Mui Ne

16 maggio 2004, domenica

Partiamo in pulmino. Per arrivare a Mui Ne c’è una deviazione sulla strada costiera; poche centinaia di metri da questa deviazione c’è un casello dove si paga 15000d a veicolo sia che si entri sia che si esca. Lungo la strada costiera c’è un piccolo porto–canale con diverse barche ormeggiate; sono molto colorate a differenza di quelle viste navigare sul delta del Mekong che sono tutte color… legno.
In cento metri di strada parallela al canale si sta svolgendo un colorato mercato rionale. Nel pantano provocato dalla pioggia notturna venditori e compratori contrattano vivacemente il prezzo degli ortaggi, dei pesci, delle papere. Queste ultime sono vendute vive; a richiesta la venditrice l’ammazza, la mette in ammollo nell’acqua calda e, dopo un po’, la spenna, mentre il cliente continua tranquillamente il suo giro per il mercato.
Una signora di mezza età sta comprando due seppioline; non è convinta del peso. Toglie il piatto della bilancia con dentro le piccole seppie ed asciuga il sottopiatto con il suo fazzoletto.
Ieri Alessandro ci ha consigliato di andare a vedere i vicini laghi bianchi, Bau Thang. Per arrivarci passiamo per un tratto di strada in costruzione, sterrato. Siamo costretti a fermarci per aspettare che un autista facesse con comodo manovra con la sua gru e dopo siamo stati rallentati da alcuni operai che con un’autobotte stanno rifornendo d’acqua i tanti bidoni disposti lungo la strada, bidoni dai quali i muratori impegnati nella costruzione di parapetti e muraglioni attingono l’acqua di cui necessitano per fare la malta.
I laghi sono carini, la sabbia è bianca, l’acqua limpida ed un alberello fa anche un po’ d’ombra in caso di necessità. Anche se siamo vicinissimi al mare, penso che siano d’acqua dolce perché a riva ci sono tanti fior di loto. Girando intorno ai laghi il paesaggio non cambia; acqua e sabbia bianchissima e questo è lontano anni luce dallo stereotipo del Vietnam che io immaginavo come un’alternanza di fiumi, risaie e foreste.
Un non ben precisato tratto di strada sterrata ci avrebbe dovuto riportare in breve tempo sulla strada principale ma l’autista ha preferito ritornare indietro allungando di molto i tempi.
Difficile trovare autisti di pulmini che capiscano un po’ di inglese; il loro unico compito è guidare e se ce bisogno di parlare ci sono le guide. Quando queste mancano, come oggi che è un semplice viaggio di trasferimento, risulta difficile fare quelle piccole modifiche all’itinerario che poi spesso si tramutano nelle situazioni più divertenti ed interessanti.
In mare e sulla spiaggia ci sono numerose barche a forma di ceste circolari del diametro di circa due metri; sono chiamate thung chai, sono fatte di bambù intrecciato ed incatramato. Li ho visti usare da gente che pesca in mare con la canna o da quelli che pescano con le reti su bassi fondali; in questo caso i pescatori procedono a piedi in acqua e si trascinano dietro il grosso cesto con dentro le reti ed i pesci pescati. E’ usato anche come mezzo per raggiungere la riva dalle barche e viceversa quando queste, in mancanza di un porto, vengono ormeggiate in mare. Può trasportare comodamente cinque persone.
La strada sterrata che stiamo percorrendo in questo momento e che è in fase di costruzione o di ampliamento attraversa una zona molto frequentata dal turismo locale. Ci sono molti pullman parcheggiati, grossi e piccoli, ed in mare c’è gente che fa il bagno. Anche se il tempo non è dei migliori, sono moltissimi quelli che non hanno voluto rinunciare alla gita domenicale fuori porta che avevano programmato per oggi.
Finalmente torniamo sulla strada principale e subito ci imbattiamo in due camion incidentati i cui autisti sicuramente non se la sono cavata con poco. E’ il primo incidente di una certa gravità che vediamo; evidentemente la bassa velocità e soprattutto lo scarso traffico veicolare rendono gli incidenti molto rari.
Uno dei passatempi preferiti dai vietnamiti è senza dubbio il biliardo. Se ne vedono tantissimi sia nelle grandi città che nelle piccole ed anche lungo le strade; sotto tettoie improvvisate si vedono biliardi impolverati e spesso non in piano. A differenza che da noi dove i giocatori di biliardo sono di età medio alta, qui i giocatori sono giovani e giovanissimi. E’ bello vedere ragazzini che con disinvoltura gessano la punta della stecca e poi, con il guanto alla mano d’appoggio, provano a colpire la palla al centro del biliardo, palla ancora troppo lontana per la loro piccola statura.
Siamo diretti a Nha Trang dove prenderemo il treno per Danang ma siamo molto in ritardo sulla tabella di marcia e rischiamo di trovare la biglietteria chiusa al nostro arrivo. Dalla cartina notiamo che la strada che stiamo percorrendo in questo momento è parallela e vicina alla strada ferrata; decidiamo di fermarci alla prima stazione che incontreremo per fare i biglietti.
In un binario morto della stazione di Thap Cham degli operai stanno caricando un carro con rottami di ferro; sei di loro prendono un pezzo di ferro per volta dal mucchio a terra e lo lanciano nel carro dove altri due li sistemano alla meglio.
Purtroppo non è possibile acquistare biglietti per treni che partono da altre città. A cinquecento metri dalla stazione ci sono delle magnifiche torri cham; data l’età, è ben tenuta. Sono le torri Po Klong Garai. Costruite in mattoni rossi in cima ad una piccola collina nel 1300 quando la zona era ancora governata dai Cham.
Il meglio del regno di Champa si ebbe tra il II° ed il XV° secolo, nella zona compresa tra l'attuale Danang a nord e le attuali Nha Trang e Thap Cham verso sud. A seguito degli intensi scambi commerciali con l’India i Cham adottarono l'hinduismo come religione, il sanscrito come lingua sacra ed imitarono l’architettura indiana per le costruzioni sacre.
Infatti queste torri rispecchiano l’architettura dei templi indù con la grande torre costruita sopra il Santa Santorum mentre la statua di Shiva a sei braccia all’ingresso della torre principale, il toro nel vestibolo ed il lingam nel santuario ne riprendono i simboli.
I maggiori introiti del regno di Champa derivavano dalle azioni piratesche contro le navi commerciali che solcavano il mare lungo la costa, questo perché il territorio da loro controllato scarseggiava di pianure coltivabili. A causa di queste azioni piratesche i Cham non erano ben visti dai vicini e soprattutto dai Vietnamiti a nord e dai Khmer ad ovest contro i quali erano perennemente in guerra. I Cham rovesciarono il trono Khmer nel XII° secolo ma un paio di secoli dopo furono conquistati dai Vietnamiti che ne distrussero la cultura. A loro testimonianza sono rimasti solo i numerosi santuari in mattoni, le cosiddette torri cham, che hanno costruito in tutto il Vietnam meridionale e soprattutto a My Son, Nha Trang e Thap Cham.
Alla stazione di Nha Trang sono disponibili i biglietti per Danang per domani mattina e visto che l’attrattiva maggiore in questa zona sono le torri Cham e visto che abbiamo avuto la fortuna di visitare quelle che sono tra le più importanti e le meglio conservate decidiamo di partire.
Alloggiamo in un albergo vicino alla stazione, Ha Huong Hotel. Nella nostra grande camera non c’è il bagno ma per poche ore va bene. 2,5 dollari a testa in media.

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