Palomino
1 gennaio 2023, domenica
La festa continua per ore, soprattutto la musica a palla; poi la mattina giustamente la cittadina è vuota. Molti negozi che vendono alcolici hanno le inferriate chiuse anche di giorno.
Il Parque Tayrona ha due ingressi, uno principale e uno secondario da dove entreremo noi perché molto meno affollato; però dobbiamo fermarci a quello principale, che comunque è di strada, perché solo qui possiamo lasciare i bagagli in deposito. All’ingrasso ci sono due banchi affiancati sotto un porticato e in uno paghi il biglietto e all’altro paghi l’assicurazione; tutti e due sono obbligatori e non capisco perché non si possa pagare tutto assieme e comunque ci affibbiano due braccialetti che dimostrano che abbiamo pagato entrambe le cose.
In nessuno dei due ingressi hanno cartine con i sentieri di questo immenso parco, nemmeno in vendita. I primi metri li percorriamo tra due file di alberi di agrumi simili al bergamotto ma… non sono bergamotti.
Tre simpaticissimi fratellini indiani, molto piccoli, si sono divertiti tantissimo quando ho cominciato a rispondere ai loro hola con alé; il gioco è andato avanti per un po' strappando persino un sorriso alla madre intenta a pulire intorno alla capanna e forse è la prima persona indigena adulta che ho visto ridere.
Una bellissima ragazzina tiene d'occhio le due piccole sorelle e nel contempo porta avanti l’attività di famiglia che consiste nel fare spremute d'arancia. Un bel bicchiere costa 4000$ contro i 5000 di una bottiglietta d’acqua.
Di fronte al chioschetto ricavato sul porticato della casa vedo un albero quasi secco con frutti maturi; è un agrumo grande come un mandarino con gli spicchi tipici, ma il profumo è diverso, non gradevole. Per la ragazzina è un limone-mandarino, ma selvatico.
Ci sono degli alveari costruiti sui rami degli alberi a diverse altezze e di diverse dimensioni; non sembra ci sia attività tanto che ne distruggo uno che già era deteriorato per vederne la struttura interna. Dopo un po' di girovagare ne vedo uno con dell'attività; cerco di capire di che animali si tratti ma anche se il numero dei piccoli volatili è alto non si riesce a stabilire di cosa si tratti, ma loro mi hanno visto e sono andati in allarme e alcune di loro mi hanno punto. Le ho schiacciate e sono nere come le mosche ma con una struttura simile a quella delle vespe.
Nel parco c’è un pueblo indigeno e decidiamo di raggiungerlo prima di arrivare al mare, ma il sentiero è chiuso alle porte delle capanne e questo ci costringe a una deviazione per non rifare la stessa strada per raggiungere la spiaggia.
Anche qui il mare è mosso; un po’ più dei giorni scorsi ed è uno spasso farsi travolgere dalle onde e farsi strapazzare dalla risacca. Non c’è molta gente ma non ci vuole molto a capire che è la spiaggia dei nudisti; non andiamo via per questo ma solo perché scopriamo che la baia vicina è protetta da una scogliera per cui il mare a riva sarà sicuramente meno mosso.
Andando via vediamo che il limitare della spiaggia con la foresta pullula di granchi, nemmeno tanto sospettosi; sono color nocciola chiaro e completamente pelosi, anche i piccoli. Usciamo dalla spiaggia da quello che deve essere il sentiero principale perché troviamo un cartello con un ammonimento importante per quelli che arrivano in questa bella baia. Il cartello consiglia di stare attenti perché qui sono morte più di 100 persone per il mare agitato. Noi lo leggiamo quando andiamo via e soprattutto dopo esserci divertiti un mondo con le onde alte, ma la cosa interessante è che il cartello è scritto in sette lingue e tra queste è compresa la nostra; una cosa non scontata.
Sembrava più vicina ma, tra foresta e spiaggette, riusciamo faticosamente ad arrivare a Cabo San Juan Del Guia; è una baia grande circa come la precedente con un piccolo promontorio al centro che divide la spiaggia in due e la cosa caratteristica è una scogliera naturale a pelo d’acqua che chiude la baia e rompe le onde prima che queste si infrangano con violenza sulla spiaggia.
Questo posto è più affollato e ci sono tanti servizi tra cui bibbitari, bagnini e una barca che porta i bagnanti sulla vicina barriera corallina. Il bagnino mi richiama subito all’ordine perché mi immergo nella metà sbagliata della spiaggia dove sventola la bandiera rossa; non vedo differenze tra le due parti, non capisco ma mi adeguo. Pur essendo vicini alla riva il mare è pieno di pesci coloratissimi; riesco a fare qualche scatto con la piccola camera subacquea, ma occorre il boccaglio che al momento non ho.
Sul piccolo promontorio c’è una piccolissima struttura ricettiva in cui si notano un paio di amache vista mare; deve essere uno spettacolo anche se per pochi eletti. Ci rifocilliamo e cominciamo la lunga marcia verso il Mirador dove abbiamo prenotato per questa notte.
Lo stradello inizialmente percorre tutta la costa come fosse una litoranea, avvolte all'interno della foresta altre lungo la spiaggia, comunque è mediamente pianeggiante. Il problema è che prima o poi occorrerà salire e ci accorgiamo che abbiamo sbagliato i calcoli, infatti quando lasciamo la litoranea e ci infiliamo nella foresta la sola luce crepuscolare non è più sufficiente e dobbiamo integrarla con quella artificiale fino a dover fare affidamento sulle sole torce in nostro possesso fino al parcheggio dove inizia la strada asfaltata che porta all'ingresso di Zaire; a metà strada c'è il nostro hotel ma la salita è stata più impegnativa del previsto, soprattutto perché fatta al buio e quando passa una macchina chiediamo un passaggio per due persone poi in tre su una moto per 4000$ a testa raggiungiamo l'hotel.
Qui abbiamo l'amara sorpresa che non ci sono prenotazioni a nostro nome; sembra che nel parco ci sia un altro hotel con questo nome, addirittura sul mare nella zona di San Juan dove ci siamo fermati a fare il bagno, ma stamattina tutte le persone che abbiamo interpellato ci hanno indicato questo è noi a fatica siamo arrivati fin quassù.
Fortunatamente il gestore è un tipo in gamba e ha trovato una sistemazione per cinque in un campeggio vicino e gli altri sette in una angusta stanza con due letti a castello e un materasso aggiunto per terra.
Ceniamo in loco con un buonissimo pollo alle verdure e, distrutti andiamo a dormire. Dalla camera accanto alla nostra, dove c'è una coppia di inglesi a cui abbiamo preso in prestito il materasso, parte un doppio urlo straziante; entriamo senza neanche bussare e li troviamo in un angolo a fremere e ci indicano un ragno enorme color nocciola peloso sullo stante del letto. Una situazione tragicomica; in effetti anch'io non ho mai visto un ragno così grosso. Con l'asciugamano che casualmente mi trovavo tra le mani lo catturo prima che si possa eclissare e lo butto nella foresta tra le grida di lei e la fuga a gambe levate di lui quando gli son passato davanti.