Bac Ha

23 maggio 2004, domenica

A Bac Ha oggi è giorno di mercato. Memori di altri mercati visitati in altri tempi e luoghi ci alziamo presto per viverne i primi momenti. Sono le sei e la delusione è tanta; poche persone assonnate stanno montando i loro banchetti con le onnipresenti canne di bambù; solo in un angolo c’è un po’ di movimento e stanno sfasciando alcuni maiali.
Alle spalle del mercato c’è un ponte sospeso fatto di corde e travi di acciaio e pavimento in legno malamente assemblato che traballa paurosamente al passaggio delle persone; non oso pensare cosa accade quando passa una moto. Al di la del ponte sul torrente in cui alcune donne fanno il bucato, due cani sfoggiano tutto il loro repertorio per farci capire che non gradiscono la nostra presenza. Siamo costretti a fare un giro molto lungo per tornare in albergo e fare colazione.
Intanto la strada davanti al nostro hotel è una processione continua di persone con cose e animali che dalle montagne vicine si dirigono al mercato.
Alle 9.00 il mercato è al massimo del suo splendore. I cavalli non in vendita che sono serviti come mezzi di trasporto sono parcheggiati fuori dall’area del mercato; la presenza di qualche femmina in calore ha scatenato un mezzo pandemonio mettendo in agitazione tutti i cavalli e, per ristabilire l'ordine, i loro padroni sono stati costretti a ricorrere alle maniere forti.
La prima zona che si incontra nel mercato è quella riservata agli animali. A parte polli e cavalli che hanno una zona a loro dedicata nelle vicinanze, qui sono in vendita bufali, maiali e… cani; questi ultimi, quasi tutti cuccioli, finiranno sicuramente in padella visto che vengono venduti a peso. La trattativa per l’acquisto dei bufali è lunga e laboriosa; l’animale viene controllato minuziosamente dal possibile acquirente e quando si conclude l’affare si crea un capannello di persone che commenta e assiste al passaggio dei soldi dal compratore al venditore.
Altro settore caratteristico è quello dei fabbri. Sono quasi tutti impegnati a riparare le zappe. Appena arrivati al mercato i montanari portano la zappa da riparare al fabbro che la esamina, segna col gessetto l’area da riparare e la mette in fila; torneranno dopo a riprendere l’attrezzo riparato e nel frattempo fanno mercato. Le zappe arrivano in condizioni pietose, piegate e consumate in modo non uniforme. I fabbri sono quasi tutti aiutati dalle mogli; queste con l’ausilio di una manovella innescano un meccanismo che soffia aria sui carboni ardenti per ravvivarli e, quando serve, fungono da secondo martello.
C’è anche una zona riservata agli uccelli. Non ci sono molte gabbie ma i pochi volatili di tutte le dimensioni si fanno sentire.
La zona Bacco & tabacco, a differenza di ieri, non è un’esclusiva maschile; ci sono donne che vendono fumo e altre che lo fumano.
Una vecchietta, aiutata dalla giovane nipote, prepara con erbe, rametti e animaletti secchi delle pozioni magiche o medicamentose a clienti in attesa.
Ampia zona del mercato è dedicata alla ristorazione. In grossi pentoloni sono bolliti budelli, zampe e coda di maiale che mescolate a verdure cotte vengono avidamente mangiati dagli avventori.
Come in tutti gli altri mercati sono presenti casalinghi, attrezzature per lavorare la terra, tessuti, monili e i prodotti della terra che qui sono forse il genere meno presente. Il mercato è affollato al 90% da uomini e donne di etnia Hmong con i loro caratteristici indumenti; il restante 10% veste abiti normali. Quattro ragazze di una etnia diversa si sono aggirate tra i banchi di casalinghi e tessuti; tutte vestite di nero tranne il copricapo di color rosa fucsia.
Venditori e compratori sono quasi tutte donne. Gli uomini sono attivi solo nel reparto attrezzi e animali da lavoro; ma anche qui si limitano a scegliere e controllare minuziosamente l’attrezzo o l’animale da comprare, poi interviene la moglie che contratta il prezzo.
Lasciamo questa cittadina alla volta di Sa Pa. Col pulmino ci fermiamo a un passaggio a livello di quelli posizionati prima di un ponte usato in comproprietà da treni e veicoli stradali. Caratteristica la doppia sbarra, una lato strada asfaltata e l’altra lato strada ferrata. Quest’ultima rimane chiusa fino a quando il casellante sente la tromba del treno in arrivo. In questo caso è passato un treno merci con doppia trazione diesel, un locomotore in testa e uno in coda. I locomotori sono simili ai nostri carrelli di manovra, di fabbricazione cecoslovacca. Trasporta argilla e i carri sono di recente costruzione. Sa Pa si trova a 1600mt sul livello del mare e la strada per arrivarci non è agevole. Man mano che si sale la temperatura diminuisce e lo spettacolo offerto dalle montagne terrazzate che ci circondano aumenta.
A 20 minuti circa da Sa Pa lasciamo momentaneamente la strada principale per una sosta al villaggio di Ta Phin; si paga 5000d a persona all’ingresso senza ricevere in cambio nessun biglietto. Dopo poche curve all’interno di una fitta vegetazione si apre di fronte a noi una spettacolare vallata completamente terrazzata. In questa vallata vivono i Black Hmong e soprattutto i Red Zao; sono tutti impegnati nei campi tranne le addette alla vendita di souvenir che ti prendono in consegna all’arrivo e non ti mollano fino a quando non entri nella loro casa trasformata in bazar.
La giornata è cupa con una pioggerellina che va e viene; lo spettacolo comunque è eccezionale. E’ il momento del trapianto delle piantine di riso. Le risaie sono tutte allagate. Gli uomini alla guida di bufali forti e ubbidienti prima arano lo specchio d’acqua, poi lo fresano con una specie di pettine dai denti di ferro e infine lo livellano con uno speciale attrezzo sempre trainato dai bufali. In contemporanea con la fresatura il terrazzo viene anche concimato.
Nei terrazzi adibiti a vivaio le donne stanno delicatamente estirpando le piantine di riso pronte per essere trapiantate; fanno dei mazzetti che i ragazzi legano su bastoni di bambù e col sistema a bilanciere trasportano nei terrazzi dove altre donne sono intente a trapiantare le piantine. Il colpo d’occhio è bello perché si alternano terrazzi di varie forme e dimensioni arati o da arare che sono solo allagati, terrazzi vivaio con le piantine di riso molto fitte che appaiono di un colore verde brillante e terrazzi con le piantine già trapiantate in modo più diradato che assumono un colore verde meno acceso. Se ci aggiungiamo qualche bufalo e il rosso dei copricapo delle donne che vi lavorano non si può che… mangiarsi le mani per la poca luce a disposizione.
Sa Pa è un villaggio immerso in quelle che i francesi chiamarono Alpi Tonkinesi. La città fu scoperta dai missionari Gesuiti nel 1918. Attirati dal clima fresco gli occidentali trasformarono Sa Pa in un piacevole luogo di residenza costruendo chiese, alberghi e ville che furono poi abbandonate e molte distrutte durate la guerra per l’indipendenza dai francesi.
Oggi Sa Pa ha ripreso la sua vecchia vocazione turistica perché è un punto di partenza obbligato per chi come noi vuole fare un giro tra le colorite tribù che vivono tra questi monti, che hanno resistito all’integrazione alla società vietnamita e che con i terrazzamenti da loro costruiti e coltivati hanno trasformato queste vallate in un’opera d’arte.
La vecchia vocazione è stata inevitabilmente ripresa con metodi moderni che hanno trasformato la città in un enorme bazar turistico; è un insieme di alberghi, ristoranti, negozietti e bancarelle e per strada non si può fare un passo senza essere agganciati da venditrici di etnia Black Hmong che cercano di appiopparti cartoline, copricapo, camicie, scacciapensieri, braccialetti ecc.
Mangiati degli ottimi noodles al pollo e vegetali al Mimosa Restorant, 45000 d, vicino al nostro Violet Hotel, con camere con camino in costruzione, donna nuda su piastrelle in bagno e… bachere sul letto! 57000 dong in media a testa per notte.

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