Tovshin I

31 luglio 2007, martedì

2295Alle 7.00, dopo colazione, ripartiamo verso sud; dopo pochi chilometri, spoggettando una collina, ci troviamo davanti uno splendido panorama fatto da colline verdi, una gher e tanti montoni che ci circondano da tutti i lati. La luce mattutina è invitante e dalla gher partono di corsa due bambine che diventano ben presto prede per i nostri scatti con la gher e gli animali a far da sfondo. Simpatici questi e tutti i bambini che abbiamo incontrato finora che si fanno fotografare tranquillamente; non si limitano a mettersi in posa ma si irrigidiscono seriosi sull'attenti. Solo quando spariscono le macchine fotografiche sfoggiano il loro innocente sorriso.
Arriviamo allo Yolyn Am. E' una lunghissima valle di tredici chilometri di cui i primi dieci si percorrono in macchina scanditi da cartelli blu, simili a quelli che in montagna segnalano le piste da sci, che decrescono dal dieci all'uno. C'è la possibilità di effettuare il trek anche a dorso di cavallo o cammello; gli animali, parcheggiati all'inizio del percorso, sono noleggiabili per 8000T e sono talmente calmi che devono essere… molto incoraggiati per farli camminare. Comunque solo la prima parte del percorso può essere effettuato con gli animali perché la valle va via via restringendosi fino al punto che diventa difficoltoso il passaggio anche a piedi.
Un piccolo torrente ci accompagna assieme ai tantissimi roditori grossi come ratti ma simpatici come topolini che non hanno timore di noi e si lasciano fotografare in tutte le pose prima di scappare nelle loro tane se ci avviciniamo troppo. Il paesaggio è tipicamente alpino... senza alberi; talmente alpino che c'è una varietà più piccola delle nostre stelle alpine.
2330Sulla sommità dei monti che ci sovrastano ci sono dei rapaci che volteggiano imperiosi in un cielo finalmente azzurro, punteggiato qua e la da batuffoli di nuvole. La valle è talmente stretta e profonda che il sole in alcuni punti non raggiunge mai il fondo tanto che questo posto è famoso, oltre che per la bellezza, perché c'è la neve quasi tutto l'anno... tranne questo periodo. La neve non c'è ma la temperatura è sufficiente a... farci rinforzare gli ormeggi.
Anche qui ci sono numerosi ovoo; sono dei cumuli di pietra che generalmente si trovano in cima a monti e colline o nei punti dove più piste si incrociano. Fungono sia da punti di riferimento, in queste vaste aree in cui non ce ne sono altri, sia da simboli religiosi di antica origine sciamanica che col tempo sono stati assorbiti dalla cultura buddista.
Il viaggiatore che ne incontra uno deve girarci intorno tre volte in senso orario e aggiungere altre pietre al cumulo prima di andare via. Molti lasciano anche delle offerte sotto forma di banconote, airag, vodka ecc.
Spesso intorno a questi ovoo si svolgono cerimonie di adorazione del cielo o delle montagne; anche queste cerimonie sono di antica origine sciamanica e si svolgono alla fine dell'estate. In questa occasione si lega una sciarpa di seta azzurra, che simboleggia il cielo aperto, a uno stallo di legno che si innalza dal centro del cumulo di pietra. Anche questo tipo di cerimonia era stato vietato nel periodo comunista.
All'inizio della valle c'è un piccolo museo e qualche negozio di souvenir; nel museo si possono ammirare tantissimi animali imbalsamati, qualche foto in bianco e nero della valle innevata e qualche osso pietrificato. Piccolo museo... d'arte povera. Riprendiamo la marcia verso sud, verso le Khongoryn Els. Lungo la strada notiamo dei nomadi che stanno tosando le pecore.
Finora il verde delle terre che abbiamo attraversato era dato da piccoli ciuffi d'erba come l'erba cipollina; in questa zona ci sono anche degli arbusti che riescono a trattenere alla base la sabbia spostata dal vento. Le piante crescono in altezza e a loro volta trattengono più sabbia; questo processo ha creato piccole collinette che vanno dai dieci centimetri al metro ricoperte dagli arbusti. Il tutto rende più movimentata la distesa desertica che ci circonda a perdita d'occhio.
2349Questa distesa desertica è chiusa all'orizzonte da quelle che sembrano montagne ma che in realtà sono quasi sempre i punti più alti di questo immenso altopiano, punti che noi sistematicamente raggiungiamo e oltrepassiamo senza accorgercene perché ne vediamo sempre altri lontani all'orizzonte; la sensazione è di essere circondati da montagne irraggiungibili.
Quando il terreno lo permette ci sono due o più piste parallele; poiché le piste sono caratterizzate dai due solchi fatti delle ruote delle auto, nel caso di più piste parallele il colpo d'occhio è simile alla zona del traguardo dei percorsi di sci di fondo; cambia solo il colore.
Se un punto della pista si deteriora per la pioggia, perché in curva o perché delle buche si ingrandiscono, prima o poi un autista deciderà di aggirare l'ostacolo passandoci di fianco per poi rientrare in pista. Gli autisti che seguono percorreranno la nuova variante creando di fatto una nuova pista; la vecchia col tempo si autoestinguerà per l'azione dell'acqua e del vento.
Ci fermiamo per la pausa pranzo a Bulgan, un villaggio piccolo e malconcio; mentre gli autisti fanno benzina, entriamo in un edificio vecchio e decadente. Ci fermiamo subito alla prima porta dove c'è un negozio di alimentari. C'è un lungo corridoio con porte a destra e a sinistra, alcune aperte e le altre chiuse. La somiglianza con un edificio scolastico è tale che è grande lo stupore nello scoprire che ci troviamo in un... centro commerciale con tanti negozi che vendono quasi tutti la stessa mercanzia dai vestiti alle caramelle, dalle sigarette ai biscotti, dalle guarnizioni delle testate dei motori alle candele; il tutto in una misera stanza malconcia come il corridoio.
2352Nel centro della piazza c'è una gher su cui campeggia la scritta fast food; entriamo per curiosità e ci accorgiamo subito di non essere in un Mc Donald's. Cucina, stufa e tavolini sono tutt’uno con un caldo tremendo che ci fa rivalutare positivamente l'insolazione presa fuori.
Assaggiamo i ravioli in brodo ripieni di carne di montone tagliata a pezzetti e serviti in piatti di plastica riciclati come le posate; i tavolini sono bassi come gli sgabelli per essere più vicini alle centinaia di mosche ancora vive che cercano disperatamente di divincolarsi dalla colla della carta moschicida piazzata senza economia tutto intorno alla base della gher. Da bere una bella ciotola di the al latte e sale: i ravioli ci sono costati 150T l'uno e la ciotola di the 100T.
Al lato della piazza fa bella mostra di se un biliardo il cui colore verde è reso più brillante dal sole alto; i due contendenti si sfidano a stecca sotto il sole cocente incuranti del rischio d'insolazione come il numeroso pubblico composto in prevalenza da ragazzini.
Ci sono molti guadi in questa zona; i letti sono completamente asciutti ma attraversarli non è agevole perché le sponde sono alte. Uno dei nostri tre mezzi ha bucato la gomma posteriore sinistra; con un terreno così sconnesso non è facile accorgersi che la gomma si sta sgonfiando lentamente. Anche per chi segue è impossibile perché ogni mezzo lascia una scia polverosa che nasconde le ruote e, a volte, il mezzo stesso. Questo ha fatto si che l'autista percorresse molta strada con la gomma bucata tanto che quando ci siamo fermati si è dovuto spegnere un principio d'incendio della gomma con la sabbia che fortunatamente qui non manca. Questa foratura non sarebbe grave se non fosse per il fatto che è la seconda; ora ci resta una sola gomma di scorta per i tre pulmini.
2393La partenza è stata una... falsa partenza; la gomma sostituita è sgonfia. Occorre rialzare la macchina con il martinetto a cric e già questo non è facile perché questo attrezzo sul terreno sabbioso non ha una grossa tenuta, poi con una pompa da... bici ci alterniamo al pompaggio per gonfiare la gomma.
Scollinando per l'ennesima volta ci troviamo davanti allo spettacolo delle colline di sabbia. È una lingua di sabbia finissima lunga un centinaio di chilometri e larga da uno a dodici chilometri e alta fino a trecento metri; alle spalle, rispetto al nostro punto d'osservazione, ci sono dei monti più alti che le fanno da cornice.
È un mistero il perché tutta questa sabbia finissima si sia concentrata in questo posto ma a volte è meglio non porsi tante domande e ammirare questo ennesimo spettacolo della natura. Scaliamo una delle dune più alte; non è un'impresa facile perché per ogni passo che facciamo in avanti retrocediamo di mezzo. La sabbia sotto il nostro peso cede e franando verso il basso ci porta con lei. Man mano che si sale la pendenza aumenta e q
uesta difficoltà si accentua tanto che gli ultimi interminabili metri occorre farli a... quattro zampe. La fatica è immane anche perché, per essere il più leggeri possibile, nessuno ha portato l'acqua.
2367Una volta in cima veniamo ripagati con gli interessi dalla straordinaria vista sulla distesa di sabbia. Siamo sulla cresta della duna che il sole basso fa risaltare maggiormente facendola divenire la linea di demarcazione tra il versante assolato e quello all'ombra.
Sono chiamate anche Duut Mankham, ossia la collina che canta; la sabbia è in continuo movimento in cerca di nuovi equilibri, equilibri che cambiano in continuazione per il vento che sposta grosse quantità di sabbia da una zona all'altra. Questo movimento crea un suono sinistro che si sente chiaramente se si resta fermi in... contemplazione.
Quanto faticosa è stata la salita tanto divertente lo è stata la discesa fatta di corsa con i piedi a papera visto che non ci è riuscito di scendere a bob sulla busta condominiale della spazzatura.
Tornando indietro per la pista percorsa in precedenza raggiungiamo Tovshin II, l'accampamento di gher dove alloggeremo e strada facendo non possiamo esimerci dall'ammirare i repentini cambiamenti ci colore delle dune e dei monti retrostanti man mano che il sole tramonta.

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