Hue

21 maggio 2004, venerdì

Hue è stata per anni la capitale del Vietnam; e come tutti gli imperatori orientali anche quello vietnamita si era fatto costruire la sua Città proibita.
Nei prati fioriti, fuori le mura, belle scolare con il caratteristico Aodai bianco si fanno fotografare in gruppo dai fotografi professionisti che lavorano in zona.
Si può entrare solo dall'ingresso principale; anche qui il prezzo d'ingresso è differente tra stranieri e locali. I primi edifici che s’incontrano sono in buono stato di conservazione o restaurati da poco; il resto è in avanzato stato di degrado.
Un gruppo di lavoratori sta scavando una buca; sono talmente tanti per il lavoro da compiere che capiamo da dove deriva il detto darsi la zappa sui piedi. Ci avviciniamo per una foto e subito il ritmo blando dei lavori si arresta del tutto tanto che il loro capo con in testa un elmetto giallo li richiama all'ordine e subito dopo c’invita ad allontanarci.
E' molto caldo; troviamo un posto ventilato sopra la porta principale dove ci sono una grossa campana da un lato e un gigantesco tamburo dall'altro. La cosa che però apprezziamo di più è il... fresco pavimento. Torniamo in albergo in risciò; uno per ciclò tranne Daniela e Manuela in coppia. Il guidatore più lento è capitato ad Azelio; è talmente piccolo che ha dovuto modificare i pedali con un rialzo. Un dollaro a persona per un'ora di passeggiata con meta finale il nostro albergo.
Andiamo in aeroporto con il pulmino; imbarchiamo subito i bagagli. La costruzione è semplice, spartana, ben tenuta. C'è un'ampia sala con un piccolo bar dove non fanno il caffè e due negozietti di souvenir dove nessuno conosce i prezzi della merce esposta!
Una piccola sala è riservata ai fumatori; è senza finestre e la porta è costantemente aperta quindi il fumo finisce inesorabilmente nella zona non fumatori.
E’ annunciato il nostro volo; scendiamo le scale per salire sui pullman che ci porteranno all'aereo. Quando le operazioni sono a metà arriva il contrordine e tutti di nuovo su nella sala d'aspetto. C'è un guasto all'aereo e l'attesa non sarà breve visto che dopo un'oretta ci portano panini e bevande varie.
Sono le 16.30; è nuovamente chiamato il nostro volo. Solo due ore di ritardo; speriamo che la riparazione sia stata fatta a regola d'arte. L'aereo è un Airbus A320 della Vietnam Airlines. Questo velivolo è il leader mondiale tra gli aerei a corto e medio raggio; ha 150 posti, è lungo 37,57 metri, è alto 11,76 metri con un’apertura alare di 34,10 metri ha due motori CFM56-5 che gli permettono di viaggiare a una velocità di crociera di 960 km/h e un serbatoio da 26860 litri di carburante che gli garantisce un’autonomia di 5700 chilometri.
Dalle bocchette dell'aria condizionata l'aria fredda fa condensare quella esistente dando l'impressione del fumo. Ai passeggeri di un aereo appena riparato questo non dà molta tranquillità e se a questo aggiungiamo che le hostess hanno tenuto per tutto il viaggio i giubbotti di salvataggio indossati per la dimostrazione...!
Nella laguna davanti a Hue ci sono centinaia di vasche per l’itticoltura; dicono che per costruire queste vasche hanno distrutto chilometri di foreste di mangrovie.
Volo VN-244 da Hue a Hanoi. Ci portano un altro di quei panini dolci con carne di maiale e cetrioli con cui ci hanno nutrito in aeroporto e un bicchiere d’acqua purificata dal sapore non... insapore.
L'atterraggio dopo meno di un'ora non è dei migliori; leggero sbandamento dopo aver toccato terra. L'aeroporto è grande, moderno; niente a che vedere con quello di Saigon.
Monica ci lascia; parte per Hong Kong - Roma. Per trovare la persona giusta della Catay giriamo di corsa tutto l'aeroporto; alla fine, anche se ci tocca svegliare qualcuno dal lungo torpore, Monica riesce a imbarcarsi mezz'ora prima della partenza, alle 19.10.
L'autista, su consiglio del manager dell'agenzia a cui ci siamo rivolti, ci porta in un ristorante vicino alla stazione. Tralasciando le condizioni igieniche, basta non respirare passando davanti ai cessi e alle cucine, è difficile comunicare con il personale. Chiedo l'ormai collaudato piatto di riso al pollo e mi ritrovo davanti una ciotola di riso in bianco da una parte e mezzo pollo dall'altra, completo di mezza testa, collo, ala e... zampa! In compenso sono buone le noccioline tostate, la birra e le patatine fritte.
In stazione non abbiamo nemmeno il tempo di entrare che un vecchietto con tre denti e mezzo ci indica l'uscita per il nostro binario; o a questa ora parte solo il nostro treno, o tutti i turisti come noi prendono il treno per Lao Cai, o il vecchietto in questione è un indovino.
Ci sono quattro cuccette a compartimento con lenzuola e cuscini usati più volte. La nostra cuccettista ci controlla i biglietti alla porta e poi, appena partiti in perfetto orario, passa a prendere i nostri nomi e a spiegarci più volte come si chiude la porta dal di dentro.
Il treno è trainato da due locomotori diesel; sono simili ai nostri carrelloni di manovra e sono costruiti in Cecoslovacchia. Uscendo dalla città il treno entra quasi nelle case della gente. Binario unico e segnali semaforici.

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