Santa Clara

26 novembre 1993, venerdì

3403Questa giornata è dedicata alla escursione a Trinidad. E' una delle poche città cubane ad aver mantenuto intatto il suo aspetto originario; persino le strade sono ancora lastricate con le pietre trasportate come zavorra dai galeoni spagnoli. L'Unesco l'ha dichiarata Patrimonio Culturale dell'Umanità.
Qui nel '600 sono state impiantate dagli spagnoli le prime piantagioni di tabacco; c'è una bella fabbrica di sigari.
Quando iniziarono le prime scorribande piratesche, Trinidad fu soggetta a tante razzie prima che i propri abitanti, i più agiati, diventassero loro stessi degli ottimi pirati. I guadagni illeciti, reinvestiti in loco, ridettero splendore alla città; ora con l'aiuto dell'Unesco dovrebbe, se non altro, non peggiorare.
C’è la Casa della Trova; sono numerose e sparse per tutta l'isola ed è il luogo dove si possono liberamente esibire gruppi musicali o singoli cantastorie e dove tutti possono liberamente ascoltarli.
E' tremendamente caldo e tutte le attività, dal passeggio alla chiacchierata tra amici, avvengono sempre sul lato della strada all'ombra e questo vale per tutti, specialmente per i cubani che danno l’esempio.
E’ bello passeggiare tra i vicoli, lontano dai due, tre musei meta di tutti i turisti. La gente è ospitale e si lascia fotografare tranquillamente vicino o dietro le grate delle loro finestre.
La guida Gerardo, simpatico e preparato al contrario della guida avanese, Delfina, che oltre a parlare male l'italiano cercava anche di fregare provando a rifilare sigari e altro a prezzi altissimi, ci ha raccomandato di non familiarizzare troppo con gli abitanti di Trinidad perché, in questi casi, nella speranza di racimolare qualche soldo o qualche oggetto accorrono a decine e nella calca il turista ha spesso la peggio. Noi non abbiamo avuto problemi.
Preso un drink al famoso La Canchanchara, un locale che prepara cocktail a base di rum e succo di cocco o canna da zucchero e che ha dato il nome alla bevanda tipica del posto fatta con miele, limone, ghiaccio e un distillato che non è rum e che qui chiamano brandy; buona musica dal vivo e un vecchietto che prepara cigar e li regala completano il quadro.
503Mangiato in un ristorante tipico anche se di tipico ci sono solo le mosche che in grande quantità si sono posate sul piatto di patate e fagiolini lasciato incustodito sui nostri tavoli.
Sulla strada del ritorno bucata la ruota anteriore sinistra; l’inconveniente ci ha permesso di fare una piccola escursione nella campagna limitrofa destinata a pascolo. L'incidente ci convince ancora di più che nel nostro gruppo c’è qualcuno che porta male; da quando è iniziato il tour raffreddore, tosse, dissenteria, otite e mal di gola sono all'ordine del giorno e poi siamo quasi sempre sotto l'acqua, nonostante che qui non piova quasi mai. A tal proposito nella zona di Santiago c’è stata una vera e propria alluvione con moltissimi danni che, come hanno detto alla radio… la rivoluzione penserà a riparare.
Più passa il tempo e più ci accorgiamo che le cose più originali che i cubani hanno da offrire sono il ballo e la musica; ovunque andiamo troviamo sempre un gruppo di suonatori cantanti che si esibiscono. Ristoranti, alberghi, aeroporti, locali di ritrovo sono i loro palcoscenici. La maggior parte di questi complessini è formata da una o due chitarre, di chiara origine spagnola e dalla sezione ritmica offerta dai bonghi di chiara origine africana. C’è una prima e una seconda voce e vengono chiamati trovadores e cantano storie a sfondo politico sociale; in quasi tutte le città ci sono spazi loro dedicati in cui si possono esprimere liberamente chiamati casa della trova.
Per quanto riguarda la musica ballabile, i ritmi che vanno per la maggiore oggi e cioè Salsa, Cha Cha Cha e Merengue, hanno un'origine comune, il Son. E’ suonato da piccole orchestrine in cui non mancano mai chitarra e contrabbasso per la parte armonica e claves, i due bastoncini di legno, maracas e bongo per la parte ritmica.

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