Santa Marta
3 gennaio 2023, martedì
Stamattina ci trasferiamo col pullmino a Cartagena de Indias; dopo un’oretta di viaggio ci fermiamo a Pueblo Viejo, dove l’autista ci offre succo e polpa di cocco venduti da un’efficiente coppia di giovani che gestiscono il punto vendita a bordo strada, la statale 90. Subito dopo, questa statale ci regala un passaggio emozionante; la strada percorre uno stretto istmo che separa il Mar dei Caraibi alla nostra destra da un’enorme baia di cui non si vede la fine alla nostra sinistra.
Chilometri e chilometri spettacolari lungo questa striscia di terra che si allarga e si restringe e avvolte scompare sostituita da brevi ponti; a bordo strada pellicani e aironi bianchi tengono d’occhio le operazioni di piccole imbarcazioni, più canoe che barche, con due membri d’equipaggio che pagaiano o manovrano le reti.
Il telepass colombiano non è automatico, ma ti fermi e l'omino registra il tuo passaggio; avvolte fai prima se hai i soldi contati. A metà strada traffico bloccato; molti tornano indietro. Mancherebbe un'ora a Cartagena che salgono a tre se prendiamo la deviazione, per cui il nostro driver spera che si sblocchi la situazione, ma siamo in pratica fermi. Alle 11.50 si sblocca; stanno recuperando un camion finito nella scarpata con tre autogrù di medie dimensioni.
Arriviamo a Cartagena e, come al solito in questo viaggio, gli autisti non solo non conoscono gli alberghi dove ci devono portare ma continuano a snobbarci quando gli indichiamo la strada aiutati dai nostri device. Tra cordoli che non permettono di fare inversioni, semafori e percorsi obbligati perdiamo minimo un altro quarto d'ora.
La città vecchia, racchiusa dentro le mura, è stupenda e vivace; entriamo dalla bellissima porta dell'orologio e subito siamo rapiti dagli addetti di una gioielleria per vedere gioielli fatti con smeraldi colombiani che sono considerati i migliori al mondo. Il problema è che non conoscendoli non sapremo mai se l'anello ha montato su una pietra buona o una di scarso valore.
Le mura non sono alte e, lato mare, c'è la strada che le divide dall'acqua. Le case sono quasi tutte ristrutturate, i colori sono vari e tipici delle città coloniali; moltissime hanno piante che, partendo dal marciapiede, avvolgono magnificamente balconi e terrazzi.
La città è vivissima con tantissime persone che calpestano le acciottolate strade e frequentano i numerosi locali sia di ristorazione sia di shopping. La cattedrale ha una cupola celestina e all'interno è semplice ma con il ricco altare ligneo, tipico dell’America meridionale, non dorato. Se c'è una nota stonata, per me, sono le troppe auto che hanno il permesso di circolare in centro.