La Habana

21 novembre 1993, domenica

1201Il tanto sospirato giorno della maratona è arrivato. La partenza dall'albergo è alle 6.00 dopo aver fatto colazione e aver preparato le borracce per i rifornimenti in gara alternativi a quelli ufficiali. Il numero dei partecipanti non é elevato. Si nota subito la differenza tra stranieri e corridori locali; i primi con scarpe adatte e completino firmato, gli altri… i più fortunati hanno scarpe sportive, magari da pallacanestro o tennis o calcio con tacchetti consumati o spaiate e spesso ridotte ai minimi termini. Gli altri invece hanno comuni scarpe da passeggio; caratteristico un vecchietto con lunghi capelli bianchi e barba dello stesso colore che indossa un paio di scarpe da pallacanestro di qualche numero più piccole del necessario tanto che è stato costretto a eliminare la parte anteriore della scarpa così che le dita dei piedi gli escono dal davanti.
Un'altro tipo caratteristico è un anziano signore con uno zaino sulle spalle che da l'impressione di arrivare sulla zona della partenza dopo aver già fatto molta strada.
E’ un circuito cittadino di 21 Km e qualche decina di metri con partenza e arrivo davanti al Capitolio Nacional da ripetersi due volte per i maratoneti. La partenza è alle 7.00; per strada non ci sono molti spettatori interessati alla corsa. Fa un certo effetto correre tra gente che fa la fila per due panini o per una bottiglia di latte.
Il primo giro è andato bene per tutti, sia per la temperatura ancora accettabile sia perché in strada ci sono anche quelli della mezza maratona; è al secondo passaggio sul lungomare, lunghissimo, senza un po’ d'ombra, che molti hanno avuto le prime crisi.
Bella la coda della corsa, la testa non l'ho vista, dove tra una crisi e l'altra incoraggi, sproni quelli in difficoltà che superi mentre quando sei tu in difficoltà sei a tua volta incitato a ripartire da quelli che nel frattempo si sono ripresi; e questo in tutte le lingue.
Da non sottovalutare la pazienza dimostrata dagli autisti dei pochi mezzi in circolazione che fermi al passaggio del maratoneta che attraversa l'incrocio al passo, stravolto, mani nei fianchi, impiegando un'eternità non hanno protestato più di tanto.
All'arrivo un ottimo massaggio con ghiaccio ci ha rimesso in sesto, o quasi.
In serata hanno portato in albergo i cartellini ufficiali riportanti il tempo e la posizione ottenuti in gara più la comparazione del tempo ottenuto con la migliore prestazione mondiale di categoria.

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