Novosibirsk

29 luglio 2007, domenica

2051All'una, ora italiana, è giorno pieno; siamo svegliati per la ricca colazione. Un dolcetto quadrato con qualcosa al centro che dovrebbe essere marmellata, ma che non è dolce.
Alle 2.30 italiane iniziamo le operazioni di discesa a Ulaan Baator; il paesaggio è tipicamente desertico, montagnoso. La periferia della capitale si presenta con tante gher prima e piccole abitazioni dopo con annessa gher nel cortile recintato. L'atterraggio è buono ma siamo arrivati con due ore e mezza di ritardo; mentre raggiungiamo l'aerostazione passiamo davanti a tanti vecchi aerei ed elicotteri dismessi, ordinatamente parcheggiati sull'erba ai bordi del raccordo. Rappresentano la storia dell'aviazione civile e militare mongola.
Ad attenderci una impettita poliziotta in camicia bianca, gonna nera e un enorme berretto, esageratamente più grande della sua già grande testa. Ci sono cinque box, tutti presenziati, che attendono noi per le formalità di rito, ma non possiamo avvicinarci perché siamo impegnati a riempire i moduli per il visto d'ingresso e aspettare poi i due addetti che devono scrivere, stampare, incollare i visti sul passaporto e riscuotere il relativo importo. Le persone nei box sono buffissime; le vediamo solo dal naso in su. Sono loro troppo bassi o sono i box troppo alti...? Ottenuti i visti,
tutto poi procede molto velocemente fino al ritiro dei bagagli che sono già tutti ad attenderci... impazienti.
2083Fuori ad aspettarci c'è la nostra interprete, Doljoo, che dopo alcuni tentativi falliti di pronuncia soprannominiamo subito Doccia; assieme all'interprete ci sono gli autisti e il referente che è un omone grosso vestito con una sahariana color cachi. La nostra prima tappa sarà il deserto a sud della capitale; lasciamo nella jeep del referente tutto quello che non ci servirà in questa zona come la tenda, il sacco a pelo e le provviste d'emergenza.
Mentre il referente si occupa della parte tecnica, discutendo con noi e gli autisti in merito all'itinerario, sua moglie e la figlia si occupano del cambio trasformando la jeep in agenzia di cambio; 50 euro al cambio di 1 a 1500 tughrik.
Le auto sono tre UAZ 452 4x4. E’ un veicolo russo a quattro ruote motrici prodotto dal 1966 dalla UAZ di Ulyanovsk mantenendo gran parte della meccanica della GAZ-69 progettata e prodotta dal 1952 per operare nel vasto e variegato territorio russo.
Ha un motore a benzina GAZ a 4 cilindri di 2445cc della potenza di 72cv con una buona coppia motrice. Doppio serbatoio da 80 litri di capacità totale, riesce a superare pendenze di oltre il 100% e guadi fino a 80cm. Le versioni civilizzate non dimenticano l'origine militare, semplice, robusto, e razionale del progetto, frutto della necessità di creare un veicolo in grado di poter operare alle estreme temperature dai meno 30°C della Siberia ai 50°C dei deserti.
2072Carichiamo i bagagli e partiamo verso sud non prima d'aver fatto rifornimento d'acqua per i primi giorni; un centinaio di bottiglie a 400T l'una. Pioviggina!
La strada verso sud è asfaltata ma gli autisti spesso preferiscono il fuoristrada e questo la dice lunga sullo stato del fondo stradale. I pali di legno che sorreggono i cavi elettrici non sono piantati direttamente nel terreno ma legati a traverse di cemento che fuoriescono dal suolo; forse per la neve invernale che potrebbe marcirne la base.  La zona periferica che stiamo attraversando non è particolarmente bella; pochi edifici abitati fatti a piccionaia, alcune fabbriche in disuso, terreni vuoti ma recintati, una caserma con due vecchi carri armati di piantone.
Dopo una decina di minuti svoltiamo a sinistra lasciando la strada asfaltata per una polverosa pista sterrata nella prateria. E' un susseguirsi di grossi greggi di pecore o, soprattutto, capre e mandrie di bovini o cavalli con o senza pastori o mandriani. Questi ultimi fanno una vita nomade seguendo o spingendo le loro bestie verso nuovi pascoli; le gher sono le loro abitazioni; sono capanne con scheletro di legno ricoperte di feltro, facili da smontare, trasportare e rimontare a seconda delle necessità. Ce ne sono tante e assieme agli animali rompono la monotonia di questa sconfinata prateria.
Alle due del pomeriggio abbiamo percorso 80 chilometri, ne mancano… 200! Il vento pomeridiano crea tanti mulinelli, grandi e piccoli, tutti ben visibili anche a distanza vista la grande quantità di sabbia che hanno a disposizione da alzare. Il cielo è quasi sempre nuvoloso e l'autista è costretto più di una volta ad azionare i tergicristalli. Ci fermiamo nei pressi di una gher non lontana dalla pista; c'è un intenso odore di cipolla. Scopriamo dopo che non proviene dalla cucina ma dall'erba cipollina che stiamo calpestando. Al cane non piace molto la nostra presenza, abbaia e mostra i denti poi sollecitato dai padroni acconsente a farci avvicinare ma resta guardingo guardandoci… in cagnesco.
2079Ci sono una cinquantina di capre, tutte legate le une alle altre a una corda tesa, testa contro testa e una giovane donna le sta mungendo; è molto imbarazzata vedendosi circondata da tanti… barbari. Nel secchio del latte galleggiano tanti peli da poterci fare una parrucca!
Come buona parte delle gher che abbiamo visto finora anche questa è dotata di una grossa antenna parabolica e un pannello fotovoltaico; immancabile anche la moto russa Planeta 5 della Izh; ha un aspetto robusto. Motore bicilindrico, 350cc, trasmissione a catena, potenza di 32cv a 8000 giri/min, raffreddamento ad aria, freni a tamburo, alimentazione a miscela al 5%, cambio a 4 marce, avviamento manuale... a pedale.
Il giovane capofamiglia non è molto socievole; è fermo a controllare la situazione fumando una sigaretta dietro l'altra mentre la moglie munge le capre e i ragazzini si danno da fare a governare capre, vitelli e vitellini. Dietro la gher c'è anche l'immancabile cavallo parcheggiato.
Il nostro accampamento di gher non è lontano; dopo la doccia e la cena tutti a dormire visto che tra viaggio e fuso orario non si dorme da 48 ore.

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