Santiago de Cuba

23 novembre 1993. martedì

1605Questa mattina da programma avremmo dovuto fare una escursione al Parco Baconao a una cinquantina di chilometri da Santiago, ma visto il tempo piovoso siamo costretti ad accorciare il raggio d'azione; l'acqua ha fatto ingrossare alcuni fiumiciattoli che a loro volta hanno interrotto la strada in più punti.
Accompagnato Azelio a una clinica medica perché il dottore dell'albergo gli ha diagnosticato una otite interna e ha bisogno di gocce specifiche.
Siamo entrati in un negozio in cui possono fare la spesa tutti, purché si paghi in dollari; è strutturato come un piccolo supermercato con un buon numero di prodotti che vanno dalle batterie per auto alla pasta, dai gioielli alle scarpe, dallo zucchero ai pantaloni ecc. I prezzi sono abbastanza alti; confezione di sapone da sei pezzi 3,95$. Sapone per bucato 0,95$ al pezzo. 500g di caffè 9$. Succo di frutta da 700cl 2,70$. Una bottiglia d’acqua minerale da un 1,5 lt 1,10$ Scatola di fagioli 3,5$. Un kg di riso 2,55$. Un kg di fagioli secchi 1,95$. 2 kg di zucchero 3,95$.Un litro di olio extravergine di oliva spagnolo 8,43$. Una camicia 100% viscosa 37,40$.
Qui guadagnano in media dai 180 ai 230 pesos al mese che al cambio reale equivalgono a 2 o 3 dollari…!
I negozi normali si presentano squallidamente vuoti o con pochissima merce rimasta invenduta e che nessuno in momenti di crisi come questi comprerebbe mai perché inutile. Al contrario la gente è costretta a fare la fila davanti ai forni per il pane o alla latteria per il latte; hanno una tessera per razionare gli acquisti. I negozi che vendono generi di prima necessità razionati si riconoscono subito perché, ai contrario delle banche, sono protetti da possenti cancellate e lo scambio avviene tra le grate.
Alla fine del grande e interessante Parco Baconao riusciamo a visitare solo la Valle della Preistoria che si trova più vicino alla città; sono stati riprodotti in scala naturale una serie di animali preistorici dai dinosauri ai mammut.
C'è una casa sulla sierra dove si riunirono tutti i giovani che poi avrebbero preso parte all'assalto della caserma del Moncada per esercitarsi, tra l'altro, all'uso della armi; anche questa casa è stata trasformata in museo con oggetti personali e foto d'epoca. Significative le foto di uno stesso ragazzo fotografato in due momenti diversi, prima da un giornalista che lo ritrae ferito a un piede prigioniero subito dopo lo sventato attacco e poi morto crivellato di colpi a terra come se fosse morto in battaglia.
2202Sulle facciate dei palazzi, su cartelloni pubblicitari, sulle pareti del negozi privi di merci, nelle fabbriche semi ferme campeggiano slogan inneggianti alla rivoluzione, alla patria, alla cultura fisica, a Fidel, al Che; scritte molto ben curate che contrastano, aldilà dei contenuti che uno può condividere o meno, con gli intonaci stinti e cadenti sui quali queste vengono apposte.
Non ho avuto modo di verificare di persona cosa bevono preferibilmente i cubani… cubani; quelli che invece ruotano intorno al mondo del turismo bevono birra o rum. La birra locale ha un buon sapore ed è poco gassata.
II rum è bevuto liscio o come ingrediente di cocktail. Cuba unanimamente è considerata la patria del cocktail, fama acquisita nei primi anni del novecento, quando il proibizionismo spinse a Cuba migliaia di americani che avevano l'unico interesse di bere tanto che i barmen ebbero modo di sbizzarrirsi in centinaia di nuove combinazioni con una sola componente fissa, il ron.
Oggi i cocktail che vanno per la maggiore sono due; il Cuba libre che è fatto con rum, coca cola o simile, ghiaccio e fettina di limo o limone e il Mojito molto pubblicizzato perché il preferito da Ernest Hemingway, fatto con rum, succo di limone, zucchero, soda o acqua gassata e foglie di yerbabuena che è una varietà di menta cubana dalle foglie più piccole delle nostre ma altrettanto profumate. Per questi cocktails viene utilizzato rum Carta Blanca invecchiato tre anni, più secco di quelli oro e nero invecchiati rispettivamente 5 e 7 anni; c’è poi il rum invecchiato 15 anni che sarà anche più buono ma costa una enormità.

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