Khogno Khan

17 agosto 2007, venerdì

3456Questa mattina a colazione arriviamo a una considerazione inquietante. Ci sono tantissimi animali da latte dalle pecore alle mucche, dalle capre agli yak ma sui tavoli non si trova mai una goccia di latte fresco, solo in polvere; in compenso a colazione le uova non mancano mai anche se in questi giorni non si è visto nemmeno una gallina.
Tra gli animali domestici a noi familiari il maiale non è molto diffuso; sono stati avvistati un paio di esemplari che grufolavano intorno al mercato di Tsetserleg. Gatti solo due ma erano casalinghi, di compagnia. Cani tanti; come accade spesso, dopo svariati incroci misti si arriva a un bastardo… di razza. Ha la taglia di un pastore tedesco, vispo, sempre coda alta, nero o marroncino. Quelli che hanno un padrone sono tremendi e non ti fanno avvicinare al bene che stanno proteggendo; la parola mongola che si usa per chiedere permesso, tradotta letteralmente significa allontana il cane e questa la dice lunga. Quelli che vagano liberi per la prateria sono invece tranquillissimi; sono in cerca di un padrone e quando l’hanno trovato lo proteggono con la dovuta cattiveria.
Tutte le volte che abbiamo messo su un campo di tende e si è timidamente avvicinato un cane questo, dopo due carezze e un biscotto, è rimasto al campo tutta la notte abbaiando quando un estraneo o un altro animale tentava di avvicinarsi alle tende. Sono tutti in ottima salute.
Nelle ultime notti, forse perché ce ne siamo accorti solo ora, le nostre gher sono state visitate dai topolini di campagna; lo stratagemma di rialzare le cibarie appendendole al soffitto non è stato sufficiente in quanto, utilizzando la struttura di legno delle tende come strade, questi animaletti riescono a raggiungere qualsiasi punto della gher.
Siamo fermi ad aspettare il terzo pulmino quando accanto a noi si ferma un’auto; scendono due tipi, giovani e ben vestiti che urinano a un passo dal nostro mezzo. Restiamo esterrefatti visto che noi per farla ci allontaniamo sempre decine di metri dal minivan. Non contenti, scambiando due parole col nostro autista, scoreggiano senza pudore!
3452Siamo fermati a un posto di blocco della polizia. È un vecchio camion furgonato verde scuro con una scaletta di legno per accedere all’interno del furgone dove una donna poliziotto controlla i documenti degli autisti dei mezzi che ferma un altro poliziotto in strada armato di fischietto e manganello di plastica rosso fosforescente.
Restiamo fermi quasi un’ora perché l’autista del nostro Uaz cerca di non pagare la multa dovuta perché il furgone non porta un adesivo che abilita il mezzo al trasporto di turisti. Dopo una lunga trattativa torna al mezzo soddisfatto ma non si capisce se è contento perché è riuscito a non pagare la multa o se è solo riuscito a ottenere uno sconto.
Alcuni mezzi, come i pullman di linea, si fermano anche senza essere invitati a fermarsi dal poliziotto e mentre l’autista porta i documenti alla poliziotta nel furgone i passeggeri invadono la prateria circostante per fare i bisogni.
Un pulmino uguale al nostro che trasporta locali è stato fermato; davanti, oltre all’autista, ci sono quattro persone… non oso pensare quante altre sono stipate dietro.
Arrivati nella capitale andiamo al grandissimo mercato soprannominato dai locali Black Market. È in un’area immensa, si paga per entrare, si vende di tutto. Ci sono tre enormi capannoni industriali coperti, uno di fianco agli altri; sotto questi e nello spazio adiacente non coperto ci sono una miriade di banchi che vendono i loro prodotti. Come in tutti i grandi mercati i negozi sono raggruppati per genere. Stoffe, vestiti maschili, femminili, per bambini, sportivi, classici, tradizionali. Noto che i tajer per donne hanno nella confezione sia la gonna che il pantalone cosa che in Europa non avviene.
C’è tantissima gente. Buona parte dei prodotti in vendita sono cinesi; grandi falsi come Adidas, Fila, North Face ecc. Tutti possono verificare la bravura di sarti, estetiste o parrucchieri perché questi lavorano praticamente all’aperto negli spazi a loro riservati. Per girarlo tutto occorrono ore e ore. Simpatiche le mutande da donna col culo imbottito.
3453Piove e transitare tra le bancarelle fuori dai capannoni è estremamente pericoloso; arrivano dei freddi gavettoni a sorpresa provocati dagli esercenti che svuotano le tende dall’acqua accumulatasi senza preoccuparsi minimamente delle persone che vi stanno transitando sotto. Incredibilmente si risolve sempre con ampie risate tra esercente e vittima di turno.
Nel reparto tessuti, negli angusti vialetti tra i banchi, transitano molti carretti carichi all’inverosimile di merce venduta trainati da esili portatori che gridano parole incomprensibili per noi per far spostare la gente e non perdere l’abbrivio. Nello spazio riservato ai gioiellieri si notano molti uomini che si provano al dito grossi anelli d’oro; classico oro venduto in oriente di bassa caratura.
Dopo cena facciamo un giro per la città by night; c’è molta gente per strada e nei locali. Il traffico è ancora consistente anche se non ci sono le chiassose file pomeridiane. Dal nostro albergo in dieci minuti a piedi si arriva alla piazza Sukhbaatar che è la piazza principale della città.
Sukhbaatar è colui che proclamò l’indipendenza dalla Cina nel ’21 e una statua equestre color terracotta al centro della piazza lo ricorda. Su questa grande piazza, ben illuminata e frequentata da moltissimi giovani si affacciano gli edifici più importanti della città con un misto di vecchio restaurato o in via di restauro e nuovo finito o in via di costruzione. La facciata principale del parlamento con la statua di Gengis in bronzo è rivolta simbolicamente verso sud come le porte delle gher.
A sud della piazza corre la via della Pace, la strada dello shopping della capitale. Prendiamo una birra in un Pub e torniamo in albergo tra la puzza della spazzatura bruciata che di sera prende il posto della puzza da smog di auto del giorno.
Davanti al nostro albergo c’è un grosso contenitore di immondizia e abbiamo notato che è costantemente ispezionato da bambini e adulti alla ricerca di cose utili da mangiare o capi di vestiario ecc. Decidiamo di lasciare qui e non in albergo tutto quello che non porteremo in Italia come vecchi indumenti sporchi e residui di cibarie.

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