Città del Messico

29 marzo 1998, domenica

Il caldo, ma soprattutto polvere ed aria inquinata hanno messo a dura prova il nostro fisico con mal di gola e sanguinamento del naso, così abbiamo deciso di anticipare la nostra partenza per il Chihuahua. La giornata inizia in modo tragicomico con Pio che rimane chiuso in ascensore per quasi un'ora; l'allarme suona solo all'interno dell'ascensore così all'esterno nessuno si accorge dell'accaduto. Non gli resta che urlare e far rumore sulle pareti dell'elevador ma, vista l'ora mattiniera, il primo camarero è passato dopo molto tempo e per giunta da solo non è riuscito ad aprire la porta per cui ha perso ulteriormente tempo per cercare aiuto.
Comprata la rivista Mèxico Desconocido consigliato dal libro-bibbia e comunque già visto in Italia il numero con l'articolo sui Tarahumara; 20$ l'ultimo numero e... 10$ un numero arretrato. Lasciata la stanza, 1840$ per tre notti in quattro; un taxi ci ha portati, per 80$, al Terminal Norte da dove partono i bus per il Chihuahua. Troviamo solo bus di primera clase, il prezzo è lo stesso per tutte le compagnie che servono la zona; scegliamo il bus della Chihuahuenses che parte alle 12:20 ed arriva alle 8:05 circa di domani. La ragazza alla biglietteria ci ha tenuto a sottolineare il circa; 539$ a testa. In sudamerica le stazioni dei pullman sembravano il centro di grandi mercati sulle cui bancarelle era possibile trovare di tutto, qui invece per comprare qualcosa da mangiare occorre rivolgersi esclusivamente ai negozi all'interno del terminal. Nelle toilette del terminal un cartello all'esterno indica il prezzo d'ingresso in due pesos mentre all'interno un altro cartello invita a lavarsi le mani con il sapone per salvaguardare la salute. I bagagli che vanno nel bagagliaio vanno consegnati entro l'ora che precede la partenza in cambio di una contromarca per ogni bagaglio.
Partiamo con quindici minuti di ritardo ed è una partenza lenta; girelliamo intorno al terminal a passo d'uomo fino a che l'autista non cede il volante ad un collega appena salito. Si esce da Mexico City seguendo strade a scorrimento veloce, non c'è traffico ma i numerosi semafori rossi hanno frenato la marcia. Imbocchiamo l'autostrada 57D verso nord; considerando che è domenica, ci sono molti più camion e pullman che automobili. I camion sono come quelli statunitensi, molto più grandi dei nostri. L'autostrada è a pagamento e nel primo tratto ci sono i lavori per la costruzione della terza corsia. Lungo la strada si vedono numerose officine; meccanico, elettrauto, gommista... tutti con una cosa in comune: scalcagnate al massimo. I prodotti petroliferi sono distribuiti solo dalla Pemex, la compagnia nazionale. Prima fermata a Querétaro, 220 km dalla partenza. Si sono alternate zone coltivate a zone incolte; poiché le zone coltivate sono ora solo arate il paesaggio sembra brullo, manca il verde delle colture. Ci son voluti molti chilometri per uscire dalla cappa di smog di Città del Messico e rivedere finalmente un po' di cielo limpido fino all'orizzonte.
Questa strada scorre lungo l'altopiano che si trova tra la Sierra Madre Occidentale e quella Orientale; siamo tra i 1500 ed i 2000 metri per cui le montagne che vediamo a destra ed a sinistra più o meno vicine ci sembrano poco più che colline anche se raggiungono i 4000 metri d'altezza. Si prosegue per Zacatecas passando per San Luis Potosì. Man mano che ci allontaniamo da Querétaro le terre coltivate diminuiscono sempre più tanto che ora le uniche piante che vediamo sono cactus, di tutte le forme e dimensioni, fichi d'india, maguey ed una pianta grassa di cui non conosco il nome ma che da anni è presente in Italia come pianta ornamentale: ha foglie strette e lunghe di color verde scuro che quando sono nuove sono rivolte dritte verso l'alto poi, man mano, si allargano per far posto alle nuove fino ad essere rivolte verso il basso quando sono secche. L'insieme di foglie nuove e vecchie sembra una palla spinosa poggiata su un tronco dritto; vedendo queste piante da lontano si ha l'impressione di vedere tante persone che si aggirano disordinatamente tra cactus, maguey e fichi d'india.
I rancheros a cavallo controllano piccole mandrie e greggi soprattutto di capre; le zone di pascolo sono delimitate da muretti a secco, cactus e fichi d'india. Da Potosì una strada stretta prende il posto dell'autostrada e per l'autista diventa difficile effettuare i sorpassi; è un nastro d'asfalto largo quanto basta a farci passare due mezzi pesanti, le curve si susseguono al ritmo di ogni... 20, 30 km; lunghissimi rettilinei dove la striscia nera scompare dietro un dosso per riapparire poi mentre si inerpica sulla collina successiva con a lato i tralicci di legno dell'energia elettrica. Poco prima di Zacatecas ci fermiamo a mangiare; non siamo i soli; in questo posto ci sono molti ristoranti lungo i lati della strada ed una infinità di camion fermi. Improvvisamente compare il secondo autista, quello che aveva guidato i primi quindici minuti e che poi aveva lasciato il volante al collega; pensavamo che fosse rimasto a Città del Messico invece era andato a dormire (???) in una cuccetta ricavata accanto al vano porta bagagli ed ora fresco e riposato (???) ci guiderà a destinazione.
A Zacatecas arriviamo alle otto di sera, siamo a 400 km da Querétaro; la sosta al terminal terrestre é breve, giusto il tempo di comprare e bere un caffè. Vediamo per la prima volta cielo stellato e luna messicani, cose che gli abitanti di Città del Messico probabilmente non hanno mai visto a causa dello smog. Riprendiamo la statale 49 che da Potosì va verso il nord. La strada stretta, il buio e la mancanza per lunghi tratti dei catarifrangenti rende arduo il compito dell'autista e poco rilassante il viaggio a noi che siamo seduti in prima fila. Sulla carta si sarebbe potuto fare una lunga dormita fino alle 5:40 quando era prevista la successiva fermata a Ciudad Camargo ma non è andata così: tre posti di blocco della polizia, Giosuè con mal di gola e catarro ed Azelio che ha dovuto chiedere all'autista una fermata straordinaria per... evacuare (!!!) hanno fatto sì che si dormisse poco e male. Cd Camargo e Cd Delicias sono due cittadine piccole ed accoglienti, almeno questa è stata l'impressione avuta per quel poco che si è visto durante il transito e la sosta. Albeggia, si vedono più campi coltivati e pascoli, sono scomparsi cactus e fichi d'india anche se il paesaggio è prevalentemente brullo.

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