Ho Chi Minh

15 maggio 2004, sabato

Cu Chi si trova ad una sessantina di chilometri da Saigon. Seguiamo subito una videocasseta in una sala attrezzata allo scopo. E’ in spagnolo, in bianco e nero e racconta la storia della provincia. Entriamo nel parco ed un ragazzo vestito da ranger ci fa da guida. Seguiamo un percorso all’interno di un bosco; la giovane guida ci fa notare subito che gli alberi sono tutti giovani. I vecchi furono vittime del disboscamento effettuato dagli americani nella zona.
La prima buca che vediamo è a grandezza naturale, non è stata allargata a fini turistici per permettere la visita a noi occidentali dal fisico più possente. Una tavoletta di legno fa da tappo mimetizzata sotto le foglie; è piccolo e sembra impossibile che qualcuno posa entrarci ma non è così perché dopo la guida locale dall’esile costituzione riesce ad entrarci anche Azelio che tanto piccolo non è. Passiamo per una trincea; qui l’apertura che la collega alla rete di cunicoli è più grande.
Un rettangolo di bambù intrecciato, imperniato al centro e ricoperto da foglie, nasconde una grossa buca a forma di parallelepipedo con tantissime canne di bambù appuntite piantate sul fondo ad attendere gli ignari nemici. Questa è solo una delle tante e differenti trappole disseminate in giro; la maggior parte non aveva lo scopo finale di uccidere ma quello di provocare ferite gravi soprattutto alle caviglie o alle ginocchia.
All’interno dei cunicoli vivevano migliaia di persone che come tutti avevano bisogno di mangiare, dormire, lavorare, curarsi ecc. A soddisfare queste esigenze c’erano degli ambienti più grandi, alcuni dei quali sono stati riprodotti quasi in superficie per essere visitati più agevolmente. Si presentano come vasche interrate con copertura di foglie di palma. Nella prima che visitiamo ci sono dei manichini a grandezza naturale che si muovono come nei presepi; ci sono fabbri che fabbricano arpioni di ferro per le trappole mentre altri segano le bombe aeree inesplose degli americani per riciclarne la polvere da sparo in esse contenuta.
Nelle cucine e nei dormitori era necessario accendere il fuoco senza però tradirne la presenza all’esterno con il fumo; il camino era coperto da un grande coperchio con tanti forellini laterali da dove usciva il fumo come dai forellini del fornello di casa escono le piccole lingue di fuoco. A sua volta il coperchio era coperto da un grosso strato di foglie; il fumo, già diviso dai tanti forellini, veniva ulteriormente sezionato dallo strato di foglie tanto che diventava praticamente invisibile.
Come il fuoco anche le prese d’aria erano indispensabili per chi viveva sottoterra; queste erano mimetizzate all’esterno da grossi sassi che le coprivano ma sagomati in modo da far passare l’aria, magari nascosti alla vista dal tronco di vicini alberi.
Nell’infermeria oltre al tavolone centrale coperto da zanzariera ci sono degli stipi con dentro i ferri del mestiere dei chirurghi dell’epoca.
Hanno allestito un poligono di tiro dove è possibile sparare con le armi dell’epoca; entusiasti turisti americani, incuranti della pioggia, non si sono lasciati sfuggire l’occasione.
Un tratto di cunicolo è stato allargato per dare la possibilità ai visitatori occidentali di provare... a fare la fine del topo! Appena entrati c’è subito una curva per evitare colpi d’arma da fuoco diretti; la vista di uno scorpione e l’aria viziata provocano qualche defezione, in compenso per chi prosegue hanno anche messo le luci di posizione.
Poco più di venti metri di galleria allargata e con lucine mi sono costati fatica; non oso immaginare come si dovessero sentire quelli che erano costretti a viverci.
Riprendiamo la marcia con il nostro pulmino con autista. Si notano in questa zona tante piccole chiese cristiane di recente costruzione o restauro.
Il caldo ed i lunghi tratti in pullman stanno cominciando a provocare gravi effetti. Candeliere --candelabro, gondoliere – gondolabro; porcile – porcilaia, cortile – cortilaia. Questi sono solo alcuni esempi di assonanza… demenziale prodotta dal gruppo.
Un po’ di giorni fa abbiamo visto un impianto di alberi da caucciù; qui ce ne sono grosse distese con alberi dal tronco molto grosso. L’albero della gomma, Hevea brasiliensis, è originaria della foresta Amazzonica ma solo nel sud est asiatico ha trovato l’ambiente adatto per la coltivazione. L'albero comincia ad essere sfruttato a partire dai 5-6 anni d'età praticando delle incisioni ortogonali ai canali laticiferi che non danneggiano la crescita dell'albero e raccogliendo il lattice di colore bianco giallognolo in ciotole legate al tronco. Qui delle ragazze stanno passando d’albero in albero a raccogliere il liquido dalle vaschette.
Ci fermiamo perché attratti dall’attività che si svolge nell’aia delle case di questa zona; stanno stendendo a seccare all’aperto le foglie di una qualità di palma come da noi stendiamo le foglie di tabacco. Queste foglie sono molto chiare, non ne ho mai viste di questo colore; sicuramente vengono sbiancate artificiosamente. Serviranno per la costruzione dei tipici cappelli conici.
Arriviamo a Mui Ne. Ci dirigiamo verso il mare seguendo un camion carico di cubetti di ghiaccio. La spiaggia in questo punto non è proprio un bel vedere ed il profumo non è quello tipico del mare. Le barche sono tutte fuori a pesca; l’orizzonte è una fila continua di centinaia di imbarcazioni.
Lasciamo la spiaggia e risaliamo verso il paese costruito sulle rocce di una scogliera. Ad un certo punto una simpatica signora mi punta l’indice prima e sghignazzando poi mi mostra la ragazza seduta fuori dalla porta a fare il bucato. Sempre sghignazzando ed indicando alternativamente me e la ragazza fa il segno dell’unione. In men che non si dica si organizza il matrimonio con tanto di consenso dei genitori, scambio di foto ed indirizzi tra la gente del paese che è accorsa contenta per non perdersi lo spettacolo. Un ragazzo fa da interprete storpiando i nostri nomi tanto che Azelio è ormai diventato per tutti noi Azonzo.
La mia sposa si chiama Nguyèn, ha ventuno anni, carina e fisicamente non è male; purtroppo ha un occhio strabico e forse ricoperto da cataratta che sicuramente non le ha permesso di sistemarsi prima.
Per noi è stato un divertente quarto d’ora con Paola che inzuppava il pane e spero, mi dispiacerebbe il contrario, che anche per loro sia stato un divertente diversivo.
Tornando verso il pulmino, ridendo dell’accaduto, siamo attratti dal pavimento di un basso dove crediamo d’aver visto pascolare cinque bei topi di discrete dimensioni. Torniamo indietro increduli ma la nostra incredulità si trasforma in stupore quando vediamo che i topi non solo non vanno via in nostra presenza ma rispondono come gatti al richiamo delle due signore sedute in amichevole conversazione fuori al basso e che sono ora divertite dal nostro stupore.
Lungo la strada che porta a Mui Ne ci sono tantissimi hotel e residence di buona fattura e ristoranti. La spiaggia è pulita, a parte le foglie di posidonia portate a riva dalle onde. L’insieme è carino, in espansione.
Ci sono due ristoranti italiani vicini; entriamo in quello segnalato dalla Lonely e che ha il forno a legna. Si chiama Luna d’autunno, è gestito da Alessandro con personale vietnamita. Alessandro è di origine veneta ma è da anni in giro per il mondo; ultime tappe sono state la Germania, la Cina ed ora Vietnam. Parla volentieri con noi appena ha un po’ di tempo libero. Ha cominciato ad Hanoi con altri due amici italiani investendo 500 dollari; ora dopo cinque anni gestiscono due ristoranti dal valore di 150000 dollari. L’inizio è stato un po’ duro perché sono partiti in un momento in cui tutto l’oriente era in crisi, Giappone e Cina in testa; questo gli ha permesso però di strappare degli ottimi contratti d’affitto di cui beneficiano oggi. La svolta c’è stata quando hanno deciso di fare il forno a legna che poi è stato quello che ci ha invogliato ad entrare.
Il locale è un enorme cono di bambù sotto il quale c’è la sala, la cucina ed il bar. L’insieme è bello è le pietanze sono molto buone; è la prima volta che mangio bene in un ristorante italiano all’estero. 120000d a testa.
Alloggiamo all’Hotel Hai Gia, un piccolo residence con buone camere doppie e discesa al mare. 35000d a testa.

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