Zavkhan Gol

8 agosto 2007, mercoledì

2936C'è un cambio di programma; questa mattina saremmo dovuti andare al lago Kolboo ma, da informazioni ricevute dai locali e confermate da un gruppo di avventure incontrato alle dune, non c'è acqua ed è quindi inutile andare perché manca l'attrattiva principale. Con tutta l'acqua che abbiamo preso in questi giorni sembra quasi uno scherzo. In alternativa gli autisti ci propongono di raggiungere un canyon a una cinquantina di chilometri da qui.
Nel nostro gruppo c'è qualcuno che è affascinato dalle grotte così strada facendo ci fermiamo a visitarne una; a dimostrazione del fatto che in questa zona il turismo è a livelli pionieristici... troviamo la grotta occupata da quattro cammelli che sfruttano il fresco della caverna.
Dopo le foto di rito uno dei nostri autisti li fa scappare per permetterci di visitare l'anfratto ma la cosa si rivela impossibile perché le bestiole oltre che frescheggiare hanno anche defecato e scopriamo a nostre spese che la cacca di cammello fresca in luogo semichiuso non ha un odore gradevole.
Raggiungiamo la cittadina di Tayshir; è messa male come le altre viste finora. Ci sono molti bambini che giocano; le bimbe sono al parco giochi, un angolo di deserto delimitato con una fila di pietre con altalene, dondoli e piccole giostre mentre i maschietti si trasportano alternativamente con un carrellino a due ruote.
Bella la scena di due ragazzini su di una bici da adulto senza freni con quello seduto sul portapacchi posteriore che sprona a cazzotti nella schiena il coetaneo autista come se fosse un cavallo.
Questa cittadina deve avere una importanza strategica a noi ignota perché subito fuori città c'è un ponte in cemento che collega le due sponde di un fiume ora in secca; è il primo ponte che si incontra da dieci giorni a questa parte.
2920A un certo punto dell'altopiano che stiamo percorrendo si apre il canyon di Tayshir. In fondo c'è un corso d'acqua con un po’ di vegetazione; ci fermiamo in un punto dove la natura ha creato un foro nella roccia attraverso cui si domina tutta la valle sottostante.
Attraverso questo buco è possibile raggiungere la valle ma la discesa non è agevole. Troviamo un piccolo serpente tra le rocce rese bollenti dal sole; è una vipera per cui stiamo attenti a non farci mordere mentre tempestiamo di foto il suo tentativo di raggiungere un posto meno... affollato. Nelle intenzioni degli autisti che in caso di necessità ci fanno anche da guida, questo è un buon posto per campeggiare ma, in questo caso, non ottengono la nostra... benedizione; siamo su un altopiano senza montagne da scalare, siamo esposti ai quattro venti, il terreno è una pietraia e... ci sono le vipere. Decidiamo di raggiungere un posto qualsiasi ai piedi dei monti che vediamo in lontananza.
Ci fermiamo all'inizio di una valle e qui montiamo il campo; siamo a 2500mt d'altitudine. Mangiamo qualcosa e partiamo alla scoperta delle montagne che ci circondano. Scalata la prima, ci dividiamo in due gruppi e con Milena, Michele e Marco decidiamo di scalare quella che sembra la cima più alta della zona, cima comunque facilmente raggiungibile lungo la cresta; queste cime e queste valli dovrebbero far parte della catena montuosa Dalangiin.
Scendiamo una valle dove vicino a un torrente ricco d'acqua gli abitanti di alcune gher ci accolgono con il loro classico stupore, timidezza e curiosità che si trasforma ben presto in ospitalità.
2957Iniziamo la salita; la roccia è molto friabile con pietre scistose dai disegni fantasiosi che ci fanno guardare più a terra in cerca di un bel souvenir da portare a casa che in giro ad ammirare lo splendido paesaggio.
La vista dal basso della cima che volevamo raggiungere era prospetticamente falsato; man mano che si sale compare alla nostra vista sempre una vetta più alta dietro quella che stiamo raggiungendo tanto che di cima in cima seguendo la cresta arriviamo alla fine della valle.
È tardi e rischiamo di arrivare al campo dopo il tramonto così decidiamo di passare sull'altro lato della valle tagliando a mezza costa lungo una parete a ghiaione con pendenza del 65% circa. Io e Marco abbiamo molte difficoltà con questo ghiaione che ti frana sotto i piedi. È come camminare in orizzontale sulle dune con la differenza che al posto della sabbia ci sono questi ciottoli taglienti; è una derapata continua su di una pendenza mozzafiato.
Iniziamo la discesa dai 3200mt in cui ci troviamo dopo aver documentato con foto l'impresa fatta; ora è una continua corsa verso il campo per cercare di arrivare prima del tramonto. Finalmente incontriamo le vere grandi marmotte di cui fino a ora si erano viste solo le enormi tane; sorprese all'aperto scappano verso un rifugio sicuro sculettando simpaticamente con i loro enormi sederi. Purtroppo non possiamo permetterci il lusso di perdere minuti preziosi a fotografarli.
Arriviamo al campo alla luce post tramonto in tempo per mangiare quello che i cuochi ci hanno conservato; mai come stasera ho apprezzato questa minestra calda. A questa altitudine appena va via il sole la temperatura scende in picchiata libera; non ci sono alberi nel raggio di chilometri quindi niente legna per fare un falò per riscaldarci nel dopocena così, dopo un sorso di vodka tutti a nanna nelle tende.

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