Hue

20 maggio 2004, giovedì

Questa mattina è prevista una gita in barca sul Fiume Profumato con visita alle tombe.
Il barcone è un cabinato di 15 metri molto vecchio; il barcaiolo vive nella barca assieme alla moglie e i due bambini piccoli. Motore diesel con avviamento a manovella. Il codice di navigazione è ispirato al codice della strada; vai sempre avanti, tanto sono gli altri che ti vedono e ti evitano. Sfiorata una collisione con un'altra imbarcazione in fase di attracco.
La prima sosta è alla Pagoda di Thien Mu. Nell'atrio ci sono due bacheche che custodiscono statuette di porcellana che riproducono figure un po' inquietanti, tutte con le facce ingrugnite. Bella la torre ottagonale Thap Phuoc Duyen alta 21 metri, suddivisa in sette piani ognuno dedicato ad una reincarnazione umana del Buddha.
In un garage c'è l'Austin che ha portato il primo bonzo al sacrificio. Era l'11 giugno 1963 ed il bonzo si chiamava Thich Quang Duc. Proveniva da Hue, si cosparse di benzina per poi darsi fuoco, in posizione di preghiera, ad un incrocio di Saigon; protestava contro le repressioni attuate dal primo presidente Vietnamita, Ngo Dinh Diem, contro la religione buddista nel sud del Vietnam. Il suo esempio fu poi seguito da altri bonzi e diede il via a una protesta di massa da parte degli studenti che si unirono ai monaci contro lo Stato. In quei giorni i monaci arrestati furono 1400 e numerosissime persone vennero ferite e uccise negli scontri armati fra protestanti e forze dell'ordine. Come conclusione si ebbe il feroce assassinio del presidente.
A Thong Bao attracchiamo accanto a piccoli barconi carichi di sabbia o pietrisco che vengono scaricati da uomini che con il bilanciere in spalla vanno su e giù tra barcone e terra dove depositano il materiale su grossi cumuli; qui donne armate di pale riempiono i cassoni di camion e furgoni.
In alcuni siti l'ingresso è libero dove invece si paga le tariffe sono differenziate; 20000d per i vietnamiti, 55000d per gli stranieri. La tomba di Tu Duc è costruita in mezzo ad un grosso complesso con giardini, laghetti e costruzioni in stile circondata e protetta da mura ottagonali. L'insieme è bello anche se necessiterebbe di un restauro, almeno conservativo. Molte decorazioni si stanno staccando e vanno perse; sui tetti si notano tantissimi pezzi di mosaico staccatisi dai dragoni che luccicano al sole.
Il tratto di strada che conduce al sito dall'attracco lo abbiamo percorso in moto; 20000d a testa. I nostri autisti si sono dimostrati ottimi guidatori anche sullo sterrato.
Ripartiamo con il barcone per attraccare di nuovo dopo poche centinaia di metri e troviamo ad attenderci gli stessi ragazzi con le moto di prima. 30000d a testa per andare al complesso tombale Khai Dinh che dista quattro chilometri dal molo.
Il primo impatto è deludente; tanto intonaco scuro e tanti gradini da salire. Una prima doppia scalinata di una trentina di gradini con ai lati dei draghi accucciati con la testa rivolta verso il basso ti portano… al primo pianerottolo. Di qui un’altra scalinata porta al cortile d’onore con le statue di pietra di due elefanti, due cavalli ed un certo numero di mandarini, uno di fronte all'altro che fungono da guardiani della via sacra che conduce alla tomba raggiungibile salendo l’ennesima scalinata.
L'interno è invece straordinario; l'atrio e la sala con la statua di bronzo dorato sotto cui è sepolto l’imperatore sono rifinite con i mosaici che ormai stiamo abituandoci a vedere, fatti con i cocci di vetro e porcellana di vari colori. Un vero splendore; il luccichio ricorda la Stanza degli Specchi a Jaipur.
Ci sono decine di cartelli che indicano il divieto di fotografare gli interni ma il custode ci invita a farle e ci fa anche un po' da cicerone in francese... poi dal cassetto tira fuori pacchi di cartoline da vendere. Anche la venditrice di bibite cerca di arrotondare chiedendoci il biglietto d'ingresso come souvenir…!?
Trovato il punto di partenza dei tantissimi barconi che solcano il fiume stracarichi di sabbia e pietrisco con la linea di galleggiamento... sotto il pelo d'acqua.
C'è una draga al centro del fiume in un punto d'incrocio con un affluente. Al centro della chiatta tanti secchi attaccati ad un nastro escono dall'acqua portando in superficie il materiale che è poi selezionato da una serie di vagli. Con dei nastri trasportatori il materiale viene caricano sui barconi che di volta in volta si accostano per il carico.
Su questi barconi ci vivono intere famiglie con tanto d’altarini, gabbia degli uccelli, amache, cani e... bambini.
La tomba di Minh Mang è in un complesso grandissimo e di rara bellezza con padiglioni, porte, laghetti e giardini tutti perfettamente in armonia tra loro. Peccato che in questo momento sia un enorme cantiere; molti padiglioni sono in fase di ristrutturazione mentre, nel parco che circonda il tutto, degli scavi stanno riportando alla luce scalinate e viali d'epoca. La terra scavata con la zappa è depositata su lettighe di bambù che due persone vanno a scaricare a pochi metri di distanza.
In tutti i siti visitati oggi ci sono tantissimi bonsai di grosse dimensioni molto belli.
In Vietnam le cartoline sono vendute in pacchi tematici da dieci: bambini, vecchi, mare, fiume ecc. La moglie del barcaiolo, assieme a bibite e vestiti, cerca di venderci anche le cartoline. Azelio ne sceglie trenta prese da una ventina di pacchi diversi; la poveretta non ha parlato ma i suoi occhi hanno detto tutto. Quando siamo andati via stava ancora lì a cercare di rimettere le cartoline a posto. Prima del nostro arrivo forse era conosciuta come la dolce libellula del Mekong, ora sarà soprannominata sicuramente la lurida bestemmiatrice!

A cena:
Angela - Ma cosa mangi?
Manuela - Tonno e pane.
Angela - Ah, riso col tonno.
Manuela - No, solo tonno.
Angela - Riso e tonno. E' buono?
Manuela - No, è solo tonno col tonno.
Angela - prima di assaggiarlo Ah, ho capito. E' riso impasticciato col tonno.
Manuela - Si, si. Va bè.

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