Ho Chi Minh

12 maggio 2004, mercoledì

Con un pulmino lasciamo Saigon dirigendoci a sud, verso il delta del Mekong. Al secondo incrocio ci imbattiamo in un funerale; ci sono due carri addobbati come edicole cinesi con stoffe rosse e pendagli e scritte gialle. La cassa dello sfortunato è nel secondo carro; seguono alcuni furgoni con un nastro rosso con scritte in giallo posizionato sul cofano anteriore con dentro il seguito del funerale.
A pochi isolati dal nostro albergo c’è il fiume Saigon. Dalle sue rive sale un ammasso di lamiere, stuoie di bambù e teli di plastica a formare la bidonville locale che purtroppo è presente ormai in tutte le grandi città del terzo mondo e raccoglie tutti i diseredati che dalle campagne arrivano in città in cerca di fortuna e si ritrovano in quest’inferno.
Appena fuori città inizia una strada a tre corsie per senso di marcia. A prima vista sembrerebbe una strada a scorrimento veloce ma l’autista è costretto a frenare di continuo; è un susseguirsi di sali e scendi provocati dall’assestamento della strada costruita su terrapieno che è scesa di livello rispetto ai manufatti in cemento come i ponti che sono rimasti stabili.
Ma la ciliegina sulla torta è data dalla palificazione della linea elettrica che ad un certo punto attraversa la strada con uno dei pali piantato al centro della seconda corsia del nostro senso di marcia senza alcuna protezione o colorazione particolare!
Chi immaginava il Vietnam come una immensa distesa di risaie potrebbe rimanere deluso; sono chilometri che viaggiamo costeggiando impianti di acquacoltura dove allevano pesci, vongole ecc. In molte parti del mondo esiste una Venezia di… con cui denominano una parte del paese ricca di canali; per similitudine questa zona la chiamerei la Chioggia di Saigon per il gran numero di frutti di mare che allevano in queste ex risaie trasformate in vasche per acquacoltura dall’acqua dal colore improponibile.
Visto che la strada è un’opera d’arte è giusto che si paghi qualcosa per il privilegio che abbiamo nel percorrerla. Pagati 10000d ad un casello, ma non siamo su un’autostrada visto che attraversiamo centri abitati ed incrociamo numerosi viottoli di campagna da dove si immettono tante bici e moto che per non attraversare tutta la strada preferiscono viaggiare contromano!
La moto è indubbiamente tra gli oggetti di maggior valore posseduto dai vietnamiti e giustamente è tenuto nel miglior modo possibile, continuamente spolverata, pulita, quasi coccolata. In quest’ottica sono sorte decine di motolavaggi dove la moto sollevata da un pistone oleopneumatico viene maniacalmente insaponata, lavata ed asciugata in ogni sua parte.
A Vinh Long saliamo su di un barcone coperto, stretto e lungo col timone comandato da un volante. Appena partiti effettuiamo una sosta ad un piccolo villaggio tipicamente votato al turismo. La guida ci accompagna casa per casa mostrandoci donne intente a costruire, cucire o cucinare qualcosa di tipico come ad esempio la carta di riso poi utilizzata tra l’altro per avvolgere i deliziosi involtini primavera. Logicamente poi è possibile comprare tutti questi prodotti.
Incrocio un vecchietto, lo reputo un ottimo soggetto fotografico e decido di seguirlo. Va dietro la sua casa di legno; c’è una vasca interrata in cui allevano pesci. Ai quattro lati di questa vasca ci sono piccole palafitte con su quelle che a prima vista sembrano cassette di legno. Penso si tratti di recipienti contenenti mangime per i pesci ed il vecchietto si sta avvicinando ad una di queste percorrendo un traballante passante di legno. Con mio stupore il vecchietto apre uno dei lati di questa cassetta come se fosse una porticina, entra, la richiude, si accovaccia… È il suo gabinetto!
Sono imbarazzato con la macchina fotografica in mano davanti ad un vecchietto che sta facendo tranquillamente i suoi bisogni ma anche soddisfatto perché ho intuito subito che da quelle cassette cadeva… il mangime per i pesci!
In un porticato lontano dalle bancarelle per turisti una giovane coppia è al lavoro. Lei incarta a mano le gomme da masticare che sono contenute sfuse in un sacchetto di plastica e lui le igienizza imbustandole.
Il cielo diventa improvvisamente nero; un vento violento mette a dura prova la resistenza delle bancarelle e delle casette. La gente del posto fa segno di ripararsi ma non si capisce dove visto che è tutto tremendamente precario compreso gli alberi dai quali cascano frutti maturi e non. Il tutto dura pochi secondi e la tempesta d’acqua che in genere segue non c’è.
Ripartiamo e dopo poco transitiamo per uno dei tanti mercati che si svolgono nelle acque del Mekong; sono chiamati mercati galleggianti. In pratica è un mercato all’ingrosso dove arrivano grossi barconi carichi di pochi prodotti che vengono venduti e trasbordati su altre imbarcazioni più piccole che li trasporteranno lungo canali più stretti e meno profondi in altri posti dove daranno vita ad altri mercati e così via.
Ogni barcone, oltre all’altissima antenna TV, ha una lunga canna di bambù che gli fa da pennata con un pezzo del prodotto che ha a bordo legato in cima; è una insegna naturale che permette ai clienti di orizzontarsi meglio tra i barconi. Ci sono meloni, insalata, carote, mango, ananas, noci di cocco ecc.
E’ tardi per cui non c’è molto movimento; le ore migliori sembra che siano dall’alba fino alle nove del mattino.
Le barche che navigano sul fiume hanno tutte un motore fuoribordo a gambo lunghissimo. Questo non scende in acqua perpendicolarmente ma si diparte dal motore obliquamente ed il motorista lo manovra in modo da far girare l’elica sempre a pelo d’acqua, sollevandolo velocemente quando passa sui frequenti legni e detriti vari alla deriva. I motori non hanno il superfluo cofano protettivo ed insonorizzante per cui scoppiettano in modo pauroso. Fortuna che a solcare il fiume ci sono tantissime canoe a remi, più faticose per il rematore ma sonoramente più… riposanti per noi.
Tantissimi barconi trasportano sabbia; sono talmente carichi che sembrano sfidare tutte le leggi fisiche sul galleggiamento.
La guida ci dice che in questo punto la profondità del fiume è di circa venti metri; considerando che da sponda a sponda sono alcune centinaia di metri e che questo è solo un ramo del delta del fiume è facile immaginare la gigantesca portata d’acqua di questo fiume che attraversa mezza penisola indocinese.
Boe galleggianti e strani segnali a riva regolano il traffico pesante; per gli altri vige la legge… della giungla.
In questa parte del fiume ci sono tantissime isole dalla rigogliosa vegetazione su cui si coltivano intensivamente alberi da frutto ed ortaggi. A differenza delle isole marine che si riconoscono subito come tali perché più piccole rispetto alla distesa d’acqua che le circonda, qui è difficile individuarle perché sono più grandi della distesa d’acqua che le circonda; ne risulta l’impressione ingannevole di navigare in un comunissimo canale sulla terraferma mentre invece si sta circumnavigando un’isola.
Ad un certo punto incontriamo un po’ di barche turistiche come la nostra ferme nel canneto; la nostra guida ci informa che c’è un po’ di fiume mosso e ci chiede se vogliamo continuare. Alla nostra risposta affermativa il pilota ci fa sistemare in modo più bilanciato in barca chiedendoci di non muoverci troppo fino a che non si raggiunge l’altra sponda. La traversata longitudinale ci è costato un bagno fuori programma ma ne è valsa la pena.
Entriamo in un dedalo di piccoli canali con la vegetazione rivierasca a portata di mano. In questi canali erano famosi i precari ponti di legno che collegavano le varie isole tra loro. Oggi sono stati sostituiti da anonimi ponticelli di cemento che comunque sono stretti e senza balaustre protettive.
Ci fermiamo in un luogo dove è possibile mangiare, ammirare splendidi bonsai, farsi un giro col pitone sulle spalle… Tipicamente turistico anche se di stranieri siamo solo noi. Si è mangiato bene ed in abbondanza; il pranzo completo di tutte le portate costa 5 dollari e non sono riuscito a mangiare tutto. Buono il pesce arrostito servito in verticale su di un apposito porta pesce e buoni anche gli involtini primavera; non ha avuto molto successo il minestrone di carne e verdure perché qualcuno ha cominciato a dubitare dell’origine suina della carne presente nella zuppiera.
Attracchiamo vicino al molo dove fanno servizio i traghetti che collegano le isole più grandi tra loro e la terraferma.
Vicino c’è un mercato; molto pittoresco. Sui banchi alcuni frutti a noi sconosciuti attirano la nostra attenzione. Assaggiamo un frutto grande come un pompelmo, color rosso porpora, buccia irregolare carnosa che si stacca facilmente dalla polpa bianca piena di semini tipo kiwi. Non è molto dolce ma estremamente saporito. 5000 dong per un frutto. E’ chiamato thanh long che tradotto in italiano vuol dire frutto del drago verde mentre nel resto del mondo è conosciuto come dragon fruit o pitaya; è della stessa famiglia dei fichi d’india, diffuso in Indocina con buccia rossastra e Sud America con buccia giallastra.
Bella la scena della madre che, seduta per terra come altre venditrici, legge la favoletta alla bambina che è seduta tra le sue gambe.
In un negozio di articoli sportivi comprato un Hai Dond. E’ simile alla pallina piumata del badminton, più grande e si colpisce con i piedi e non con le racchette. E’ il gioco del momento qui in Vietnam; nei parchi la mattina sono tanti che ci giocano e con l’ausilio di una rete si fa un ottimo e divertente calcio-tennis.
Azelio ha comprato un fischietto e lo prova all’uscita del negozio; impressionante il silenzio che è seguito al suono del fischietto nel movimentato e chiassoso mercato.
Nella zona riservata alla vendita di animali da segnalare le numerose tinozze con ossigenatore dove alloggiano i pesci che sono venduti ancora vivi come vivi sono venduti i serpenti tenuti in apposite teche. Una signora sta spellando rane e rospi; già non è una bella scena da vedere, se poi ci aggiungiamo una rana ormai spellata e creduta morta che improvvisamente decide di saltare…!
Arriviamo a Can Tho ed alloggiamo al Quoc Te Hotel; sei dollari in media a persona. E’ il compleanno di Giosuè; dopo alcuni tentativi andati a vuoto nei bar del lungo fiume troviamo una bottiglia di spumante (?) caldo per festeggiare.

start prev next end