Tariat

16 agosto 2007, giovedì

3435In questa zona, l’aia, all’esterno delle gher, oltre che dagli animali, dalle gigantesche antenne paraboliche, dai pannelli fotovoltaici e dalla moto è caratterizzato dalla presenza di carretti di legno utilizzati per il rifornimento di acqua.
Nel South Gobi la scarsità d’acqua costringe i nomadi ha montare le proprie tende vicino a sorgenti o a piccoli corsi d’acqua perché è qui che cresce la poca erba ed è sempre qui che possono far pascolare i propri animali. Negli Altai le tende vengono tirate su nelle valli tra i monti in cui è sempre presente un piccolo torrente che soddisfa le esigenze idriche delle persone e degli animali. In questo altopiano centrale i pascoli sono anche lontani dai pur grossi corsi d’acqua per cui ai nomadi spesso conviene di più portare l’acqua alle mandrie e ai greggi che non portare gli animali all’acqua. Per fare ciò la motocicletta non basta così nasce l’esigenza di questo carretto che iconograficamente è trainato dagli yak ma che in realtà è trainato anche da buoi o cavalli. Non c’è un solo pezzo di ferro; ruote, mozzo, asse, pianale e sponde sono tutte in legno incastrato e zeppato. Ingegnosa è la ruota; il battistrada è costituito da quattro grossi pezzi di legno sagomati con l’ascia che assieme ai quattro raggi e al mozzo sono assemblati in un ordine preciso e poi zeppati. Non c’è l’anello di ferro che fungeva da battistrada e che caratterizzava e, soprattutto, irrobustiva i carri dei nostri nonni.
3442Ci fermiamo a Tsetserlieg per far rifornimento; il distributore di carburante è a poche decine di metri dal mercato. Sull’asfalto della strada c’è quello che a noi occidentali è sembrato un cane morto a causa di un investimento; l’autista del nostro minivan ha però capito che non si trattava di un cane morto e ha raccolto la pelle di montone che un incauto acquirente o venditore ha perso lasciando o andando al mercato. L’ha sistemata piegata sotto i nostri piedi generando un po’ di malumore tra noi passeggeri ma il disaggio è stato breve. Gli è bastato chiedere a una famiglia in attesa nei pressi del mercato se erano interessati; l’hanno aperta, controllato minuziosamente che non ci fossero buchi o imperfezioni e comprata per 15000T. Dieci minuti tra il ritrovamento e la vendita; un ottimo affare per il nostro autista visto che lo stipendio medio in Mongolia si aggira intorno ai 300000T al mese.
Ci tocca effettuare un altro soccorso in… corso di viaggio; una moto è rimasta senza benzina. L’autista aspira un litro e mezzo di benzina dal serbatoio del pulmino in una bottiglia d’acqua minerale vuota. Il motociclista paga e va via felice, ringraziando assieme alla sua compagna di viaggio ma sa che dovrà rifermarsi a chiedere aiuto nuovamente perché con un litro e mezzo di benzina non potrà mai raggiungere il distributore di Tsetserleg a meno che non ce ne sia un altro nascosto nel nulla che ci circonda.
Ci fermiamo in un classico agglomerato di casette sorte ai margini della pista che è troppo chiamare villaggio; nei guanz non è rimasto nulla da mangiare così inizia una corsa sfrenata verso il prossimo probabile punto di ristoro con noi che veniamo sballottati a destra e a manca su e giù in questi Uaz privi di supporti a cui aggrapparsi… e la chiamano vacanza!
Mangiamo una minestra di montone con tre ravioli cotta in soli... 90 minuti. Nel guanz c’è il televisore acceso così inganniamo l’attesa bevendo the al latte salato e guardando il classico telefilm poliziesco americano prodotto e girato però in Corea con attori coreani. Come in quasi tutto l’oriente il film è in lingua originale, in questo caso coreano, e commentato nelle pause del dialogo da una voce femminile in mongolo.
Lasciamo la strada principale che collega Kharkhorin a Ulaan Baatar, in questo tratto asfaltata e in buono stato, per raggiungere le montagne che vediamo verso nord. Ci sono le rovine di un vecchio monastero seicentesco distrutto nel settecento dai rivali di Zanabazar, l’eroe nazionale. Oltre alle rovinose rovine ci sono alcune edicole in legno una delle quali dal ’92 è stata trasformata in tempio. Non c’è nulla che possa giustificare la presenza di tanti turisti se non la vicinanza alla capitale.
3444L’accampamento di gher dove passeremo la notte è in una splendida posizione sotto una parete rocciosa nuovamente diversa nelle forme e nei colori da quelle viste finora. Sembra un muro a secco costruito con ciottoli giganteschi smussati, levigati e messi accuratamente uno sull’altro da una mano esperta e precisa che non ha lasciato vuoti tra un ciottolo e l’altro. Al tramonto la roccia di colore chiaro assume un colorito rossiccio che la rende ancora più affascinante.
In un ambiente così bello non potevamo che trovare… le gher più brutte da quando siamo in Mongolia; la porta non si chiude, il tettuccio rimane aperto, oltre ai letti solo uno sgabello e una… candela. Non c’è corrente elettrica!

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