto un branco di pesci è volato sopra il pelo dell’acqua e dietro il predatore che, a giudicare dallo spostamento d’acqua, non deve essere stato tanto piccolo. Il bungalow con bagno senza tetto abbellito con piante tropicali è eccezionale; fare la doccia in casa guardando le stelle è un valore aggiunto non scontato.

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