Cabo de la Vela
30 dicembre 2022, venerdì
Dormito al Refugio Sauria; nella nottata ho sentito ronzare una zanzara e mi sono attivato per ammazzarla prima che mi pizzicasse; dentro la rete è facile individuarla ma difficile schiacciarla. Al quarto tentativo provo di striscio e la faccio fuori ma la scia di sangue testimonia che lei ha fregato me per prima.
Il vento forte ci ha disturbato tutta la notte ma stamattina si è completamente calmato regalandoci una bellissima alba. Per un pezzo rifacciamo la stessa strada di ieri poi puntiamo verso nord viaggiando su piste sabbiose tra alberelli e cactus; passiamo attraverso un parco eolico con diversi piloni che dopo una decina di anni di servizio stanno mostrando decise macchie di ruggine.
Attraversiamo più a nord la strada che fiancheggiava la ferrovia e i binari stessi a un passaggio a livello senza barriere e continuiamo sulla stessa pista con le stesse caratteristiche e gli stessi posti di blocco dei bambini che stanno diventando noiosi oltre al fatto che ci fanno perdere molto tempo.
La pista corre ora lungo una palude, in questo periodo secca, alle spalle delle mangrovie con la superficie screpolata dal sole e dal vento; un furgoncino carico di persone e soprattutto di merci tra cui spiccano una mezza dozzina di sedie di plastica bianche ha bucato e stanno cercando di risolvere il problema con metà dei viaggiatori ancora seduti dentro e gli altri fuori.
Siamo ora alle spalle di Bahia Portete, anche questa ormai asciutta e utilizzata come pista dagli autisti; a giudicare dalle tracce delle vecchie piste abbandonate si vede come i guidatori si avvicinino sempre più alla foresta di mangrovie man mano che il terreno si asciuga e permette il transito delle auto in sicurezza in modo da rendere più rettilineo il percorso e quindi accorciare distanza e tempi di percorrenza.
Intanto qualche posto di blocco è gestito da ragazzotti e questi sono più aggressivi dei bambini; gli autisti mostrano un misto di rispetto e umanità nei confronti degli adulti. Il sistema dei posti di blocco è usato anche da chi ha messo in piedi un piccolo commercio e vuole vendere qualche prodotto; una donna cerca di vendere una zuppiera colma di gamberi freschissimi tanto che il nostro autista ne prende uno e lo mangia crudo mentre l’altro che ci precede li compra, li mette in una borsina di plastica e la lancia sul tettuccio della macchina tra le taniche rosse del carburante di riserva.
Arriviamo al ristorante di fronte alla spiaggia, dove passeremo la mattinata; un nutrito gruppo di Avvoltoi Testa Nera è raggruppato a terra sulla duna a poche decine di metri dalla spiaggia e non sembrano intimoriti dalla presenza umana tanto che mi fanno avvicinare più di quanto pensassi.
La spiaggia non è bella e il mare è anche qui un po’ mosso così decidiamo di proseguire per Punta Galina sperando in condizioni migliori. Quelli che noi chiamiamo posti di blocco sono diventati estenuanti anche per gli autisti che però anche guidando fuoristrada 4x4 preferiscono non lasciare la pista e contrattare ogni volta il permesso al transito promettendo spesso qualcosa al prossimo passaggio.
Siamo di nuovo in campo aperto in quello che era un pezzo di palude prosciugata; facciamo un tentativo per lasciare la pista battuta ma torniamo subito sui nostri passi perché un paio di derapate ci fanno capire che sotto la superficie screpolata c’è ancora dell’umido.
La puzza di gomma bruciata mi fa temere il peggio ma Daniel dice che è tutto ok; purtroppo non mi ero sbagliato e dopo poco, quando l’auto è diventata ingovernabile, decide di fermarsi e costatiamo che la gomma anteriore destra non solo è bucata ma ormai è da buttare. È mezzogiorno, l’altra macchina è andata avanti e scopriamo di non avere né la chiave per sbloccare la ruota di scorta posta sotto il pianale né il cric per sollevare l’auto.
Grazie al tentativo di provare una nuova via non siamo sulla pista più trafficata per cui le poche auto che vediamo ci passano a distanza e non possono aiutarci. Fortunatamente la seconda auto non vedendoci torna indietro e ci da’ la chiave per sbloccare la ruota di scorta ma non il cric perché sono modelli di auto diversi con cric non compatibili; va via a cercare aiuto portando con sé le donne mentre noi maschietti restiamo sotto il sole cocente ad aspettare. Per fortuna dopo non molto un altro fuoristrada si ferma e, capito il problema, ci da’ il prezioso attrezzo e va via lasciandocelo.
A questo punto viene fuori tutta l’incompetenza del nostro driver; da ieri abbiamo notato che il freno a mano dell’auto, che per me sarebbe da rottamare, non tiene così recuperiamo non facilmente due pietre una da mettere sotto il cric e l’altra da mettere a contrasto alla ruota posteriore per non far scivolare all’indietro l’auto una volta alzata. Quando torniamo, però, Daniel sta già tentando di alzare l’asse incriminato ma l’unico risultato che ottiene è quello di veder sprofondare nella sabbia il cric. Lo esoneriamo dall’incarico anche perché, con la stazza che si ritrova, è alquanto difficile che riesca a portare a termine l’operazione in sicurezza.
Raggiungiamo l'Estadero las Dunas dove mangiamo e dove dormiremo stasera; la location è fantastica perché tra noi e il mare ci sono le famose dune, non alte, ma che finiscono spettacolarmente in acqua. Peccato che il mare sia agitato come sempre in questi giorni.
Una scritta su di un pezzo di legno abbandonato per terra ci informa che siamo al belvedere; siamo in un punto rialzato sulla bella baia che si apre sotto di noi, sfortunatamente in perfetto contro luce. Il vento porta una leggera pioggerellina e dalle nuvole lontane compare un bellissimo arcobaleno a tutt’arco.
Riprendiamo la marcia e ci dirigiamo a Punta Galinas che è il punto più a nord del… Sud America; c’è un faro su traliccio a pochi metri dal mare. Non c’è sabbia ma solo rocce basse e su di esse un’infinità di omini fatti negli anni utilizzando le pietre locali. A sorpresa vediamo una bellissima Iguana Verde che si crogiola al sole facendo brillare la sua verde livrea; è più grande dei nostri ramarri ma molto più piccola delle cugine delle Galapagos.
Finiamo la serata passeggiando sulla spiaggia e ammirando il sole che tramonta dalle dune davanti alla nostra dimora, ma una nuvola capricciosa ci rovina questo momento.