Battambang

29 dicembre 2023, venerdì

Mentre raggiungiamo il Sangker River col minibus, sorpassiamo uno scooter con tre persone a bordo; bambino in mezzo tra il padre che guida e la madre. Famigliole così se ne vedono decine tutti i giorni; quello che ci ha colpito è che la donna mantiene un bastone con una boccetta di lavaggio in cima con la relativa cannula; non ho capito se il beneficiario è il bambino o la donna stessa, ma in ogni caso non sono scene comuni. Non lontano dal Wat Ek Phnom visto ieri, c’è un piccolo molo artigianale dove è parcheggiata la nostra imbarcazione che ci riporterà a Siem Reap dopo un centinaio di chilometri in circa otto ore di navigazione; siamo nella cittadina di Peam Aek. Il barcone è un dieci metri con un rumoroso motore entrobordo a quattro cilindri con elica a gambo lungo che il pilota, grazie a una cordicella, alza all’occorrenza per evitare l’impatto con i detriti portati dalla corrente. A giudicare dalla plastica attaccata ai rami degli alberi a riva, il livello dell’acqua sale di molto nella stagione delle piogge; per questo le case sono tutte sull’argine o su palafitte. Molte donne lavano i panni utilizzando la piccola canoa familiare come base; sedute sui talloni a prua, la canoa s’inclina e permette alle lavandaie di essere a pochi centimetri dal livello dell’acqua. Originale il sistema di pesca… casalinga adottata dalle persone che vivono lungo il fiume; ancorate a canne di bambù piantate in acqua, piccoli appezzamenti di fiume vicino la riva sono coperti con fogliame e cespugli di varia natura e il tutto è circondato dalle reti da pesca. I pesci sono attirati dall’ombra, dove si sentono più al sicuro, ma restano… irretiti. I pesci pescati in questo modo, o con l’uso delle nasse, servono per l’alimentazione quotidiana ed è compito delle donne pulirlo in riva al fiume stesso; alcune vecchie imbarcazioni sono state trasformate in abitazione e a giudicare dai panni stesi ad asciugare i nuclei familiari non sono piccoli. Incrociamo una grossa canoa il cui equipaggio si sta allenando per qualche gara o, più facilmente, per qualche cerimonia che si svolgerà sull’acqua; l’equipaggio è composto di dieci rematrici, cinque per bordo e due uomini, uno in piedi a poppa al timone e l’altro seduto a prua che batte il tempo su un grosso tamburo. La canoa simboleggia un drago con la testa cornuta a prua e la coda pennuta a poppa. Bello navigare su questo fiume ma ci sono due elementi che disturbano la vista e l’olfatto; con l’aiuto di piccole pompe, tutte le case sull’argine o sulle palafitte hanno la possibilità di avere l’acqua in casa, così la vista degli argini è rovinata dai grovigli di tubi in polietilene blu che servono allo scopo. Come abbiamo avuto modo di vedere ovunque in questi giorni, l’immondizia non viene quasi mai raccolta ma bruciata in loco dai… produttori; anche i ragazzini che nella scuola di Siem Reap pulivano il cortile dalle foglie cadute poi gli davano fuoco. Così l’argine è sede di tanti fuocherelli che tutti assieme ammorbano l’aria con i loro fumi anche perché anche qui ormai nell’immondizia c’è una quota parte di plastica. Molti grossi alberi hanno gran parte delle radici scoperte dall’acqua e non si sa come riescano a stare ancora in piedi; il fiume deve essere pescosissimo perché tanti pescatori svuotano le canoe a secchiate. In un tratto di fiume ricco di anse, il nostro autista mette in mostra tutta la sua abilità nel procedere evitando le bottiglie di plastica che segnalano le reti calate, le barche che s’incrociano in curva che vedi all’ultimo momento e le grosse bilance mobili di bambù che in questo tratto sono davvero tante. Alcune di queste bilance sono ancorate a riva in disuso ma la maggior parte sono operative e non è raro vederne qualcuna abitata da intere famiglie. È sempre uno spettacolo vederle in azione. Ci sono molti scivoli lungo l’argine che permettono a piccoli veicoli come gli scooter di imbarcarsi su piccoli e scalcagnati Caronte per passare sull’altro lato; da stamattina non siamo passati sotto nessun ponte per cui le persone che devono passare sull’altro versante o sono barcodotate o devono necessariamente utilizzare questi mezzucci. Delle nasse gigantesche sono state messe in posizione tale da chiudere lo sbocco dei canali di non grosse dimensioni che finiscono nel fiume; non si lascia nulla d’intentato. Ci sono tante giovani coppie che, assieme sulla loro piccola canoa, tirano su le reti, raccolgono il pescato e le riadagiano delicatamente in acqua. La parte alta della prua delle barche è piatta perché la canoa spesso è usata dal barcaiolo seduto sui talloni per tirare su le reti, raccogliere i mitili che crescono sui pali delle palafitte, lavare o… lavarsi; in questo caso si sposta con una piccola pagaia o una lunga pertica. Alla confluenza del Serei Sophorn River nel Sangker River che stiamo navigando c’è il piccolo villaggio flottante di Bak Préa; i ragazzini più grandi tornano da scuola con le loro canoe a motore o a remi e i più piccoli sono accompagnati dai genitori con gli stessi mezzi. Oltre alla scuola primaria galleggiante ci sono anche tanti negozi a pelo d’acqua che servono gli abitanti del posto e quelli di passaggio. Alcune barche più grandi fanno da negozi ambulanti e spostandosi lungo i corsi d’acqua servono le case più lontane e isolate. Con la nostra barca spinta da un rumorosissimo motore entrobordo riciclato da un camion, un Nissan FD35 di 3.465 cc diesel per 105 CV non più in produzione dal 1991, facciamo una sosta dai… coccodrilli. È una casa galleggiante i cui occupanti fanno da parrucchieri per i locali e costruiscono e vendono oggetti di paglia per i turisti; in più hanno un po’ di coccodrilli in un recinto dietro e sotto casa. Dopo aver attraversato il grande Prek Toal Floating Village, prendiamo uno stretto canale tra le canne che ci immette nel Tonlé Sap Lake che è talmente grande da sembrare un mare. Ci sono tante barche che posano o recuperano le reti o i tramagli ma in definitiva sono una goccia in mezzo al mare; finché rimarrà così, sarà una pesca più che sostenibile. Navighiamo più di un’ora in mezzo al lago prima di dirigerci verso la riva e imboccare un altro canale che ci porta all’imbarcadero. L’aria di festa che si respira stasera per le vie del centro è la stessa di qualche sera fa quindi non era il Natale, ma la voglia irrefrenabile di questa città di divertirsi.

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