Ulaan Baatar

11 agosto 2007, sabato

3087Questa mattina partiamo per Kharkhorin, quello che rimane di Karakorum, la vecchia capitale di Gengis Khan. Una lunga marcia di trasferimento addolcita da una strada finalmente asfaltata.
La dolce strada asfaltata finisce presto; è un immenso cantiere per l'ampliarla. C'è più terra che asfalto, anzi solo terra, ben compattata ma non tanto da convincere gli autisti a percorrerla. Qualche autista ci prova ma poi ritorna sui suoi passi preferendo come gli altri le vecchie e tortuose piste laterali.
Il nostro minivan utilizza benzina da 80 ottani che costa 830T al litro; le benzine da 92 e 95 ottani costano rispettivamente 980T e 1100T mentre il diesel costa 970T al litro.
Incrociamo numerosi camion con rimorchi con carichi di lana fuori sagoma diretti alla capitale. In questa zona ci sono numerose mandrie di bovini; questi sono pericolosi per la circolazione dei mezzi a motore perché al contrario di capre e cavalli che scappano istintivamente al rombo dei motori liberando la pista, i bovini attraversano la strada disinteressandosi completamente delle auto.
I grossi complessi come fabbriche e mercati hanno alti muri di cinta con una torretta rialzata da cui un guardiano controlla il perimetro.
3105Una delle nostre tre auto fa un brutto rumore e non riesce a raggiungere le elevate velocità delle altre due. Come se non bastasse, nei pressi di un incrocio troviamo la prima pattuglia di polizia; l'ultimo dei nostri Uaz viene fermato e multato di 40000T perché non ha esposto un simbolo che segnala la presenza di turisti a bordo.
C'è un grosso assembramento di cavalli e cavalieri; ci fermiamo. È in programma una gara tra cavalli di due anni guidati da ragazzi e ragazzine. C'è una jeep dove i giovani cavalieri vanno a iscriversi; dopo l'iscrizione i ragazzi guidano i cavalli verso una stele, compiono tre giri e alla fine emettono gorgoglii di incitamento.
Siamo in mezzo a questa moltitudine di cavalli montati dai ragazzini concorrenti e i loro genitori, fratelli e amici accompagnatori. Scopriamo che la gara avrà inizio tra 40 minuti con partenza dietro la collina e arrivo all'inizio del villaggio che si intravede alla parte opposta della stele.
Man mano che si avvicina l'ora di partenza della gara i concorrenti si avviano verso la partenza mentre gli accompagnatori verso l'arrivo fino a che rimaniamo solo noi quando anche i due poliziotti sorridenti vanno via. Ne approfittiamo per mangiare qualche cosa fino a che un polverone dietro la collina ci segnala che la gara è iniziata; passano davanti a noi i primi in lotta serrata e poi tutti gli altri alla spicciolata. I primi corrono, agitano la frusta, urlano... Gli ultimi passeggiano; alcuni cavalli passano disarcionati.
La strada è molto trafficata e quindi molto sporca ai bordi per i rifiuti che vengono gettati dai finestrini.
3121Oltre agli enormi camion carichi di lana ci sono i pulmini turistici come i nostri e quelli di linea per i locali; quest'ultimi sono stracarichi di adulti e bambini che sembrano traboccare dai finestrini e bagagli sul tetto.
Quando la strada sale, in cima c'è quasi sempre un ovoo; gli autisti o si fermano per compiere i tre giri canonici o suonano il clacson tre volte.
Ai piedi di uno di questi ovoo c'è un giovane locale che cerca di vendere un boodog di marmotta. Lo mostra a tutte le auto in transito; è incartato e si vedono solo le zampette che fuoriescono dalla carta.
Nei tratti in pendenza ai lati della strada sono state create delle vasche; queste impediscono all'acqua piovana di correre verso valle erodendo il terrapieno. Dopo la pioggia queste vasche sono piene d'acqua e attirano gli animali al pascolo che ne approfittano per abbeverarsi.
Dopo cena, nella gher ristorante ci sarà uno spettacolo di musica tradizionale mongola. Gli elementi del gruppo sono vestiti con costumi di colore giallo e nero. Gli strumentisti sono cinque; il violino dalla testa di cavallo e il contrabbasso hanno due sole corde e la cassa armonica quadrata. Lo xilofono mongolo ha 240 corde; una donna suona una specie d'arpa che però è posta in orizzontale e completa il complesso il suonatore di flauto.
3126La cantante è vestita in modo molto appariscente; canta con dei vocalizzi, ha un sorriso forzato stampato sul viso e si muove lentamente e rigidamente da una parte all'altra della sala. Quando la scaletta prevede un pezzo non cantato la cantante si siede e rimane seria e impassibile senza fare una smorfia.
Il pezzo grosso della banda è il suonatore di flauto che, oltre a suonare lo strumento, canta canzoni nello stile khöömi emettendo dei suoni improponibili per noi. Questo modo di cantare, tipico della Mongolia, produce suoni armonici di gola che coinvolgono laringe, stomaco e palato. L’unicità sta nel fatto che chi lo esegue riesce a emettere due melodie differenti contemporaneamente; una si può paragonare a un grugnito e l’altra a un sibilo.
A sorpresa esce una giovanissima contorsionista che esegue i soliti esercizi compreso quello in cui si regge tutta... contorta mordendo un pezzo di legno piantato per terra. Finale tipico mongolo con... 'O sole mio! Il violino pur avendo due sole corde ha un buon ventaglio di note perché chi lo suona oltre a battere le corde sul manico con le dita frappone anche queste tra corda e manico.
Nei bagni del nostro accampamento di gher c'è una ragazza sempre presente che appena utilizzi il cesso, o la doccia o il lavandino corre a pulirlo. È una presenza inquietante.

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