Kharkhorin
12 agosto 2007, domenica
Erdeene Zuu Khiid è quanto rimasto della vecchia città mongola più volte distrutta dai cinesi dopo che la capitale dell'impero mongolo era stata trasferita a Pechino. E’ stato il primo monastero buddista a essere costruito in Mongolia a partire dalla metà del ’500; c’erano più di 50 templi e un migliaio di monaci. Già duramente colpito dagli invasori provenienti dalla Manciuria il complesso subì il colpo di grazia con le persecuzioni staliniane che risparmiarono solo tre templi mentre i monaci furono uccisi o deportati in Siberia. I templi superstiti, stupa e altri edifici sono racchiusi in una cinta muraria quadrata da cui svettano a intervalli regolari 108 stupa.
La vecchia capitale era una città aperta tanto che ospitava anche chiese e moschee. Si trovava sulla via della seta; di qui la ricchezza della città prima e la necessità di distruggerla dopo.
I tre templi superstiti sono uno accanto all’altro e sono dedicati alle tre fasi della vita del Buddha: l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta; quest’ultimo è il primo a sinistra. Troneggiano tre Buddha; al centro c'è Buddha Shakyamuni, nato nel 600 e vissuto 81 anni, rappresenta il presente. Ai lati Buddha Kasyapa a sinistra che rappresenta il passato e Buddha Maitreya che rappresenta i futuro.
Tutto intorno tanti thangka; in una teca ci sono statuette sacre fatte con burro, zucchero e fiori che servono a dare il colore. Al centro, davanti ai Buddha, ci sono due colonne con due draghi che si arrampicano; completano l'ambiente tante teche con oggetti sacri.
Nel tempio centrale dedicato al Buddha bambino ci sono all’ingresso due statue di guardia; una somiglia a un brutto ceffo di colorito nero e occhi spiritati che ha in testa cinque piccoli teschi che rappresentano i peccati capitali come gola, invidia, superbia ecc.
Bella la ruota della vita dorata sopra una cascata fatta con 5000 pezzi di corallo; la Mongolia è ricca di corallo fossile. All'interno del perimetro c'è lo stupa più alto della Mongolia; è alto tredici metri ed è bianco come gli altri visti finora.
Nel tempio bianco con finiture dorate, è in atto la cerimonia pre pranzo; i monaci, dai vecchi ai bambini, cantano le preghiere che leggono dai fogli dei libri sacri. I libri dei monaci vecchi sono vecchi mentre i fogli dei monaci giovani sono... fotocopie. Anche se cantano la stessa preghiera non tutti seguono lo stesso ritmo per cui si ha la sensazione che qualcuno ha sbagliato... preghiera.
Tra i più giovani, dieci dodici anni, qualcuno ha l'occhio spento, quasi dorme; qualche giovincello, mentre gli altri cantano, da una sbirciatina al telefonino custodito nel tascapane. I fedeli che fanno offerte hanno in cambio dal monaco seduto sull'ultimo scanno e dal monaco bambino seduto al suo fianco un po’ d'olio versato in boccette di medicinali vuote e un misurino di farina d'orzo e zucchero versato in bustine di plastica. C'è un'enorme ruota della preghiera fatta di pile di libri sacri; i fedeli mettono i soldi tra i libri e fanno girare la ruota.
Improvvisamente i monaci smettono di cantare le preghiere e nel silenzio mistico che si crea... tolgono dal tascapane una ciotola e qualcosa di commestibile da mangiare assieme all'airag che un altro monaco versa nelle ciotole da una teiera. Un giovane monaco è visibilmente imbarazzato; ha in mano un enorme biscotto che vorrebbe inzuppare nel latte ma è troppo grande per farlo e troppo duro per spezzarlo. Vorrebbe aiutarsi sbattendolo sullo spigolo dello scanno ma non vuole rompere... il silenzio di questo momento. Si sente osservato e gli viene da ridere come quelli che ha di fronte e che hanno capito la situazione.
A poche centinaia di metri dalla cinta muraria, all’esterno del complesso, c’è una delle due Tartarughe di pietra superstiti delle quattro che indicavano i confini e proteggevano la città di Kharkhorin.
Andiamo a vedere la roccia fallica. Mi aspettavo una formazione rocciosa che gli somigliasse invece è una vera scultura che punta verso la vicina forcella tra due colline tondeggianti che somigliano alle chiappe femminili.
Il Monastero di Shankh si trova a una quindicina di chilometri da Kharkhorin e, assieme all’Erdeene Zuu Khiid, sono gli unici due monasteri della zona sopravvissuti alle devastazioni sovietiche. Appena entrati, ci fanno sedere su scanni o per terra lungo il perimetro della sala e ci offrono pezzi di formaggio che somiglia alla ricotta... cotta e pezzi di biscotto morbido. Da bere tanto airag contenuto in grosse ciotole di legno che ci passiamo l'un l'altro dopo aver bevuto e che vengono continuamente riempite. Ho capito perché chi beve da queste ciotole prima vi soffia dentro anche se l'airag non è caldo... è per allontanare tutto quello che galleggia, come le mosche, dal bordo da cui berrà.
I monaci seduti cominciano le preghiere. È l'ultima parte di una cerimonia iniziata stamattina; uno dei tre giorni speciali del mese in cui viene offerto cibo ai monaci e ai fedeli.
L'ambientazione è bella, mistica, con la preghiera dei monaci, il silenzio dei fedeli, il profumo degli incensi, la penombra del tempio, l'antichità degli oggetti... la Coca Cola sullo scanno del monaco più anziano... il telefonino sullo scanno del più giovane!
Uno dei monaci lascia la preghiera e ci fa da guida negli altri edifici del complesso aprendo lucchetti e serrature antiche come gli edifici. A un certo punto il monaco guida ordina qualcosa a un piccolo monacello che fa via sbuffando... Non c'è più religione!
La pista passa davanti a un cimitero; è disordinato, posto ai piedi di una collina lontano da un centro abitato. È il primo cimitero che incontriamo; qui per tradizione i morti vengono lasciati agli avvoltoi che hanno il compito di condurli in cielo. Questi morti potrebbero essere cristiani, ma non ci sono croci, o islamici o di altre confessioni.
Le lapidi sono piccole e non tutte hanno inciso il nome, l'anno di nascita e di morte; alcune tombe sono ricoperte da una lastra di cemento e su una di queste c'è passato su un gregge di capre quando il cemento era ancora fresco. Dalle date sulle lapidi scopriamo con sconcerto che, tranne poche eccezioni, tutti sono morti giovani, intorno ai vent'anni, o addirittura bambini. Alcune tombe sono sprofondate per l'acqua di questi giorni e qualche cane ha provato a fare uno spuntino; c'è la macabra presenza di un teschio umano fuori dalla tomba.
Nel mezzo di una vasta prateria incontriamo per caso il pulmino che è venuto a sostituire quello dei tre che da quando siamo partiti ha problemi e che frena la nostra marcia con l’ormai caratteristico rumore di ferraglia. Una domanda sorge spontanea: come hanno fatto gli autisti a incontrarsi in questo nulla circondato… dal nulla come qualcuno ha definito queste praterie, senza, per noi, un punto di riferimento?
Ci fermiamo a un guado; ci sono gruppi di cavalli e di yak a bagno nell'acqua. Altri gruppi pascolano nei prati vicini. A un vitellino hanno attaccato un barattolo al naso per impedirgli di mangiare; forse ha problemi di... stomaci.
Ci addentriamo per poche centinaia di metri nella valle che si apre davanti a noi. Oggi è la giornata dei cimiteri; ne troviamo uno molto antico. Una quindicina di tombe con lapidi e recinto tombale fatti con grosse lastre di pietra locale. Mentre analizziamo le lapidi alla ricerca di qualche iscrizione, quattro cavalli al galoppo passano a poche decine di metri da noi diretti all'acqua; a giudicare dalla velocità avranno molta sete.
Dopo il guado il territorio cambia completamente; sul terreno tra l'erba spuntano tante pietre basaltiche che aumentano man mano che si va avanti. La pista diventa ora molto più tortuosa perché deve aggirare quelle più grosse; bello il contrasto tra il verde prato e il nero pietra. Sembrano piovute dal cielo; forse un'antica eruzione vulcanica.
Più avanti incontriamo nuovamente il fiume che abbiamo guadato in precedenza. Ora ha più acqua e, a un certo punto, compie un salto di una ventina di metri; sono le Cascate dell'Orkhon. Sono belle perché ricche d’acqua; queste confluiscono in una buca di basalto e, una volta in fondo al cilindro scavato dalla natura nella roccia, compiono una curva di novanta gradi.
Gli elettricisti che hanno fatto l’impianto elettrico nelle gher dove passeremo la notte si sono ispirati all’attrattiva del posto... infatti è a cascata. Se non accendiamo la luce nella nostra non arriva la corrente alla gher accanto…!